1937: le imbarazzanti domande

Fonte Meduza 30/07/2017 Articolo di Sergej Bondarenko Traduzione di Antonino Santoro

1. Cos’è il Grande terrore? A cosa servivano le repressioni? Fu Stalin in persona ad ordinare le fucilazioni?

Il 30 giugno 1937 venne firmato l’ordinanza segreta NKVD n°00447. Questo giorno viene considerato come l’inizio del Grande terrore ovvero quel periodo di repressioni politiche del 1937-38 durante le quali  in URSS vennero arrestati non meno di 1,7 milioni di persone (più di 700 mila di questi vennero giustiziati): “nemici del popolo”, “controrivoluzionari”, “traditori”, loro ed anche le loro famiglie ed amici. Per l’anniversario del Grande terrore Meduza ha chiesto a Sergej Bondarenko, storico e collaboratore del centro “Memorial”, di rispondere ad alcune imbarazzanti domande sulle repressioni staliniane degli anni 1937-38.

2. Che cosa accadde esattamente nel 1937?

Nell’estate del 1937 iniziò una serie di campagne di repressioni statali che noi oggi chiamiamo con il termine generale di “Grande terrore” (questa denominazione fu avanzata alla fine degli anni 60 dallo storico britannico Robert Conquest e dopo la perestrojka il termine godette di ampia diffusione anche in Russia). Con l’ordinanza NKVD n°00447 fu annunciata l'”operazione dei kulaki” all’interno della quale  vennero arrestati contadini, prelati, ex nobili e persino persone normali che in un modo o nell’altro erano sospettati di legami col movimento bianco o con i partiti di opposizione politica. Quasi parallelamente vennero condotte delle operazioni “nazionali”: seguendo delle liste precedentemente redatte vennero arrestati tedeschi, polacchi, lettoni e molti altri stranieri e cittadini dell’URSS. Con l’arresto di numerosi comandanti militari di rango cominciarono le epurazioni all’interno dell’esercito. Migliaia di persone finirono nei lager accusati di avere legami con i nemici del popolo: si tratta dei cosiddetti ЧСИР ovvero “membri familiari dei traditori dellaPatria”.

 

3. A cosa servì tutto ciò? E perché proprio nel 1937?

Anche se nella metà del 1937 vi fu una forte intensificazione del terrore statale, il lavoro preliminare era già iniziato durante gli anni precedenti. Come data precisa spesso si indica il 1 dicembre 1934: in questo giorno venne ucciso il capo dell’organizzazione del partito di Leningrado e segretario del Comitato Centrale Sergej Kirov (il ruolo che lo stesso Stalin ebbe in questo assassinio non è stato del tutto ancora chiarito). Negli anni seguenti non solo aumentò il numero degli arresti ma arrivarono anche i “processi pubblici” a Mosca sugli ex leader di partito, il “blocco della destra e dei trotkisti”, avvenne un rinnovamento in massa dei quadri dirigenziali all’interno della difesa di stato (il commissario del popolo Jagoda venne sostituito da Ežov) e molti giornali scrissero sulla necessità di irrigidire le repressioni. Si preparò una nuova ondata di terrore statale:  vennero aperti lager nei quali dovevano andare i futuri “nemici” e si crearono delle commissioni speciali per esaminare i procedimenti penali.

Nikolaj Ivanovič Ežov

Esistono numerose spiegazioni sul perché le repressioni più grandi iniziarono proprio nel 1937. Accanto alla normale logica interna dell’evolversi degli avvenimenti (Nikolaj Ežov divenne capo dell’NKVD nel settembre 1936 e aveva preparato per quasi un anno intero il proprio ente ad effettuare pulizie di massa), spesso giustamente si indica il grande ruolo della situazione della politica estera: il corso della guerra in Spagna dove i comunisti erano stati sconfitti dall’esercito di Franco, il rafforzamento della Germania nazista e tutti i percepibili avvicinamenti verso una nuova grande guerra mondiale. Su questo sfondo in URSS si era attivata una follia di spionaggio, una ricerca di nemici interni tra i cui primi candidati vi furono anche le “ex persone” (kulaki, prelati e membri del partito socialista-rivoluzionario russo) e tutte le loro cerchie: famiglie, amici e colleghi.

Leggi anche
La vendetta dei ’90: lo spopolamento minaccia la Russia

Un altro motivo non meno importante fu il sistema di direzione creatosi in URSS nel corso dei 20 anni che hanno seguito la rivoluzione. In mancanza di una qualunque libertà civile e politica, in mancanza di reali elezioni negli organi di potere e di libertà di parola, come modo principale per condurre una qualsiasi trasformazione sociale restava il terrore. La violenza divenne abituale, le repressioni magari spaventavano ma erano comunque percepite come qualcosa di dovuto, come parte della quotidianità. In questo senso gli avvenimenti del 1937 sono unici solo per la loro grandezza ed intensità: erano già passati il Terrore rosso, la collettivizzazione-de-kulakizazione, la carestia causata dall’organizzazione industriale in Ucraina, in Kazakistan e nella regione del Volga nella metà del 1930. In questo senso il Grande terrore fu solo l’ennesimo dei numerosi eventi già accaduti.

