Un professionista rigoroso

Fonte: Izvestija, 22/08/2017. Articolo di Andrej Sushentsov. Traduzione di Alessandro Lazzari.

A cosa porterà la nomina di Antonov ad ambasciatore russo negli Stati Uniti

Il viceministro degli affari esteri Anatolij Antonov è stato nominato ambasciatore russo negli Stati Uniti. Il fatto che il suo passaggio a un nuovo incarico sia diventato una delle principali notizie del giorno sta a sottolineare il carattere straordinario di questa situazione e dello stesso Antonov.

Il ruolo dell’ambasciatore russo nei confronti degli Stati Uniti è sempre significativo. In effetti si occupa di tutte le questioni chiave internazionali, dato che gli Stati Uniti vi sono implicati. Tra le altre cose esiste un’asimmetria per quanto riguarda la qualifica: gli ambasciatori americani in Russia cambiano con ogni amministrazione e sono pochi quelli che ci ricordiamo per nome. L’ambasciatore russo, invece, resta in carica 8-10 anni ed è testimone di come una squadra ne sostituisce un’altra alla Casa Bianca. La carriera diplomatica più lunga negli Stati Uniti è stata di Anatolij Dobrynin con 24 anni. Ha preso parte ai negoziati legati ai principali problemi internazionali della sua epoca: la crisi di Cuba, la guerra in Vietnam, la questione della limitazione delle armi strategiche e della difesa antimissilistica, ecc. Aveva accumulato una tale quantità di esperienza e capacità analitiche che lo studioso di diplomazia Smith Simpson affermò che “Dobrynin è più esperto in affari internazionali di qualsiasi altro funzionario americano di altro rango a lui contemporaneo”.

Oggi negli Stati Uniti si pretende un’immagine della Russia come rivale superpotente e acuta. Questa è, chiaramente, un’esagerazione. La Russia non è l’Unione Sovietica, e anche l’attuale “guerra fredda” è, per molti versi, virtuale. Tuttavia i paralleli con l’epoca di Dobrynin sono evidenti: le relazioni tra Mosca e Washington sono fortemente limitate dal regime di sanzioni e si sono ristrette alle questioni legate alle armi strategiche e alle crisi regionali in Siria, Ucraina e Corea del Nord. Iniziando il proprio lavoro dalla crisi di Cuba, Anatolij Dobrynin divenne successivamente un promotore del disgelo nel dialogo con gli Stati Uniti. Vediamo ora come sarà per il suo omonimo Antonov.

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Come quello di ogni diplomatico russo, anche il curriculum professionale di Antonov è impressionante. E’ entrato nel Ministero degli affari esteri subito dopo la laurea all’università MGIMO di Mosca nel 1978. Il suo lavoro in Piazza Smolensk (dove si trova il ministero, ndt) è stato interrotto solo nel 2011, durante una missione di cinque anni al Ministero della difesa. Al Ministero degli affari esteri Antonov ha diretto uno degli uffici con maggiori responsabilità, quello che si occupa delle trattative per la stabilità strategica con gli Stati Uniti. Nel 2010 il lavoro di Antonov ha dato i suoi risultati con il nuovo trattato sulla riduzione delle armi strategiche (New START). Al Ministero della difesa Antonov è stato responsabile della collaborazione internazionale: ha cercato di sciogliere il nodo legato al sistema antimissilistico in Europa, ha sviluppato la cooperazione con gli Stati Uniti in Afghanistan e Siria. Dall’inizio della crisi ucraina e dai tentativi di isolamento internazionale della Russia da parte dell’Occidente i compiti sono cambiati: Antonov ha iniziato a cercare nuovi partner prioritari per la Russia a Sud e ad Est. Per sua iniziativa il Ministero della difesa organizza ogni anno un grande forum, la Conferenza moscovita sulla sicurezza internazionale. Tra le novità introdotte da Antonov ci sono anche la creazione di nuove partnership difensive della Russia con Siria, Iran, Serbia, e lo sviluppo delle relazioni con Turchia, Egitto, Indonesia ed altri paesi.

Nell’ambiente professionale si è rafforzata la reputazione di Antonov come negoziatore rigido. Quando alla fine dello scorso anno sono comparse le prime voci su una sua possibile nomina a Washington, i colleghi americani hanno espresso perplessità, d’altronde sarebbe stato meglio mandare un diplomatico più arrendevole, dopotutto ha vinto Trump, non la Clinton, è necessario ricostruire i rapporti.

