Perché le kommunalke rendono Pietroburgo più attraente e come sono cambiate dai tempi sovietici. Ce lo racconta l’antropologo Il’ja Utechin.

Fonte: Bumaga 24/10/2017     Autore: Aleksandra Šargorodskaja     Tradotto da: Paolo Zirulia

 

Il’ja Utechin nella kommunalka dove ha vissuto per più di trent’anni. Foto: Museo virtuale della vita quotidiana sovietica.

In che cosa si differenzia una kommunalka contemporanea da una sovietica

Negli anni ‘60 del XX secolo fu avviato quello che probabilmente è stato il programma di costruzione di nuove abitazioni più massivo della storia dell’umanità: le chruščëvki. Ciò permise a molte famiglie di trasferirsi in appartamenti piccolini ma tutti per loro, e di alleviare la fase acuta della crisi abitativa. Nonostante questo, ancora negli anni ‘80, quindi in tempi relativamente recenti, in una stanza di 20 mq poteva vivere una famiglia con tre bambini, cioè cinque persone. Nell’ultima fase del periodo sovietico la norma sanitaria in base alla quale veniva assegnato nuovo spazio abitativo  prevedeva circa 15 mq a persona.

Negli anni ‘90, quando fecero la loro comparsa il mercato immobiliare e la proprietà privata, le persone si ritrovarono ad avere la possibilità di migliorare le proprie condizioni abitative senza dover attendere l’aiuto dello Stato. Qualcuno lasciò gli appartamenti comunitari e chi rimaneva si dava da fare per ottenere in uso più stanze. In sostanza le persone, specialmente quelle che ci vivevano da molto, ebbero la possibilità di ottenere uno spazio maggiore. A volte le famiglie ricevevano in proprietà la loro porzione di alloggio e cercavano addirittura di costruirci una cucina o un bagno. Alcuni hanno fatto una buona ristrutturazione e ci vivono bene.

 

In fila al lavandino della cucina, 1998. Foto: Museo virtuale della vita quotidiana sovietica.

 

Oltre alla densità abitativa c’è un’altra differenza: il rapporto con la proprietà. In epoca sovietica le persone che vivevano nelle kommunalke non erano i proprietari dell’alloggio.  Oggi si è creata una situazione interessante.  Da una parte abbiamo coloro che non hanno approfittato delle privatizzazioni e che vivono nell’alloggio grazie a un contratto di affitto sociale, vale a dire che pagano un canone allo Stato, ma a tariffe agevolate. Dall’altra abbiamo una parte di stanze privatizzate, che appartengono a qualcuno.  Questo qualcuno può viverci oppure darle in affitto.

Il risultato è che nelle kommunalke attualmente vivono, dal punto di vista del rapporto con la proprietà, tre tipologie di persone: quelli che hanno preso la stanza in affitto da qualcuno, quelli che l’hanno presa in affitto dallo Stato e quelli che ne sono proprietari. Si ritiene che al proprietario di una stanza appartenga anche una parte degli spazi comuni, ma non è chiaro quale. Non c’è modo di stabilire quale determinata porzione della cucina appartenga proprio a te.

 

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Porte della toilette e dello sgabuzzino. Foto: Museo virtuale della vita quotidiana sovietica.

 

Tra questi tre gruppi si creano delle tensioni dovute al fatto che chi è in affitto non è motivato a investire in infrastrutture, né a mantenere le zone comuni in buono stato. Se in epoca sovietica le pulizie dell’appartamento venivano organizzate su turni in base ai componenti di ogni nucleo famigliare, adesso le persone spesso si rifiutano di adempiere a questi obblighi e preferiscono pagare qualcuno.

Chi vive nelle kommunalke contemporanee

In certi periodi, ai tempi dell’Unione Sovietica, viveva nelle kommunalke fino al 70% della popolazione di Leningrado, tra cui potevano trovarsi professori, soldati e chiunque altro. Oggi la situazione è un po’ diversa. Le persone che hanno saputo cogliere l’opportunità di migliorare la propria situazione abitativa lo hanno fatto.

Chi è rimasto nelle kommunalke?  Prima di tutto gli anziani soli. Talvolta preferiscono vivere con dei vicini che ogni tanto possano aiutarli, per esempio per andare in farmacia.  Inoltre apprezzano il fatto di vivere in centro città.  La vita in un appartamento comunitario in genere non li turba, in quanto durante la loro lunga vita ci si sono abituati.

Al secondo posto, negli appartamenti comunitari troviamo quelli che sono arrivati da poco a Pietroburgo e non possono permettersi di acquistare un alloggio né di affittare un appartamento indipendente. In parte si tratta di studenti. Gli appartamenti comunitari rappresentano una risorsa molto importante che, paradossalmente,  accresce l’attrattività di Pietroburgo. Sono la forma più accessibile di alloggio economico e, oltretutto, si trovano in centro. Sono un’alternativa preziosa. Se sgomberassimo le kommunalke e ne spedissimo tutti gli abitanti a vivere, diciamo, a Kupčino (quartiere nella periferia sud di San Pietroburgo. NdT.), in centro rimarrebbero solamente negozi e banche. Il centro deve rimanere popolato.

 

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Nella cucina di una kommunalka, 2006. Foto: Museo virtuale della vita quotidiana sovietica.

 

Negli appartamenti comunitari troviamo anche altre categorie di abitanti. Personaggi emarginati: alcolisti, drogati, persone rilasciate da luoghi di reclusione che, nulla di più facile, potrebbero anche avere la tubercolosi. Agli altri abitanti tocca trovare un linguaggio comune con loro.

