Una radiosa schiavitù, ovvero la Fenomenologia del terzo mandato

Fonte: colta.ru 20/09/2017 – Traduzione di Serena Mirella e Stefania Rizzo

 

Aleksandr Morozov sul libro di Sergej Medvedev “Il parco del periodo della Crimea”

Quando “tutto accadeva” (nel post-Crimea), il primo anno, ognuno di noi scriveva molto, spiegando quello che sarebbe potuto essere. Ma poi, con un ritmo diverso, nel 2015-2016 crebbe la sensazione che scrivere mantenendo le vecchie posizioni non fosse più possibile. “Io ho un’opinione e la esprimo” perché raccontare ancora al lettore dell’evoluzione del putinismo era diventato come un qualcosa di “insensato”: al lettore era tutto chiaro, al regime era caduta la maschera del complotto; reagire alle sempre nuove e tangibili cattiverie, esclamando “Abbiamo toccato il fondo”, era diventato noioso. Tutto questo si era trasformato in “articoli sul potere”, sfociando nell’assoluta banalità. E dinnanzi ad ognuno noi si sollevava una questione: verso quale posizione muoversi, conservando la misura.

Alcuni decisero semplicemente di “andarsene” (in ogni senso, per esempio abbandonarono la propria tesi). Altri scelsero la forma della testimonianza e, giorno dopo giorno, cominciarono semplicemente a documentare lo sviluppo di una nuova lingua ufficiale e patriottica, seguendo il modello di Victor Klemperer e di Ljubov’ Šaporina. Altri ancora conservarono la posa dell’“invettiva”, ovvero “etichettare il regime da una posizione preconcetta”. Altri, in quegli anni, scelsero il manifesto della “missione intellettuale”, cioè descrivere gli eventi, spiegando al lettore come quegli eventi fossero la risultante non di norme democratiche ma, in maniera più ampia e generale, del concetto corrente di “politica”.

Proprio questa era la posizione di Sergej Medvedev tra il 2014 e il 2017. Un uomo straordinario, un nostro grande contemporaneo. Sullo sfondo delle centinaia e centinaia di politologi, reclutati dai politecnologi per la narrativa mediatica del Cremlino, in Russia sono rimaste poche persone, si possono contare sulle dita di una mano, che continuano un lavoro incessante di interpretazione degli eventi, basandosi su un’elevata competenza professionale nell’ambito della sociologia teorica.

In quegli anni Medvedev seguitava ad insegnare, a partecipare a decine di convegni, scuole estive, interveniva nelle ultime piazzeforti di Mosca, al Memorial e nel Centro Sacharov, nuotava nelle acque gelide per le gare di triathlon in diversi paesi del mondo, correva sulle cime delle montagne come maratoneta, conduceva alla radio, scriveva programmi televisivi e costantemente sulle testate giornalistiche. Tutto questo era riconducibile ad un unico quadro: rintracciare il significato degli eventi mediante la teoria del “potere simbolico”. Mentre Tat’jana Stanovaja rappresentava la politica russa attraverso una lotta di sistema, Grigorij Golosov mediante l’approccio transitologico e la comparatistica dei regimi politici, Medvedev scandagliava costantemente lo scenario di come gli strumenti del putinismo nel terzo mandato venissero considerati nell’ottica del controllo politico, sul modello di Bourdieu e Foucault. Sempre lui, nel migliore dei modi, rispondeva sulla stampa contemporanea alla domanda su come si costruisce la lealtà in regimi politici come quello russo attuale. Le repressioni tempestive, la gestione delle paure, di cui scrive proprio Vladimir Gel’man, sono solo una parte della faccenda. L’altra parte è un groviglio eterogeneo di rancorose aspettative concrete da parte della platea e la sua gestione con l’aiuto di immagini e simboli.

La politica dello spazio, la revisione della storia, la biopolitica, le metafore chiave del linguaggio politico svolgono un ruolo fondamentale affinché, in un regime politico che il potere ha usurpato, l’uomo oppresso venga reso felice, creandogli l’illusione di gestire il suo passato e il suo presente. Medvedev, senza il benché minimo pathos giornalistico, ha legato ad un unico filo tutti gli eventi basilari del consolidamento del potere simbolico del Cremlino. Ha scoperto il tavolo su cui esso gioca, quando sollecita un particolare tipo di fedeltà, con la quale l’individuo – consapevole o inconsapevole, eppure spinto da una necessità fortissima – entra a far parte del mondo mitologico dell’“idea di nazione”. Ad un certo punto è ormai impossibile prescindere da una Weltanschauung, che ha anche fatto mostra, ad esempio, dei destini degli attivisti della cultura sovietici e tedeschi, persone spesso capaci e incorruttibili, i quali, nonostante la loro testa e la loro esperienza, hanno seguito “il destino del popolo”, ovvero si sono bruciati. Condannati all’inferno, nell’Ade.

