Bilancio 2018 – 2020: si risparmierà su pensionati, sportivi e strade

Fonte: Komsomolskaja Pravda, 11/10/2017. Articolo di Sofia Ruchko. Infografica di Dmitrij Polukhin. Traduzione di Alessandro Lazzari.

E le entrate aumenteranno grazie a fumatori e automobilisti

Il progetto di bilancio federale per il periodo 2018 – 2020 è stato portato nella Duma. Letteralmente, in due enormi borse dal peso superiore ai 30 kg. “Komsomolskaja Pravda” ha analizzato questo voluminoso documento. Ed ha scoperto da dove il prossimo anno il paese guadagnerà e dove invece risparmierà.

Petrolio e gas daranno cinque trilioni

Già da molto tempo il bilancio viene redatto per un periodo di tre anni. Si chiama pianificazione a medio termine. Tuttavia ogni anno gli indicatori vengono modificati considerando che il prezzo del petrolio è imprevedibile. Per esempio, quest’anno le entrate sono state maggiori di un trilione di rubli rispetto a quello che era stato conteggiato. Un bonus gradito.

Ma succede anche il contrario, come nel 2014 quando i prezzi crollarono. In seguito a questa lezione, il Ministero delle finanze ha iniziato ad assicurarsi. Ora in bilancio inseriscono apposta un prezzo basso del petrolio affinché, anche riducendo le entrate, si possa comunque chiudere il bilancio. Per il prossimo anno è stato fissato il prezzo di $43,8 al barile, in un contesto attuale nel quale il comodissimo prezzo di $55 è stato raggiunto soprattutto grazie alla partecipazione della Russia all’accordo dell’OPEC sulla riduzione dell’estrazione di petrolio.

Un prezzo basso del petrolio stimola la ricerca di altre fonti di entrate. Ma questa cosa riesce così così: un po’ alla volta la Russia cerca di uscire dal famigerato tunnel del petrolio.

“Se nel 2014 più del 50% delle entrate del bilancio federale arrivava dal settore petrolifero e del gas, oggi questo indicatore si è ridotto fino al 37-38%”, ha spiegato il Viceministro dell’energia Kirill Molodzov. Nel 2018 dovrebbe arrivare fino al 36%. Si può provare gioia per lo Stato. Ma per i semplici cittadini non proprio, considerando i nostri portafogli e perché c’è un’alternativa all’economia petrolifera…

Leggi anche
Engdahl: il rublo e yuan mineranno il dollaro grazie al nuovo mercato dell'oro

Aumenteranno le accise

Prima di tutto sarà ingrandito il piano della Guardia di Finanza. Al Ministero delle finanze sperano che i finanzieri inizino a raccogliere più tasse sia dalla popolazione che dal business. Non si tratta di aumentarle ma di fare in modo che ognuno paghi secondo ciò che dice la legge. Le vittime di questa battaglia saranno coloro che evadono le tasse e utilizzano metodi illegali per aggirarle. In un rapporto esplicativo si afferma che questo non solo riempirà le casse statali ma permetterà anche di “eliminare condizioni concorrenziali ineguali”.

In secondo luogo le risorse statali aumenteranno grazie alle accise sulle sigarette (+10%), sui superalcolici (+4%) e sul carburante (+2.5%). Per il business saranno introdotte tasse automobilistiche, una tassa di investimento nei porti marini e il canone per lo sfruttamento dei boschi sarà aumentato di varie volte. Queste misure porteranno quasi 150 miliardi di rubli. E a pagare saranno gli automobilisti, i fumatori, coloro che bevono alcolici e i clienti dei negozi di mobili.

Inoltre è stato pianificato di raccogliere più soldi dalle aziende statali. Dal 2018 consegneranno nelle casse statali metà dei profitti. Ora il requisito è la metà, il 25%. Questo provvedimento porterà qualche altro centinaio di miliardi.

