Perché tutto il mondo è impazzito per Goša Rubčinskij

Fonte: https://knife.media, 15.03.2016 – traduzione di Beatrice Zadro, articolo di Kalum Gordon. 

In soli due anni Goša Rubčinskij ha attirato l’attenzione di tutta l’industria della moda. Buyers, giornalisti, acquirenti e semplicemente i più incuriositi seguono con attenzione le idee del designer russo che con ogni nuova collezione suscita entusiasmo e indignazione tra dilettanti e professionisti.

Nessuno può rimanere indifferente guardando al suo successo: l’interesse per Rubčinskij è diventato anomalo. I pezzi forti del mondo della moda che lo amano faticano a spiegare la sua essenza. Io stesso quando esce la sua nuova collezione mi sento come quando rido a uno scherzo che non ho capito. Tuttavia è evidente che Goša è più di un fenomeno hype connesso ai sociali networks e ai media. C’è qualcosa nei suoi lavori. Ma esattamente, per quale motivo i professionisti ammirano Goša e le sue creazioni?

 

 

Secondo gli standard tradizionali i vestiti di Rubčinskij sono terribili. Acid-washed jeans, discutibili toni sul marrone, giacche poco coprenti, finto pelo. Insomma, tutti segni di un pessimo gusto.

Ma il designer adora tutto ciò. I materiali con cui cuce i vestiti non hanno niente in comune con quelli di altri giovani brand. Comme des Garçons, per cui lavora Rubčinskij, controlla attentamente la propria produzione e se solo Goša lo volesse potrebbe realizzare prodotti di ottima qualità. Ma sembra che ciò non gli interessi.

Questo ci porta al prossimo intrigo. Il designer russo sembra essere completamente indifferente a ciò che è considerato accettabile nel mondo della moda. Molti sono affascinati dall’ostentata mancanza di gusto dei suoi capi, una mancanza di gusto che certamente non si manifesta in forme armoniose. Rubčinskij non cerca di creare niente di cool: ciò che è cool lo è già di per sé.

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Oltre all’estetica, la storia di successo del modesto e timido designer è inesorabilmente legata a un momento particolarmente fortunato.

Nel mondo sterile e chiuso della moda, come quello di dieci anni fa, nessuno avrebbe preso sul serio Rubčinskij. Ma la richiesta è cambiata e i designers hanno cominciato a cercare nuove fonti d’ispirazione.

Una di queste fonti è lo streetwear che ha sperimentato una ripresa dopo alcuni anni di vegetazione alla periferia dell’industria della moda, durante i quali l’attenzione era completamente incentrata sull’eredità. Era un momento in cui gli uomini improvvisamente hanno deciso di crescere, di dire addio alle sneakers e di investire in un paio di Brogue di qualità così da non dover cercare più un altro paio di scarpe. Ma, ebbene sì, niente è più noioso dell’eternità.

La moda, alla ricerca di qualcosa di meno duraturo ma più vivace e fluido, ha finalmente sorriso allo streetwear. Mettete a confronto le ultime collezioni di Rubčinskij, di Virgil Abloh, stilista di Kanye West, di Jun Takahashi e dello stilista georgiano Demna Gvasalia: tutte loro sono strettamente connesse alle collezioni di Gucci e Prada.

Ora Goša Rubčinskij è in cima all’ossessione per lo streetwear. Questa tendenza nell’industria della moda non sembra essere momentanea, al contrario ricorda qualcosa di permanente. Grazie al fatto che lo streetwear e l’alta moda si sono intrecciati strettamente con l’aiuto di internet stiamo entrando nell’era della democratizzazione della moda.

Senza dubbio Rubčinskij è un simbolo di cambiamento. E in virtù di questo è stato ricoperto di lodi. Ma il lavoro del designer russo è anche un soffio di aria fresca per l’industria.

