Armenia: il paese delle meraviglie e delle antiche leggende

Fonte: gastronom.ru, 16/10/2017, Ol’ga Petina, traduzione di Alessia Bianco

L’Armenia è un paese che non si limita ai propri confini. Il suo simbolo, il monte Ararat, si trova in territorio turco e gli stessi armeni sono sparsi in tutto il mondo, ma intanto si volgono trepidanti verso le proprie radici. Un chiaro esempio di ciò è Charles Aznavour, il cantautore francese dalle origini armene, al giorno d’oggi ambasciatore dell’Armenia in Svizzera.

Nel paese vivono all’incirca 3 milioni di armeni, appena un terzo dell’intera quantità, in tutto il mondo ne vivono più di 11 milioni. Pertanto è difficile dire cosa significhi patria per gli armeni: il territorio, la lingua o proprio lo stesso monte Ararat, con il cui nome è chiamato il leggendario cognac, l’aroma del quale sembra impregnare la stessa aria in Armenia.

L’Armenia è un paese molto antico con una storia lunghissima e difficile. Nel corso di un secolo ha condotto un’ostinata battaglia contro i potenti vicini, conservando peraltro la sua identità e peculiarità. Gli armeni vanno fieri della propria antica storia. Addirittura l’origine di Erevan per molto tempo è stata legata alla leggenda biblica dell’arca di Noè. Secondo la leggenda, l’arca di Noè si fermò sulla cima del monte Ararat e Noè, vedendo finalmente la terraferma, esclamò “si vede!”, da qui venne il nome Erevan. Tuttavia, è solo una bella leggenda. Molto più probabilmente il nome Erevan deriva dal nome della città-fortezza Erebuni, fondata nel 782 d. C. dal sovrano dell’antico Urartu, Argišti I. Nel 2018 Erevan festeggerà il suo 2800-esimo anniversario!

E’ una delle città più antiche al mondo e gli armeni, non a caso, ne sono orgogliosi. Erevan è diventata capitale dell’Armenia solo nel 1920, diventando la tredicesima capitale dello Stato. In sostanza, la città iniziò ad essere chiamata Erevan solo nel 1936, fino a quel momento si pronunciava e si scriveva Erevin’.

Seppur grandi distanze li separino dalla natia Armenia, gli armeni con il cuore rimangono in patria e affinché la patria non dimentichi i suoi figli, gli armeni le mandano doni da ogni luogo. Molto spesso tali regali diventano opere d’arte. Come, ad esempio, alcune delle più discusse sono diventate le tre sculture dell’artista colombiano Fernando Botero, “La donna che fuma”, “Il gatto”, “Il gladiatore romano”. Le tre sculture si trovano sulla piazza accanto al centro d’arte “Cafesjian”. Sebbene il rapporto con i cittadini e con i turisti non sia univoco, sono diventate sculture piuttosto significative nella città. 

Le tre sculture dell’artista colombiano Fernando Botero: “La donna che fuma”, “Il gatto”, “Il gladiatore romano”

Il centro d’arte “Cafesjian” o Kaskad fu fondato dall’imprenditore americano e collezionista d’origine armena Gerard Cafesjian. Il centro, completamente finanziato da Gerard Cafesjian, costantemente si arricchisce di nuove opere, tra i cui autori ci sono Grigor Khanjyan, Arshile Gorky (un altro americano con origine armene), John Altoon, Marc Chagall, Barry Flanagan, Andy Warhol, Yong Ho Ji e altri. In un anno più di un milione di persone visitano il centro e tutte gratuitamente! Pertanto il Kaskad è una meta obbligata per tutti coloro che giungono a Erevan. Bisogna necessariamente salire in cima, lo si può fare non solo salendo i gradini, ma anche con le scale mobili per vedere lo stupefacente panorama di Erevan. Non lo dimenticherete mai!

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La sera, seduti lì a fianco, in un ristorante con un calice di cognac locale, gettate lo sguardo verso il giorno che volge al termine e brindate al futuro dell’Armenia.

Vista su Erevan di notte dal ristorante Cascade Royal
Il monumento ad Aleksandr Tamanjan (dello scultore Ovsepjan), architetto nazionale dell’Unione Sovietica e dell’Armenia. Proprio a lui la moderna Erevan deve la sua planimetria”a raggi di sole”. Dietro al monumento inizia il viale con le sculture, che porta alla Kaskad con il centro Cafesjian.

Grazie a Tamanjan, nella costruzione della città, cominciò ad essere impiegato attivamente il tufo: una pietra di origine vulcanica, leggera e resistente. Nella moltitudine di sfumature del tufo, secondo i calcoli degli specialisti sarebbero dalle 40 alle 100 varianti, a Erevan ci sono per lo più edifici in tufo rosa, per questo è chiamata anche la “città rosa”. 

