Senza le lingue è un po’come non vedere: il Ministero dell’Istruzione si ferma a vent’anni fa

Fonte: Pravda.ru 27/09/2017, intervista di Oksana Orlovskaja, traduzione di Alessia Bianco

Il 27 settembre il Ministro dell’Istruzione e della Scienza Ol’ga Vasil’eva in un’intervista di RT ha avanzato un’originale proposta: lasciare nel programma scolastico solo una lingua straniera (secondo lei, possibilmente l’inglese in virtù della sua diffusione).

In questo modo, ritiene il ministro, si potrà aumentare la qualità dell’insegnamento, senza occuparsi di presunzioni e di inganni. Al di là di questo, la Vasil’eva è sicura che l’eliminazione di ulteriori lingue straniere dal programma scolastico consentirà di approfondire lo studio della lingua madre, il russo, la cui conoscenza nel paese non è buona.

Ovviamente la Vasil’eva ha precisato che le scuole avranno la possibilità di salvaguardare il loro “poliglottismo”, ma comunque a propria discrezione e trasgredendo al programma della scuola media approvato dal governo. In generale il Ministro ha sottolineato in tutti i modi che la sua proposta risponde allo spirito del tempo.

Tuttavia la seconda lingua straniera è comparsa nelle scuole russe non così tanti anni fa perché noi potessimo dimenticare come era la situazione in epoca sovietica. Ma dove andranno a finire gli insegnanti delle altre lingue, tranne l’inglese? Oppure, come prima, gli studenti verranno obbligatoriamente distribuiti in gruppi di francese o tedesco?

All’insieme di quesiti, sorti in risposta alla dichiarazione del Ministro, a “Pravda.ru” ha risposto Anatolij Gin, pedagogo, esperto consulente del TRIZ (Teoria per la soluzione inventiva dei problemi), direttore del Laboratorio internazionale delle tecnologie didattiche “Risolutore universale”, direttore generale dell’organizzazione autonoma senza scopo di lucro per il contributo alle innovazioni “Triz-professionista”, vice presidente dell’Associazione internazionale TRIZ per le questioni didattiche.

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-Studiare una seconda lingua straniera è davvero così difficile, tanto da impedire agli studenti di imparare la lingua madre e tanto più il russo?

-Nel mondo ci sono tante persone che conoscono molte lingue, i cosiddetti “poliglotti”e tutti, senza eccezione, affermano che più lingue si conoscono, più facile sarà studiarne altre. Dunque l’affermazione di Ol’ga Vasil’eva va oltre la mia comprensione e oltre l’esperienza universale di tutti i diversi poliglotti.

-Il Ministro ha messo in rilievo l’inglese, tra tutte le lingue straniere.

-Ol’ga Vasil’eva utilizza dei concetti che sono diventati obsoleti circa vent’anni fa. La lingua oggi non è assolutamente solo un mezzo di comunicazione. Addirittura nei comuni telefoni ci sono traduttori che traducono perfettamente da una lingua all’altra, da un parlato all’altro. Tra dieci anni compariranno gli stessi traduttori nelle reti neurali artificiali, che si adatteranno in modo personalizzato alla vostra pronuncia e tradurranno perfettamente quasi da ogni lingua all’altra. Pertanto le funzioni della lingua sono piuttosto diverse.

Il linguaggio è una delle più grandi facoltà che utilizza il cervello umano. Chi studia e conosce le lingue è innanzitutto una persona che potenzia correttamente il proprio cervello. Ecco, perché abbiamo due occhi? Guardate con un solo occhio! Vedrete, un edificio, il cielo… ma con due occhi avrete una visione d’insieme.

La conoscenza di più di una lingua è la stessa cosa. Ci permette di avere un sistema di comprensione del mondo più sviluppato perché esse sono complementari in molte cose. In questo senso il latino ancora oggi non ha perso il suo significato, perché studiando il latino si comprende l’origine e di conseguenza il significato di molte parole. Ecco qual è la funzione della lingua.

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-Cosa ne pensa, le scuole ascolteranno l’appello del Ministro?

