I Simpson contro Putin: come i cartoni americani mostrano la Russia

Articolo tratto da RIA NOVOSTI, dell’11/10/2017, tradotto da Simona Fonti

Mosca, 11 ottobre — RIA Novosti. Le serie d’animazione contemporanee hanno da tempo trasformato il semplice divertimento in una satira strumentale. Esse non sono un semplice riflesso delle realtà politiche e dei conflitti globali, ma una riuscita riproduzione degli stereotipi degli altri paesi. Dopo aver esaminato il modo in cui appare l’immagine della Russia nelle serie d’animazione americane, è possibile comprendere quali preconcetti e paure i creatori delle sitcom trasferiscono agli spettatori occidentali. RIA Novosti ha raccolto le più significative fra queste.

Orsi, matrioske, balalaiche

Lo stereotipo più antico e non ancora superato sulla Russia nella cultura di massa americana è legato agli orsi e alla Siberia. Nella nona stagione della serie “I Simpson” Lisa capita in un quartiere russo in cui incontra proprio un orso su dei pattini che vende dolci e chiassose persone in camicia che giocano a scacchi in mezzo a una via mentre sullo sfondo compaiono vetrine con la scritta “Salsicce”.

Nell’ottava stagione de “I Griffin” il figlio minore Stewie e il cane Brian partono per la Russia alla ricerca di una spia sovietica. Appena usciti dall’aeroporto vedono una folla di orsi su biciclette a una ruota che scambiano per la popolazione locale. Gli stranieri fanno indossare agli orsi i vestiti militari sovietici e lo stesso Stewie si trasforma in una matrioska esclamando infine “Siamo in Russia!”. Tutto il gruppo viene accompagnato direttamente nell’ufficio di Vladimir Putin che utilizza il nunchaku giapponese come gruccia per la giacca, la freccia di un arco come occhiello per una cravatta e accende una sigaretta con il fucile.

Leggi anche
L'intervista di Oliver Stone a Vladimir Putin


Nella decima stagione de “I griffin” si apprende che in Russia è sempre buia e fredda, gli adulti indossano pellicce, mentre i bambini giocano con giocattoli di legno attaccati al pavimento, bevono latte di lupo e vivono esclusivamente in Siberia. La serie “American Dad” aggiunge una nota positiva a questo triste quadretto di vita quotidiana.


Nella nona stagione l’extraterrestre Roger, la figlia dell’agente della CIA Kyle e il loro pesciolino parlante Klaus fondano il primo trio di balalaiche russe della città (nel quale figurano gusli e armoniche). In verità i loro affari vanno maluccio, inaspettatamente ne risulta che “la musica popolare della Russia imperiale” non sia molto richiesta in questa remota provincia americana.

Lenin, Gorbačev, Belka e Strelka

Nelle serie americane il passato comunista è uno dei temi più popolari per le battute sulla Russia. Nella terza stagione di “American Dad” il figlio dell’agente CIA, Steve Smith, conosce un alcolista russo Sergej che ricorda i tempi del rivoluzionario Trockij. Il padre Stan ingaggia il vicino disoccupato con un accento caricaturale per aiutare il figlio nella costruzione di un modello di razzo per il progetto della scuola. Costruiscono l’oggetto da delle pallottole, che il russo rompe con i denti, e dalla rutabaga.


Bevendo vodka e fumando sigarette, Sergej insegna a Steve l’ideologia marxista, fino a quando il padre del ragazzo non inizia a preoccuparsi della diffusione di “parole comuniste”. A un certo punto la stanza di Stan ricorda un museo della Rivoluzione d’Ottobre con il busto di Marx, il ritratto di Lenin, Mao e Che Guevara, le bandiere dell’URSS e della Repubblica Popolare Democratica di Corea e Cuba, manifesti avanguardistici, fotografie dello sputnik, onnipresenti matrioske e di nuovo un sacco di rutabaga.

Leggi anche
La Cina ha preso di mira la Russia


Non è qui necessario menzionare l’amore degli sceneggiatori americani per le battute sul programma comunista sovietico. Nella tredicesima stagione de “I Griffin” il piccolo Stewie vuole salvare il cane Brian affinché non abbia il destino dei “cani che i Russi hanno mandato nello spazio”. Evidentemente i creatori della serie non hanno sottolineato che Belka e Strelka sono tornati a casa sani e salvi.
Anche Lenin è un invitato frequente delle serie americane. Nella serie “I simpson” dedicata alla rinascita dell’URSS, questi rompe il coperchio di vetro della bara, si risveglia dal mausoleo e va in giro per la città come uno zombi, ripetendo: “Bisogna distruggere il capitalismo”. I politici sovietici, infatti, non appaiono di rado nella serie.

Nella settima stagione il ruolo principale dell’episodio spetta a Gorbacev. Egli arriva nella nuova casa di Bush con un regalo. Nell’ottava stagione al protagonista, Homer Simpson, che ha l’abitudine di passare la sua giornata al bar da Boe, viene impedito dal proprietario di sedersi al volante senza prima aver soffiato in un’apparecchiatura speciale. Secondo lo strumento il più alto grado di ubriachezza viene identificato con il nome di “Boris El’cin”.


Putin e le elezioni

Se nel mondo qualcosa non va, è colpa dei Russi. Da tempo gli spettatori dei film d’azione hollywoodiani sono abituati a tale schema, in cui nel 90% dei casi i cattivi sono Russi e di questo ora ne è al corrente anche il pubblico dei cartoni americani. La serie provocatoria “South Park” si pone come la più satirica di tutte su questo tema e riporta la rappresentazione di tutti i casi curiosi della politica contemporanea, dai terroristi russi che preparano un attacco a Hillary Clinton fino alla paura di Donald Trump che incontra Vladimir Putin.

Leggi anche
I russi hanno smesso di amare l’Europa

Bisogna dire che l’esempio più chiaro di come gli Americani hanno reagito alle realtà politiche è la scorsa serie de “I Simpson”, dedicata alle elezioni del presidente degli Usa. Homer Simpson va ai seggi elettorali e incontra Vladimir Putin mascherato che prova a convincerlo a dare il suo voto a Trump. Smascherato, il presidente russo esce dalla cabina per il voto a dorso di un cavallo e a petto nudo. Questi preannuncia la vittoria del repubblicano: “I miei hacker ci stanno lavorando, Trump vincerà con il 102% dei voti”.

Simona Fonti, 24 anni, studentessa UNINT del corso di laurea magistrale in traduzione e interpretazione. Membro di Russia in Translation dal 2015. simona.fonti09@gmail.com

Simona Fonti

Simona Fonti, 24 anni, studentessa UNINT del corso di laurea magistrale in traduzione e interpretazione. Membro di Russia in Translation dal 2015. simona.fonti09@gmail.com