10 posti da visitare in Russia che vi faranno venire la pelle d’oca

Fonte: bigpicture.ru, tradotto da Giulia Romanelli

Al mondo esistono posti nascosti e misteriosi come cimiteri, chiesette, città e ospedali abbandonati. La Russia è un paese sconfinato e conta molti di questi luoghi, più che qualunque altra nazione. Che ne dite di farci un giro?

Il “cimitero maledetto”

Il “cimitero maledetto” è una desolata radura circolare di 250 metri di diametro. Si trova nel mezzo della taiga a 100 km dalla confluenza del fiume Kova nel fiume Angara (nella Siberia Meridionale, N.d.t.). È interessante notare che la radura al suo interno è priva di vegetazione, mentre all’esterno è circondata da alberi carbonizzati, come se vi fosse imperversato un incendio. Secondo una leggenda metropolitana è proprio qui, e non nella zona della Tunguska Pietrosa (fiume della Siberia centrale, N.d.t.), che sarebbe caduto il meteorite di Tunguska.

Negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso spesso nella radura si faceva pascolare il bestiame, che però moriva. Agli abitanti locali toccava riprendere le carcasse tirandole con dei ganci, perché loro stessi avevano paura di entrare nella radura. La carne degli animali morti era di uno strano colore rosso. Si riteneva che lì fossero morte anche delle persone, infatti durante la Seconda Guerra Mondiale nella radura e nei suoi pressi caddero alcune centinaia di uomini. Insomma si può dire che camminare in questo luogo non sia molto raccomandabile!

 

La “pineta della carne”

La pineta della carne, o valle della morte, si trova nella regione di Novgorod. Non è molto semplice trovare questo posto: ora infatti vi è cresciuto un bosco e per raggiungerlo c’è solo quel che resta di una ferrovia del tempo di guerra. A prima vista non c’è niente di spaventoso nella pineta, ma durante la Seconda Guerra Mondiale in questo posto morirono circa dieci mila soldati, sia russi che tedeschi. I loro resti finora non sono mai stati sepolti. Si dice che nella pineta si possano trovare strani oggetti del periodo bellico: baionette, elmetti, scheletri e teschi.

 

 

Il complesso della casa di cura “Ènergija”

Le rovine di questa casa di cura abbandonata si trovano a 15 km dalla MKAD (strada a scorrimento veloce che circonda Mosca, N.d.t.). In passato questo sanatorio era considerato quasi un’opera d’arte: al posto del cortile si trovava un bosco, che fu eliminato per far spazio a delle sculture. Lo stesso edificio un tempo era una bella costruzione a due piani, tuttavia ora visto da fuori sembra un normale palazzo, che probabilmente necessita di un restauro. All’interno la situazione è diversa: c’è immondizia dappertutto e le finestre sono rotte, nelle stanze i mobili sono fracassati e ci sono libri e foto stracciate. Ora il palazzo è quasi del tutto in rovina, una metà è bruciata e non vi sono rimaste quasi neanche più le pareti.

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La cittadina di Kadykčan nella regione di Magadan

Kadykčan (città dell’estremo oriente russo. Il suo nome in evenki, una lingua locale, significa “La valle della morte”) fu costruita nel 1943, quando venne trovato carbone di alta qualità a 400 m sotto al livello del terreno. Fino al 1996 nella cittadina vivevano un migliaio di persone. Durante l’epoca staliniana vi si trovava anche un gulag. Ma nel 1996 nella miniera ci fu un’esplosione e gli abitanti iniziarono a emigrare. Nel 2006 nella cittadina rimanevano soltanto 791 persone, dopo un paio di anni solo 400. Gli ultimi abitanti si rifiutavano di lasciare Kadykčan, ma le autorità già nel 2003 avevano deciso di eliminarla perché non più redditizia e avevano quindi spento l’unica caldaia della città. Per questo motivo non fu più possibile vivere in quel luogo e così anche gli ultimi abitanti se ne andarono. Di conseguenza le autorità non ritennero necessario evacuare i cittadini. Oggi Kadykčan è una città mineraria fantasma. Nelle case sono rimasti libri e mobili, nelle strade negozi e monumenti distrutti.

