La viticoltura sarà redditizia. Ecco come i viticoltori russi sostengono l’embargo

Fonte: argumenty i fakty, articolo di Polina Devyatova del 15/09/2017

Traduttore: Giulia Pinta

La guerra di sanzioni che vige tra Russia e Occidente sta giovando particolarmente, come ci indicano gli esperti, al settore agricolo nazionale. Secondo le statistiche stanno infatti nascendo in Russia sempre più aziende agricole. Naturalmente, anche i viticoltori hanno deciso di perfezionare le loro tecniche date le circostanze.
Oggi in Russia la produzione di frutta e ortaggi si sta progressivamente avviando, l’allevamento di pollame sta crescendo, mentre l’industria per la lavorazione della carne sta lavorando più attivamente. C’è però un articolo non implicato nel regolamento sanzionatorio che non dà pace ad alcuni imprenditori russi: la produzione di alcool. E ora, come ci segnalano gli esperti, alcuni produttori hanno deciso di correggere “l’errore” del governo e dimostrare che i vini russi hanno tutte le carte in regola per poter competere con quelli occidentali. La logica del governo, che ha deciso di non estendere le sanzioni anche al mercato dell’alcool, è stata semplice: i viticoltori russi non riescono ancora a competere con i loro colleghi stranieri e proprio per questa ragione i vini occidentali non sono stati sanzionati.

Poco impegno nello sviluppo
Oggi i viticoltori hanno esteso la propria lotta contro l’intera attività d’importazione in Russa. Spesso avanzano proposte volte a limitare la fornitura di vini europei elitari al fine di sostituirli con i propri e si propone, a tale scopo, di utilizzare una risorsa amministrativa. Allo stesso tempo, come affermano analisti ed esperti, non si sforzano però particolarmente di investire maggiormente nello sviluppo del proprio business per ottenere così risultati più soddisfacenti per quello che riguarda il rendimento.
La prima a sostenere il rafforzamento delle leggi nel settore dell’industria vinicola fu l’organizzazione autogestita “Viticoltori e enotecnici del sud della Russia”, i quali fecero appello al Servizio Federale Antimonopolio russo con la richiesta di controllare e punire una delle più grandi compagnie aeree del paese, “Aeroflot”. La ragione è dovuta al fatto che i viticoltori rimasero scandalizzati dalla vittoria della gara d’appalto della compagnia aerea per la fornitura di 1 milione di bottiglie di vino straniero provenienti da Francia, Italia, Spagna, i quali erano destinati ai passeggeri della business-class. Tale acquisto, come assicura il capo dell’Unione dei Viticoltori e degli Enotecnici Leonid Popovich, non fu per niente patriottico e “colui che effettua tali decisioni non crede nei viticoltori nazionali”. Allo stesso tempo, dicono gli esperti, criteri come la fiducia in tali questioni non sono applicabili. D’altronde, una persona che si intende di vino non potrebbe bere i vini di Taman invece di quelli di Medoc. Inoltre, gli esperti di mercato affermano che non è possibile accusare Aeroflot di non-patriottismo, in quanto quest’ultima acquista tranquillamente anche vini russi, come ad esempio il Abrau-Durso. Sui voli della compagnia è poi anche possibile trovare il vino di Nikita Mikhalkov.

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Non è prevista alcuna sostituzione
Specialisti ed esperti sono sicuri nell’affermare che i discorsi relativi alla sostituzione dell’importazione in questa sfera sarebbero inconcludenti. Dopo tutto è impossibile sostituire completamente l’assortimento di alcool straniero con gli analoghi russi. I produttori di bevande alcoliche non riuscirebbero a sostenerlo. Vi è poi un esempio probante, ovvero l’opera del fornitore russo della compagnia Aeroflot. Il vettore aereo ebbe la possibilità di fornire i vini per la business-class della società di Novorossiysk “Firma Somel’ye”. Tuttavia, come ha dimostrato la pratica, fu un fiasco. Il produttore non poteva infatti far fronte al volume di consegne richiesto e ciò ha portato alla comparsa sul mercato di prodotti contraffatti. I controlli effettuati dal servizio federale per la regolamentazione del mercato dell’alcool hanno scoperto che le varianti di vino fornite alla compagnia erano alcolici costituiti per lo più da acqua e componenti non viticole. La licenza venne revocata, ma alcuni tribunali si sono dibattuti a riguardo ancora molto tempo dopo.
Ora le regioni meridionali hanno deciso di conquistarsi una nuova nicchia per sé, cioè la business-class, dove sono richiesti soltanto vini pregiati. “Questo è infattibile”, ha però dichiarato Anatoly Korneev, direttore esecutivo dell’Associazione Sommelier russa, commentando la posizione dei suoi colleghi. “I viticoltori russi sono relativamente in grado di offrire una produzione limitata del loro vino, il quale corrisponde a tutti gli effetti ai migliori standard internazionali, ma non sono ancora in grado di provvedere ad una fornitura stabile di centinaia di migliaia di bottiglie di quella stessa qualità”.