Sarà ridotta la sfera sociale

Le principali voci di spesa del bilancio non sono cambiate per il prossimo anno. Continueremo a spendere soprattutto per la difesa. Al secondo posto c’è la politica sociale, al terzo lo sviluppo dell’economia (si veda il grafico). Per fare un confronto, negli ultimi cinque anni queste voci di spesa erano aumentate in media di quattro volte. Si fa notare che le spese per il mantenimento dell’apparato statale e per la gestione del debito pubblico sono aumentate di due volte (sono rispettivamente al quarto e sesto posto). Della crescita dell’esercito di funzionari pubblici non si è parlato nemmeno una volta.

Leggi anche
Novità sulle ipoteche: ecco come le giovani famiglie in Russia potranno acquistare un appartamento

Tra l’altro ci sono settori il cui finanziamento negli ultimi cinque anni è stato tagliato: l’Azienda municipale dei servizi residenziali, la medicina, l’istruzione e lo sport. In altre parole, abbiamo iniziato a produrre più carri armati e a spendere di più per lo stipendio dei funzionari pubblici, mentre ci preoccupiamo meno dell’educazione e della salute dei cittadini. E ci hanno anche caricato del peso delle spese per la manutenzione generale degli edifici.

Diminuiscono anche le spese sociali di 350 miliardi di rubli. Ma questo, spiegano dal Ministero delle finanze, non significa che si risparmierà su qualcuno. Il bilancio compensa la mancanza di soldi del Fondo pensioni, ovvero la differenza tra i contributi assicurativi raccolti e la somma che verrà pagata agli anziani. Il prossimo anno questo buco diminuirà. Al Ministero delle finanze collegano questa cosa a vari fattori. Il primo è che i finanzieri hanno iniziato a raccogliere più contributi assicurativi. Il secondo è la crescita dell’età pensionabile per i dipendenti pubblici. Il terzo è che una parte dei cittadini ha iniziato a posticipare il proprio periodo di pensionamento (in questo caso sono validi i coefficienti moltiplicatori).

La sensazione generale che dà il bilancio è questa: lo Stato ha imparato a tirare la cinghia e a spremere i contribuenti, compresi gli imprenditori. Ma non ancora a creare stimoli per lo sviluppo. La crescita economica per il prossimo anno è prevista intorno al 2%. Per fare un confronto, la crescita nel mondo è attorno al 3%. Ci tocca inseguire.

Gli esperti discutono: le spese militari rallentano o sviluppano l’economia?

Ogni volta che viene redatto un bilancio si scontrano varie teorie. Più di tutte quella sociale e quella bellica. I famigerati “cannoni al posto del burro” (slogan della Germania nazista per giustificare i sacrifici della popolazione con la necessità di maggiore produzione bellica, ndt). Anche quest’anno non rappresenta un’eccezione.

Leggi anche
10 simboli per i nuovi tagli da 200 e 2000 rubli

In questi giorni il direttore del Centro di elaborazione strategica Aleksej Kudrin ha criticato le spese, a suo parere troppo grandi, per la difesa. Le spese militari dal 2011 al 2016 sono cresciute dal 3,2% al 4,4%. Allo stesso tempo le spese per l’istruzione sono scese dal 3,7% al 3,5% del PIL, per la sanità pubblica e lo sport dal 3,5 al 3,3%. A suo giudizio l’economia del paese riceve nel complesso lo 0,3% in meno del dovuto a causa delle elevate spese militari. Tuttavia non tutti gli economisti considerano convincente la matematica di Kudrin.

“Penso che non ci sia un legame diretto tra l’importo di spese belliche e la crescita dell’economia”, ha affermato a “Komsomolskaja Pravda” l’economista e membro dell’Accademia russa delle scienze Aleksandr Nekipelov. “Capita, invece, che le spese per la difesa favoriscano la crescita economica. Inoltre, lo stesso governo adesso ha intenzione di tagliare le spese belliche poiché il periodo di modernizzazione delle forze armate è concluso”.

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Attualmente sono studente magistrale presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Nel tempo libero insegno italiano a ragazzi russi. Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.

Alessandro Lazzari

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Attualmente sono studente magistrale presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Nel tempo libero insegno italiano a ragazzi russi. Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.