Forse è ora di riscrivere l’Eugenio Onegin in lingua russa contemporanea

Fonte: Komsomolskaja Pravda, 19 dicembre 2016, di Yaroslav Korobatov. Traduzione di Alessandra Schirò fondatrice di Italia Russia Corner

Secondo una ricerca di Yandex, il 40% dei lemmi del dizionario di Vladimir Dahl oggi è uscito dall’uso.

Gli analisti del sistema di ricerca Yandex hanno deciso di scoprire quanto sia cambiata la lingua russa negli ultimi 150 anni, dai tempi in cui fu pubblicato il “Dizionario Esplicativo della Lingua Grande-Russa Viva” di Vladimir Dahl. Hanno analizzato la frequenza con cui viene utilizzato il lessico del dizionario di Dahl nelle ricerche. E sono giunti a un risultato sorprendente: il 40% delle parole che raccolse così meticolosamente lo studioso è totalmente uscito dall’uso! Quanto è rilevante tale perdita? Su questo tema abbiamo deciso di intervistare il dottore in scienze filologiche Anatolij Baranov, direttore del reparto della lessicografia sperimentale dell’Istituto della lingua russa dell’Accademia Russa delle Scienze Vinogradov.

Il dizionario di Dahl è stato migliorato mediante l’uso

– Dobbiamo capire che Dahl compose un dizionario dialettale, non un’edizione di riferimento per il linguaggio letterario, – spiega Anatolij Nikolaevich. – Era interessato ad annotare come parlano le persone da qualche parte nei villaggi, nelle province. Per questo Dahl non registrava tutte le parole del linguaggio letterario. C’è, però, una terza edizione di questo dizionario, curata dal noto scienziato Alexander Ivanovich Baudouin de Courtenay. Quest’ultimo l’ha reso molto più leggibile: ha introdotto il principio di organizzazione alfabetico anziché quello di nidificazione, ha incluso alcune parole del linguaggio letterario e ha introdotto parole oscene (senza censura). Per questo Alexander Ivanovich non piace a molti: sostengono che abbia rovinato il dizionario di Dahl. A mio parere lo ha migliorato, rendendolo attuale per il lettore. In quanto al dizionario originale di Dahl ci si può rapportare solo come a un monumento di una certa epoca.

– Come mai, allora, gode tuttora di cotanta autorità?

– Questo dizionario è in ogni caso un patrimonio nazionale. Grazie a tali dizionari la Russia è una potenza lessicale. D’altro canto, in parte, bisogna ringraziare la pubblicità. Dopo tutto, c’era anche lo Slovar’ Akademii Rossijskoj (la prima edizione è stata pubblicata nel 1789). È più piccolo nel vocabolario (contiene 43.357 parole contro le circa 200.000 di Dahl), ma rifletteva il lessico letterario, o meglio quello dei libri. E ho il sospetto che nel XIX secolo le parole dialettali registrate da Dahl che compongono il suo lavoro, non erano neanche tanto in uso. Molto probabilmente, una parte significativa del lessico di questo dizionario nella normale comunicazione non veniva utilizzata. Pertanto, non mi sorprende che il 40 per cento delle parole di Dahl non siano usate dai nostri contemporanei. Il problema non sussiste.

Ukh ty!” contro “Wow!”

– Lo strato dialettale del lessico della lingua russa se n’è andato insieme al suo vettore: il contadino. Cosa è arrivato al suo posto?

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– In parte nuove parole del linguaggio letterario. In parte prestiti da inglese, francese, tedesco e latino. Col passare del tempo, essi diventano parte integrante del vocabolario della lingua russa.

– Al giorno d’oggi un grosso flusso di prestiti stranieri provoca talmente tanta preoccupazione nella società che i limiti di utilizzo di tale vocabolario è regolarmente discusso nella Duma. Le parole straniere non distruggeranno mica la nostra lingua grande e potente?

