La Vera Storia del Samovar Russo

Fonte: Moiarussia.ru; 01/05/2015; articolo di Andrej R.; tradotto da Daria Mangione

 

Il rituale del tè dal samovar è considerato dai tempi più antichi uno dei tratti più evidenti ed emblematici dello stile di vita russo tradizionale.

Il samovar non era soltanto un accessorio della vita domestica, ma era un simbolo inconfondibile di benessere, calore famigliare e agiatezza.
Era una componente del corredo di nozze delle giovani spose, si ereditava, si regalava. Pulito e lucidato, risaltava nel punto più onorato e in vista della stanza.
Molti pensano che il samovar sia un’invenzione del tutto russa. In realtà attrezzi simili al samovar erano conosciuti già da tempi remoti, nell’epoca classica. Per esempio, quando gli antichi romani volevano bere qualcosa di caldo, riempivano un recipiente di acqua e vi gettavano dentro un sasso incandescente, così facendo bollivano l’acqua.

 

V. F. Stožarov, Intorno al samovar

 

Col tempo in Europa hanno fatto la loro comparsa oggetti simili, ma con un sistema più elaborato. In Cina c’era addirittura un apparecchio che aveva, come il samovar, tubo e attizzatoio.

 

La macchina russa del tè

La macchina russa del tè, come era chiamata in Europa occidentale, fece la sua comparsa in Russia durante il regno di Pietro il Grande. Al tempo lo zar visitava spesso l’Olanda, da dove riportò numerose idee e oggetti interessanti, tra i quali anche un samovar. Naturalmente si chiamava in un altro modo in olandese, ma il suo nome originale non è arrivato ai nostri giorni e l’apparecchio è conosciuto come samovar.
Il samovar deve la sua comparsa al tè. Il tè fu introdotto dall’Asia in Russia nel XVII secolo come una medicina in uso tra i nobili. Prima arrivò a Mosca, poi a Odessa, Poltava, Char’kov, Rostov e Astrachan’. Il commercio del tè diventò una tra le attività più estese e remunerative.

 

V.A. Nagornov, Mercato

 

Nel XIX secolo il tè diventò la bevanda nazionale russa.

Il tè diventò il concorrente dello sbiten’, la bevanda calda preferita dell’antica Rus’, che si preparava con miele e erbe medicinali nello sbitennik. Lo sbitennik assomiglia da fuori a una teiera, dentro la quale è situato un tubo per il carbone. Nei mercati era molto attivo il commercio di sbiten’.

Nel XVIII secolo negli Urali e a Tula comparvero le cucine-samovar, costituite da un recipiente diviso in tre parti: in due si cuoceva il cibo, e nella terza il tè. Lo sbitennik e la cucina-samovar sono gli antenati del samovar.

Leggi anche
La corsa russa agli Oscar

 

V. Ju. Ždanov, Sole di marzo

 

Il primo samovar

Dove e quando fece la sua comparsa il primo samovar? Da chi fu inventato? Non si sa. È noto soltanto che, partendo per gli Urali nel 1701, il fabbro e industriale Demidov prese con sé degli abili artigiani, maestri dell’arte del rame. È possibile che già allora a Tula si producessero samovar.

Al tempo di Pietro il Grande, negli Urali, ebbe inizio uno sviluppo industriale senza precedenti, che comportò la costruzione di numerosissime fonderie di rame e industrie metallurgiche.

E proprio in una di queste fabbriche iniziò la produzione delle stoviglie domestiche di rame per la popolazione, e già negli anni ’30 del XVIII secolo iniziarono a realizzare le teiere con il manico. Poco dopo le industrie iniziarono a produrre grosse pentole e alambicchi per la distillazione degli alcolici.

Il primo accenno al samovar nei documenti storici risale al 1747, ma è impossibile definire la data precisa e il luogo in cui comparve il primo samovar. Tuttavia si sa per certo che, alla fine del XVIII secolo, i principi del funzionamento e la struttura propria del samovar erano ormai fissati definitivamente, e da allora restano immutati fino ai nostri giorni.

 

V. Nesterenko, Dolcetti e biscottini

 

Tuttavia, nell’aspetto i primi samovar erano un po’ diversi da quelli attuali: al tempo erano ideati principalmente per l’utilizzo in movimento, per questo avevano dimensioni più ridotte e piedini smontabili.
La capienza più diffusa era di 3-8 litri, ma si producevano anche samovar più capienti per più persone, da 12-15 litri.
Dal momento che nella maggior parte del territorio russo il clima è abbastanza rigido, le persone bevevano parecchie tazze di tè nel corso della giornata.

Leggi anche
I cinque film che hanno sconvolto il mondo - PARTE I

 

A. Korzuchin, Domenica

 

Inoltre il calore del samovar contribuiva molto a riscaldare gli ambienti. Tutto ciò rese il samovar estremamente popolare, nonostante il suo prezzo non fosse proprio modesto.

