I 100 anni della Rivoluzione d’Ottobre

Fonte: Kommersant, 07/11/2017. Traduzione di Alessandro Lazzari

Cento anni fa, il 25 ottobre (7 novembre secondo il nuovo calendario) del 1917, in Russia avvenne un colpo di stato armato, entrato nella storia come “Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre”. Al posto della Repubblica russa, che era stata proclamata i primi giorni di settembre, su un sesto delle terre emerse mondiali nacque il più grande stato socialista al mondo. Nella galleria fotografica di Kommersant la cronaca di quei giorni rivoluzionari.

Dopo la destituzione di Nikolaj II la Russia sprofondò in una serie di crisi. Nel paese si formò di fatto un dualismo di potere: al Governo Provvisorio si opposero i Soviet degli operai e dei deputati dei contadini, il cui controllo passò in autunno ai bolscevichi.

Il decadimento dell’industria continuava, si inasprì la crisi alimentare, ad inizio settembre si intensificarono gli scioperi. Non di rado i soldati erano i promotori dei disordini. Al fronte aumentò la propaganda antimilitarista dei bolscevichi e crebbe la diserzione.

Ad inizio ottobre Lenin tornò di nascosto da Vyborg a Pietrogrado. Il 10 (23) ottobre, su proposta di Lenin, il Comitato centrale del Partito Operaio Socialdemocratico Russo approvò la mozione sulla rivolta armata. Dal verbale della riunione: “Il Compagno Lenin constata che dall’inizio di settembre si nota una certa indifferenza riguardo il problema dell’insurrezione. Ciò è inammissibile, tra l’altro, se prendiamo seriamente la parola d’ordine della conquista del potere da parte dei Soviet.”

La preparazione e la direzione dell’insurrezione fu del Comitato militare rivoluzionario del Soviet di Pietrogrado, formatosi il 12 (25) ottobre su iniziativa di Lev Trockij. Si insediò nell’edificio dell’Istituto Smolnij per Nobili Fanciulle, le cui inquiline furono portate nella città di Novočerkassk. Più tardi l’Istituto Smolnij divenne la sede del governo bolscevico.

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Il 18 (30) ottobre, durante una riunione dei rappresentanti dei reggimenti della Guarnigione di Pietrogrado, fu approvata la risoluzione sull’insubordinazione della guarnigione al Governo Provvisorio. Il Soviet di Pietrogrado fu riconosciuto come unica autorità legittima. La Guarnigione di Pietro e Paolo passò anch’essa dalla parte dei bolscevichi.

A supportare i militari c’erano le Guardie rosse, formazioni di volontari armati che erano state create dalle organizzazioni territoriali del Partito Operaio Socialdemocratico Russo per realizzare la rivoluzione.

Il 24 ottobre (6 novembre), la vigilia del colpo di stato, reggimenti delle Guardie rosse insieme ad alcune unità militari controllate dai bolscevichi, non incontrando praticamente alcuna opposizione, presero il controllo dei ponti sul fiume Neva, delle sezioni postali, delle stazioni e dei telegrafi.

Stando ai ricordi dello storico Sergej Melgunov, contemporaneo degli avvenimenti della Rivoluzione d’Ottobre, la mattina successiva le forze di difesa del Governo Provvisorio erano composte da circa 200 soldati del battaglione femminile della morte, 2-3 compagnie di Junker e da 40 invalidi dei Cavalieri di San Giorgio, capeggiati da un capitano con le protesi.

Il capo del Governo Provvisorio Aleksandr Kerenskij (nella foto sotto) fino all’ultimo non crebbe al successo della rivolta bolscevica, affermando in risposta a tutti gli avvertimenti che era tutto sotto controllo e che l’esercito a Pietrogrado era sufficiente. Solo nella notte del 25 ottobre (7 novembre) fu spedito un telegramma al generale Duchonin sull’invio a Pietrogrado di unità di cosacchi, ma era già troppo tardi. Secondo la leggenda, Kerenskij fuggì dal Palazzo d’Inverno vestito da donna, anche se lui stesso smentì più volte questa versione.

Alle 10 del mattino del 25 ottobre (7 novembre) il Comitato militare rivoluzionario emise un appello “Ai cittadini della Russia!”. “Il Governo Provvisorio è stato deposto. Il potere statale è passato nelle mani del Comitato militare rivoluzionario… Viva la rivoluzione degli operai, dei soldati e dei contadini!”, diceva l’appello.

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Alle 9 di sera del 25 ottobre l’incrociatore della flotta baltica “Aurora” sparò a salve, dando il segnale dell’inizio dell’attacco al Palazzo d’Inverno. Alle 2 di notte il Palazzo fu preso, i membri del Governo Provvisorio furono arrestati.

Dal rapporto del guardiano delle stanze del Palazzo d’Inverno, assessore del collegio N.N. Dementev al responsabile della Gestione del palazzo pietroburghese: “Riferisco a Vostra Eccellenza che quasi in tutte le stanze del Palazzo d’Inverno (a parte qualche rara eccezione) si sono verificati saccheggi delle proprietà di vario genere delle stanze, oltre a rotture di mobili, sia a causa di ordinaria violenza, sia di proiettili da sparo, colpi di mitragliatrice e fucile…”

“Il giorno diede informazioni frammentarie sugli eventi di quella notte violenta. I bolscevichi si impadronirono della stazione telefonica, della stazione ferroviaria del Baltico e del telegrafo; gli Junker di Peterhof non poterono penetrare a Pietrogrado; i cosacchi esitavano; furono arrestati alcuni ministri; fu ucciso il comandante della polizia cittadina Meyer; arresti, contro-arresti, schermaglie tra pattuglie di polizia, Junker e Guardie rosse…”. John Reed, “Dieci giorni che sconvolsero il mondo”.

Il 26 ottobre (8 novembre) 1917 il Secondo congresso dei Soviet approvò il Decreto sulla pace, che invitava tutti i paesi in guerra ad iniziare immediatamente le trattative per firmare una pace giusta e democratica, e il Decreto sulla terra, che consegnava ai contadini le terre dei proprietari fondiari. Nella foto sotto: contadini leggono il giornale, nel quale sono pubblicati i decreti di Lenin sulla pace e sulla terra.

Il 27 ottobre (9 novembre) Lenin si mise a capo del primo governo sovietico, il Consiglio dei commissari del popolo. Tra i primi commissari del popolo c’erano Trockij (commissario per gli affari esteri), Stalin (commissario per le nazionalità), Lunačarskij (commissario all’istruzione) e altri. Nella foto sotto: membri pietroburghesi delle Guardie Rosse della fabbrica “Lorenz” al proprio posto accanto al primo ufficio di V.I. Lenin all’Istituto Smolnij.

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Stando ai dati ufficiali, in soli due giorni e mezzo a Pietrogrado furono uccise 46 persone e ferite altre 50, mentre durante la presa del Palazzo d’Inverno gli assalitori persero solamente sei persone.

Avvenimenti più sanguinosi ebbero luogo a Mosca. Durante l’intervento armato dei bolscevichi dal 25 ottobre (7 novembre) al 2 (15) novembre morirono, stando a varie stime, da alcune centinaia a mille persone. A novembre accanto alle mura del Cremlino apparvero le prime fosse comuni nelle quali furono sepolti i sostenitori della rivoluzione.

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Attualmente sono studente magistrale presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Nel tempo libero insegno italiano a ragazzi russi. Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.

Alessandro Lazzari

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Attualmente sono studente magistrale presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Nel tempo libero insegno italiano a ragazzi russi. Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.