Klim Vorošilov, Vjačeslav Molotov, Yosif Stalin e Nikolaj Ežov sul canale Mosca-Volga. 22 aprile 1937

4. Quanti morti vi furono in tutto? Perché spesso si dice che i numeri del terrore siano stati gonfiati?

Nel periodo in cui il Grande terrore fu attivo, dall’agosto 1937 al novembre 1938 (quando fu rimosso Ežov), per accuse politiche furono arrestate più di 1 milione 700 mila persone. Di questi più di 700 mila furono fucilati. E si tratta di numeri approssimati per difetto: nello stesso periodo, e come in quello precedente, le persone vennero segregate e deportate “in via amministrativa” (non meno di 200mila persone), centinaia di migliaia furono condannate come “elementi nemici della società”. A quel tempo numerosi articoli formalmente penali (ad esempio le pene per i ritardi o per essersi assentati dal lavoro) per la loro tendenza potevano essere considerati come politici. Tutto questo permette di aggiungere alle statistiche del terrore pre guerra come minimo diverse centinaia di migliaia di vittime. 

Le convinzioni su un”aumento della grandezza” del terrore negli anni 1937-38 sono in genere legate a due idee. Ad essere messe in dubbio sono le presunte statistiche “falsificate” (anche se in epoca recente sono stati pubblicati numerosi “piani” regionali di arresti, liste staliniane sulle fucilazioni,in numerose regioni sono usciti Libri della memoria basati su dati di archivio), o – e questo succede ancora più spesso – la stessa natura  delle accuse “politiche”: molti pensavano che se qualcuno fosse stato messo in prigione vuol dire che qualche motivo vi fosse.

5. Ma mica arrestavano con tanta semplicità. Magari qualcuno era davvero colpevole!

La principale caratteristica del terrore politico sovietico della fine degli anni 30 fu la sua generale irrazionalità e imprevedibilità. Per questo esso si differenzia ad esempio dal terrore nazista a cui spesso è paragonato. Si, l’appartenenza ad una qualunque delle categorie di cittadini “irregolari” poteva rappresentare una minaccia ma ad essere arrestati erano anche i portinai, macchinisti, padroni di casa, sportivi, artisti. In poche parole, chiunque. Solo una piccolissima percentuale degli arrestati aveva realmente svolto una qualche attività indesiderata (se un qualunque attività al di fuori della politica del partito fosse o meno un reato rappresenta una questione a parte). Tutti gli altri appartenevano alla comune categoria della “maggioranza” ovvero i cittadini ligi alla legge. Dato che alle denunce seguivano sovente dei tormenti – violenze fisiche, minacce alle famiglie degli accusati, “torture del sonno” (divieto di dormire di giorno e incessanti interrogatori notturni) – la quota di coloro che “confessavano” era vicina al 100%. L’ammissione di colpa fu il più importante argomento a favore dell’accusa di una persona oltre alla colpevolezza di amici e colleghi già arrestati o fucilati.

Leggi anche
La Russia cerca soldi per la questione degli stranieri

6. E’ vero che le epurazioni toccarono in primo luogo la stessa dirigenza del partito?

Delle 1,7 milioni di persone cadute sotto la repressione politica solamente circa 100 mila erano in un modo o in un altro collegate al partito bolscevico: si tratta di komsomolcy, o semplici gregari del partito o (di questi ve ne furono diversi) capi di partito. Senza dubbio per Stalin uno dei compiti del terrore era quello di distruggere “i vecchi bolscevichi” e rivoluzionari ma in pratica molti di loro in quel momento erano già stati messi in un ruolo di seconda o terza importanza e non rappresentavano alcuna reale opposizione nel partito. L’idea del Grande terrore come un qualcosa contro il partito apparve durante gli anni di Chruščëv quando si provò  ad affermare che le principali vittime dei crimini di Stalin fossero “fedeli leninisti” nel tentativo di sminuire la vastità delle repressioni stesse.

7. Perché si accusa Stalin quando furono gli stessi cittadini ad accusarsi l’un l’altro?

Un altro dei miti molto diffuso circa le repressioni è quello delle “tre (a volte si dice due, altre volte quattro) milioni di denunce”. La scrittura delle denunce fu parte della generale isteria politica: senza dubbio ebbero un ruolo negli arresti di massa ma la stragrande maggioranza delle persone furono arrestate semplicemente secondo degli elenchi, “piani” già stabiliti in precedenza dove figuravano tutti i cittadini “non affidabili” di vario livello.

Oltre a questo, molte denunce furono scritte sotto un’enorme pressione psicologica: già durante le indagini persone facevano i nomi dei propri cari molto spesso davanti alla scelta tra la possibilità (più che altro illusoria) di potersi salvare e la necessità di firmare un foglio contro un’altra persona. Le denunce fanno parte di un’altra importante questione: la responsabilità civile di tutta la società davanti al terrore statale. Il riconoscimento della partecipazione di molte persone alla conduzione di tale terrore è molto importante ma da questo non ne deriva che la repressione sia stata una vera e propria “iniziativa dal basso”.

