Come si presenta e cosa significa il parco “Zaryade” per Mosca e per la Russia

Fonte: Afisha Daily, 11/09/2017. Traduzione di Alessandro Lazzari.

“Zaryade” è il nuovo parco principale, un grande manifesto architettonico. “Afisha Daily” ha chiesto a Daria Paramonova, uno degli studiosi dello stile architettonico moscovita al tempo di Lužkov (sindaco della città dal 1992 al 2010, ndt), di decifrare i segnali che il parco “Zaryade” trasmette alla Russia e al mondo.

Nel 2012 fu indetto il concorso internazionale per il parco a “Zaryade”. Se ne occuparono il Comitato per l’architettura e l’edilizia cittadina di Mosca e l’ufficio tecnico “Strelka”, un’associazione creata appositamente all’interno dell’omonimo istituto e che oggi rappresenta gli spazi pubblici in tutto il paese. Allora vinse il progetto dello studio Diller Scofidio + Renfro, autori del famoso parco High Line di Manhattan attraversato da cavalcavia ferroviari abbandonati. A Mosca gli americani proposero di costruire un complesso rilievo collinare con clima artificiale ed alcune zone climatiche che complessivamente avrebbero riprodotto l’aspetto della natura russa.

“Afisha” ha seguito con grande interesse tutte le tappe del lavoro a “Zaryade”, dal concorso alla messa a punto dello stile dei progettisti, e le ha raccolte in un grande studio. Nonostante lo scetticismo e molti momenti controversi (compreso quello riguardante la spesa da 14 miliardi di rubli) il parco “Zaryade” è stato finito in tempo e presentato nel giorno della Festa della città.

È incredibile.

 

Nella foto, da sinistra, il sindaco di Mosca Sergej Sobjanin e il presidente russo Vladimir Putin sul ponte sospeso, una delle principali attrazioni del nuovo parco, nel giorno della sua inaugurazione.

 

È la prima opera di architettura mondiale a Mosca

“Si sono unite due tendenze. Il messaggio globale al cosmo è che la Russia, come anche tutte le città del mondo, diventa pazza quando si tratta di spazi pubblici, per noi è importante crearli. D’altro canto soffriamo sensibilmente perché fino ad oggi qui da noi, nonostante i numerosi tentativi, i progetti con le “archistar” non avevano avuto buon esito. Il progetto di Norman Foster di ricostruzione del Museo Puškin delle belle arti e quello di Renzo Piano per la centrale idroelettrica GES-2 avrebbero dovuto essere per dimensioni grandi esattamente quanto “Zaryade”. Sicché questo è praticamente il primo super progetto di archistar a Mosca”.

 

 

È uno spazio pubblico di incredibile dimensione e ambizione

“Non amo affatto mettere in evidenza i tratti divisori tra epoche: “Ecco qua il periodo di Lužkov, qua invece lo stile di Sobjanin (sindaco di Mosca dal 2010, ndt)”. Non vorrei che il parco fosse percepito solamente così, il suo contesto è di gran lunga più ampio. Il concorso internazionale è stato condotto nel 2013 ed ora sembra che il tema dei parchi sia in voga sull’onda del successo del rinnovato Gorkij Park. D’altro canto la Russia sta assimilando il concetto di “spazio pubblico” dal 2010, da quando cioè si è tenuto l’omonimo workshop a “Strelka” dove gli studenti, sotto la direzione di Michael Schindhelm, hanno condotto ricerche sugli spazi pubblici di Mosca. Da allora sono stati realizzati alcuni nuovi spazi pubblici nell’ambito della sistemazione urbanistica di Mosca e si è capito come lavorano. Ma quando è stato scelto il progetto di Diller Scofidio + Renfro, ovviamente, nessuno capiva quanto fosse difficile realizzarli”.

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È un’architettura che bisogna analizzare con lo psicoanalista

“Il progetto “Zaryade” è il risultato di lunghe tribolazioni in un contesto di architettura post sovietica. La Russia l’ha raggiunto vent’anni fa dopo le fallite esperienze di collaborazione con le archistar, con la richiesta di un nuovo tipo di spazio pubblico, con la gelosia per le metropoli mondiali in generale e per High Line in particolare. Sì, ora i moscoviti possono dire che abbiamo il nostro High Line con abbondanza di cemento, betulle e con un rivestimento in vetro sospeso. Succede così quando si vuole qualcosa a tutti i costi e non si è in grado di controllarsi. Dopotutto prima di “Zaryade” tutti i progetti audaci erano stati pianificati distanti dal centro, da qualche parte nella zona della Golena di Nagatino (“Nagatinskaya Poyma”, zona verde a sud di Mosca, ndt) o alla “City” sulla Presnja (il centro affari della capitale, ndt)”.

 

 

È un gesto politico

“Il parco può essere interpretato come un tentativo di umanizzare il potere. Non ho mai creduto nella stabilità dello stile moscovita, né ho mai avuto sentimenti sacrali nei confronti del posto che viene considerato ufficialmente il cuore di Mosca: inanimato, impenetrabile, estraneo. Chiaramente tutti gli oggetti mondiali che sono un’eredità culturale hanno uno status simile, ma puoi visitare il Vaticano, studiare Versailles e passeggiare intorno al Tower Bridge di Londra. Mi repellono le fughe imbiancate dei mattoni. E per questo è importante che vicino alla fortezza appaia qualcosa di terribilmente contraddittorio, con questo ponte e gli scivoli, come se fosse contrapposto al Cremlino”.