– La lingua russa è contraddistinta dal fatto che per secoli ha incorporato in maniera assolutamente tranquilla e con successo vari prestiti da altre lingue. Molte parole che oggi sono percepite come di origine russo, in realtà provengono da lingue estere. Per esempio, la parola “terem” (torre, castello, ndt) ci è attivata dal greco. Questo non sminuisce in alcun modo la lingua russa, né i suoi parlanti.

– Come mai i nostri antenati non hanno attuato una “sostituzione dell’importazione” di lessico straniero?

– Qui non si tratta soltanto di una questione di linguistica. Secondo gli economisti e i politologi, la Russia è un paese in via di sviluppo. Rincorriamo il resto del mondo in continuazione. È chiaro che ci sono eccezioni: ci sono stati momenti in cui in qualche modo la Russia e l’URSS si staccavano. Ma per il resto volevamo sempre raggiungere le Potenze avanzate. A cosa ha portato tutto questo? Al fatto che, insieme ai risultati ottenuti nell’industria, nell’economia, nella scienza e nella cultura, abbiamo preso in prestito il lessico associato a queste aree. Cose del genere spesso accadono anche nel resto del mondo. Ad esempio, anche la civiltà francese si considera autosufficiente, potente e culturalmente indipendente. Negli anni ’80, all’alba della rivoluzione informatica, i francesi usavano nei loro discorsi la parola inglese “computer” e quella nativa “ordinateur”. A quel tempo anche noi avevamo un’espressione simile: “macchina di calcolo elettronica” – EVM. Oggi vediamo che in Francia “ordinateur” non è praticamente in uso, l’analogo lemma inglese ha vinto. Lo stesso è successo con noi. Ma nessuno in Francia si strapperà mai i capelli per questo, gridando che la patria è in pericolo.

– Significa che per noi non c’è niente di cui aver paura?

– Assolutamente! Dalla spazzatura la lingua russa si sbarazzerà da sola, rimarrà ciò che serve. Io qui vedo un solo problema. C’è un certo tipo di lessico che non è mai stato soggetto a prestiti. Si tratta delle interiezioni. E quando sento dei parlanti nativi russi usare “ups” e “wow”, per me è troppo! “Oj” non è peggio di “oops” e “ukh ty” per l’emotività non dovrebbe in alcun modo cedere il posto a “wow”.

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Pushkin è obsoleto?

– I prestiti li abbiamo capiti. Ma che dire del fallimento del lessico antico? È per caso giunta l’ora di tradurre le opere letterarie classiche scritte in questo modo in lingua moderna? Forse così i giovani ricominceranno a leggere i classici…

– In generale, tale necessità esiste: molte opere non possono essere comprese dai lettori contemporanei.In virtù di ciò, ad esempio, c’è un’edizione di “Eugenio Onegin” con commento di Lotman (Jurij Mikhajlovich Lotman, 1922 – 1993: linguista, semiologo e culturologo russo, fondatore della semiotica della cultura, ndt), dove tutto viene spiegato nei dettagli. Ma in ermeneutica (la scienza che studia la comprensione dei testi) figura anche un’altra rappresentazione, secondo la quale, il lettore concreto, in questa o quell’epoca, ha il diritto di comprendere il testo artistico come glielo permette la sua conoscenza del mondo. Pertanto, l’uomo moderno può benissimo percepire “Eugenio Onegin” non come lo aveva pensato Pushkin. L’opera non verrà mutilata in alcun modo da questo.

Ora, per quanto riguarda i rifacimenti, venivano fatti anche per i contemporanei dell’epoca. È noto che “Don Chisciotte” dopo la sua pubblicazione è stato riscritto per i bambini in quegli stessi anni. Era difficile da leggere, quindi hanno fatto la versione per bambini. Se dovrebbe essere fatto oggi volutamente? Ad esempio, per riscrivere tutte le opere della letteratura russa del XIX secolo? Penso che la lingua di quei tempi non cambia molto rispetto all’era moderna. Ma quella XVIII secolo è decisamente più difficile.

