“Chi non è stato a Tomsk, non ha visto la Siberia”

Fonte Moiarussia.ru 4/06/2017 Autore: Il’ja Krištu, Foto: Lilija Tjatigačeva Traduzione di Eugenio Alimena

Chi non è stato a Tomsk, non ha visto la Siberia”, così recita un detto siberiano. Ed è vero: Tomsk è una delle più antiche città della Sibera. Più vecchie, secondo le fonti ufficiali, sono solo Tjumen’ e Tobol’sk, ma questa tesi è attivamente discussa dagli storici di Tomsk. La verità…la verità la conoscono solo i fondatori della città, i cosacchi e il loro ataman Ermak (l’ataman è per i cosacchi russi e ucraini il più alto grado militare, e deriva dalla parola turca «ata» che significa padre; Ermak Timofeevič fu un comandante russo che, tra il 1579 e il 1585, invase ed esplorò la Siberia, ndt). Ermak non visse fino alla fondazione della città, ma riuscì a conquistare quei luoghi protetti combattendo contro i selvaggi Calmucchi e Kirghisi.

Di posti belli ed interessanti Tomsk è piena. Bisognerebbe andare lì, anche solo per ammirare con i propri occhi l’imponente Tom’, il fiume che secondo alcune fonti deriva dal famoso romanzo di Vjačeslav Šiškov dal titolo Ugrjum-reka (il fiume cupo, pubblicato nel 1928, ndt); dopotutto l’autore ha vissuto per anni a Tomsk occupandosi proprio di corsi d’acqua. A proposito, è stato lui a trovare un collegamento con l’estrazione dell’oro, garantendo alla città una florida rinascita. Ma con il tempo l’oro si è esaurito, e adesso nella regione di Tomsk estraggono gas, producono fiammiferi e matite, ma…

Passeggiando nel bellissimo Lagernyj sad (un parco a sud della città, ndt), a scanso di equivoci, guardate attentamente dove mettete i piedi, perché l’ultima grande pepita è stata trovata proprio qui, e solo quindici anni fa. Magari sarete fortunati e tornerete da Tomsk ricchi come un cercatore d’oro. 

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Ma se la fortuna non sarà dalla vostra…la tristezza verrà scacciata in un attimo dai meravigliosi piatti e liquori siberiani! Stroganina dal salmone o dal coregono, funghi croccanti, tris di orecchie con tortino, šči di alce (lo šči è una classica zuppa russa dal gusto aspro a base di cavolo, ndt), pel’meni e bliny siberiani (i pel’meni ricordano i ravioli italiani, hanno una sfoglia molto sottile e sono solitamente ripieni di carne o patate; i bliny sono le classiche crepes russe, dolci o salate, ndt), burduk (piatto gelatinoso ottenuto dalla fermentazione di farina di segale o di orzo, ndt), salamat (porridge di farina, sale e burro, ndt), una varietà di deliziose e salutari gelatine, bevande alla frutta…è difficile stilare una lista, dovreste provare tutto. Ma, una volta provato… 

Una volta aver provato la cucina, concedetevi un bel tour dei monumenti di Tomsk, infatti ci sono molte statue sparse per la città e molte di queste sono uniche al mondo. In quale altro posto è possibile vedere un monumento che rappresenta un paio di pantofole? e un bambino in un cavolo? un amante? e un monumento parlante (!) della felicità? dopotutto c’è anche un monumento di un rublo, di un tifoso, di una donna incinta, di un elettricista, di uno spazzino ed una statua davvero insolita di Čechov con un’iscrizione che recita così: “Anton Pavlovič con gli occhi di un contadino ubriaco, sdraiato in un fosso senza leggere «Kaštanka» (romanzo che l’autore pubblicò nel 1887, ndt). Questa è una piccola rivincita che si sono presi i cittadini di Tomsk verso l’unico scrittore che non ha amato la loro città…

   Monumento del rublo, Tomsk. Foto: eucariot

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   Monumenti dell’innamorato disperato, Tomsk. Foto: 4tololo.ru

   Monumento del neonato nel cavolo, Tomsk. Foto: golos.io

    Monumento delle pantofole, Tomsk. Foto: tomsk.ru

   Lungofiume del Tom’ a Tomsk. Monumento a Čechov. Foto: mozaikatravel.com 

Per esempio, lo scrittore Aleksandr Volkov, autore del famoso romanzo «Il Mago della città di smeraldo», studiò a Tomsk a scuola, si innamorò di questa città e trasferì nel suo lavoro molte delle sue caratteristiche. Se ricordate il romanzo, oppure i cartoni animati che ne hanno tratto, troverete come molti luoghi che si trovano a Tomsk gli sono familiari. Una buona opinione di Tomsk ce l’aveva Annibale, il lontano parente di Pushkin, che visse qui un anno in esilio. 

Abbiamo appena toccato le radici del fior fiore della poesia russa, e con la poesia continuiamo perché proprio a Tomsk vive e continua a lavorare l’autore della dei versi «Topolinyj puch, žara, ijul’» (lanugine di pioppo, caldo, luglio, ndt). La canzone tratta da questi versi, del gruppo Ivanuški, in Russia è certamente conosciuta da tutti gli adulti. E sarà subito chiaro come mai la lanugine di pioppo dell’autore si sparge nell’aria in luglio, non in maggio come a Mosca, non in aprile come a Krasnodar, e addirittura non a giugno come a Piter (nome comunemente usato per identificare San Pietroburgo, ndt). Perché questa è la rigida Siberia. E questa è Tomsk, il cuore ospitale della Siberia. 

Ed in questa splendida città vi aspettano!

 

Nato a Belvedere Marittimo, in Calabria, è cresciuto a Cosenza dove si è formato fino alla licenza liceale. L’esperienza universitaria romana, presso La Sapienza, gli ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e fisici, portandolo oltreoceano e oltre Urali spinto dallo studio, dal lavoro e da pura curiosità. Terminati gli studi di specializzazione in lingua e letteratura russa (dedicati soprattutto alla poesia del ‘900), attualmente vive e lavora a San Pietroburgo, dove si concentra principalmente sull’insegnamento e sulla diffusione della lingua italiana, mantenendosi contemporaneamente attivo in progetti personali e pubblici.
Alla domanda “perché hai scelto il russo?”, risponde senza molti giri di parole “perché, in un senso abbastanza stretto, fa parte della mia storia”.

Eugenio Alimena

Nato a Belvedere Marittimo, in Calabria, è cresciuto a Cosenza dove si è formato fino alla licenza liceale. L’esperienza universitaria romana, presso La Sapienza, gli ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e fisici, portandolo oltreoceano e oltre Urali spinto dallo studio, dal lavoro e da pura curiosità. Terminati gli studi di specializzazione in lingua e letteratura russa (dedicati soprattutto alla poesia del ‘900), attualmente vive e lavora a San Pietroburgo, dove si concentra principalmente sull’insegnamento e sulla diffusione della lingua italiana, mantenendosi contemporaneamente attivo in progetti personali e pubblici.
Alla domanda “perché hai scelto il russo?”, risponde senza molti giri di parole “perché, in un senso abbastanza stretto, fa parte della mia storia”.