 

La baia “Finval”, una base di sottomarini della flotta militare russa abbandonata

Questa baia si trova nella città di Petropavlovsk- Kamčatskij (città dell’estremo oriente russo, N.d.t.). Il nome ufficiale è baia “Bečevinskaja”, ma per ragioni di segretezza venne rinominata “Finval”.  Una volta in questo posto si trovavano molti sottomarini, ma a partire dal 1971 la composizione dell’unità militare della baia venne ripetutamente modificata, finché nel 1996 decisero di scioglierla. Tutte le attrezzature sono state portate via e il rifornimento elettrico e quello idrico sono stati chiusi. Insieme alla base venne chiusa anche la cittadina missilistica di Šipunskij. Ora rimangono solo case abbandonate e i sottomarini sono stati spostati in un’altra baia.

La base di addestramento della flotta militare russa abbandonata sull’isola Russkij

L’unità militare 25108 stanziata sull’Isola Russkij è stata sciolta nel 2001 (l’Isola Russkij si trova nel Mar del Giappone, N.d.t.), ma quest’isola per lungo tempo ha beneficiato dello status di territorio segreto. Infatti durante l’epoca sovietica vi si trovavano molte cittadelle militari, così tante da poter dire che in pratica quest’isola era la più grande base militare della flotta sovietica.  Nel 1993 nelle unità della flotta dell’Oceano Pacifico morirono quattro soldati per fame, e altri 250 marinai finirono in ospedale con la diagnosi di “distrofia”. L’alta corte militare avviò un procedimento penale e le indagini andarono avanti fino al 1998. Alla fine venne accusato solo il vecchio sottotenente Vytriščaka, nella cui casa fu trovato del cibo rubato dal magazzino, mentre gli altri implicati ricevettero delle multe. Oggi l’unità è chiusa e abbandonata, ma dentro agli edifici è sparso quel che resta dei mobili e delle apparecchiature militari. Qualche burlone a volte pensa anche di “decorare” i palazzi appendendo delle tende in modo che, guardando da una certa angolazione, sembri di vedere il corpo di un uomo che ballonzola da un cappio.

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Le grotte Sablinskie

Il complesso sistema delle grotte Sablinskie (a sud di San Pietroburgo, N.d.t.) venne scoperto grazie all’estrazione della sabbia di quarzo dal XVII al XX secolo. Tuttavia nel 1922 le miniere vennero chiuse e le grotte furono abbandonate. Fino alla fine del 1970 l’esistenza delle grotte Sablinskie fu tenuta segreta. A quel tempo nelle grotte si nascondevano i prigionieri fuggiti e ogni anno vi scomparivano decine di persone. Queste sparizioni erano dovute sia ai banditi, che alle sabbie mobili e alle pareti che spesso crollavano. Tuttavia i tentativi di prendere i fuggiaschi nascosti nelle grotte furono del tutto inutili: le grotte Sablinskie si sviluppano infatti per alcuni chilometri e trovare qualcuno in quel labirinto naturale è davvero impossibile. Negli anni ’80 le grotte accoglievano una comunità di 200 persone. Oggi non esiste più nessuna comunità sotterranea ancora attiva e le misteriose grotte Sablinskie sono state trasformate in un’attrazione turistica. Un’escursione nella zona che è stata posta in sicurezza costa in tutto 600 rubli. Non sono invece ammessi turisti nelle zone non sicure.