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Tuttavia la nomina di Antonov non è una risposta al risultato delle elezioni americane, né un segnale che la Russia ha intenzione di acuire lo scontro con gli Stati Uniti. L’atteggiamento di Mosca nei confronti di Washington rimane invariato e Antonov è stato proposto come promotore qualificato di questa politica.

I principi sui quali devono essere costruite le relazioni tra Russia e Stati Uniti sono elencate nel decreto del 2012 sulla politica estera. In questo documento è indicato che la priorità per Mosca è una cooperazione stabile e prevedibile con gli Stati Uniti alla base della quale devono esserci parità di diritti, non ingerenza negli affari interni e rispetto degli interessi reciproci. L’obiettivo finale è la creazione di una collaborazione bilaterale a livello strategico previo raggiungimento delle condizioni sopraindicate. La nuova versione di questo decreto uscirà dopo le elezioni nel 2018, tuttavia la formula proposta è abbastanza flessibile e universale e difficilmente subirà cambiamenti.

Il dialogo con la Russia partendo da una posizione di forza non ha mai avuto buon esito, ma da oggi sarà particolarmente difficile. Antonov è conosciuto come un professionista tenace e metodico, un negoziatore polemico, spesso intollerante con una controparte non qualificata. Per certi versi la sua nomina negli Stati Uniti è una sfida alla diplomazia americana, poiché Antonov avrà bisogno di un partner a lui pari. Nello studio sull’attività diplomatica americana Smith Simpson scriveva con amarezza che la diplomazia russa “dispone di un complesso di esperienza incessante, di pensiero strategico e di risolutezza al quale noi non possiamo nemmeno avvicinarci”. In questo senso Anatolij Antonov è a tutti gli effetti un prodotto della tradizione diplomatica russa.

Intanto, nonostante Antonov si sia guadagnato la reputazione di “falco” (nel senso di fautore di guerra, ndt), questo non significa che non sia in grado di trovare compromessi. Se così non fosse, poco probabilmente avrebbe raggiunto il difficile accordo con gli Stati Uniti per la limitazione delle armi strategiche. Le interviste e gli interventi di Antonov testimoniano come egli cerchi di capire i motivi e le intenzioni autentiche dei propri partner. Questo è sintomo di un pensiero concreto e costruttivo. Prima, ma anche dopo l’inizio della crisi ucraina ha più volte detto che il potenziale di collaborazione tra Russia e Stati Uniti è considerevolmente superiore all’attuale livello di cooperazione.

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Tuttavia oggi queste speranze appaiono troppo ottimistiche. La “questione russa” viene sfruttata dagli oppositori dell’amministrazione Trump a scopi speculativi. La politica americana ha perso equilibrio, mentre la sorte del presidente e della sua squadra appare sempre più incerta. Non è escluso che il nuovo ambasciatore russo possa trovarsi senza partner durante i negoziati a causa di una paralisi dell’amministrazione Trump o dei tentativi per il suo impeachment. Anche la discussione pubblica negli Stati Uniti è rovente. Combattere per “testa e cuore” sarà difficile in questa situazione. Probabilmente non serve neanche.

Si dovrebbe abbandonare l’era della retorica pubblica e far ritornare il tempo delle trattative confidenziali sulle principali questioni di sicurezza. Nel blocco per la politica estera dell’amministrazione Trump si sono concentrati professionisti duri ma disincantati: il segretario di stato Tillerson, il segretario della difesa Mattis e il consigliere per la sicurezza nazionale McMaster. Si può dire che in questo senso formino con Antonov un unico gruppo di pensiero.

Il rispetto reciproco tra professionisti potrebbe cambiare molto nelle relazioni tra Russia e Stati Uniti, per lo meno far tornare stabilità e prevedibilità nei rapporti bilaterali. Ma questo sarà possibile soltanto se i conflitti politici interni agli Stati Uniti non sfoceranno in una nuova crisi.

Andrej Sushentsov, direttore dell’agenzia “Politica Estera” (Vnešnjaja Politika), direttore di programma del Club Valdai, docente dell’università MGIMO.

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Attualmente sono studente magistrale presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Nel tempo libero insegno italiano a ragazzi russi. Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.

Alessandro Lazzari

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Attualmente sono studente magistrale presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Nel tempo libero insegno italiano a ragazzi russi. Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.