Le isole inaccessibili

Fonte Kommersant, 12/07/2017. Articolo di Ekaterina Drankina. Traduzione di Alessandro Lazzari.

Una natura straordinaria e una discarica visibile da tutte le parti. Orsi alla porta e un oligarca che “ha costruito tutto”. 200 turisti all’anno e un hotel da 35 mila rubli a notte (circa 500 €, ndt). Tombe giapponesi ed un’unica strada asfaltata. Il corrispondente di “Kommersant” Ekaterina Drankina ha documentato come si vive sulle isole Curili.

La discarica nella periferia di Kurilsk è visibile da lontano, intorno ad un mucchio enorme di spazzatura svolazzano centinaia di sacchetti di cellofane. Dall’alto, probabilmente, è addirittura bello, come se svolazzassero farfalle. Ma da terra non molto, e c’è puzza. Dall’inverno fino a metà estate (ovvero prima dell’inizio della stagione della pesca del salmone) nei numerosi immondezzai di Iturup (l’isola maggiore della isole Curili del sud, ndt) vagano gli orsi: risputando i sacchetti, si cibano degli scarti di pesce delle fabbriche di prodotti ittici, cercano qualche altra cosa da mangiare.

In confronto alle altre isole Curili, Iturup ha più orsi di tutte. Tutti gli abitanti conoscono le misure di precauzione, non si crea il panico, è una cosa comune: se cammini da solo e senti dei rumori, affretta il passo, se vedi un orso taglia la corda, se non si irrita, probabilmente, non attaccherà. Ma se c’è qualcuno che ha molta paura degli orsi è dura non passare davanti alla discarica.

Sulla riva del Mare di Ochotsk, proprio sotto la discarica (praticamente l’unica possibilità sull’isola dove è “bello rilassarsi”) l’oligarca locale Aleksandr Verchovskij ha fatto costruire bagni di zolfo, i cosiddetti  “vannochky”. Gli abitanti ci vanno per soli 200 rubli.

Come alternativa per passare il tempo la sera c’è un unico ristorante su tutta l’isola, i prezzi sono più alti di quelli di Mosca e non molto tempo fa è stata costruita anche una piscina.

Comunque non è tutto così: a Iturup ci sono altri “vannochky”, gratuiti. In mezzo all’isola, sulle montagne, sul luogo di una pensione sovietica distrutta ci sono sorgenti solforiche e gli abitanti vi hanno portato comuni vasche da bagno in ghisa nelle quali versano acqua calda da un tubo e vi ci siedono dento. Dicono sia un posto popolare.

“Che vergogna!”, inizia a brontolare come al solito Rašid Habibullin passando davanti alla discarica dalla parte dei “vannochky”.

La discarica è cresciuta allargandosi su tutta l’isola. Quando i giapponesi si rivolgono a noi per realizzare “progetti congiunti”, ogni volta gli si propone di gestire i nostri rifiuti.

Gli ultimi sbarcati sono arrivati, sembrerebbe, per instaurare rapporti d’affari, e nei resoconti c’è scritto: “meritano attenzione i progetti per lo smaltimento dei rifiuti”. E devono farlo loro, mettere in ordine al posto nostro? E se anche dovessero, non ci sarebbero le capacità per risolvere il problema dei rifiuti a Iturup. Non per niente i militari sono qui da settant’anni. E come i militari sappiano sporcare tutto sono in pochi a saperlo.

200 persone all’anno

Rašid Habibullin è già oltre i 50 anni, cerca un po’ alla volta un modo per tornare in patria, in un piccolo villaggio a cento chilometri da Kazan. E questo nonostante abbia passato quasi tutta la vita a Iturup: si è fermato qui dopo il servizio militare, si è sposato con una ragazza che si era trasferita per lavoro, hanno cresciuto due bambini e hanno lavorato tutta la vita come muli.

Inizialmente Rašid era autista. Poi, negli anni Novanta, trafficò caviale (in quel momento era un’attività senza alternative per gli abitanti del posto). Quando tutto si sistemò, condusse un’attività legale. Non nel settore ittico dato che questo fu subito monopolizzato da Verchovskij.

Originario di una grande terra, anche lui rimase ad Iturup dopo il servizio militare, entrò con successo nell’industria del pesce e ora è il proprietario di “Gidrostroy”, una delle maggiori fabbriche di prodotti ittici in Russia.

