La pubblicità prerivoluzionaria

FONTE: culture.ru, 9/11/2017 – di Darja Legkaja, Traduzione di Marta Natalini

Alimentazione corretta

All’inizio del XX secolo nelle farmacie e nei negozi di rimedi (che erano più simili a negozi a poco prezzo) fecero la loro comparsa gli additivi alimentari. Una donna di casa poteva procurarsi lacche e polveri per la decorazione delle uova, vaniglia in baccello o triturata insieme allo zucchero, zafferano, cannella, essenza di frutta, cardamomo, aceto di vino.

I produttori spesso approfittavano dell’amore dei consumatori per tutto ciò che era straniero, attribuendo un’origine estera ai prodotti. A quei tempi non solo si poteva comprare l’acqua minerale francese “Vichy”, ma anche il sapone brasiliano Da Costa, acqua di colonia francese e pillole inglesi contro l’insonnia.

Gli additivi alimentari, che venivano usati a richiesta dai consumatori, si alteravano facilmente. Per questo nelle pubblicità spesso si raccomandava di acquistare i prodotti soltanto presso farmacie e negozi verificati.

La stessa personalità del farmacista godeva di grande attenzione, infatti il rimedio spesso assumeva il nome di colui che lo aveva inventato. La pubblicità del XIX secolo non solo ad aumentava le vendite dei farmacisti, ma sosteneva la loro reputazione di persone istruite capaci di creazioni proprie.

Tra i prodotti alimentari, sulle pagine dei giornali molto spesso comparivano i preparati dietetici del dottor Lamann, l’avena americana “Hercules” in scatola, “il gustoso brodo di carne” “Maggi” in cubetti.

Prodotti per estetica e curativi

Mentre oggi lo standard di bellezza femminile prevede che le donne siano un lievemente abbronzate, alla fine del XIX secolo si apprezzava il pallore della pelle. Il viso di una donna doveva essere non solo bianco, ma anche pulito (lentiggini, eczemi e rossore non erano ammessi).  Nelle farmacie comparve un’enorme scelta di cosmetici per estetica e curativi.

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Già allora le donne combattevano attivamente contro i segni dell’invecchiamento. Per questo motivo non utilizzavano soltanto creme e onnipotenti lappature, ma anche sistemi di cura combinati. Ad esempio si affidavano alla popolarità dei bagni di vapore della ditta “Ralle&Co.”

La pubblicità prerivoluzionaria di cosmetici si distingueva da quella dei medicinali per il suo taglio vistoso ed elegante. L’importante era che fossero nello stile moderno, in auge in quel momento. L’immagine della donna nelle pubblicità diventò presto una sorta di garante dell’alta qualità del prodotto. Presto, le ragazze disegnate negli annunci furono prese come modelli di bellezza.

I poster, le etichette e gli annunci sui giornali dovevano sembrare costosi, perciò furono chiamati a lavorarci persino degli artisti illustri: Michail Vrubel’, Konstantin Korovin, i fratelli Vasnecovych. La composizione dell’illustrazione era sempre la stessa: vi era rappresentate donne con le giuste caratteristiche del volto e con sorrisi benevoli. I personaggi incarnavano perfettamente il prodotto pubblicizzato.

Prodotti per la perdita di capelli, barba e baffi

Avere capelli sani e curati non era solo il sogno di tutte le donne, ma anche di tutti gli uomini. Divennero popolari i gel per la messa in piega, gli elisir, le lappature, i fissatori, gli oli profumati e diversi infusi per la crescita di capelli.

Secondo la moda di fine XIX secolo-inizio XX, gli uomini dovevano avere baffi e barbe folti. I gel appositi venivano preparati da una base di olio, di oliva, mandorla o palma. Vi si aggiungevano cera, burro di cacao e a volte paraffina. L’aroma veniva dato dai fiori: rose, geranio, gelsomino, reseda, giacinto.

Per la caduta di capelli, venivano consigliati diversi tipi di acque. Si trattava per lo più di blande lozioni di sapone, carbonato di potassio, ammoniaca, a cui veniva aggiunto un po’ di olio leggero o di alcol.

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I produttori di questi rimedi promettevano che i prodotti non solo avrebbe ricoperto di folti riccioli anche i calvi senza speranza, ma anche che erano capaci di prevenire la canizie e il ritorno al colore naturale dei capelli. Tutto ciò indipendemente dall’età. Quando questi rimedi non funzionavano e la canizie non spariva, uomini e donne ricorrevano alle maschere per capelli.

Preparati medici

Il basso livello di igiene e l’alimentazione scorretta fecero sì che le malattie gastro-intestinali divenissero un flagello nell’Impero Russo. Per questo motivo, la maggior parte della pubblicità di medicinali dell’inizio del XX secolo era indirizzata ai rimedi per questo.

L’annuncio di “Ara” fu un caso unico. Per tutto il 1908, lo pubblicizzarono sul giornale “Natura e persone”, ma non si ripeté mai: furono lanciati più di 40 annunci pubblicitari diversi di questo lassativo.

La composizione della pubblicità per medicinali poteva variare molto. Per attirare l’attenzione del lettore, si usavano elementi accattivanti: indici che puntavano all’annuncio, mani che aprivano una pergamena con dentro la pubblicità. Le prime parole del testo erano scritte a caratteri grandi.

Se nelle pubblicità degli anni ‘60 e ‘70 dell’800 erano in uso disegni semplici e abbozzati, all’inizio del XX secolo comparvero dei veri e propri quadri a soggetto. Venivano spesso realizzati con una tecnica complessa: i pubblicitari diventavano più esigenti e gli artisti delle pubblicità, più professionali.

Apparecchiature tecniche

Oltre ai medicinali, nelle farmacie si vendevano anche attrezzature mediche: metodi per la disinfezione, materiale di bendaggio, strumenti chirurgici e oggetti per la cura dei malati.

Nei negozi di medicinali era possibile comprare anche cose che non avevano niente a che fare con la medicina: vernici e tinte per la ristrutturazione, tabacco, fuochi di artificio, accessori per la fotografia, compassi, binocoli, occhiali, occhialini e molto altro.

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Spesso vi si vendevano anche merci totalmente estranee alla cura della persona. Ad esempio strumenti musicali, mandolini, chitarre, balalaike, grammofoni e dischi, biciclette, vettovaglie e attrezzatura da pesca.