È arrivata dalla Russia in Europa una nube radioattiva

Fonte: Novaja Gazeta, 21/11/2017 – di Alisa Kustikova, Aleksandra Konačeva, Vjačeslav Polovinko, Jurij Safronov, tradotto da Marta Natalini

In Germania, Austria e Italia il 29 settembre si è rilevato l’innalzamento del limite di radiazioni consentito dell’isotopo rutenio 106 (Ru-106), che si forma per l’utilizzo di armi nucleari e di incidenti nucleari tecnogenici.

L’8 ottobre l’Ente federale tedesco per la protezione dalle radiazioni e il Ministero federale per la protezione dell’ambiente, della natura e sicurezza dei reattori nucleari hanno ipotizzato che la fonte del rutenio si trovasse negli Urali del sud, escludendo così l’incidente.

La Corporazione Rosatom che si occupa delle imprese nucleari ha fatto sapere che “le analisi atmosferiche condotte tra il 25 settembre e il 7 ottobre sul territorio della Federazione Russa, inclusi gli Urali del sud, non hanno evidenziato presenza di Ru-106, a esclusione di un unico punto rilevato a San Pietroburgo”. Secondo i dati forniti da Rosatom, anche in quel punto la quantità di rutenio era praticamente nulla. All’inizio di ottobre, è stato il “Kommersant” a parlare della causa dell’innalzamento del limite di radiazioni consentito, facendo riferimento a Nadežda Kutepova, a sostenitrice dei diritti dell’assemblea cittadina di Ozersk che ha ottenuto l’asilo politico in Francia.

Nelle dichiarazioni a “Novaja Gazeta” Nadežda Kutepova ha raccontato che la risposta di “Rosatom” alla notizia di una nube radioattiva rilevata in Germania l’ha colpita.

“Ho spiegato che il 25 e 26 settembre presso l’azienda “Majak” (fabbrica di componenti per le armi nucleari di Ozersk, Oblast’ di Čeljabinsk, N.d.R.) si svolgeva la prova di un nuovo impianto, e anche, che in quei giorni a Ozersk, era stato segnalato l’allarme” ha dichiarato Kutepova sulla base di fonti in sede alla fabbrica. L’incidente potrebbe essere avvenuto nel forno durante il processo di vetrificazione di scorie radioattive ad alta intensità. Proprio lì si forma il rutenio, che può essere rilasciato direttamente.

Tuttavia i rappresentanti dell’azienda hanno comunicato che da loro era “tutto regolare”.

Di seguito a Ekaterinburg si sono sparse voci secondo cui, a causa dell’incidente nella fabbrica “Majak”, si stava muovendo in direzione della città una nuvola radioattiva. Sui social network della città è comparso un commento anonimo, che sarebbe stato inviato da una collaboratrice dell’industria chimico-biologica.

“Oggi, nella nostra fabbrica chimico-biologica, l’ha comunicato il direttore (l’amica di una mia collega lavora lì). In pratica nell’Oblast’ di Čeljabinsk si è verificato un incidente presso la Majak, che ha causato la nube radioattiva che si sta muovendo verso Ekaterinburg. Indicativamente raggiungerà la città domani. Si raccomanda di chiudere tutte le finestre della case e, se possibile, non uscire in strada. Si consiglia anche di bagnarsi con l’alcol, di procurarsi radici di ginseng e eleuterococco (in farmacia), per gli adulti vino rosso caldo o cognac nel tè. Evitare il panico: la concentrazione non è tale da procurare malattie acute da radiazioni. Ma stimola fortemente la formazione di cancro”.

In risposta a questo, il Servizio federale di osservazione sulla sicurezza e il benessere (“Rospotrebnadzor”) ha fatto sapere che il livello di concentrazione rilevato tra l’Oblast’ di Sverdlovsk e quella di Čeljabinsk non supera il livello consentito.

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Il 9 novembre l’Istituto francese per la sicurezza nucleare e radioattiva ha pubblicato un documento, nel quale si parlava della comparsa di una nuvola radioattiva sopra l’Europa negli ultimi giorni di settembre.

 

Mappa della diffusione del rutenio. Istituto francese per la sicurezza nucleare e radioattiva

Secondo gli specialisti, l’incidente è avvenuto probabilmente nell’ultima settimana di settembre nell’area tra il Volga e gli Urali, verso il sud dei Monti Urali, tuttavia non è possibile stabilirlo con certezza. Il focolaio potrebbe essere in Russia o in Kazakistan.

Nel documento veniva evidenziato che dal 6 ottobre il livello di sostanze pericolose si era abbassato, e al momento non risultava più nell’aria.