Rašid si occupava di edilizia: costruì un magazzino, iniziò a commerciare attrezzature, partecipò a gare d’appalto che non interessavano a “Gidrostroy” (come si deduce dal nome, Verchovskij si occupa anche di edilizia). Tra l’altro, una volta, vinse una gara d’appalto per rimettere a coltura la discarica stessa.

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“E’ una tecnologia elementare: setacciare e compattare. Devono tagliare le mani a coloro che oggi fanno così. Con me i sacchetti non volavano”.

Qualche anno fa Rašid ha costruito l’hotel “Isola”. Era il secondo hotel sull’isola, il primo, “Iturup”, appartiene a “Gidrostroy”.

Dopo la famosa visita di Dmitrij Medvedev alle isole Curili due anni fa (come disse uno dei funzionari giapponesi, “quella visita ferì l’anima del popolo giapponese”), quando fu chiaro che per il primo ministro non c’era un alloggio decente, in un bel posto sulla costa della baia Gremuchij, ai piedi del vulcano Bohdan Khmelnytsky apparve un piccolo ecohotel a cinque stelle dove una stanza costa minimo 35 mila rubli a notte.

Qui non si registra un grande afflusso di turisti, o lo stesso proprietario dell’hotel (Verchovskij) arriva con la famiglia, o i suoi ospiti da Mosca, oppure funzionari da Sachalin.

Anche da Rašid non c’è afflusso di turisti. Ha costruito l’hotel prima di un forum giovanile che si è tenuto anch’esso nel 2015. “Il primo forum fu per Iturup, chiaramente, un periodo di grande successo”, ricorda Rašid. “Arrivavano in massa funzionari federali, qui da me tenevano rapporti governativi… internet, strade. La vita in generale ribolliva”.

L’anno seguente si tenne un altro forum. Ad inizio 2017 avvenne una svolta nei confronti delle isole Curili: Vladimir Putin annunciò “un’attività economica congiunta”, e fu deciso di non ferire più l’anima dei giapponesi con la presenza sulle isole Curili di funzionari federali.

Il forum fu trasferito sul continente “considerando la limitata accessibilità delle isole Curili” ed anche per più semplice russo divenne molto più difficile recarsi ad Iturup: il prezzo per un biglietto aereo da Sachalin crebbe dai 5 mila rubli (per le persone munite di un permesso di soggiorno per Iturup è rimasto invariato) fino ai 17 mila e ottocento rubli solo andata.

In definitiva i prezzi per i turisti diventarono del tutto fuori dal mondo:

Un inserto online offre un’escursione RocketGO con un tour di sei giorni alle isole Curili (con partenza in aereo dalla città di Južno-Sachalinsk) ad un prezzo che parte  da 72 mila rubli. Nel 2016 duecento turisti hanno visitato Iturup, di questi metà sono abitanti delle isole Sachalin.

“Sto già cercando di lasciare questo lavoro, è per di più mia figlia ad occuparsi dell’hotel”, racconta Rašid. “Ma i turisti sono pochi, è chiaro. In inverno, poi, nient’altro che l’ululato dei lupi”.

Un gioco fine

L’isola Iturup è la più grande delle isole Curili e anche la più densamente abitata. Si conta che dei 16 mila abitanti delle isole Curili 7 mila vivono qui.

“La popolazione attuale è il risultato della migrazione dalla terraferma”, affermavano con discrezione nelle guide turistiche sovietiche, omettendo i dettagli.

Dettagli sul fatto che, il 15 agosto 1945, due settimane prima della firma dell’atto di resa del Giappone, in conformità con un patto segreto firmato alla conferenza di Yalta, l’esercito sovietico occupò Sachalin e le isole Curili, che due anni dopo fu deportata la popolazione locale concedendo un giorno per i preparativi e che, gradualmente, iniziò ad affluire gente alla ricerca di facile fortuna.

“Ecco, lì i giapponesi avevano un bordello”. La guida Aleksej, un ragazzo riservato, stile nordico, ride finalmente di gioia. Fermi in mezzo alla strada principale Kurilska, composta da cinque decrepite casette, ci mostra una delle vecchie baracche in lontananza. “Probabilmente le geishe erano lì. Successivamente anche i nostri hanno costruito un bordello. Senza geishe, come poterono.  D’altronde gli uomini erano soli sull’isola, la stagione della pesca, poi nient’altro da fare. In epoca sovietica guadagnavano tranquillamente mille rubli al mese, e non c’era nessun comfort”.

