Il 5 novembre oltre 400 arresti per le strade di diverse città russe

Di Pavel Merzlikin, Aleksandr Gorbačëv pubblicato su meduza  il 5 novembre 2017 – traduzione di Simone Ferroni

Il 5 novembre 2017 i sostenitori del politico Vjacheslav Mal’tsev, seguendo la sua idea, dovevano uscire nelle strade e non andarsene finché il regime di Vladimir Putin non fosse caduto. In diverse città russe dal mese di ottobre sono stati arrestati alcuni membri del movimento non ufficiale di Mal’tsev “Artpodgatovka” (fuoco di soppressione); alcuni di essi sono accusati di terrorismo, e l’organizzazione stessa è stata giudicata estremista. Il 5 novembre la polizia ha fermato diverse persone per le strade dei centri di sette città russe; a Mosca la polizia ha arrestato più di 250 persone agli ingressi di piazza Manežnaja. Meduza racconta cosa è successo il 5 novembre e cosa ha preceduto questi eventi.

Negli ultimi anni il politico e video-blogger Vjacheslav Mal’tsev aveva annunciato che il 5 novembre 2017 avrebbe avuto luogo una (nuova, ndr) rivoluzione in Russia. Nelle intenzioni di  Mal’tsev, in questo giorno i sostenitori del movimento non ufficiale “Artpodgotovka” (questo è il nome del canale di Mal’tsev su Youtube) sarebbero dovuti uscire nelle strade delle città in cui vivevano e non andarsene fino alle dimissioni di Vladimir Putin. Si presumeva che gli attivisti si sarebbero opposti alla polizia e avrebbero condotto un “referendum popolare” a semplice alzata di mano. Lo stesso Mal’tsev ha lasciato la Russia ancora a giugno 2017 poco dopo le perquisizioni legate alla concitata questione penale di incitamento all’estremismo.

Alla fine di ottobre del 2017 la Corte di giustizia della regione di Krasnojarsk ha giudicato “Artpodgatovka” come una organizzazione di matrice estremista e la sua attività è stata vietata sul territorio russo. In quegli stessi giorni in diverse città russe, Jaroslav’, Kazan’, Čeboksary, Krasnojarsk e altre, sono cominciate perquisizioni e arresti nei confronti dei sostenitori di Mal’tsev. Uno di questi, tale Sergej Ryžov, arrestato a Saratov, è stato trovato in possesso di esplosivo e bottiglie incendiarie (lo stesso Ryžov sostiene che prima della perquisizione non ve ne fosse traccia nel suo appartamento). Due attivisti di “Artpodgatovka” sono stati incriminati di preparare un attentato e per tal motivo sono stati messi agli arresti fino al 23 dicembre. Inoltre, il FSB ha anche accusato i sostenitori di Mal’tsev della preparazione di tumulti di massa a Tomsk e di attacchi verso la polizia a Mosca.

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Il 5 novembre 2017 in sette città russe sono state arrestate più di 400 persone. Secondo le informazioni fornite da “OVD-info”, gli arresti sono avvenuti a Mosca, San Pietroburgo, Saratov, Krasnodar, Krasnojarsk, Perm’ e Rostov sul Don. La maggior parte dei fermi è avvenuta nella capitale, il servizio stampa della polizia moscovita ha riferito ad “Interfacs” di 236 arrestati. In una conversazione con “Meduza” lo stesso Vjacheslav Mal’tsev ha sostenuto che in tutta la Russia sono state fermate «diverse migliaia di persone», e che nelle strade di Mosca si sono riversati 5mila suoi sostenitori. Secondo quanto ha potuto osservare un corrispondente di Meduza, intorno a mezzogiorno del 5 novembre (in questo momento Mal’tsev aveva fissato l’inizio della rivoluzione), a piazza Manežnaja, che era circondata dal personale della polizia, vi era un consueto numero di persone per il fine settimana, mentre i sostenitori di Mal’tsev non avevano mostrato alcuna iniziativa. Alcun persone presenti (soprattutto giovani) sono state arrestate dai membri della polizia. Questi ultimi si avvicinavano tranquillamente ai manifestanti, che una volta perquisiti, dopo una breve conversazione venivano caricati sulle camionette. Lo stesso è avvenuto per tutta la Tverskaja.

Tra gli arrestati si trovavano non soltanto simpatizzanti di Mal’tsev. Meduza ha parlato con sette dei fermati il 5 novembre. Tutti sono stati arrestati in diversi punti della Tverskaja. Tutti hanno dichiarato che non avevano alcun legame con Mal’tsev, eppure la polizia era interessata proprio alla all’azione dimostrativa di Artpodgatovka.

«Eravamo in tre e mentre passavamo vicino monumento di Puškin si è avvicinato un uomo in uniforme. Questi ci ha chiesto i documenti e senza spiegazioni ci ha condotto nella camionetta» – ha raccontato Andrej Sokolov, uno degli arrestati. Lui e i suoi amici sono stati portati alla caserma, dove i poliziotti hanno cominciato a domandargli se fossero a conoscenza della manifestazione di Vjacheslav Mal’tsev; Sokolov e compagni stavano semplicemente camminando e non avevano intenzione di unirsi alla protesta.

