Reportage dalla prigione: 40 giorni in un istituto di detenzione

Julja è un’artista che è stata affascinata da droghe proibite dalla legge. Io, la redattrice del sito web di notizie Sobaka.ru, Diana Smol’jakova, ho vissuto con lei senza rendermi conto che avesse problemi di droga. Fino a quando non ho ricevuto un sms”mi hanno arrestata, ecco il numero dell’avvocato”. Il difensore d’ufficio mi ha detto che avevano trovato Julja con due grammi di una sostanza vietata, una quantità importante per la quale rischiava da tre a sette anni di carcere. Nel mentre due mesi in carcere in attesa di accertamenti sulle circostanze e del processo. Si è concluso tutto in quaranta giorni con una sospensione condizionale della pena, una cartella di schizzi da dietro le sbarre ed il suo racconto.


Appena sono arrivata in prigione, mi hanno preso tutti gli oggetti di valore e mi hanno portata subito in una cella. In uno spazio di una trentina di metri erano detenute venti donne: eroinomani, prostitute cadenti e zingare, arrestate come me secondo l’articolo 228. Sotto i loro sguardi che mi controllavano giacevo su una branda, ma non riuscivo a dormire: la mia mente lottava con sofferenza. Pensavo: come sopravvivere? Come uscirne vincente? Come trarre vantaggio da un viaggio terribile? Ho trovato una risposta grazie al caro Charms che ha detto che si diventa pazzi solo quando non si è più in grado di analizzare i propri sentimenti. Allora mi sono ripromessa di ricordare, imparare e dare un nome a tutto ciò che stava accadendo nel modo più accurato possibile, per mantenere la ragione e la mia personalità nella più terribile delle routine: la prigione.

6:00 Il risveglio

Svegliarsi è la cosa peggiore, non capivo subito dove mi trovavo, ma una volta in piedi non potevo dimenticare per un secondo che ero in carcere. Al richiamo di un vecchio allarme cinese le venti donne si alzano e subito si mettono in fila per il bagno. Si trova proprio nella cella, racchiuso piastre di truciolato e plastica. Abbiamo un’ora prima di colazione, in questo tempo dobbiamo riuscire a fare i nostri bisogni mattutini.
I primi giorni mi risuonava una canzone nella testa: “Questi occhi di fronte” non ti danno pace: finché sei nuova le compagne di cella ti strattonano in continuazione. Per esempio ti dicono che bisogna rifare la branda prima del controllo, ti chiedono essere un filo più svelta o semplicemente cercano di suscitarti qualcosa. Avevo costantemente paura di dover combattere, ma gli dicevo ossessivamente di staccarsi e ripetevo a me stessa: “Non devono avere potere su di me, io non ho paura”. In realtà ho capito subito che sarei stata da sola: non avevo alcun motivo di parlare di alcunché con le detenute.

7:00-8:00 La colazione

Nella cella, attraverso un foro nella porta, ci allungano delle ciotole con una brodaglia, kaša di diversi tipi di cereali e del pane al quale si toglie subito la crosta per poi buttare la mollica dato che è semplicemente impossibile da mangiare. Tutte le mansioni sono condivise. C’è una persona che dà a tutti il cibo e controlla l’ordine nella cella: l’anziana. Le più esperte si uniscono in quello che è chiamato “semejničat”, fare famiglia. La famiglia condivide il cibo, i pacchi e mangia insieme negli angoli. Mentre nel tsentrjak, il centro della cella, siedono le restanti detenute, io stavo seduta con le altre allo stesso tavolo. Presto ho smesso di mangiare la kaša, dopo che una ragazza ci ha trovato dei vermi. I pacchi mi hanno salvata. Quando ho scritto agli amici che il pane del carcere era spazzatura immangiabile me ne hanno inviate otto specie diverse. Le compagne di cella si sono stupite, dicevano sempre: “Che buoni amici che hai! Apprezzali”. Mi invidiavano perché a loro arrivavano pacchi molto raramente. I tossicodipendenti hanno pochi amici e inoltre molti di loro sono in carcere a causa di compagni d’infanzia che li hanno incastrati per ottenere uno sconto di pena.

“Venti paia di occhi di fronte”. Bozzetto

8:00-09:00 Il servizio

Tutte le nuove arrivate devono fare il servizio per i primi tre giorni lavano a fondo la cella, durante questo periodo nessuno deve parlare con loro. In seguito ho capito che questa è una regola logica. La difficoltà principale del mio servizio è stata che all’inizio ho insultato chi poi avrebbe controllato la pulizia: l’anziana. La prima volta che ho lavato le cose lei mi ha chiesto: “Quante cose hai nel lavello?”. Non sapevo a cosa si riferisse e ho risposto: “Tre e mezzo”. Tutti nella cella hanno riso e sono stati molto sorpresi della mia arroganza. L’anziana di nome Anja ha detto “Cosa vuoi dire?”, rispondo: “Tre cose e degli slip” Anja sibila: “Non mi piace il modo in cui parli con me, questo non va affatto bene”. Più tardi ho imparato che in cella è vietato categoricamente lavare più di quattro cose per non aumentare l’umidità dato che tutte hanno paura della tubercolosi.
Ho deciso di prendere il servizio come un dono di Dio e di fare tutto al massimo, pulire i sanitari come se fosse l’ultima volta e spazzare via tutta la polvere dalle fessure. Sono stata perdonata, sentivo sussurrare nella cella: “La novellina è brava, generalmente lava bene, meglio di tutti, anche se non è abituata a sporcarsi le mani”.