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Era proprio così: i soldi c’erano, i comfort no. Se si legge il giornale locale “Marinaio rosso”, ora è tutto il contrario: “Le donne vogliono usare scarpe alte! Con il tacco!” In questi tacchi, sfogliando tutti i giornali, mi sono imbattuto una ventina di volte. Mi ha provocato entusiasmo e tenerezza la vista della prima strada asfaltata ad Iturup che è stata costruita cinque anni fa.

Nel 2007 si è iniziato ad investire nelle isole Curili. Allora fu avviato un primo programma di 18 miliardi di rubli e, dopo la visita di Dmitrij Medvedev, un secondo tre volte più costoso.

Sono stati costruiti un aeroporto, una strada, case. Nel corso d’opera, certamente, molto è stato intascato, in molti sono stati incarcerati, mentre le case costruite secondo il programma nello scorso anno sono già state dichiarate pericolose. Ma si ritiene raggiunto l’obiettivo principale.

“Ecco quanto ha costruito Gidtrostroy”, si rallegra Irina, abitante di Kurilska (qui non sono in molti a sapere che i soldi per le costruzioni sono stati stanziati attraverso programmi federali, è invece consuetudine prendersela con Mosca, mentre Gidrostroy è qualcosa di astratto ma vicino). “Ho visto per televisione che a Mosca vicino alla Piazza Rossa per l’8 marzo hanno ricoperto con i fiori una cartina della Russia. E si sono dimenticati un’altra volta delle isole Curili! Hanno avuto pietà di noi con un paio di ranuncoli (fiori originari dell’Asia, ndt)!”.

“Una volta qui da noi tutti dicevano: dateci ai giapponesi, cosa ci tormentate”, racconta abbassando la voce Valentina Ivanovna, commessa in un negozio e al tempo stesso anche libera imprenditrice (oltre al lavoro dipendente vende i propri prodotti da forno [beljáš, tortine salate di origine tatara, ndt]). “Adesso non parlano più. Per l’asfalto? No, non è per quello. Essenzialmente perché

c’è propaganda contro i giapponesi. Ci hanno spiegato che ai giapponesi serve la terra e il pesce, invece noi a loro non serviamo, non ci faranno complimenti. Come hanno fatto con gli Ainu”.

Gli Ainu sono un popolo che viveva sulle isole Curili ancora prima dei russi e dei giapponesi, a loro è dedicata una parte considerevole della mostra all’interno del minuscolo museo locale di etnografia regionale.

Dalle fotografie si scorgono uomini robusti e barbuti che non somigliano né ai giapponesi, né ai russi. La guida racconta a lungo e con piacere dei loro sorprendenti culti: come parlavano con le pietre che pensavano arrivassero dalla stella Sirio, come temevano i giapponesi per le loro capacità sovrannaturali di scomparire in aria durante il combattimento e apparire nello stesso momento in vari posti.

“Però erano ancora liberi, si rivolgevano a loro con paura e rispetto”, continua una donna con una sfumatura di malignità. “Quando i giapponesi conquistarono le isole, gli Ainu iniziarono a vivere nelle riserve. E il rapporto nei loro confronti divenne di disprezzo. Io sono stata in Giappone in scambio senza visto, ho visto questa riserva: vivono come i nostri zingari”.

Lo scambio senza visto è propaganda, questa volta dell’altra sponda, giapponese. Per portare persone attraverso questo programma, in Giappone hanno addirittura costruito una motonave speciale e particolarmente confortevole, “Etopirika”.

Alcune volte all’anno “Etopirika” porta sull’isola gruppi di giapponesi che se la spassano all’hotel “Iturup” ma non per viverci (dormono nella propria nave) ma perché dietro l’hotel c’è un cimitero all’estremità del quale ci sono tombe giapponesi composte da mucchi di pietre. Al ritorno “Etopirika” carica gruppi di abitanti del posto per fargli conoscere per una settimana il paese e abbassare il grado di ostilità.

“Per primi, chiaramente, tutti i funzionari si sono spostati usando questo programma,”, si lamenta il tassista Vitalij. “A me non l’hanno offerto, e neanche ci sarei andato, che bisogno c’è di andare lì a seguire il loro programma. Ho sentito che non si può fare un passo fuori da nessuno parte. Ma ai funzionari piace. I nostri dicono che hanno fatto a questa delegazione commerciale tre proposte per costruire da noi. Una concessionaria, un sushi bar e uno “stoenniki” (negozi giapponesi simili a quelli “Tutto a 1 €” diffusi in Europa, ndt). Loro hanno questi negozi, dove costa tutto 100 yen”.

