Da Surgut se ne sono andati tutti

Novaja Gazeta   19 agosto 2017  Tradotto da Marta Natalini. Di Tat’jana Brickaja.

 

“All’ingresso di Neftejugansk (il più vicino aeroporto, N.D.T.) c’era un enorme ingorgo stradale, tutti se ne stavano andando da Surgut”- dice Maria, che insieme alla famiglia ha subito lasciato la città, dove sabato mattina è avvenuta la strage. “Non vogliamo assistere di nuovo a qualcosa di simile”, – aggiunge, spiegando le sue motivazioni.

Molti sono diventati testimoni oculari della strage nel centro di Surgut: un giovane di 23 anni incappucciato che agitava un coltello in pieno giorno e nel centro della città. Dopo l’accaduto le macchie di sangue erano visibili dal Prospekt Lenin, da via Bažov e via dei Decabristi.

Il bilancio: sette feriti, di cui quattro sono stati trasportati in ospedale in condizioni critiche, uno in condizioni medio-gravi, e due hanno ricevuto cure ambulatoriali.

La polizia ha ucciso l’aggressore sul posto. Dalle riprese delle videocamere pubblicate sulle pagine dei social network di Surgut, si vede il corpo di un esile uomo dai capelli neri che giace sull’asfalto.

I giornalisti locali, attingendo alle loro fonti, hanno pubblicato il nome del presunto aggressore: Bobičel Abdurachmanov. Sui social network appare invece un altro nome: Artur Gadžiev, ma dagli organi di difesa non è arrivata né una conferma né una smentita. In generale da essi non è arrivata nessuna notizia, a parte il breve comunicato stampa della Commissione d’Inchiesta (CK), e i telefoni della stampa ufficiale di Surgut tacciono.

In città le voci si moltiplicano. La gente parla di una presunta cinta esplosiva sull’assassino vera o finta (sul luogo dell’accaduto è stato chiamato il genio militare), di un altro delinquente armato di ascia che avrebbe agito contemporaneamente nella strada accanto, mentre in uno dei negozi avrebbero fatto esplodere una bomba a mano… parte di queste voci viene subito smentita, ma al loro posto ne arrivano di nuove. Il silenzio delle autorità non fa che fomentarle.

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Quasi subito dopo la strage, la Commissione d’Inchiesta ha comunicato l’esistenza di un solo sospettato, tuttavia in città è stata indetta la “caccia” all’uomo. I documenti di uscita da Surgut sono stati controllati minuziosamente. E non solo: sono stati verificati anche i passaporti degli uomini in arrivo dagli aeroporti di alcune città del nord. I centri commerciali principali di Surgut sono stati chiusi, e i clienti evacuati, sembra, per un allarme incendio.

Gli abitanti raccontano di alcuni fermi nel centro della città, e a supporto pubblicano il video di alcuni agenti delle squadre speciali antiterrorismo in giubbotto antiproiettile che torcono le braccia di un uomo sconosciuto davanti agli occhi dei passanti. Poco dopo alle autorità toccherà chiarire che “il fermo sul viale Majakovskij non ha alcun legame con la strage di via Bažov.” Mentre in rete si parla già di una retata contro i migranti e gli emigrati del Caucaso.

Il briefing che doveva tenersi al Ministero degli affari interni di Surgut è stato rimandato, secondo i giornalisti locali, cinque minuti prima del suo inizio. Il motivo: le notizie saranno diffuse esclusivamente dal Ministero degli interni del Circondario autonomo degli Chanty-Mansi. Quando, non è chiaro.

Vista la situazione, evidentemente, per “rassicurare” del tutto la popolazione, le autorità cittadine di difesa ed emergenza hanno diffuso un video appello, in cui chiedono ai cittadini di non lasciare le loro case “per mettere al sicuro la propria vita e salute”.

Le persone hanno risposto con un esodo di massa dalla città.

Per ora la causa di questa strage è stata etichettata come “tentato omicidio”. Le autorità fanno attenzione a definire atto terroristico l’accaduto, anche se Amaq, agenza legata all’ISIS (organizzazione vietata in Russia), ha già annunciato che l’azione a Surgut è stata opera dello “Stato Islamico”.

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Del resto, il giorno prima, quando esattamente gli stessi avvenimenti si erano verificati nella cittadina finlandese Turk, anche la polizia locale aveva evitato la parola “terrorismo”. Ricordo che venerdì nel centro di Turk un diciottenne emigrato dal Marocco ha ferito con un coltello nove persone e ne ha uccise due. Anche la polizia ha impugnato le armi, ma l’aggressore è stato preso vivo: gli hanno sparato alle gambe. Ora si trova all’ospedale universitario. Inizialmente è stato definito “omicidio”. Tuttavia, il giorno dopo la polizia vi ha aggiunto “terrorismo”, pubblicando la notizia subito dopo su Twitter.

In quel momento erano già stati presi quattro dei presunti complici del sospettato, mentre la Finlandia ha annunciato una caccia internazionale di un altro sospettato di legami col terrorista che ha compiuto l’attacco- fa sapere la polizia tramite Twitter. A parte le rapide conferenze stampa, tutte le notizie fresche su ciò che è accaduto e sull’andamento delle indagini vengono postate dalla polizia sui social network a intervalli di un’ora. Il centro della città non è stato chiuso, anche se durante le prime ore è stato consigliato ai cittadini di evitarlo se non strettamente necessario. Ora le misure di sicurezza sono state rafforzate all’aeroporto di Helsinki. Tuttavia, in generale è stato deciso di non alzare il livello di minaccia terroristica nel Paese.