Interessante è che dal colore del tufo con cui è realizzato un edificio si può approssimativamente giungere al periodo di costruzione, così ad esempio gli edifici di tufo nero generalmente fanno riferimento alle costruzioni del XIX secolo. 

A Erevan per le strade della città dappertutto sono in funzione delle piccole fontanelle con acqua potabile: pulpulaki. Il più famoso è il pulpulak collocato su Piazza della Repubblica e si compone di sette zampilli: “il popolo attinge la sua forza da sette sorgenti”. E’ interessante che nel momento in cui bevete l’acqua dalle sue cannule si riesce a conoscere l’ora perché sono fatti in modo che funzionino contemporaneamente con la luce del sole.

Pulpulak “7 fonti”

La religione dell’Armenia

Il Cristianesimo in Armenia ha profonde radici e antiche tradizioni. Il Cristianesimo fu riconosciuto religione ufficiale in Armenia nel 301. L’Armenia è diventata il primo paese al mondo che ha accolto il Cristianesimo come religione di stato. Il nome di Gregorio I L’Illuminato, che ha contribuito a questo ed è diventato il primo Catholicos, per gli armeni è sacro. Spesso la chiesa armena è chiamata anche armeno-gregoriana, tuttavia gli stessi armeni non sono d’accordo, loro la chiamano armeno-apostolica. Al giorno d’oggi la residenza del Sommo Patriarca e Catholicos di tutti gli armeni (oggi Garegin II) si trova a Ečmiadzin.

La chiesa di Sant’Anna a Erevan. La chiesa in sé è del tutto nuova: è stata consacrata il 30 aprile del 2015. Tuttavia, nello stesso complesso della chiesa rientra la più vecchia chiesa di Katogike, in questo luogo dal XII secolo. Tutto fa parte della residenza del Catholicos a Erevan.

Matenadaran

A Erevan c’è un posto unico, Matenadaran, uno dei più grandi centri di studio e conservazione di manoscritti al mondo. Presso l’istituto è sempre aperto il museo. Nello stesso Matenadaran si lavora incessantemente alla ricostruzione dei vecchi libri e allo studio e alla comprensione dei segreti degli antichi maestri.

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I beni del museo contano più di 17.000 antichi manoscritti e più di 100.000 documenti d’archivio.

Nel museo lavora una donna particolare: la maestra di miniatura e calligrafia armena Lilit Amirdžanjan. La prima cosa fatta da lei è stata un’edizione del Vangelo di 400 pagine con testo e miniature. L’artista ha impiegato quasi due anni per portare a termine il lavoro. Oggi crea le sue miniature, lavorando con la tradizionale tecnica della miniatura armena e istruisce la nuova generazione di artisti-miniaturisti al Matenadaran.

Lilit Amirdžanjan con uno dei suoi lavori

Il Museo Ararat

Probabilmente dopo la visita di un luogo talmente ricco di cultura come il Matenadaran avrete voglia di cose un po’ più prosaiche, allora andate direttamente al museo della famosa fabbrica di cognac Ararat. Qui vi mostreranno come si prepara il leggendario cognac armeno e ve lo faranno degustare. Proprio qui accanto c’è un negozio dove potrete acquistare souvenir per i familiari. Importante è non distrarsi e portare un acquisto a casa. 

L’entrata del “Paradiz”, dove si conservano cognac rari, è protetta non peggio di una cassetta di sicurezza. In effetti, qui si conservano vere opere d’arte: assaggiarle è il sogno di ogni vero conoscitore!

Sevan e Sevanavank

Sevan è un lago sul quale camminano le nuvole e non è una metafora, è una bellissima realtà. Ne vale la pena vedere almeno una volta, come galleggiano le nuvole, sfiorando leggermente la superficie del lago e voi non potrete mai dimenticare Sevan. I vostri sogni e le vostre speranze rimarranno lì, a Sevan e a Sevanavke, nell’antico monastero collocato sulla sponda nord-occidentale del lago. Inizialmente il monastero era collocato sull’isola, ma a causa dell’abbassamento del livello dell’acqua si è formato un istmo, che ha unito l’isola alla terraferma. Nel lago sfociano 28 fiumi, l’unico fiume che ne fuoriesce è il Razdan.

Il lago Sevan e il monastero Sevanavank

La cucina dell’Armenia, o cosa assaggiare a Erevan

Forse una chiacchierata sulla cucina armena dovrebbe iniziare dal chaš. E’ un piatto molto antico, che ha acquistato una certa importanza. Lo stesso processo di preparazione del chaš è lungo e complesso, dunque bisogna sicuramente assaggiarla nella sua patria! Si prepara dai piedini di bovino, che vengono cotti durante una notte, fino a che il brodo, messo sulle dita non inizierà praticamente ad incollarle. Il chaš si serve bollente in piatti speciali, dove prima si mette il lavaš in precedenza sminuzzato e si mangia con le mani.