C’è un’altra cosa che preoccupa non solo le autorità cittadine: se siete proprietari di una stanza in una kommunalka e voleste guadagnarci dei soldi potreste metterci dentro sei operai uzbeki. Per i vicini sarebbe una cosa difficile da tollerare.

In cosa consiste l’unicità delle kommunalke di Pietroburgo

Pietroburgo viene chiamata “capitale delle kommunalke” semplicemente perchè qui ce ne sono molte. Pietroburgo è stata la capitale imperiale, in centro ci sono molti edifici prerivoluzionari costruiti per essere affittati i cui grandi appartamenti sono diventati kommunalke. Numerosi di quegli appartamenti oggi sono stati liberati, alcuni sono rimasti com’erano. In molti sono rimaste tracce dell’antico splendore: decori alle pareti, stucchi sui soffitti.

Dopo la rivoluzione tutto il patrimonio immobiliare fu trasferito allo Stato: nell’agosto del 1918 venne abolita la proprietà privata degli immobili nelle città. I grandi appartamenti divennero comunitari: i loro proprietari o sparirono da qualche parte oppure vi rimasero a vivere in una delle stanze. Ancora mezzo secolo fa a Leningrado poteva capitare che in una kommunalka abitassero i discendenti di coloro che ci avevano vissuto prima della rivoluzione.

Un ex soggiorno. Sulla sinistra gli armadi utilizzati da una delle famiglie. Foto: Museo virtuale della vita quotidiana sovietica.

Secondo quali regole si viveva nelle kommunalke

Esistevano delle regole, approvate dalle autorità, che disciplinavano le più comuni situazioni causa di discussione. In esse si diceva in particolare che dalle 23.00 alle 7.00 era vietato fare rumore, in che modo dovevano essere divisi i costi dell’elettricità, come organizzare le pulizie.

Una regola però non può descrivere tutto. E’ ovvio che qualsiasi documento ammette un certo grado di interpretazione. Come capire se il vicino è già abbastanza rumoroso perchè lo si possa consegnare alla polizia o se è ancora presto?  In molti appartamenti, le persone che ricorrevano all’uso dell’autorità, aggiungevano anche delle loro regole. Le affiggevano persino alle pareti.

“Quando torni passa da me per favore. Tat’jana è scomparsa, non la vediamo da qualche giorno. Io non mi preoccuperei, ma hanno chiamato dalla centrale telefonica per il pagamento della bolletta. Di queste cose si occupa lei. Non so come fare a chiamarla al lavoro alla casa editrice.
30 Settembre.” Fonte: Museo virtuale della vita quotidiana sovietica.

 

“Ti prego di non trasformare più in una “ghiacciaia” la cucina ed il resto dell’appartamento. Noi siamo in pochi, cuciniamo poco. Le finestre non sono state isolate per l’inverno e l’aria è sufficientemente pulita.
A parte questo, sarebbe sempre meglio chiedere. Io non sopporto il freddo, semplicemente mi ammalo. La propria stanza la si può arieggiare quanto si vuole, ma per gli spazi comuni bisogna accordarsi con le altre persone. Viviamo al nord, da noi di caldo ce n’è poco ed io amo il caldo.” Fonte: Museo virtuale della vita quotidiana sovietica.

 

“Il lavandino alla fin fine è stato rotto, e la doccia pure.” Fonte: Museo virtuale della vita quotidiana sovietica.

 

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Le regole, le istruzioni, i messaggi agli altri vicini rappresentano dell’ottimo materiale per l’arte concettuale. Il pittore Il’ja Kabakov per esempio utilizza attivamente nelle proprie installazioni questi documenti della vita quotidiana nelle kommunalke. Se raccogliessimo gli avvisi affissi nelle kommunalke e i messaggi mandati ai vicini a proposito del loro comportamento, se ne ricaverebbe qualcosa di piuttosto curioso.

 

Esistevano persone a cui piaceva vivere nelle kommunalke

Un sovietico non aveva scelta. Per cui la domanda « piace o non piace» nemmeno si poneva. Anche nella situazione attuale, in cui la scelta è dettata da motivazioni economiche, non si tratta di una decisione volontaria.

Chi ha vissuto per molti anni in una kommunalka è abituato a questo posto, non lo disturba l’idea di essere sempre “in scena” né il fatto di avere sempre intorno a sé altre persone. Al contrario: vicino hanno conoscenti o addirittura amici, sentono la propria appartenenza al posto e alla compagnia e, semplicemente, non vogliono andare via.  E’ per questo che gli agenti immobiliari si scontrano sovente con il fatto che le persone non se ne vogliono andare e presentano scuse inventate.

Ho vissuto in una kommunalka per più di trent’anni, nella casa dell’emiro di Bukhara. Non provo alcuna nostalgia né per la società sovietica né per l’appartamento comunitario. Lì è rimasto tutto com’era: il nostro appartamento non è stato sgomberato. Nel cortile centrale del palazzo, dove molti appartamenti sono stati riscattati da persone benestanti, hanno ristrutturato tutto. Sono rimaste anche delle kommunalke. Per rimettere in sesto questo appartamento bisognerebbe investire enormi somme di denaro. Bisognerebbe riscattare l’intera scala e cambiare le tubature.

Oggi non è raro che dei giovani prendano in affitto un appartamento insieme condividendone le spese. Ma questa è un’altra cosa: è più simile a quello che in tedesco chiamano Wohngemeinschaft (appartamento in condivisione). In questa situazione sono le persone stesse a scegliersi i vicini: organizzano un casting allo scopo di scegliersi un coinquilino con il quale sarà piacevole vivere. Si tratta di qualcosa di completamente nuovo, che non somiglia alle kommunalke.

 

Il bagno di una kommunalka. Foto: Museo virtuale della vita quotidiana sovietica.