Un business a caro prezzo
L’industria vinicola russa è ancora in fase di sviluppo, afferma il direttore esecutivo dell’Associazione russa Sommelier. Le capacità produttive sono spesso disperse sul territorio, l’assistenza tecnologica e logistica richiede tempistiche ampie e non sempre opera a certe altitudini. Naturalmente, già solo sulla base di questi punti si può comprendere perché il vino russo pregiato costituisca un piacere particolarmente costoso. “Il prezzo del vino russo è molto più alto in confronto, ad esempio, a quello dei vini di produttori europei, dove le comunicazioni stabili e le infrastrutture proprie del settore sono state perfezionate per secoli” – conclude l’esperto. Questo implica che la qualità sarà la stessa, ma il vino dei produttori russi risulterà molto più costoso. Conferma la posizione del collega anche la rappresentante del gruppo “Abraz-Durso” Daria Domostroeva: “In Russia ci sono vini pregiati, ma soltanto in piccola quantità. Il vino russo è obiettivamente più costoso, in quanto la produzione richiede grandi investimenti, la fornitura è limitata, e non avrebbe alcun senso ridurre il prezzo. Ad esempio, il “Usad’ba Divnomorskoye”, un vino piuttosto rinomato, costa più di 2000 rubli a bottiglia ” dice. Inoltre, non tutte le aziende potranno comprovare la qualità del loro prodotto, dato che il rilascio di licenze per la produzione di vini in area geografica protetta e con la denominazione di origine sono una pratica avviata solo di recente.

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Qualche rischio da correre
Gli esperti ritengono che il mercato vitivinicolo russo avrà futuro, ma soltanto se i produttori inizieranno ad investire maggiormente nello sviluppo del loro business e daranno prova di pazienza. Se adesso, senza riflettere, ci si conformasse alle sanzioni, i risultati potrebbero non essere dei migliori. Ad esempio, se si servissero vini di produzione nazionale tramite Aeroflot, i quali nella maggior parte dei casi avrebbero una qualità e un prezzo intermedi rispetto alla categoria, potrebbero sorgere dei problemi, anche perché la business-class è la principale fonte di ricavi della compagnia aerea, che ripaga i costi dell’economia. Se si riduce la qualità del servizio e si offre un vino di non ottima qualità si verificherà sicuramente un deflusso di passeggeri. Per questo motivo l’elevata probabilità di un aumento dei prezzi per la business-class potrebbe essere fruttuosa.
Gli esperti ritengono che i viticoltori russi debbano prestare particolare attenzione alla riluttanza della compagnia aerea russa nell’acquistare vini esclusivamente russi e nel curare la qualità dei suoi prodotti.
È inoltre importante tenere conto del fatto che il ciclo di sviluppo della vigna è di almeno 7 anni, e prima di questo termine, se si vuole ottenere del vino di qualità, nulla sarebbe realizzabile.

Classe 1993, ho conseguito la laurea in Scienze della Mediazione Linguistica all’Università di Torino con una tesi intitolata ‘Da Cigno bianco ad oca grigia: il matrimonio contadino russo’, inserendomi tra le pochissime fonti italiane sul tema. Attualmente porto avanti lo studio del russo e del tedesco in magistrale. Dopo numerosissimi viaggi in Russia, tra città e campagne, a contatto con quel popolo meraviglioso, ci ho lasciato il cuore. Quel Paese è diventato aria indispensabile per i miei polmoni, ne sono inebriata.

Giulia Pinta

Classe 1993, ho conseguito la laurea in Scienze della Mediazione Linguistica all’Università di Torino con una tesi intitolata ‘Da Cigno bianco ad oca grigia: il matrimonio contadino russo’, inserendomi tra le pochissime fonti italiane sul tema. Attualmente porto avanti lo studio del russo e del tedesco in magistrale. Dopo numerosissimi viaggi in Russia, tra città e campagne, a contatto con quel popolo meraviglioso, ci ho lasciato il cuore. Quel Paese è diventato aria indispensabile per i miei polmoni, ne sono inebriata.