Dove si trova il confine, nessuno lo capisce. Cosa succede al lago Sladkoe nella regione di Novosibirsk, restituito (o no) al Kazakistan.

Fonte: MeduzaData pubblicazione: 17.08.2017 – di Petr Manjachin, tradotto da Eugenio Alimena

Il 15 agosto è stato reso noto che la Russia ha restituito al Kazakistan il lago Sladkoe della regione di Novosibirsk, ma i funzionari locali, senza perdere tempo, hanno detto che questa notizia è solo “una chiacchiera”. In seguito è stato chiarito che il lago era stato reintegrato in Kazakistan per ragioni di natura territoriale, e sempre per lo stesso motivo parte del lago è tornata in territorio russo. Su richiesta della redazione di Meduza, Petr Manjachin, inviato speciale del giornale “Baten’ka, da Vy transformer”, (letteralmente “Signore, Lei è un transformer”, ndt) ha parlato con i funzionari locali, i deputati e gli uomini d’affari, ed è venuto a capo di quello che sta succedendo al lago e di quali interessi ci siano in ballo.

La riduzione del confine.

“In parole povere, non possiamo andare su questo lago”, dice alla redazione di Meduza Elena Sasina, presidente dell’amministrazione dell’area rurale di Stekljannoe, che si trova sul territorio del lago Sladkoe. “Siamo abituati a situazioni di questo genere, il villaggio di Orlovka che si trova a 5 chilometri dal confine è nella nostra regione. Ci rendiamo conto di fin dove possiamo arrivare, e fin dove invece no”.

“Al momento, dopo i lavori di demarcazione del territorio, il lago Sladkoe si trova interamente nel territorio della Repubblica del Kazakistan”, è stato detto in un comunicato del 10 agosto, pubblicato sul sito dell’amministrazione del distretto di Kupino, nella regione di Novosibirsk.

Dopo la pubblicazione della notizia secondo cui la Russia aveva ridato un bacino idrico ad un altro stato, la stessa è stata rimossa. Il vicepresidente dell’assemblea legislativa regionale, Valerij Panferov, ha definito il comunicato sul cambiamento di confine come “un’argomentazione sterile”, e la pubblicazione sul sito dell’amministrazione come una “raccomandazione ai residenti al guardarsi bene dal visitare un territorio dove si stanno operando modifiche geopolitiche”. L’Ambasciata del Kazakistan ha inoltre emesso una dichiarazione sull’inviolabilità del confine.

Il servizio di frontiera FSB (“Federal’naja služba bezopasnosti”, Servizi federali per la sicurezza, ndt), ha dichiarato che il lago è stato effettivamente restituito, ma che la linea di confine non si è spostata di un millimetro. La versione dell’agenzia è che il lago era prima diviso tra il Kazakistan e la Russia con una proporzione di 70 e 30, ma adesso risulta sotto la totale giurisdizione di Astana. Quest’ultima versione è sostenuta anche dal Ministro delle Risorse Naturali russo, Sergej Donskoj, il quale ha dichiarato che in un paio di mesi, in modo del tutto naturale, il lago tornerà a far parte del territorio russo. “Non ci sarà alcuna modifica dei confini nazionali, dal momento che il lago si trova in una zona priva di drenaggio e non viene alimentata da corsi d’acqua, ma dipende interamente dalle condizioni idrogeologiche. Inoltre si registra un diminuzione, di natura geologica e ciclica, del suo livello al di sopra del mare. Questo fenomeno si verifica in autunno, ma a segnare ancora una volta il confine tra i paesi, sarà l’area del lago ricoperta di acqua e non le sue rive”, ha postato sulla sua pagina Facebook il funzionario. Secondo il servizio di frontiera FSB, la demarcazione del confine con lo stato del Kazakistan è in corso dal 2005 (in questo stesso anno, nel quadro delle misure di demarcazione, la Russia ha ceduto 337 chilometri quadrati al territorio cinese). Dodici anni più tardi è stato il turno del distretto di Kupino nella regione di Novosibirsk, “la demarcazione è in corso, gli ispettori lavorano sul posto”, spiega Elena Sasina, “ma dov’è ora il confine, nessuno lo capisce”.

 

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Ci spingiamo fin là, e andiamo a caccia.

In questo lago, per dirlo in parole povere e al diavolo i cacciatori, non c’è nulla. Qui c’era il villaggio di Pavlovka, ma adesso non esiste più; non ci sono più case ma solo un cimitero”, dice Sasina ripetendo le parole del suo superiore del distretto di Kupino, Vladimir Šubnikov che ha definito il lago come “una palude completamente inutile”.

 

 

Tuttavia, in una comunicazione del distretto amministrativo, è stato detto che il lago Sladkoe è frequentato “da un gran numero di cacciatori, residenti e non, provenienti da aree arretrate dalle regioni di Novosibirsk e di Omsk. Come ha affermato il presidente dell’associazione dei cacciatori e dei pescatori, Vladimir Bibikov, il mercato della caccia non risente molto di questa storia a causa dell’impossibilità di utilizzare le rive del fiume Sladkoe: “Credo che questo sia un danno insignificante. La legge è legge, e ancora viene applicata. Tutto questo interessa solo la demarcazione del confine, così come dovrebbe essere. Certo, sono molto dispiaciuto, oltretutto per noi è molto dispendioso, ma la legge è legge”.