Probabilmente il secondo piatto, in ordine di notorietà nel mondo, è il dolma. Malgrado l’opinione comune che si tratti sempre di un piatto a base di carne, le ricette della dolma sono moltissime e tra di loro ci sono anche varianti vegetariane. Per esempio, la dolma con i piselli, i fagioli rossi e le lenticchie in quaresima. Ma certamente, più interessante è assaggiare la classica dolma armena con le foglioline d’uva, farcita con un misto di carne macinata di ovino, bovino e suino. Tra l’altro anche qui è possibile una grande quantità di varianti: ogni padrona di casa custodisce la sua speciale ricetta della dolma.

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Una particolare attenzione merita sicuramente lo šašlyk, che è forse il primo piatto che ha imparato a preparare l’uomo. In armeno lo šašlyk si chiama “chorovac”, è composto da verdure, carne (maiale, pecora, agnello, coniglio e pollo) e pesce. Senza dubbio il chorovaz più gustoso è quello con la trota fresca di Sevan, in armeno “išchan” che significa “principe”. Ed è un piatto davvero degno di principi e sovrani.

Il seguente piatto è žengjalov chac che si traduce semplicemente “focaccia alle erbe”. Si tratta infatti di una sottile focaccia farcita con le erbe, la cui quantità varia dalla stagione, ma non devono essere meno di 7, ma potrebbero diventare 20 e più. Viene cotta su un braciere ardente e si serve bollente.

Per quanto riguarda i dolci, vale la pena assaggiare la gata armena. Ci sono diverse varianti nella preparazione: ma cambia, da regola, solo la formula dell’impasto, la farcitura rimane invariata. (Leggi il nostro articolo sulla cucina caucasica)

Si può bere un cocktail a base di cognac armeno. Le varianti di questi cocktail sono moltissime e voi potrete semplicemente scegliere quello che vi piace di più.

Cocktail a base di cognac

Dove andare a fare compere e cosa portare dall’Armenia

Se avete poco tempo libero, gli acquisti si posso fare anche in un comune centro commerciale, tuttavia i veri conoscitori devono sicuramente fare un salto al vernissage di Erevan. Si trova vicino a Piazza della Repubblica. E’ aperto praticamente ogni giorno, ma la maggior parte dei visitatori vanno nel fine settimana. Durante la settimana si può sempre scegliere qualcosa secondo i propri gusti. Il vernissage apre alle 10, ma già dalle 9 molti commercianti saranno contenti di accogliervi e addirittura per i primi clienti è possibile che facciano sconti. 

Per i generi alimentari meglio andare al mercato centrale di Erevan. Lì vi attendono frutta fresca, verdure e tutti i possibili dolci del posto.

Cosa comprare:

Carne: basturma (filetto di carne stagionata con spezie, n.d.r), sudžuch (salsiccia secca condita, n.d.r)

Frutta: sudžuch di noci, frutta candita

Alcolici: cognac, vodka di more (tutovka)

Souvenir: caffettiera turca, oggetto dei desideri di ogni caffeinomane sovietico, un tradizionale dosatore per le spezie, un set di spiedi per un vero šašlyk o per dei futuri campioni degli scacchi intagliati da un artigiano

Gioielli: orecchini d’argento, una collana o un anello, fatti a mano dagli artigiani armeni

Per la casa: un tappeto fatto a mano

Nata a Roma nel 1988, ho conseguito la Laurea Triennale in Lingue e culture del mondo moderno e successivamente la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione presso l’Università di Roma La Sapienza. Nel 2010 e nel 2012 ho studiato, per la durata di un semestre, all’Università Statale di Mosca, dove ho svolto anche un tirocinio come insegnante di lingua italiana. Nella tesi ho affrontato la questione della ženskaja proza (letteratura femminile) in Russia offrendo una traduzione inedita di Pikovaja Dama, racconto della scrittrice contemporanea Ljudmila Ulickaja. Dopo la laurea ho conseguito la certificazione DITALS per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Amo la cultura russa e mi affascina l’idea di offrire ai lettori italiani uno sguardo più attento sul mondo russo.

Alessia Bianco

Nata a Roma nel 1988, ho conseguito la Laurea Triennale in Lingue e culture del mondo moderno e successivamente la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione presso l’Università di Roma La Sapienza. Nel 2010 e nel 2012 ho studiato, per la durata di un semestre, all’Università Statale di Mosca, dove ho svolto anche un tirocinio come insegnante di lingua italiana. Nella tesi ho affrontato la questione della ženskaja proza (letteratura femminile) in Russia offrendo una traduzione inedita di Pikovaja Dama, racconto della scrittrice contemporanea Ljudmila Ulickaja. Dopo la laurea ho conseguito la certificazione DITALS per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Amo la cultura russa e mi affascina l’idea di offrire ai lettori italiani uno sguardo più attento sul mondo russo.