La fortezza di Por-Bažyn: un sito archeologico quasi del tutto inaccessibile nella Repubblica di Tuva

Fonte: rusrep.ru

Scritto da Julija Nikitina, tradotto da Giulia Romanelli.

Cenni storici

Por-Bažyn (che tradotto dalla lingua tuvana significa “casa costruita in argilla”) risale al secolo VIII ed è una delle isole del Tere-chol’, lago di scarsa profondità che si trova nella parte orientale della Repubblica di Tuva.

Questo angoletto di terra è situato vicino al confine con la Mongolia ed è quasi del tutto irraggiungibile. È possibile infatti arrivarci solo in elicottero, in aereo monoelica o a cavallo, e comunque sempre quando il tempo non è piovoso e avendo a disposizione un buon fuoristrada.

Al tempo in cui la fortezza era abitata, in quella zona si trovava il terzo khanato Uiguro (gli Uiguri sono una popolazione di etnia turcofona e religione islamica, oggi residente nel nord-ovest della Cina, N.d.t.). Il khanato Uiguro era uno stato comprendente territori che attualmente fanno parte della Cina, del Kirghizistan, della Russia e della Mongolia.

 

Repubblica di Tuva

 

Le rovine della fortezza furono scoperte alla metà del XIX secolo, quando un collaboratore del museo di Minusinsk (città della Siberia meridionale, N.d.t.) intraprese una spedizione etnografica nella Repubblica di Tuva.

Tuttavia queste rovine finora non sono ancora state totalmente riportate alla luce.

Alla fine del 2000 nacque un progetto archeologico di vasta portata su iniziativa di Sergej Šojgu, a quel tempo ministro per la difesa civile, le situazioni di emergenza e i disastri naturali. Nell’ambito di questo progetto furono organizzate spedizioni di studenti di varie università russe nella repubblica natale del ministro (Sergej Šojgu è di etnia tuvana, N.d.t.). Inoltre, per raggiungere la fortezza in modo più semplice fu costruito un lungo ponte che è possibile percorrere a piedi dalla riva del lago fino all’isola.

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Tuttavia ora, secondo alcuni testimoni oculari, gli scavi versano in stato di abbandono e le parti visibili della fortezza sono spazzate dal vento e dalla pioggia.

 Leggenda

Non si sa se di fatto Por-Bažyn sia una fortezza o per quale motivo essa sia stata costruita.

Alcuni dicono fosse un palazzo, altri un santuario, altri ancora un fortino di difesa. Ma la presenza di ognuno di essi in questo remoto angolo della Repubblica di Tuva sembra altrettanto assurda (questi luoghi sono da sempre sperduti, lontani dalle strade e dalle città maggiori).

D’altra parte è proprio grazie alla difficoltà nel raggiungere quest’isola che la fortezza si è conservata. Vi sono stati trovati affreschi, utensili metallici, alte mura con rampe d’accesso, fondamenta e colonne di edifici.

Non è neanche certo chi abitasse nella fortezza, o quando e perché l’abbiano abbandonata. Non si sa neanche se essa sia stata fin dall’inizio costruita sull’isola o se fosse adiacente al bassopiano e in seguito allagata di proposito.

Nel folklore tuvano c’è una leggenda secondo cui Por-Bažyn all’inizio si trovava in una valle asciutta. In seguito i nemici deviarono l’acqua di una sorgente vicina e inondarono la valle. Tuttavia gli scavi rivelano piuttosto che la fortezza fu bruciata.

Come al solito, gli amanti dell’esoterismo hanno avanzato una teoria secondo cui Por-Bažyn sarebbe la porta di accesso allo Šambala (secondo il buddismo tibetano Šambala è un regno mitico e segreto dove predominano pace, quiete e felicità, insomma una sorta di paradiso terrestre, N.d.t.).

Il piano di costruzione della fortezza ricorda un mandala buddista o induista.

Mandala

 

Per la costruzione è stata utilizzata una tecnica dei Chanty (etnia che convive con quella dei Mansi nel Circondario autonomo dei Chanty-Mansi nella Siberia Occidentale, N.d.t.). Secondo questa tecnica si alternano strati di materiali aridi a malta, usata come amalgama di collegamento.

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Durante gli scavi sono state ritrovate molte raffigurazioni di animali in stile sciita (gli Sciti furono un’antica popolazione nomade di origine iranica, che migrò verso l’Altaj e il Caucaso, N.d.t.).

 

Statuetta zoomorfa in stile sciita

Alcuni dati relativi alla fortezza

Superficie: ca. 3,5 ettari

Edifici ritrovati all’interno delle mura: 27

Temperatura media durante l’inverno: – 47 °C

Distanza dal villaggio più vicino: 7 km

 

L’Est Europa, con la sua cultura e la sua mescolanza di lingue e popolazioni, è il mio interesse principale. Tutto è iniziato con una lezione sulla rivoluzione russa in quinto superiore, da lì ho deciso di studiare questa magnifica e tremenda lingua prima all’università di Urbino, poi a Bologna. Ho migliorato le mie competenze con un soggiorno a Mosca, ho svolto un volontariato in Lituania e da lì mi sono lanciata in un viaggio alla scoperta dei paesi slavi, ho vissuto 5 mesi a Varsavia dove ho avuto il piacere di studiare il polacco, a breve mi trasferirò a Praga per uno stage. Spero di sfruttare le mie conoscenze per darvi uno sguardo più approfondito sull’est Europa.

Giulia Romanelli

L’Est Europa, con la sua cultura e la sua mescolanza di lingue e popolazioni, è il mio interesse principale. Tutto è iniziato con una lezione sulla rivoluzione russa in quinto superiore, da lì ho deciso di studiare questa magnifica e tremenda lingua prima all’università di Urbino, poi a Bologna. Ho migliorato le mie competenze con un soggiorno a Mosca, ho svolto un volontariato in Lituania e da lì mi sono lanciata in un viaggio alla scoperta dei paesi slavi, ho vissuto 5 mesi a Varsavia dove ho avuto il piacere di studiare il polacco, a breve mi trasferirò a Praga per uno stage. Spero di sfruttare le mie conoscenze per darvi uno sguardo più approfondito sull’est Europa.