Ecco come l’amministrazione locale aiuta a tornare sobri

Fonte: Vedomosti, 8 settembre 2017. Articolo di Vladimir Ruvinskij. Taduzione di Marta Natalini

A quanto pare un’amministrazione locale può rendersi molto utile in fatto di lotta all’alcolismo. L’ha dimostrato la ricerca sul campo denominata “Cirkona”, condotta nel 2017 grazie al finanziamento messo a disposizione dal concorso per il fondo governativo “Perspektiva”: in Russia ci sono popolazioni che hanno introdotto un divieto, superando l’avversione dei poteri locali e i vizi del potere presso il governo del luogo.

Oggetto dello studio erano tre paesi: Dubrovka (Oblast’ di Orenburg), Bo’ochi (Repubblica dell’Altaj) e Byas’-Kyuyėl’ (Jacuzia). In quelle zone si è iniziato a bere negli anni ‘90, tempo di sconvolgimenti sociali. Lo stop all’alcolismo è avvenuto in ogni luogo in modo diverso. Nell’Altaj si è trattato di una decisione informale presa dall’assemblea rurale. In Jacuzia è stata necessaria una decisione dell’amministrazione locale per rafforzare la nuova norma sociale, anche questa stabilita in sede di assemblea dagli abitanti. Dubrovka invece è un caso a parte: nel villaggio ormai quasi deserto è arrivata una coppia con un famiglia numerosa. Non bevevano affatto, e pian piano gli abitanti hanno preso esempio da loro.

In Jacuzia e nell’Altaj la motivazione principale è stata la ricerca del bene comune (la preoccupazione degli abitanti per la sicurezza, il futuro del villaggio e delle nuove generazioni). A Dubrovka invece è stato frutto della motivazione personale e l’influenza di quella famiglia, non dei divieti generali. Sono state le donne, le motrici di questo cambiamento. Hanno formato un gruppo di azione, la donna (di cui sopra) si è messa alla guida dell’amministrazione di Bo’ochi. Invece la religione non ha giocato un ruolo fondamentale: l’opera dei sacerdoti e i divieti religiosi non sono serviti.

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In due villaggi i promotori sono stati i governi locali,i gruppi di sostegno, il collettivo e i capi  delle comunità rurali. Tutto questo non solo serve a monitorare i compaesani, ma anche a contrastare gli uomini d’affari e i poteri locali che gestiscono il mercato dell’alcool. Il divieto di vendita di alcool è stato introdotto nei paesi dell’Altaj e della Jacuzia. Tuttavia nell’Altaj, la decisione dell’assemblea di paesani non è tuttora regolata giuridicamente, mentre i poteri repubblicani in Jacuzia hanno assegnato il compito al governo locale.

“Tutto questo è il risultato di un’iniziativa dal basso, del vero e proprio governo locale.” – sostiene la direttrice del progetto, Ljudmila Šubina, negando qualsiasi coinvolgimento dall’alto nella creazione e gestione di questa iniziativa. Ciò che può aiutare gli abitanti degli altri villaggi è il racconto di questa esperienza di pratica sociale, così come l’ampliamento degli organi di potere dell’amministrazione locale.

Va notato che la lotta all’alcolismo dall’alto (di cui esiste una concezione governativa sin dal 2009) dà risultati. Ad esempio, secondo i dati Rosstat, il numero degli alcolizzati raccolto dai tossicologi, dal 2003 al 2016 si è abbassato del 30%, cioè fino a 1,5 milioni di persone in meno. In questi anni è sceso significativamente anche il numero di coloro che per la prima volta risultano come pazienti dei dispensari: da 159 a 60 persone su una popolazione di 100.000 abitanti.

Le misure prese dal governo, legate alla restrizione dei luoghi e degli orari di vendita dell’alcol insieme alla limitazione dell’acquisto per prezzo portano risultati. Ma la politica è contraddittoria: infatti lo Stato cerca di tenere il prezzo della vodka a un livello socialmente e economicamente accettabile. Dubita del fatto che il governo locale possa aiutare nello sviluppo della sobrietà, in ultima analisi. Infatti, la guarigione dall’alcolismo non è solo un fatto fisiologico.

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