Come è cambiato il perimetro del lago Sladkoe (il grafico non tiene conto del cambiamento delle dimensioni del lago nel cambio delle stagioni).

Prima dell’inizio delle operazioni di demarcazione del territorio, si sarebbe dovuto ottenere un permesso speciale per la caccia nella zona di frontiera, come è ricordato sul sito ufficiale di Kupino. Ma secondo il proprietario dell’azienda “Stekljannoe” (“In vetro”, ndt), Sergej Diula, niente inibisce i cacciatori. “Sinceramente? Questo lago si trova proprio al confine. La legge sulle zone di frontiera dice che, nelle immediate vicinanze del confine la caccia è severamente proibita. Ma noi cittadini che viviamo nel rispetto della legge, ci spingiamo fin là e andiamo a caccia”, ha detto Djula alla redazione di “Meduza”.

Noi andiamo fino al villaggio di Pavlovka per cacciare. Lì c’è anche un altro lago dove si riproduce la selvaggina. Da quelle parti qualcuno ha anche la sua tomba; certo se solo ridaranno il lago Sladkoe al Kazakistan, oltre a quello spero nient’altro”. Aggiunge Vladimir Zimmer, deputato all’amministrazione dell’area rurale di Stekljannoe del villaggio di Orlovka, nella conversazione con la redazione di “Meduza”. 

Sasina sostiene che i rappresentanti dei distretti hanno avvertito che lo spostamento del confine potrebbe interessare diversi territori. Racconta: “Il giorno prima della riunione, nella quale si trovavano i rappresentanti delle amministrazioni dei villaggi sul confine, come me, e i rappresentanti dei distretti (di Kupino, Čistoozernoe, Karasuk, Bagan), ci è stato detto che, probabilmente qualcosa passerà al Kazakistan, solo qualcosa; ma noi dobbiamo pur preparare la nostra popolazione. Era quello che ci aspettavamo, e tutto il dibattito si è sviluppato attorno ad un territorio in particolare”.

Infatti, nelle immediate vicinanze del confine, secondo il piano generale dell’amministrazione di Stekljannoe, si trovano dei territori che appartengono al fondo forestale, destinati a scopi agricoli, il cimitero dell’ormai spopolato villaggio di Pavlovka: quelle stesse “tombe” di cui parlava Zimmer.

Il terreno per la coltivazione appartiene al fondo per la distribuzione delle terre, che è gestito dall’amministrazione distrettuale e dalla S.p.A. “Stekljannoe”, impegnata ora nella coltivazione dei campi. Secondo quanto dice il proprietario dell’azienda, Sergej Djula, i lavori di demarcazione lo hanno già privato di una parte del raccolto. “Due o tre ettari, già seminati, coltivati con grano, che appartengono alla mia azienda agricola, dovrebbero ritornare al Kazakistan”, dice l’uomo d’affari, ma gli anziani del posto ribattono che quella è sicuramente terra kazaka, anche se prima era una colonia. Ma dopo il crollo dell’Unione Sovietica non esistevano confini regolari. “Ma se è tutto legale, allora sono d’accordo: noi abbiamo seminato, loro raccolgono”.

Tuttavia, Djula si dice “categoricamente contrario alla cessione di qualsiasi terreno”, e questo non perché possano privarlo di un terreno natio. “In generale, oggi non possiamo permetterci di mandare in rovina terre dello stato”, dice un agricoltore indignato, “Cosa abbiamo qui? Un governo così largo di cintura che dà via le terre? Io ricordo solo esempi opposti”.

 

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Nato a Belvedere Marittimo, in Calabria, è cresciuto a Cosenza dove si è formato fino alla licenza liceale. L’esperienza universitaria romana, presso La Sapienza, gli ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e fisici, portandolo oltreoceano e oltre Urali spinto dallo studio, dal lavoro e da pura curiosità. Terminati gli studi di specializzazione in lingua e letteratura russa (dedicati soprattutto alla poesia del ‘900), attualmente vive e lavora a San Pietroburgo, dove si concentra principalmente sull’insegnamento e sulla diffusione della lingua italiana, mantenendosi contemporaneamente attivo in progetti personali e pubblici.
Alla domanda “perché hai scelto il russo?”, risponde senza molti giri di parole “perché, in un senso abbastanza stretto, fa parte della mia storia”.

Eugenio Alimena

Nato a Belvedere Marittimo, in Calabria, è cresciuto a Cosenza dove si è formato fino alla licenza liceale. L’esperienza universitaria romana, presso La Sapienza, gli ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e fisici, portandolo oltreoceano e oltre Urali spinto dallo studio, dal lavoro e da pura curiosità. Terminati gli studi di specializzazione in lingua e letteratura russa (dedicati soprattutto alla poesia del ‘900), attualmente vive e lavora a San Pietroburgo, dove si concentra principalmente sull’insegnamento e sulla diffusione della lingua italiana, mantenendosi contemporaneamente attivo in progetti personali e pubblici.
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