Sergej Medvedev “Il parco del periodo della Crimea, cronache del terzo mandato”

Gli articoli di Medvedev mancano di ogni moralismo. È un fenomenologo. Come i cinque, sei famosi sociologi teorici rimasti in Russia, anche lui non è un liberale in senso rousseauiano, e la sua fede nella tendenza dell’uomo al bene e nella salvifica garanzia delle istituzioni è limitata da un grande scetticismo nei riguardi della natura umana.

Non mente neanche lettore come i propagandisti delle diverse teorie normativiste. L’uomo cede facilmente alle tentazioni del “potere simbolico”, ma la lotta per la libertà ha un caro prezzo e il suo esito non è garantito da alcuna teoria, istituzione o dagli esempi della storia passata. Leggo tutto quello che scrive Medvedev. Seguo anche con grande interesse il suo profilo Facebook. A metà del 2017 si distacca nettamente dalla “propaganda del correre e del nuotare” e dai trafiletti che corredano i suoi testi nei media tradizionali. Evidentemente, aveva compreso che un’ulteriore descrizione del regime, persino anche attraverso degne prospettive teoriche, non avrebbe portato a niente.

E decise di fare un passo indietro, dedicarsi semplicemente ad un diario privato di impressioni apolitiche. Ho capito così che anche lui vuole passare dalla “fenomenologia”, supportata dal sapere accademico, a quella saggistica che include altresì il “destino del popolo”, che tutti dovranno accettare e sostenere. I suoi recenti post su Facebook sono molto geniali e anche terribili giacché è un uomo dal carattere allegro.

Noi possiamo solo seguire Medvedev e i suoi impegni. Egli cambia prospettiva ed è un faro anche per noi. È bene concedersi la dovuta attenzione.

 

 

 

Traduttrici

Serena Mirella, nata a Canosa di Puglia (Ba), il 19/03/1994. Iscritta al I anno del Corso di Laurea Magistrale in Traduzione Tecnico-scientifica e Interpretariato della Facoltà di Lettere e Filosofia, Lingue e Beni Culturali dell’Università del Salento. È un’appassionata della poesia del Novecento russo, in modo particolare di Esenin e Mandel’štam. Ha una particolare inclinazione per il cinema di Andrej Tarkovskij.

Stefania Rizzo, nata a Monopoli (Ba), il 16/08/1993. Iscritta al I anno del Corso di Laurea Magistrale in Traduzione Tecnico-scientifica e Interpretariato della Facoltà di Lettere e Filosofia, Lingue e Beni Culturali dell’Università del Salento. È un’appassionata della traduzione di videogiochi e nel sottotitolaggio di serial tv e lungometraggi di vario genere.

 

L’idea di una collaborazione tra Russia in Translation e i Corsi di Studio in Scienza e Tecnica della Mediazione Linguistica (Laurea di I livello) e in Traduzione Tecnico Scientifica e Interpretariato (Laurea Magistrale) dell’Università del Salento, con sede a Lecce, nasce dal desiderio di mettere alla prova e in pratica le capacità e le tecniche traduttive acquisite quotidianamente in aula degli studenti di Lingua Russa durante il loro percorso di studi e altresì di avvicinarli maggiormente al mondo e alla cultura russa. Sotto il coordinamento della Prof.ssa Gloria Politi e della Prof.ssa Iryna Shylnikova gli studenti si cimenteranno nella traduzione in italiano di articoli che spaziano dalla letteratura alla politica, dalla musica allo sport, dall’economia al cinema, dalla storia al “byt” postmoderno della Russia contemporanea. Pensiamo che tale iniziativa rappresenti una novità assoluta nella didattica della Lingua-L2 e nel cammino formativo dello studente universitario che assaporerà le gioie e i dolori del difficile lavoro della fucina traduttiva e che vedrà i propri sforzi premiati con la pubblicazione in rete del lavoro svolto.

Leggi anche
L'intervista di Oliver Stone a Vladimir Putin

Università del Salento

L’idea di una collaborazione tra Russia in Translation e i Corsi di Studio in Scienza e Tecnica della Mediazione Linguistica (Laurea di I livello) e in Traduzione Tecnico Scientifica e Interpretariato (Laurea Magistrale) dell’Università del Salento, con sede a Lecce, nasce dal desiderio di mettere alla prova e in pratica le capacità e le tecniche traduttive acquisite quotidianamente in aula degli studenti di Lingua Russa durante il loro percorso di studi e altresì di avvicinarli maggiormente al mondo e alla cultura russa. Sotto il coordinamento della Prof.ssa Gloria Politi e della Prof.ssa Iryna Shylnikova gli studenti si cimenteranno nella traduzione in italiano di articoli che spaziano dalla letteratura alla politica, dalla musica allo sport, dall’economia al cinema, dalla storia al “byt” postmoderno della Russia contemporanea. Pensiamo che tale iniziativa rappresenti una novità assoluta nella didattica della Lingua-L2 e nel cammino formativo dello studente universitario che assaporerà le gioie e i dolori del difficile lavoro della fucina traduttiva e che vedrà i propri sforzi premiati con la pubblicazione in rete del lavoro svolto.