– La sicurezza che ha stabilito Pushkin ci basterà ancora per molto?

Alexander Sergeevich è veramente uno dei creatori della moderna lingua letteraria russa. Nelle epoche passate, i cambiamenti linguistici (non solo per ciò che riguarda il russo) si sono verificati in modo più dinamico, ora la norma letteraria rende il processo molto più difficile. Tuttavia, è arrivato Internet e ha cambiato molte cose, anche se la comunicazione su Internet è un calco della comunicazione orale. Dunque, le norme letterarie continuano a esistere: la tradizione scritta mantiene la lingua in un quadro sufficientemente rigido. In parole povere, una persona che parla russo ed è in grado di esprimere correttamente i propri pensieri, possiede un certo capitale sociale. Questo viene insegnato agli scolari e agli studenti universitari. I giovani che sperano di costruire una carriera, assorbono queste norme e le riproducono. In quest’ottica, penso che avremo abbastanza patrimonio di Pushkin per il ventunesimo secolo.

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A proposito

Com’è stata condotta questa ricerca

In un anno Yandex ha risposto a circa 70 miliardi di richieste dalla Russia. In esse ci sono più di 285 milioni di parole diverse. Tuttavia, spesso le persone scrivono con errori oppure inseriscono parole nel layout sbagliato (ad esempio, l’abracadabra “нщгегиу ” si ottiene quando l’utente digita sul motore di ricerca video Youtube, ma si dimentica di passare dalla tastiera dalla lingua russa a quella dell’altro idioma). Pertanto, tutto questo “bazar” (neologismo russo che significa “insieme di parole”, ndt) doveva essere filtrato. Perciò, tutto il lessico ottenuto è stato confrontato coi lemmi del Corpo Nazionale della Lingua Russa per il XX e il XXI secolo. Si tratta di un sistema di informazione e di riferimento basato sulla raccolta di testi russi in forma elettronica. Uno degli autori di questo progetto è l’Istituto della lingua russa dell’Accademia russa delle scienze V. V. Vinogradov. Di conseguenza, sono stati scoperti 750 mila collegamenti. Ci sono parole usate nei testi moderni di diversi generi, dalle opere letterarie alla corrispondenza aziendale. Vladimir Dahl nel suo dizionario dà un’interpretazione di circa 200 mila parole. Un terzo dei lemmi di Dahl è ancora di uso comune. Circa il 30% viene utilizzato, ma molto poco. Quasi il 40% delle parole è completamente fuori uso, ovvero circa un tomo e mezzo dei quattro volumi compilati da Dahl.

Dal dossier di “KP”

Dahl ha impiegato 53 anni a comporre il suo dizionario

Vladimir Dahl si mise all’opera nel 1819, subito dopo la laurea presso il Corpo Navale dei Cadetti, laureatosi con il grado di guardiamarina. A proposito, la ricerca linguistica non ha impedito a Dahl come medico militare di partecipare alla campagna turca del 1828-’29. In seguito a essa ricevette direttamente da Nicola I la croce di Vladimir con il fiocco.

Il “Dizionario Esplicativo della Lingua Grande-Russa Viva” contiene circa 200.000 parole e 30.000 proverbi, detti, indovinelli e modi di dire che servono a spiegare il significato delle parole. Lo stesso Pushkin era interessato alle ricerche di Dahl. Apprezzava particolarmente la parola “vypolzina”, la pelle che i serpenti lasciano dopo aver fatto la muta. Nel 1836, quando Pushkin andò a trovare Dahl indossando un nuovo cappotto, scherzando gli disse: “Ebbene, è bella questa vypolzina? Beh, non ho intenzione di uscire da questa vypolzina per adesso. Ci scriverò qualcosa! “. Ironia della sorte, questo cappotto-vypolzina era su Pushkin il giorno del duello con Dantes…

 

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Alessandra Schirò

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