 

All’interno del parco sono riprodotte le zone climatiche caratteristiche della Russia. 

 

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È la manifestazione della paura del vuoto

“Dopotutto a Zaryade avrebbero potuto costruire qualcosa di ortodosso e patriottico in conformità con l’attuale ideologia di stato. Tuttavia la città ha ottenuto un parco edificato intorno al concetto di ecologia, con un’agenda neutrale, concerti di musica classica e food market. Per adesso è difficile valutare “Zaryade” come un’opera d’arte paesaggistica perché il verde è appena stato piantato. È chiaro che ognuno degli elementi naturali ha una funzione simbolica: la stessa palude si poteva fare estremamente più realistica con zanzare e rospi, ma difficilmente sarebbe piaciuta. È come se il parco cercasse di incorporare due stili: da una parte rimane comprensibile per l’uomo comune, il turista dall’entroterra al quale non serve l’High Line, ma allo stesso tempo vuole essere un eminente progetto internazionale.

Questa cosa lo danneggia: un vero parco naturale senza sala concerti e parcheggi avrebbe potuto essere un salto rischioso. Ma per effetto del passato sovietico cittadino in Russia è rimasto il desiderio insistente di allargare maggiormente i metri utili, perciò nel parco “Zaryade” hanno inserito una moltitudine di funzioni: c’è sia il museo che il bar. Quasi si spaventino che la gente non trovi come occupare il tempo sui prati e sulle colline. Nella concezione iniziale era prevista una grande discesa verso il Cremlino, ora al suo posto c’è un centro multimediale. Qui non vi sentite in un parco, piuttosto in un centro commerciale. Non c’è una vista ed è come se ci fosse un paravento da tutti i lati”.

 

 

È l’immagine del futuro dal passato

“Sarebbe interessante immaginare come si presenterebbe il parco se non avessero rimosso le rovine dell’hotel “Rossija” (che si trovava dove oggi è stato costruito il parco, ndt), ma avessero lasciato crescere l’erba. A “Zaryade” c’è proprio questa sensazione post apocalittica della natura germogliata tra l’architettura. O di tecnica scolpita nella natura: l’occhio si aggrappa ad una moltitudine di dettagli ingegneristici, di fughe, di chiuse, di scale. Tutto insieme ricorda il racconto sovietico degli anni Sessanta sulla Mosca degli anni Venti del 2000. La gente passeggia per i prati sotto una cupola vetrata, suonano orchestre militari, giganteggiano le cupole dorate delle chiese, tutto ciò l’hanno inventato architetti americani e qui vicino cammina Timati (famoso rapper russo, ndt) con le guardie del corpo: suona come un grottesco collage letterario di Saltykov-Ščedrin”.

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 L’hotel “Rossija” è stato chiuso definitivamente nel 2006. Al suo posto il 9 settembre 2017 è stato inaugurato il parco “Zaryade”.

 

È un’attrazione, non un parco da tutti i giorni

“Se si esaminano i dettagli, mi piace molto la pavimentazione senza cordoli che non è così semplice da coordinare a Mosca. Le onde in vetro con le travi incrociate non mi piacciono particolarmente: ricorda i Gardens by the Bay di Singapore con la cascata e le attrazioni nelle serre. Se parliamo dello stile architettonico, ricorda i tentativi di interpretare l’architettura moderna al tempo di Lužkov, perciò per me tutto questo è un po’ antiquato. È presto per giudicare il paesaggio: tra solamente un anno tutto il verde crescerà. La palude, per esempio, diventerà sicuramente più in stile Vasnecov (pittore russo di fine ‘800 – inizio ‘900, ndt), ciononostante continuerà ad essere percepito come qualcosa da casa in campagna. La linearità delle forme confonde: senza un ponte galleggiante ed estese aiuole il parco avrebbe avuto un aspetto più naturale. È chiaro che a “Zaryade” non sarebbe possibile un Central Park newyorkese, non è un posto dove riposarsi. Ma la funzione turistica qui è stata inevitabile per via della vicinanza al Cremlino”.

 

 

È una parte di nuovi, ancora più prominenti, spazi pubblici

“Mosca come metropoli, dove dal 2012 è in corso una incessante sistemazione urbanistica e dal 2014 si sta velocemente sviluppando il turismo, ha un’agenda interna e bisogni propri. Il parco, senza dubbio, li soddisfa. Inoltre per quanto riguarda il design e il contenuto è un progetto assolutamente internazionale dove il rigido sistema di amministrazione è coperto da rotoli di prato. La natura come mezzo per camuffare la civiltà viene utilizzata ovunque. E può darsi che il parco “Zaryade” non cambierà il mondo come l’High Line, ma ci coinvolge portandoci in quel mondo dove anche l’High Line è possibile”.

 

 

Nota del traduttore: “Zaryade” si potrebbe tradurre letteralmente con “dietro la fila”. Geograficamente, infatti, il parco si trova dietro una via di Mosca, “Ochotnij Ryad” (che significa “fila della caccia”), a sua volta chiamata così poiché nel XVII e XVIII secolo i cacciatori vi portavano la selvaggina per venderla disponendola in file.

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Attualmente sono studente magistrale presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Nel tempo libero insegno italiano a ragazzi russi. Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.

Alessandro Lazzari

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Attualmente sono studente magistrale presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Nel tempo libero insegno italiano a ragazzi russi. Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.