8. Fu Stalin in persona ad ordinare le fucilazioni o no?

Ovviamente si. Dei 383 elenchi, compilati per essere visionati esclusivamente dai membri del Politburo – i cosiddetti “elenchi di Stalin”- 357 vennero firmati da Stalin in persona. Il numero di condannati secondo il “metodo degli elenchi” fu di 44,5 mila persone. La stragrande maggioranza di loro venne fucilata. Oltre a questo tutta l’architettura del terrore venne costruita dallo stesso Stalin e dalla sua cerchia e le repressioni vennero condotte sotto il suo diretto controllo: egli riceveva dei rapporti sull’andamento delle campagne di arresti, lui stesso poi aggiungeva negli elenchi nomi di singole persone e leggeva i protocolli degli interrogatori investigativi.

9. Come venne costruito il sistema di registrazione degli arresti e delle fucilazioni?

A differenza di molte altre precedenti campagne di repressione (il Terrore rosso, espropriazioni) le maggiori operazioni del Grande terrore sono documentate abbastanza bene. Oltre agli già ricordati “elenchi di Stalin”, si sono conservati numerosi messaggi in codice locali con richieste di precisare o aumentare i “piani” sugli arresti che partivano dal centro. Il numero degli arresti venne registrata e su questo numero di arresti si doveva rendere conto. Gli investigatori conducevano tra loro delle “competizioni socialiste” sul numero dei casi esaminati. Infine, nell’archivio delle indagini degli arrestati del 1937-38  vi è il modulario “da conservare in perpetuo”: chi lo desidera può andare a leggere i particolari dei casi della maggior parte degli arrestati (e dei riabilitati) vittime del Grande terrore.

Leggi anche
Europa Liberata. Avete dimenticato? Ve lo ricordiamo noi!

10. Capitava che dopo aver arrestato qualcuno si capisse di aver fatto un errore e quindi lo si liberasse?

Sugli anni 1920 o per la prima metà del 30 esistono storie di miracolose liberazioni e salvataggi di persone già arrestate. Le indagini del 1937-38 non prevedevano la possibilità di perdono: l’accusato non aveva diritto né ad un avvocato né ad una revisione del caso (molto spesso le condanne venivano emesse nel giro di una giornata con la decisione di un giudice o di una “troica” – un organo extragiudiziale atto a emettere le condanne).

Parte delle persone arrestate durante il periodo di Ežov furono liberate nel 1939: questo fatto viene a volte definito col termine “amnistie di berievski”. Coloro i quali, per motivi diversi, furono così fortunati da non ricevere la condanna entro il novembre 1938 a volte riuscirono ad ottenere una revisione del caso: questo accadeva spesso quando cambiava il giudice istruttore del caso oppure se questo non era ancora stato formalmente terminato. Tuttavia molte di queste centinaia di migliaia di persone furono comunque arrestate successivamente nel corso della guerra o subito dopo negli anni 1947-48 quando vennero nuovamente arrestati coloro che erano sopravvissuti ai lager del Grande terrore.

11. Quante persone furono punite per aver partecipato alle fucilazioni? Ci fu un qualche sistema di punizione dei čekisti?

Secondo le statistiche a noi note, nell’anno successivo la rimozione di Ežov insieme a questi vennero arrestati circa mille collaboratori del NKVD. Come nel peggior momento della collettivizzazione il terrore venne attribuito alle “mele marce” ed accusati specifici esecutori. Comunque molti dei čekisti non furono né condannati né allontanati dai loro incarichi. Molti dei realizzatori materiali del Grande terrore continuarono a lavorare durante la guerra, ricevettero medaglie al valore per il “lavoro politico all’interno dell’esercito” e tornarono dalla guerra da eroi.

12. Fu, ovviamente, una disgrazia umana ma i gulag furono almeno efficienti?

Stiamo parlando di un sistema gigantesco e con numerosi impianti formatosi non nel 1937 ma molto prima a cavallo degli anni 1920-30. Il Gulag  era formato non solo da prigionieri politici ma anche da criminali, guardie e dalla dirigenza del lager stesso. Si tratta contemporaneamente sia di un enorme luogo di lavoro sia di omicidi di massa. Il tempo del Grande terrore nei lager fu poi legato alle fucilazioni di massa con condizioni molto difficile per la sopravvivenza dei reclusi (spesso peggio di questi posti vi era solo la guerra dove mancava del tutto il cibo). E’ certamente possibile farsi una idea su quando venne costruito più, sul cosa era necessario costruire e  anche su quanto risultò inutile ma comunque la convenienza economica del gulag rimane una questione etica: quale coefficiente di lavoro servile utilizzato e quale quantità di morti ci sembrerà “efficiente” in relazione alla quantità di città o fabbriche costruite? Oltre a questo, la stessa economia del gulag è stata dettagliatamente analizzata da ricercatori contemporanei i quali non l’hanno trovata “efficiente” a nessun livello: il lavoro forzato in generale molto raramente risulta essere più efficace di quello svolto liberamente.

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa.
antosha87sr@gmail.com

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa. antosha87sr@gmail.com