I più famosi terroristi sovietici: come una famiglia di musicisti ha dirottato un aereo

FONTE: kulturologia.ru – Traduzione di Francesca Loche

 

I dirottamenti aerei in Unione Sovietica non erano certo un evento  all’ordine del giorno, soprattutto se i terroristi in questione erano i membri della numerosa famiglia Ovečkin, fondatrice di un gruppo musicale dal nome fiabesco “Sem’ Simeonov” (I sette Simeon, nome di un noto racconto popolare russo – NdT). I componenti del gruppo jazz formato da sette fratelli, la loro madre, i loro fratelli e sorelle minori pianificarono di scappare a Londra per lavorare là, ma il risultato fu che metà di loro morì, l’altra metà finì in prigione e ci furono conseguenze drammatiche anche per gli altri passeggeri del volo. Ma chi erano veramente? Delle vittime del totalitarismo che sognavano di ottenere la libertà o assassini senza scrupoli, pronti a passare sui cadaveri degli altri pur di  raggiungere il loro scopo?

 

 

Nella famiglia Ovečkin c’erano 11 figli. Il padre morì quattro anni prima dei fatti accaduti. Sette di questi fratelli fin dall’infanzia erano appassionati di musica. Nel 1983 si erano rivolti all’insegnante dell’istituto d’arte di Irkutsk perché questi li aiutasse a formare un gruppo jazz.

I “Sette Simeon” raggiunsero ben presto il successo non solo a Irkutsk ma in tutta l’Unione Sovietica. A seguito della loro partecipazione a “Jazz ’85”  cominciarono ad essere chiamati a partecipare a varie trasmissioni televisive e furono anche protagonisti di un film documentario. Nel 1987 il gruppo fu invitato in Giappone per una tournée. In occasione di questo viaggio all’estero la madre del gruppo, Ninel’ Ovečkina, realizzò che fuori dall’Unione Sovietica il gruppo avrebbe avuto maggior successo e possibilità economiche. E così nacque l’idea della fuga dal paese.

L’otto marzo 1988 tutta la famiglia, tranne la sorella maggiore, Ljudmila, che era all’oscuro del piano, salì a bordo dell’aereo Tu-154 con itinerario Irkutsk – Kurgan – Leningrado. Gli Ovečkin stavano andando in tournée secondo la loro versione ufficiale e per questo portavano con loro gli strumenti musicali. Data la loro popolarità i “Simeon” non dovettero passare particolari controlli. I fratelli, di un’età compresa tra i 9 e i 32 anni, e la loro madre portarono a bordo due fucili a canne mozze, cento cartucce e dell’esplosivo fatto in casa nascosti nelle custodie degli strumenti.

Quando gli Ovečkin esposero le loro richieste, l’equipaggio agì d’astuzia. Dissero loro che era necessario fare rifornimento in Finlandia ma in realtà atterrarono nell’aeroporto militare al confine tra la Finlandia e l’Unione Sovietica dove li aspettavano già le forze d’assalto. Durante la carica uccisero a colpi di pistola una hostess e tre passeggeri, mentre altri 36 rimasero feriti. Quattro dei fratelli maggiori si suicidarono, dopo aver prima freddato la madre per sua stessa richiesta. L’aereo fu fatto esplodere e bruciò completamente.

I membri della famiglia rimasti in vita subirono un processo. I maggiori, Igor’ e Ol’ga furono condannati a 8 e 6 anni, i ragazzi ancora minorenni finirono in orfanotrofio e furono poi presi in affidamento da Ljudmila. Dopo aver scontato metà della pena, Igor’ e Ol’ga tornarono in libertà.

Nel 1999 è uscito sugli schermi il film “Mama” nel quale i fatti biografici della famiglia Ovečkin sono stati interpretati molto liberamente. Questo ha offeso Igor’ Ovečkin: “Noi lo denunciamo Evstigneev (Denis Evstigneev, regista del film – NdT), nessuno si è interessato al nostro parere. Hanno preso tutte le informazioni dai giornali. Gli autori di “Mama” non hanno capito nulla di ciò che è successo”.

 

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Il destino degli Ovečkin sopravvissuti, che da tempo hanno scontato la loro pena, non è stato facile. Ol’ga, che era incinta il giorno dell’atto terroristico, ha partorito sua figlia in una colonia penale. Sergej, che nel 1988 aveva solo 9 anni,  non ha mai veramente capito cosa sia successo. Non era stato coinvolto nel piano, ma ha pagato come gli altri per il dirottamento. A Irkutsk non è facile vivere con un cognome del genere.

Gli Ovečkin affermano che l’idea fu di Oleg, la madre venne a conoscenza dei piani quando era già sull’aereo. I figli sono tutt’ora convinti che la madre li abbia educati bene, insegnandogli a lavorare da mattina a sera senza risparmiare se stessi. E loro non hanno risparmiato neppure gli altri.

 

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione.

francesca.loche@gmail.com

Francesca Loche

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione. francesca.loche@gmail.com