A proposito, il costo era stabilito a seconda del peso: più pesante era il samovar, più alto il suo prezzo.

 

La fabbricazione del samovar

La fabbricazione di un samovar è un processo abbastanza laborioso. Prendevano parte alla sua realizzazione artigiani con diverse abilità: oltre ai navodil’ščiki, artigiani che battevano i fogli di rame e gli davano forma, erano impegnati stagnai, tornitori, fabbri, montatori e pulitori. Gli artigiani nei diversi villaggi creavano parti diverse che poi portavano alla fabbrica dove venivano assemblate.

Interi villaggi si occupavano della produzione delle parti del samovar per tutto l’anno, con l’eccezione dell’estate, quando il lavoro si svolgeva nei campi.

 

A. Morev, Natura morta con samovar
N. Bogdanov-Bel’skij, I nuovi padroni (il rito del tè)

 
In principio i samovar erano realizzati in rame rosso o cupronichel, solo più tardi si cominciarono a usare leghe più economiche, come l’ottone. Esistevano anche samovar di metalli più preziosi, come l’oro o l’argento. Anche la forma del samovar si differenziava molto: nella sola Tula se ne contavano più di 150 tipi.
Nel corso degli anni le varie fabbriche che producevano samovar diventarono così tante che per distinguerne l’origine si iniziò ad apporre sul coperchio un simbolo, diverso per ogni fabbrica. Si trattava di una specie di marchio d’impresa che permetteva di riconoscere il produttore.

 

V. Kuznecov

 

Curiosità

  • I samovar più preziosi conosciuti ai giorni nostri sono quelli realizzati all’inizio del secolo scorso nelle botteghe Fabergé. Nella loro realizzazione sono stati impiegati argento e doratura, e raffinate tecniche di cesellatura, perforatura e fonditura.
  • A Tula nel 1922 fu realizzato un samovar che poteva contenere 250 litri di acqua, dal peso di 100 kg, come regalo per il presidente del comitato esecutivo centrale dell’URSS, Kalinin. L’acqua bolliva in 40 minuti e impiegava 2 giorni per raffreddarsi. Si trattava del samovar più grande al mondo.
  • Ai nostri giorni il record per il samovar più grande al mondo appartiene agli ucraini. Pesa più di 3 quintali, è alto 1,8 m e ha una capienza di ben 360 litri! Questo samovar si trova in funzione nella stazione di Char’kov e può servire in un giorni fino a diecimila persone.
  • Il “microsamovar” del fabbro dell’Istituto di radiotecnica e elettronica dell’Accademia delle Scienze dell’ URSS, Vasilij Vasjurenko, era considerato il samovar più piccolo al mondo: poteva far bollire una sola goccia d’acqua. Ma il record assoluto è stato raggiunto dall’artigiano russo e maestro di microscultura Nikolaj Aldunin. Il suo samovar è alto in tutto 1,2 mm. È realizzato interamente in oro e ha ben 12 parti.
Leggi anche
I 20 anni di Brat: la storia di un eroe post-sovietico

 

Ai nostri giorni

Anche ai nostri giorni è possibile coccolarsi con una tazza di tè dal samovar. Se ne può comprare uno sia nei negozi di antiquario che presso i rivenditori specializzati di samovar, per ricreare a casa propria un’atmosfera unica, calorosa, d’altri tempi, che arricchisce le occasioni famigliari o con gli amici, riportando alla mente le care vecchie tradizioni russe.

 

 

Oggi il samovar non è più un utensile indispensabile da trovare sul tavolo dove si riunisce la famiglia; si tratta più che altro di un oggetto curioso che è diventato parte del decoro d’interni.

Testo: Jana Malinka.

 

I consigli di moiarussia.ru:

  1. Se state pensando di acquistare un samovar, non lasciatevi ingannare: è importantissimo, prima dell’acquisto, controllare che il beccuccio non perda acqua. Accertatevene riempiendolo d’acqua o soffiando nel rubinetto: l’aria non deve passare.

 

  1. Al momento dell’acquisto fate anche attenzione al materiale in cui sono costruiti i manici: è preferibile che siano realizzati in materiale termoresistente.
  2. Anche il metallo in cui è costruito il samovar è importante. L’ottone normale deve essere lucidato spesso, poiché tende a annerire. Per questo motivo l’ottone nichelato è considerato migliore.
  3. Acquistando un samovar elettrico non dimenticatevi di controllate il riscaldatore.

 

 

Laureata in lingue e letterature straniere e in studi sull’Europa orientale. Ho vissuto in Russia, Ucraina ed Estonia, scrivo e traduco sia per lavoro che per passione.

Daria Mangione

Laureata in lingue e letterature straniere e in studi sull’Europa orientale. Ho vissuto in Russia, Ucraina ed Estonia, scrivo e traduco sia per lavoro che per passione.