La valle della morte in Kamčatka

La valle della morte in Kamčatka è stata abbandonata nel 1975. In passato nella valle si ritrovavano spesso carcasse di animali selvatici e uccelli, che morivano per via dell’alta concentrazione di gas velenosi come l’acido solfidrico, il diossido di carbonio e il solfurio di carbonio. Le carcasse degli animali nella valle si conservavano per un tempo stranamente lungo e non si decomponevano neanche all’aria aperta. Ciò era dovuto al fatto che l’aria satura di gas velenosi è in grado di bloccare il processo di ossidazione causato dai batteri. Anche gli umani non possono rimanere a lungo nella valle. Infatti dopo aver visitato la Valle della morte studiosi e turisti soffrono di mal di testa, febbre, vertigini e debolezza generale. Ma se si lascia subito questo pericoloso luogo si torna abbastanza velocemente alle condizioni di salute normali. Una passeggiata in questo inferno naturale non è adatta per i deboli di nervi. C’è infatti un’alta probabilità di imbattersi in carcasse di animali troppo imprudenti. Nonostante ciò solitamente gli umani fanno in tempo ad andarsene dalla valle sani e salvi.

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L’ospedale Chorvinskaja a Mosca

La costruzione dell’ospedale Chorvinskaja iniziò nel 1980, su un terreno che precedentemente aveva ospitato un cimitero. Dopo cinque anni i lavori vennero interrotti, lasciando un enorme palazzo non terminato. Oggi le fondamenta sono allagate e l’edificio ha iniziato ad abbassarsi lentamente sotto al livello del terreno. Esistono molte leggende metropolitane su questo posto e gli amanti delle sensazioni estreme visitano spesso l’ospedale Chorvinskaja. Chi l’avrebbe mai detto che le porte d’accesso al mondo soprannaturale si sarebbero trovate nei dintorni di Mosca!

Il riparo per sottomarini a Pavlosk 

La costruzione del riparo iniziò negli anni ’60 e continuò per 20 anni, ma negli anni ’80 fu interrotta e la base non fu mai terminata. Le pareti di cemento esterne erano complete, bisognava soltanto ultimare le rifiniture interne. Tuttavia nel 1992 gli USA e l’URSS firmarono il Trattato sulla riduzione delle armi strategiche e la base dei sottomarini Pavlovsk nella regione di Primorsk finì nella lista di posti che l’URSS si impegnò a chiudere (Pavlovsk si trova a sud di San Pietroburgo, N.d.t.).

All’interno il riparo si presenta come un posto davvero spaventoso. La parte centrale è costituita da due tunnel paralleli, uniti da un passaggio. Entrambi i tunnel sono così larghi che un sottomarino vi può entrare con facilità. Ci sono in tutto otto porte di accesso al rifugio. Valutare le sue vere dimensioni è difficile, infatti molti passaggi sono inondati e non si sa dove portino. Inoltre sul territorio dell’unità militare ci sono fonti di radiazioni e un crescente campo radioattivo, quindi è meglio non aggirarsi in questo luogo senza una tuta speciale.

L’Est Europa, con la sua cultura e la sua mescolanza di lingue e popolazioni, è il mio interesse principale. Tutto è iniziato con una lezione sulla rivoluzione russa in quinto superiore, da lì ho deciso di studiare questa magnifica e tremenda lingua prima all’università di Urbino, poi a Bologna. Ho migliorato le mie competenze con un soggiorno a Mosca, ho svolto un volontariato in Lituania e da lì mi sono lanciata in un viaggio alla scoperta dei paesi slavi, ho vissuto 5 mesi a Varsavia dove ho avuto il piacere di studiare il polacco, a breve mi trasferirò a Praga per uno stage. Spero di sfruttare le mie conoscenze per darvi uno sguardo più approfondito sull’est Europa.

Giulia Romanelli

L’Est Europa, con la sua cultura e la sua mescolanza di lingue e popolazioni, è il mio interesse principale. Tutto è iniziato con una lezione sulla rivoluzione russa in quinto superiore, da lì ho deciso di studiare questa magnifica e tremenda lingua prima all’università di Urbino, poi a Bologna. Ho migliorato le mie competenze con un soggiorno a Mosca, ho svolto un volontariato in Lituania e da lì mi sono lanciata in un viaggio alla scoperta dei paesi slavi, ho vissuto 5 mesi a Varsavia dove ho avuto il piacere di studiare il polacco, a breve mi trasferirò a Praga per uno stage. Spero di sfruttare le mie conoscenze per darvi uno sguardo più approfondito sull’est Europa.