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Naturalmente lo stile di Rubčinskij non è unico nel suo genere e i suoi capi difficilmente possono essere definiti innovativi, anche se posizionati nel contesto giusto potrebbe sembrare così. Uno dei momenti più brillanti del 2015 è rappresentato dalla celebre t-shirt in cui Goša riprende il logo di Tommy Hilfiger. Grazie alla sua ostentata semplicità, questa mossa è stata una vera novità per l’industria della moda. Sostituire il logo di qualcun altro col proprio per creare un omaggio provocatorio e divertente prima era semplicemente impensabile a un livello così alto. Anche se nello streetwear giocare con i loghi già da tempo è la normalità.

Lo stesso si può dire di altre collezioni del designer che ha sfruttato profondamente le subculture giovanili del passato rendendole ancora più impudenti. Raf Simons ha sviluppato per lungo tempo trucchi simili ed è stato uno dei primi designer a portare storie dalla strada alle passerelle parigine. A Rubčinskij si avvicina molto il brand Supreme piuttosto che lo stilista belga. Inoltre i suoi vestiti non danno l’idea di trascuratezza. Anche io ho alcuni dei suoi capi e li adoro. Per me Goša è un bonus innovativo alla tradizione primordiale della Paris Fashion Week.

Il mio atteggiamento può spiegare perché il mondo della moda adori Goša Rubčinskij. Col suo contributo lo streetwear è giunto a persone che prima neanche lo notavano sia a causa del suo elitismo insensato sia per la paura derivata dal background hooligan dei vestiti.

Il designer utilizza i trucchi preferiti di Erik Brunetti e Eddie Cruz per il mondo dell’alta moda. Il podio è dato alle sue idee di solidità senza la quale sarebbero state ignorate. Lo stile è rimasto sconosciuto alla maggior parte dei pezzi forti ma poiché hanno familiarità con il medium (il podio va a Haute Couture), i buyers e i giornalisti possono esplorare lo streetwear senza immergersi in un ambiente ostile.

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 Rubčinskij ha aperto a molti la via dell’industria che prima preferiva non mettersi in contatto con la strada e viceversa.

 I due mondi ancora si scontrano e ciò spiega perché i tentativi dei designers di collegare lo streetwear all’alta moda spesso sembrino inutili. Ma ammettiamolo: i giorni del lusso sono contati. La moda sta diventando più flessibile e meno esigente. I critici di moda che hanno dato forma all’ordine dei giorni nostri vengono sostituiti da celebrità di Instagram che agiscono in qualità di ambasciatori della moda. Lo streetwear con la sua impudenza e la sua rabbia si inserisce magnificamente in questo processo. Come lo stesso Rubčinskij.

Nata nel 1995 a Reggio Emilia, sono laureanda al corso di Lingue,Civiltà e Scienze del Linguaggio dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Da sempre appassionata di lingue, ho intrapreso lo studio del russo per curiosità verso una realtà così vicina ma contemporaneamente così lontana. Ho concluso un semestre presso l’università HSE-Higher School of Economics a Mosca, dove ho potuto approfondire la conoscenza della lingua e Relazioni Internazionali oltre che poter vivere nella capitale russa di cui mi sono innamorata. Amo la Russia perché mi sorprende e regala nuovi punti di vista sul mondo. Amo leggere e viaggiare. Parlo inglese e tedesco.

Beatrice Zadro

Nata nel 1995 a Reggio Emilia, sono laureanda al corso di Lingue,Civiltà e Scienze del Linguaggio dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Da sempre appassionata di lingue, ho intrapreso lo studio del russo per curiosità verso una realtà così vicina ma contemporaneamente così lontana. Ho concluso un semestre presso l’università HSE-Higher School of Economics a Mosca, dove ho potuto approfondire la conoscenza della lingua e Relazioni Internazionali oltre che poter vivere nella capitale russa di cui mi sono innamorata. Amo la Russia perché mi sorprende e regala nuovi punti di vista sul mondo. Amo leggere e viaggiare. Parlo inglese e tedesco.