9:00 L’ispezione

L’evento più importante nella vita carceraria è la ronda delle guardie, proprio per questo si pulisce la cella. Durante l’ispezione tutte escono nel corridoio e vengono messe in fila per due. Un uomo esamina la cella mentre l’altro osserva le detenute e guarda il loro aspetto e se hanno dei lividi. Può iniziare una conversazione con te e commentare il tuo aspetto. È necessario essere curate, pulite, avere il reggiseno.

In carcere è vietato mettere in difficoltà chiunque a causa della propria fisiologia. E anche della psicologia. In cella, per esempio, è vietato piangere o andare in bagno mentre qualcuno sta mangiando. Se dai sfogo alle emozioni le compagne di cella si avvicinano e ti dicono: “Fermati altrimenti inizieremmo tutte a singhiozzare! E dove si andrebbe a finire?”. Si può piangere solo in casi eccezionali: come la volta in cui la mia vicina di branda, una eroinomane soprannominata Falco ha ricevuto una lettera con una foto di sua figlia, che ha dovuto lasciare sola. Falco ha urlato forte e tutte la hanno sostenuta. Quando si tratta di bambini tutte si uniscono. È pietoso e comico, finché non portano una foto non si ricordano degli infanti che hanno lasciato.

Fino alle 10. La camminata

Un lungo corridoio è suddiviso in cortili tutti uguali, chiamati bicchieri: sono spazi di 5 passi di larghezza e 7 di lunghezza con una panca di legno e un cielo incasellato da sbarre. In ogni bicchiere stanno 15 persone. Camminata è più un nome che altro. L’unica gioia è fumare, lì si può non secondo le regole, una volta ogni mezz’ora, ma quando si vuole. Inoltre qui si può parlare di qualsiasi argomento mentre nella cella è molto meglio non parlare, un’anziana può fermare una conversazione che la infastidisce o dire: “Hai parlato troppo, chiudi il becco”. In genere nei bicchieri tutti discutono dei loro casi criminali e della durata della pena. Questo mi rovinava l’umore ed ho iniziato ad andare meno spesso alla camminata.

“Procedure di bagno”. Bozzetto

12:00-13:00 Il pranzo

A mezzogiorno ci nutrono, come sempre male: l’aringa è molto salata e sottile, la zuppa liquida. Pertanto, prima del pranzo tutti cominciano a prepararsi: versano il cibo pronto e lo mescolano con i prodotti del negozio del carcere che comprano con i soldi che gli inviano amici e parenti. Ho pensato che sarebbe stato meglio non mangiare con loro dal momento che biascicavano molto forte. Poi ho imparato a estraniarmi. Durante il pranzo leggevo delle lettere. Le notizie dall’esterno sono una cosa importante, perché ad un certo punto cominci a sentire di essere lì per l’eternità, che la vita è quell, ma le lettere aiutano a ricordare che esiste la libertà, una casa, la famiglia e che prima o poi si torna indietro.

 

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14:00-16:00 La doccia

Una volta alla settimana, il mercoledì, i prigionieri fanno la doccia. Negli altri giorni si lavano solamente. Le anziane vanno per prime e tutti gli altri si mettono dietro in fila. Nella toilette recintata dal compensato c’è un lavello, ognuno ha una personale bottiglia da 1,5 litri da riempire di acqua appena calda per lavarsi ascelle, inguine e gambe. Le anziane permettono a tutti di lavarsi ed è meglio farlo ogni giorno, Dio non voglia che ti trovino sporca: tutti hanno molto paura delle malattie.

16:00-18:00 La cena

Dopo il pasto comincia il tempo libero. In questo momento a volte ti portano a vedere l’avvocato. Ho avuto in tutto tre incontri, durante il primo ho pianto, al terzo mi è stato consigliato come comportarmi al processo, ma è il secondo che ricordo maggiormente. Ho incontrato l’ispettore. Si è seduto insieme all’avvocato. È stato un incontro luminoso in cui ho visto la situazione migliorare, si sono resi conto che ero un’artista e non una criminale incallita, mi hanno guardato come se fossi un intellettuale e hanno parlato la mia stessa lingua, e non il gergo che si parla in cella.