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Può essere

La cosa principale che probabilmente bisogna sapere a proposito delle isole Curili è questa: probabilmente qui non accadrà assolutamente nulla. La guida Aleksej, andando a prendere i turisti in aeroporto, lo dice sinceramente. Può essere che andremo al vulcano Baransky, oppure no (è successo così: non ci siamo andati, la strada è stata spazzata via). Oppure fino alle Rupi nere (ci siamo andati), o alle Rupi bianche, chiamate così per via della pomice vulcanica (qui non ci siamo andati).

Può essere che la sera il ristorante sia aperto, può essere che i “vannochky” quest’anno non verranno spazzati via da una tempesta, può essere che si riesca a tornare indietro a Sachalin (no, no, sì).

I giapponesi che il 17 luglio erano volati fino ad Iturup per visitare le tombe degli antenati non sono riusciti ad atterrare. Era un volo molto atteso, ne avevano discusso per molti anni ed erano riusciti ad accordarsi solo a gennaio durante l’incontro tra Vladimir Putin e Shinzō Abe.

Fu il primo passo dell’annunciata “attività economica congiunta sulle quattro isole”, un passo che stando alle dichiarazioni del primo ministro giapponese avvierà una fase durante la quale la sua generazione “metterà fine ad una situazione anormale che ci impedisce di firmare un trattato di pace 71 anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale”.

In occasione del primo volo charter alle isole Curili, nel villaggio Nokasibezu si è svolta una cerimonia con balli. Ma l’aereo ha sorvolato alcune volte  la nebbia sulle Curili e non è atterrato. E per qualche motivo non è più stata sollevata la questione della ripresa delle comunicazioni aeree.

Su quest’aereo volava il signor Hiroshi Tokuno. Nonostante abbia già più di ottant’anni ha partecipato a quasi tutte le escursioni sulla “Etopirika” per vedere il posto dove si trovava la sua casa. La sua casa era a Shikotan e su come nell’agosto 1945 in questa casa arrivarono i russi, su come Hiroshi conobbe la ragazzina Tana in una scuola russa, amicizia che venne interrotta quando lui fu caricato su una nave con migliaia di connazionali per essere portato nella città giapponese di Nemuro, e su come, vecchio, tornò per conoscere la figlia di Tana, il regista giapponese Mizuho Nishikubo ha girato il cartone animato “L’isola di Giovanni” (Giovanni no Shima).

“Quest’impressione che sono stato sollevato e gettato via”, si lamenta con la stampa Hiroshi Tokuno, rimpiangendo le sue speranze deluse. Hiroshi Tokuno accusa anche la stampa di ciò che è successo nell’ultimo anno, quando quest’ultima ha dato eccessive speranze ai lettori in merito alla prospettiva di restituzione dell’isola in un momento nel quale non c’è nessuna aria di restituzione…

Per ora non c’è neanche particolarmente aria di attività economica congiunta. Igor K. conduce già da qualche anno trattative con le autorità di Iturup per lo stanziamento di un appezzamento fabbricabile. Una grande azienda giapponese avrebbe dovuto investire in questo progetto ma Igor non ha proprio intenzione di comunicarlo alle autorità della Kamchatka, hanno paura, si tratta pur sempre di politica (le isole Curili sono rivendicate dal Giappone e questo ostacola la firma del trattato di pace con la Russia, ndt). La faccenda si sta tirando per le lunghe e senza l’investitore le prospettive sono nebbiose, come il cielo sopra l’aeroporto.

“Qui da noi è un po’ tutto particolare”, dice Igor. “E’ comunque un territorio di confine, ci sono militari, non interessa granché al business. Spero che il mio progetto si realizzi. Ma chi lo sa, può essere che si realizzi come anche no”.

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Attualmente sono studente magistrale presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Nel tempo libero insegno italiano a ragazzi russi. Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.

Alessandro Lazzari

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Attualmente sono studente magistrale presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Nel tempo libero insegno italiano a ragazzi russi. Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.

  • Giuseppe Trabattoni

    Che ricordi ! Sono stato un mese su Iturup nell’agosto del 2000 ! Avevo 25 anni ed ero solo con un amico . Viaggio di piacere. Che complicazioni apena arrivati; ma una volta superate le barriere burocratiche abbiamo vissuto un sacco di avventure ! Un ricordo incredibile.