Cos’è il berretto “balaclava”? Come il nome di una città della Crimea è diventato quello di un berretto

Fonte: nat-geo.ru; Scritto da Andrej Palamarčuk, tradotto da Giulia Romanelli.

Il termine “Balaklava” ha più di cento anni. Questo è infatti il nome di una città della Crimea che attualmente costituisce uno dei sobborghi di Sebastopoli. La città acquisì il nome di Balaklava, che deriva dal termine turco “zona di pesca”, nel XV secolo.

Ma se chiedete ad esempio a un gruppo di inglesi che cosa significhi la parola “balaclava”, di sicuro la maggioranza di loro risponderà: un berretto lavorato a maglia, che copre la testa fino al collo (questo berretto in italiano è comunemente chiamato “passamontagna”. Tuttavia in alcuni ambiti specifici, come quello dei prodotti per motociclisti, viene spesso indicato con il termine “balaclava”. La città della Crimea di cui si è precedentemente parlato è invece chiamata Balaklava. I due termini nella nostra lingua si differenziano quindi per una sola lettera. N.d.t.). Questo copricapo è molto popolare tra i militari, gli sportivi, e recentemente, per via delle Pussy Riot, tra le femministe punk radicali e tutti coloro che le sostengono.

Allora che cosa collega una città della Crimea ad un berretto?

Durante la Guerra di Crimea (1853-1856) la città di Sebastopoli era al centro dell’attenzione dei giornalisti tanto quanto oggi lo sono Bagdad o Tripoli. Nell’autunno del 1854 tutto il mondo venne a conoscenza dell’esistenza di Balaklava: infatti il 25 ottobre nei dintorni della città si assistette alla carica della famosa brigata leggera britannica contro le fortificazioni russe. Tuttavia la battaglia si trasformò per gli inglesi in una sonora sconfitta, in cui l’élite della cavalleria britannica subì pesanti perdite.

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In quell’anno la situazione delle truppe inglesi fu pessima anche per quanto riguardava gli approvvigionamenti. In particolare sia i soldati che gli ufficiali patirono gravi sofferenze a causa del rigido inverno. Divenne quindi buona abitudine nei salotti londinesi cucire caldi indumenti da mandare al fronte. A questo proposito si rivelò particolarmente utile un tipo speciale di berretto bucato sul viso.

«Nelle successive guerre a cui la Gran Bretagna prese parte, questo tipo di berretto, che venne chiamato “balaclava”, fu molto richiesto», afferma Linda Newington, bibliotecaria dell’Università di Southampton. 

Il cerchio si chiuse alla fine del XX secolo: il balaclava iniziò ad essere indossato dai guerriglieri dei dipartimenti speciali russi. Fu così che un toponimo turco, preso poi in prestito dagli inglesi, tornò a far parte della lingua russa con un nuovo significato.

L’Est Europa, con la sua cultura e la sua mescolanza di lingue e popolazioni, è il mio interesse principale. Tutto è iniziato con una lezione sulla rivoluzione russa in quinto superiore, da lì ho deciso di studiare questa magnifica e tremenda lingua prima all’università di Urbino, poi a Bologna. Ho migliorato le mie competenze con un soggiorno a Mosca, ho svolto un volontariato in Lituania e da lì mi sono lanciata in un viaggio alla scoperta dei paesi slavi, ho vissuto 5 mesi a Varsavia dove ho avuto il piacere di studiare il polacco, a breve mi trasferirò a Praga per uno stage. Spero di sfruttare le mie conoscenze per darvi uno sguardo più approfondito sull’est Europa.

Giulia Romanelli

L’Est Europa, con la sua cultura e la sua mescolanza di lingue e popolazioni, è il mio interesse principale. Tutto è iniziato con una lezione sulla rivoluzione russa in quinto superiore, da lì ho deciso di studiare questa magnifica e tremenda lingua prima all’università di Urbino, poi a Bologna. Ho migliorato le mie competenze con un soggiorno a Mosca, ho svolto un volontariato in Lituania e da lì mi sono lanciata in un viaggio alla scoperta dei paesi slavi, ho vissuto 5 mesi a Varsavia dove ho avuto il piacere di studiare il polacco, a breve mi trasferirò a Praga per uno stage. Spero di sfruttare le mie conoscenze per darvi uno sguardo più approfondito sull’est Europa.