[…]

Che cosa ha spaventato l’Europa

Il giornale francese “Le NovelObs” spiega le ragioni per cui, nonostante probabilmente non ci siano conseguenze per l’Europa, l’abbassamento di guarda nel controllo dell’emergenza sia preoccupante. Innanzi tutto, “stando al servizio metereologico” (Rosgidromet), gli ingegneri nucleari russi “hanno negato tutto” (come avvenuto dopo la catastrofe di Černobyl) e questo non può che preoccupare i loro colleghi europei. La negazione da parte di “Rosat” del suo coinvolgimento nella fuoriuscita, può significare due cose: o la corporazione non controlla incidenti del genere, “o il governo della nazione nasconde” l’informazione.

“Entrambe le possibilità generano timore” secondo Bruno Chareyron, il direttore della Commissione non governativa per l’informazione indipendente sulla radioattività (CRIIRAD), fondata in Francia dopo la catastrofe di Černobyl.

“L’importante è che si cerchi la causa di questa fuoriuscita… Da questo punto di vista la mancanza di informazioni genera preoccupazione. Se la causa è sconosciuta, non è possibile prendere misure di difesa contro la radioattività, considerando che la quantità assorbita dai lavoratori o dagli abitanti del luogo potrebbe essere tale da non poter essere ignorata. Se si tratta di occultamento di informazione, la situazione è ancora più problematica.” ha scritto Chareyron nel documento del CRIIRAD pubblicato il 5 ottobre.

Nel suo ultimo comunicato pubblicato il 21 novembre, il CRIIRAD analizza l’informazione data dal Rosgidromet sulla fuoriuscita:

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“E non dando quasi rispote (alle domande sorte, N.d.R.), i risultati (pubblicati da Rosgidromet, N.d.R.) ne fanno sorgere di nuove:

  1. perché la concentrazione di sostanze nell’aria (nel territorio russo, N.d.R.) era allo stesso livello riscontrato in Romania?
  2. Perché il livello di fuoriuscita del rutenio 106 nel suolorilevato dalle stazioni che si trovano a meno di 40 Km a nord e a sud della “Majak” raggiunge al massimo i 300 Bq/m2 (livello registrato a Metlino), ovvero da 100 a 1000 volte meno di quanto ne risulti dalla simulazione IRSN (risultati pubblicati il 9 novembre)?

“Ad oggi siamo mancano ancora del tutto informazioni precise.” riferisce la Commissione per l’informazione indipendente sulla radioattività.

La Commissione sottolinea anche che si è già rivolta all’Organizzazione mondiale della sanità per l’energia atomica con la richiesta di “rompere il silenzio e occuparsi della questione” poiché “è necessaria una trasparenza assoluta” nella ricerca dello stato di emergenza “sia da parte dei governi, in particolare quello della Federazione Russa, sia da parte degli istituti esperti in materia”.

 

Caricamento di un container per il trasporto del combustibile nucleare di scarto nella fabbrica “Majak”. Foto Aleksandr Kondratjuk / RIA Novosti, 2010

Era già successo

Incidenti alla Majak nel 1957 e nel 2007

Nel 1957 alla “Majak” è avvenuto l’“Incidente di Kyštym”, che ha causato l’inquinamento radioattivo di un territorio di 20 mila chilometri quadrati. E’ stata la prima situazione di emergenza radioattiva di carattere tecnogenico in URSS. A causa di questa fuoriuscita sono stati rovinati 23 paesi per un numero di persone pari a 12 mila, le loro case, proprietà e bestiame sono stati sterminati.

10 anni fa, nel 2007, alla “Majak” c’è stata ancora un’altra situazione di emergenza. Nella fabbrica numero 235, dove si lavora il carburante nucleare di scarto, si è rotta una conduttura. Otto persone sono state esposte a una quantità di radiazioni al limite del consentito. Ciononostante, come dimostrato dai mezzi di informazione degli Urali, l’azienda ha nascosto l’informazione per più di un mese.

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Il dato interessante da notare è che fu la stessa Nadežda Kutepova, allora a capo dell’organizzazione “Planeta nadežd” (“Il pianeta delle speranze”, N.d.T.) a pubblicare notizie sulle cause dello scoppio. E’ nata a Ozersk, fu suo padre a chiudere la questione dell’incidente del 1957. Nel 2015 degli agenti stranieri vennero a conoscenza dell’organizzazione della Kutepova e la incolparono di spionaggio industriale. La Kutepova ottenne l’esilio all’astero.

Černobyl: l’Urss confessò sotto pressione dell’Europa

L’incidente atomico di dimensioni maggiori fu quello di Černobyl il 26 aprile 1986. La prima notizia dell’incidente apparse sui mezzi di comunicazione sovietici solo il 28 aprile, e sotto pressione, quando cioè i Paesi europei, preoccupati, pretesero spiegazioni dall’Urss sui livelli di radioattività. Furono gli esperti svedesi di AES (Advanced Encryption Standard) “Forsmak” i primi a dare notizia dell’inquinamento. Le testate sovietiche pubblicano informazioni approfondite sull’incidente solo dopo le festività di maggio.