Questo sarà un appello per gli ignoranti e i mediocri, per coloro che comprendono un po’ la questione, questo difficilmente sarà un richiamo. Sarebbe diverso se questo fosse il primo passo e poi mettessero alle strette gli studenti, costringendoli a studiare una sola lingua come strumento economico e via dicendo.

-Dunque questo sarebbe il primo campanello di un qualcosa il cui esito si vede da lontano?

-Chi può dirlo. Forse il Ministro ha detto uno strafalcione, ma potrebbe anche essere l’inizio di una qualche offensiva.

Tuttavia ci sono sempre più genitori di studenti della scuola media i quali comprendono che se non si occupano da soli dell’istruzione del proprio figlio, questa non sarà buona.

-Quali sono le lingue che lei consiglia di studiare in ordine di importanza?

-Al primo posto c’è la lingua madre, nella quale si parla e la quale bisognerebbe conoscere bene. Ma successivamente non saprei stabilire delle priorità, perché ciò dipende moltissimo dalle prospettive di vita: vuoi essere un viaggiatore, è una cosa, vuoi lavorare nell’azienda vicina e non vuoi andare da nessuna parte, questa è tutt’altra cosa.

Certamente vi è l’inglese, se parlato in modo ragionevole. Oltre a questo, se si parla di complementarietà, hanno grande importanza le lingue asiatiche, lo stesso cinese. In più ci sono molte sfumature, perché il cinese come lingua comune è solo scritto, ma per quanto riguarda la lingua parlata c’è un’enorme quantità di dialetti, tanto è che a volte non si comprendono l’uno con l’altro. C’è il cosiddetto cinese tradizionale, il quale in realtà è conosciuto da pochi. Dunque ci sono delle difficoltà.

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Tuttavia come sistema complementare il cinese, lo giapponese o ad esempio il vietnamita sono molto utili, perché il vietnamita e il cinese sono lingue in cui c’è un sistema di scrittura totalmente differente.

-Ma sono molto difficili da studiare?

Sì, se non si ha un orecchio musicale sono molto difficili da assimilare, ma nell’infanzia tutti i cinesi e i vietnamiti apprendono e se si studia dalla più tenera età, si riesce ad impararlo. Dunque se consideriamo dal punto di vista della neurofisiologia, risulta che anche la suddivisione delle funzioni tra gli emisferi dipende moltissimo da quale lingua si utilizza, da quale codice culturale usa la persona. Lo studio della lingua e della cultura cinese si rivela un modello complementare rispetto alla lingua russa o all’inglese. Qui tutto dipende da quale sarà la vita di questa persona, da quali sono le sue prospettive, per questo è difficile pronunciarsi univocamente. L’inglese è comunque la lingua con maggiori possibilità al momento.  

 

Nata a Roma nel 1988, ho conseguito la Laurea Triennale in Lingue e culture del mondo moderno e successivamente la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione presso l’Università di Roma La Sapienza. Nel 2010 e nel 2012 ho studiato, per la durata di un semestre, all’Università Statale di Mosca, dove ho svolto anche un tirocinio come insegnante di lingua italiana. Nella tesi ho affrontato la questione della ženskaja proza (letteratura femminile) in Russia offrendo una traduzione inedita di Pikovaja Dama, racconto della scrittrice contemporanea Ljudmila Ulickaja. Dopo la laurea ho conseguito la certificazione DITALS per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Amo la cultura russa e mi affascina l’idea di offrire ai lettori italiani uno sguardo più attento sul mondo russo.

Alessia Bianco

Nata a Roma nel 1988, ho conseguito la Laurea Triennale in Lingue e culture del mondo moderno e successivamente la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione presso l’Università di Roma La Sapienza. Nel 2010 e nel 2012 ho studiato, per la durata di un semestre, all’Università Statale di Mosca, dove ho svolto anche un tirocinio come insegnante di lingua italiana. Nella tesi ho affrontato la questione della ženskaja proza (letteratura femminile) in Russia offrendo una traduzione inedita di Pikovaja Dama, racconto della scrittrice contemporanea Ljudmila Ulickaja. Dopo la laurea ho conseguito la certificazione DITALS per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Amo la cultura russa e mi affascina l’idea di offrire ai lettori italiani uno sguardo più attento sul mondo russo.