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Un cittadino lettone, presentatosi come Heinrihs, e un suo amico sono stati fermati dai poliziotti alla stazione Tverskaja e condotti in una camionetta perché il primo era stato trovato in presenza di una maschera da sci nello zaino.

Artem Martitsov ha raccontato a Meduza che stava camminando per la Tverskaja con quattro amici quando sono stati approcciati dalla polizia. «Le persone che erano con me avevano con sé delle valigie. Ho sentito dai poliziotti che oggi sono state arrestate persone che avevano pistole e coltelli nelle borse» – ha spiegato. Alla compagnia di Martitsov hanno trovato di sospetto soltanto delle bende e due bombolette spray. Questo è risultato sufficiente per l’arresto. «Non avevamo nulla di illegale. Tutto stava nel contesto. Normalmente non ci avrebbero mai arrestati per questo, ma in virtù della situazione hanno deciso di rinchiuderci. Io non ci vedo nulla di sbagliato» – ha detto Martitsov. Adesso lui e i suoi compagni si trovano nella caserma “Chorocevskoe”.

Nello stesso dipartimento della polizia si trova anche un membro dello staff di Novgorod di Aleksej Naval’nyj e attivista del movimento “Vesna” (Primavera) Jaroslav Putrov. Questi ha raccontato a Meduza che era arrivato a Mosca per la conferenza “Letture di Adam Smith”. Alle 13.30 Putrov e cinque altri attivisti di “Vesna” stavano camminando per la Tverskaja per andare a mangiare ad un KFC quando la polizia li ha fermati affermando che era stata fatta una segnalazione nei loro confronti. Secondo i dati di OVD-info dopo la conferenza sono state arrestate più di 20 persone.

Vjacheslav Mal’tsev ha confermato che tra i fermati non poche persone non hanno legami con “Artpodgatovka”. «Il regime ha mostrato la sua essenza fascista. La polizia e l’FSB hanno commesso abuso di potere. Per poco non arrestavano bambini di dieci anni» – ha aggiunto. Il sostenitore di Mal’tsev, Ivan Belentskij, co-presidente del “Partito dei Nazionalisti” (non registrato), ha riferito a Meduza che i poliziotti hanno tentato di arrestare chiunque girasse per il centro di Mosca con grandi valigie. OVD-Info ha riportato che verso le una del pomeriggio sono state arrestate alcune persone in piazza Puškin mentre erano intente a giocare a Pokemon GO.

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Dalle 18.00 del 5 novembre tutti gli arrestati continuano a trovarsi negli uffici della polizia. Secondo le informazioni rilasciate da OVD-Info, a due fermati che si trovano nella questura “Tverskaja” vi è intenzione di muovere una accusa di violenza nei confronti di un pubblico ufficiale secondo l’articolo 318 del Codice Penale. Allo stesso tempo in alcune caserme della polizia agli avvocati non è permesso entrare; in alcune di queste sono arrivati i membri del comitato investigativo. Nella caserma “Mešanskij” sui fermati hanno steso un verbale su insubordinazione nei confronti dei membri della polizia, questi sono stati lasciati nel dipartimento per due giorni fino al giorno del processo che si terrà il 7 novembre.

Vjacheslav Mal’tsev dichiara che i suoi sostenitori continueranno a protestare. Nella conversazione con Meduza, il capo del movimento “Artpodgatovka” ha ammesso che l’inizio della protesta «non ha avuto successo», nonostante «un gran numero di persone sia uscito in strada». Le persone stanno continuando la loro protesta e non se ne andranno finché non raggiungeranno i loro obiettivi” – ha riferito il politico, aggiungendo che se oggi altri oppositori fossero scesi in strada coi suoi sostenitori, verso sera avrebbero rovesciato Putin ed “estirpato il fascismo”. Mal’tsev non ha saputo spiegare come la rivoluzione sarà portata avanti.

Veronese dal 1994, ho conseguito una laurea in Lingue e Politica Internazionale all’Università Ca’Foscari di Venezia. Da sempre appassionato della storia e delle dinamiche che riguardano l’Europa Orientale e l’Eurasia, ho avuto modo di entrare in contatto con il multiculturalismo russo ad Astrakhan’ in occasione di un programma overseas. Successivamente ho lavorato a Bruxelles dove mi sono avvicinato alle tematiche riguardanti la geopolitica delle rinnovabili e la politica europea di vicinato.

Simone Ferroni

Veronese dal 1994, ho conseguito una laurea in Lingue e Politica Internazionale all’Università Ca’Foscari di Venezia. Da sempre appassionato della storia e delle dinamiche che riguardano l’Europa Orientale e l’Eurasia, ho avuto modo di entrare in contatto con il multiculturalismo russo ad Astrakhan’ in occasione di un programma overseas. Successivamente ho lavorato a Bruxelles dove mi sono avvicinato alle tematiche riguardanti la geopolitica delle rinnovabili e la politica europea di vicinato.