Però al momento del commiato abbiamo avuto una disputa. Ho detto all’ispettore e all’avvocato che non potevano immaginarsi come si perda lo status di persona. quando si finisce in carcere. Esso viene azzerato, si diventa alla pari con gli strati più bassi della società, perché sono condannati secondo il tuo stesso articolo. Hanno cominciato a rassicurarmi: “Siamo qui ogni giorno, siamo su un piano di parità”. La disputa è stata risolta con la fine del nostro incontro, loro sono andati a destra, io a sinistra. La guardia all’uscita la guardia mi ha tolto l’ispirazione di colpo, facendomi girare e perquisendomi a fondo. È diventato di colpo chiaro dove mi trovavo io, e dove si trovavano l’ispettore e l’avvocato. Hanno visto come mi perquisiva la guardia ma non se ne sono curati e hanno subito distolto lo sguardo.

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“La sera”. Bozzetto

20:00-22:00 Il controllo serale e la preparazione al sonno

Dopo la visita serale delle guardie le prigioniere hanno una piccola scappatoia, fino a quando non si spengono le luci sono relativamente liberi. Mentre sei in fila per lavarti i denti, tutti cominciano a bollire chifir’. Anche io ho provato questo forte infuso, per cui ciascuna assegna del tè dalle sue riserve. Io sponsorizzavo spesso dato che ricevevo molti pacchi. Preparavano anche il “Cavallo”: un decotto con tè, caffè e “Cola”. Le bevande vanno bevute in un solo sorso, ma poi come una scema non riesci ad addormentarti. Il chifir’ univa, chiacchieravamo tra il tintinnio. Per il compleanno dell’anziana – Anja – abbiamo fatto tutte insieme una torta, prenotando in anticipo con i pacchi pasticcini, latte condensato e panna acida. Creare un dolce lì è stata una impresa. Anja si è emozionata a tal punto da arrivare a piangere. Le ho regalato un collage: tutta la notte avevo armeggiato di nascosto con un frammento di rasoio avevo tagliato da un giornale il dipinto “Kypčucha” (Купчиху https://lenta.ru/news/2011/12/02/kustodiev/) di Kustodiev e al posto del viso ho disegnato quello di Anja ed ho applicato le lettere “Buon Compleanno”.

Tutta la cella ha apprezzato, le ragazze hanno detto che ero una artista straordinaria. E io ho fatto gli auguri ad Anja con il cuore, volevo dare una festa nonostante tutto.

22:00 La fine

Una volta ho fatto un sogno molto spaventoso, me lo ricordo bene. Ho sognato che tu, Diana, non mi lasciavi entrare in casa. Dicevi: “Mi dispiace, mia cara, ma ti devi lavare. Sei stata in prigione”. Mi sono svegliata, stavo sudando freddo e fino alla fine ho avuto paura di non avere più una casa.

“L’attesa dal parrucchiere”. Bozzetto

Il processo

Dopo 40 giorni mi hanno messo in una macchina e mi hanno portato al palazzo di giustizia. Ho aspettato sette ore in cella non sapendo cosa fare, tutto dipendeva dalle piccole cose: cosa aveva mangiato il giudice a colazione, il suo umore. Sapevo che si decideva il mio destino, ho pensato di pregare ma ricordavo solo un versetto “Meravigliose sono le tue opere, Signore” e lo ripetevo.

Infine mi hanno portata in aula. Mi hanno messo dietro le sbarre e, per la prima volta, mi hanno ammanettata. La cosa più dolorosa è stato vedere gli amici venuti a sostenermi. Il pubblico ministero ha iniziato il suo discorso con le caratteristiche, dicendo che ero positiva, che non avevo precedenti, e che avevo una istruzione superiore. Improvvisamente ha concluso: “Nonostante tutto questo, credo che come misura educativa non sia necessaria una pena condizionale ma una reale”.

Poi hanno dato la parola all’avvocato. Avevo elaborato io stessa una linea difensiva, e quando il giudice ha chiesto come una ragazza così positiva sia stata in grado di ottenere la droga in quel modo furbo, su Internet, ho detto che avevo dovuto trovare un modo alternativo dato che negli ambienti in cui mi trovavo la droga non veniva accettata.

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Dopo il discorso dell’avvocato la corte si è ritirata per deliberare. Poi è stato letto il verdetto: “tre anni di libertà vigilata, senza alcuna multa, senza limitazione di libertà”. Il giudice mi ha avvertito dicendo che sarei stata controllata ogni mese e alla prima violazione sarei tornata in carcere. Più volte ho ripetuto: “Grazie, grazie” e lei come una buona madre, ha detto: “Prego. Liberate la sala immediatamente”.
Ero così felice quando mi hanno tolto dalle manette. La polizia e le guardie sono diventati buoni e sorridenti. Mi hanno accompagnato all’ascensore. Al piano di sotto ho incontrato l’avvocato che mi ha detto: “Tutte le persone creative prendono qualcosa dal carcere, i poeti le poesie, gli artisti degli schizzi, cosa pensi di fare ora che sei libera?”. Sapevo cosa avrei fatto. Avevo bisogno della mia prima mostra. Il nome mi è venuto in mente in carcere: “Questi occhi di fronte”.

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.