Può la Chiesa ortodossa occuparsi dei monumenti culturali?

Fonte: Meduza.io 11/01/2017 tradotto da Iris Karafillidis

L’amministrazione di San Pietroburgo ha deciso di cedere la proprietà della Cattedrale di Sant’Isacco alla Chiesa ortodossa russa (Russkaja Pravoslanaja Cerkov’, RPC). Nonostante il governatore della città, Georgij Poltavčenko, abbia garantito che la cattedrale manterrà la propria “funzione museale ed educatrice” e l’RPC abbia sottolineato come la cessione di proprietà “permetterà di rinforzare l’importanza mondiale della chiesa come museo e luogo sacro”, alcuni cittadini vivono con apprensione quanto sta accadendo.

“La cattedrale di Sant’Isacco, anche prima della Rivoluzione (quando la Chiesa non era separata dallo Stato), non apparteneva all’eparchia, e nemmeno al sinodo. Era di competenza del Ministero degli Affari interni”, ricorda lo storico Lev Lur’e. Secondo lo studioso non è chiaro come l’eparchia stia pensando di gestire “il gigantesco Isacco, stipato di reliquie”. Il giornale Meduza ha chiesto ad Aleksandr Popov, architetto e restauratore, di raccontare che cosa succede ai monumenti culturali quando la loro gestione passa della Chiesa ortodossa russa.


Aleksandr Popov

Architetto e restauratore, consigliere presso l’Accademia russa di Architettura e Scienze edili.

Qualsiasi costruzione contemporanea è diversa da un monumento, perché questo conserva in sé una determinata informazione: la Chiesa ortodossa russa, di norma, distrugge questi monumenti, e per di più usando i nostri soldi.

Immaginatevi di possedere un quadro di Raffaello o di Andrej Rublëv e di portarlo a restaurare; al momento del ritiro, però, vi rendono una cosa fatta male. La stessa cosa, più o meno, succede con tutto quello che la Chiesa ortodossa russa assume sotto la propria gestione: i monumenti che le cedono vengono sottoposti ad una specie di euro-restauro.

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Nell’oblast’ di Archangel’, ad esempio, hanno coperto delle opere in legno con un rivestimento, totalmente incuranti della loro distruzione. La cattedrale della Trasfigurazione, nell’oblast’ di Vologda, è stata sottoposta a dei lavori di restauro durante i quali hanno inserito dei davanzali e delle vetrate in plastica. E c’è una quantità enorme di esempi come questi.

Se i lavoratori dei musei tentano di conservare il nostro patrimonio culturale, la Chiesa ortodossa ha, invece, i suoi obiettivi. Per quel che posso immaginarmi, la RPC prenderà i soldi delle visite a Sant’Isacco, ma che cosa ne sarà di questi…andateci e vedrete. Non so quanto sia importante questa cattedrale per la Chiesa, ma capisco, invece, che i guadagni aumenteranno a dismisura.

Tutto il mondo conserva la propria cultura nazionale. Prendiamo, per esempio, l’Italia: lì ogni pezzettino di terra è più caro dei giacimenti di gas nel Medio Oriente, perché è impregnato di patrimonio culturale. Proprio nel centro di Roma, si trova un enorme pezzo di città che è uno scavo archeologico, dove si recono milioni di turisti solo per vederlo.

La cattedrale di Sant’Isacco è un luogo di culto ed è difficile dire se stiano pensando o meno di cambiarlo. La cosa più importante, ad ora, è che la risoluzione dei problemi dei monumenti architettonici non viene affidata a professionisti. In tutto questo, detto tra noi, certi gruppi di persone si stanno facendo i loro interessi, non preoccupandosi del fatto che Sant’Isacco è un bene nazionale. Non appartiene né alla Chiesa ortodossa né alla città di San Pietroburgo, ma al mondo intero, e merita di essere adeguatamente conservato.

A suo tempo, la cattedrale incarnava la grande importanza che aveva San Pietroburgo tra le città d’Europa, ed effettivamente si tratta di un’opera della cultura europea. A partire dalla sua altezza è stato fissato un limite, oltre il quale è proibito costruire. È un patrimonio culturale del mondo, che bisogna assolutamente conservare.

Di radici ibride, mi divido tra Firenze, Ferrara e Salonicco, dove non rimango mai abbastanza. Sono cresciuta bilingue e con una grande passione per le città sul mare, motivo per cui, penso, ho avuto grande empatia per San Pietroburgo, dove ho insegnato italiano e vissuto fino a pochi mesi fa. Sto
scrivendo la tesi magistrale e ogni giorno capisco quanto ancora ci sia da scoprire, imparare e comprendere della lingua russa e di tutti i suoi splendidi e tremendi cavilli.

Iris Karafillidis

Di radici ibride, mi divido tra Firenze, Ferrara e Salonicco, dove non rimango mai abbastanza. Sono cresciuta bilingue e con una grande passione per le città sul mare, motivo per cui, penso, ho avuto grande empatia per San Pietroburgo, dove ho insegnato italiano e vissuto fino a pochi mesi fa. Sto
scrivendo la tesi magistrale e ogni giorno capisco quanto ancora ci sia da scoprire, imparare e comprendere della lingua russa e di tutti i suoi splendidi e tremendi cavilli.