A Mosca hanno iniziato a posizionare il monumento alle vittime della repressione politica

Fonte: Takie Dela  06.08.2017

Tradotto da: Eugenio Alimena

Il 6 agosto sul Sadovoe kol’co (l’anello stradale che circonda la città di Mosca, ndt) è stata portata la prima parte del monumento “Stena skorbi” (“il muro del dolore”, ndt), dedicato alle vittime della repressione politica di Iosiv Stalin. Lo riporta l’agenzia di informazione russa TASS.

“Il muro del dolore” verrà posizionato all’incrocio tra il Sadovoe kal’co e il viale dell’Accademico Sacharov. Il complesso del memoriale è costituito da nove sezioni, ciascuna delle quali misura 6 metri di altezza e 3,3 metri di larghezza. Il 6 agosto è iniziato il trasporto dalla fonderia della periferia di Mosca.

L’inaugurazione del monumento è prevista per il 30 ottobre di questo anno, Giorno della Memoria delle vittime della repressione politica.

L’autore è lo scultore Georgij Franguljan. In un altorilievo in bronzo, Franguljan ha scolpito delle figure che rappresentano le vittime e i sopravvissuti della repressione, e alla base del monumento porrà l’iscrizione “pomni” (“ricorda”, ndt) in diverse lingue. Inoltre l’area su cui poggeranno le statue sarà costituita da una pavimentazione in pietre provenienti dal luogo di detenzione delle vittime.

Già nel settembre 2015 il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, aveva dato l’incarico alle autorità di Mosca per la costruzione del “Muro del dolore”, che sarebbe dovuto essere un monumento nazionale in memoria delle vittime della repressione. Al concorso avevano partecipato 336 progetti, e i membri della giuria, costituita da esponenti delle organizzazioni pubbliche e della cultura, hanno scelto il progetto di Fraguljan.

Nel mese di maggio il fondo pubblico regionale Achmat Kadyrov ha dichiarato che avrebbe donato una somma di 5 milioni di rubli per la costruzione del memoriale.

Nel mese di giugno si sono tenuti dei sondaggi sull’atteggiamento dei russi riguardo le repressioni staliniane. È risultato che circa il 90% dei nomi delle vittime sono conosciuti, e che in una famiglia su quattro c’è stato un caso di repressione. Due terzi della popolazione (69%), che è consapevole di quanto è avvenuto, ritiene che le repressioni siano state un atto ingiusto. A favore delle posizioni staliniste, invece, si è detto il 16% della popolazione, e la stessa percentuale di intervistati si è astenuta.

In questo caso, il 62% della popolazione russa concorda sul fatto che le targhe, i busti e i quadri che raccontano i trionfi di Iosef Stalin vadano posti in luoghi pubblici. L’argomentazione maggiore, alla questione sull’istallazione di queste opere, è “il rispetto della verità storica”. Curiosamente, la parte più attiva che si dimostra “a favore” del posizionamento del monumento, è costituita dai giovani, mentre gli anziani si vedono contrari a mostrare simboli che glorificano l’ex capo dell’Unione Sovietica.

Le repressioni politiche di massa effettuate in Unione Sovietica tra la fine del 1920 e l’inizio del 1950 sono chiamate “Le Grandi purghe staliniane”. Il picco delle esecuzioni si è verificato negli anni 1937-1938 Oggi questo periodo viene chiamato “del Grande Terrore” e il bilancio delle vittime è stimato in diversi milioni.

 

Nato a Belvedere Marittimo, in Calabria, è cresciuto a Cosenza dove si è formato fino alla licenza liceale. L’esperienza universitaria romana, presso La Sapienza, gli ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e fisici, portandolo oltreoceano e oltre Urali spinto dallo studio, dal lavoro e da pura curiosità. Terminati gli studi di specializzazione in lingua e letteratura russa (dedicati soprattutto alla poesia del ‘900), attualmente vive e lavora a San Pietroburgo, dove si concentra principalmente sull’insegnamento e sulla diffusione della lingua italiana, mantenendosi contemporaneamente attivo in progetti personali e pubblici.
Alla domanda “perché hai scelto il russo?”, risponde senza molti giri di parole “perché, in un senso abbastanza stretto, fa parte della mia storia”.

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Eugenio Alimena

Nato a Belvedere Marittimo, in Calabria, è cresciuto a Cosenza dove si è formato fino alla licenza liceale. L’esperienza universitaria romana, presso La Sapienza, gli ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e fisici, portandolo oltreoceano e oltre Urali spinto dallo studio, dal lavoro e da pura curiosità. Terminati gli studi di specializzazione in lingua e letteratura russa (dedicati soprattutto alla poesia del ‘900), attualmente vive e lavora a San Pietroburgo, dove si concentra principalmente sull’insegnamento e sulla diffusione della lingua italiana, mantenendosi contemporaneamente attivo in progetti personali e pubblici.
Alla domanda “perché hai scelto il russo?”, risponde senza molti giri di parole “perché, in un senso abbastanza stretto, fa parte della mia storia”.