Pubblicità occulta nel romanzo “Eugenio Onegin”

Fonte: culture.ru – Articolo tradotto da Stefania Persano. Autore: Sofya Bagdasarova

Nel romanzo “Eugenio Onegin” Aleksandr Puškin faceva accenno ai “brand” popolari in Russia all’inizio del XIX secolo. Ricordiamo le aziende, i prodotti e i servizi che utilizzava l’aristocrazia russa.

Il cappello “Bolivar”

Indossato un ampio bolivar,
Onegin va in carrozza sul boulevard.

Un cilindro nero con ampie falde: così appariva il copricapo più alla moda di quel tempo. Nelle illustrazioni del romanzo i personaggi di solito sono ritratti proprio con indosso un bolivar.
Nel XIX secolo non di rado i copricapi erano battezzati in onore di personaggi pubblici, e alcune persone addirittura esprimevano con l’aiuto del cappello le loro opinioni politiche. Negli anni 1821- 1823, quando il poeta iniziò a lavorare al romanzo, i cilindri battezzati in onore al generale Simon Bolivar acquistarono popolarità. Egli era un eroe nazionale del Sud America, a capo della lotta per l’indipendenza dalla Spagna. In quel periodo il generale aveva appena liberato il Perù, e nel 1825 divenne capo della Repubblica di Bolivia, così chiamata in suo onore.
I sostenitori di Bolivar portavano cappelli a larghe falde, che si erano insinuati nella moda europea negli anni ‘10 del 1800. Le loro falde, come ricordava l’autore della vita di tutti i giorni Michail Pyljaev, spesso risultavano talmente ampie che era impossibile passare attraverso una porta stretta.
Tuttavia già nel 1825 un giornale moscovita di moda descriveva la perdita di popolarità dei bolivar.
Cosicché l’autore di Onegin vestiva precisamente secondo la moda degli inizi degli anni ‘20 del 1800. E oltre a ciò, accennava alle sue simpatie politiche.

Gli orologi “Breguet”

E là passeggia in libertà,
finché il vigile Breguet
non gli suona l’ora del pranzo.

Al vanesio Onegin non serviva togliere l’orologio dalla tasca per dare un’occhiata al quadrante, bastava infilare dentro una mano, premere su una molla, e l’orologio diceva l’ora. Era la caratteristica degli orologi con ripetitore (come si diceva allora, “con ripetizione”), in particolare quelli prodotti dall’azienda Breguet, che li rese praticamente sinonimo di sveglia. Puškin li ricordava nel testo diverse volte: prima di cena “lo stomaco, nostro fedele Breguet” ricordava agli eroi il momento del pasto; prima di uno spettacolo “il suono del Breguet comunica loro che sta per iniziare un nuovo balletto”.
Il fondatore dell’azienda Breguet era il mastro orologiaio Abraham-Louis Breguet. Svedese di nascita, aprì il suo primo negozio nel 1775 a Parigi. I Breguet erano famosi non solo per la precisione, ma anche per il fatto che tra loro non ci si imbatteva mai nello stesso modello.
L’acquirente poteva essere certo che a nessuno appartenevano orologi esattamente uguali al suo. Oggi il marchio Breguet è uno dei più antichi sopravvissuti fino ai nostri giorni. Breguet iniziò a esplorare il mercato russo nel 1801, e già nel 1808 a San Pietroburgo fu aperta una filiale della gettonata azienda. Tra i sostenitori del marchio c’erano i principi Golitsin, Gagarin, Yusupov e persino l’imperatore Alessandro I. Anche Aleksandr Puškin “regalò” un Breguet al suo personaggio.
Una curiosità: gli acquirenti dei prodotti Breguet, colti aristocratici, sicuramente conoscevano la pronuncia corretta del cognome francese. Tuttavia il nome dell’azienda venne traslitterato letteralmente in lingua russa, con la lettera “t” alla fine. d’altronde, così era più comodo fare rime.

Il ristorante di Talon

Galoppa verso il Talon;
qui, ne è certo, Kaverin già lo attendeva.

Puškin non si limita a spedire il suo eroe a pranzo da Talon: mette anche la nota speciale in calce al testo “noto ristorante”, affinché il lettore ponga assolutamente attenzione a questo cognome. Può essere che Talon avesse per questo fornito al poeta uno sconto? Dopo tutto Puškin avrebbe potuto spedire Onegin, per esempio, nel locale del signor Andrie su Malaja Morskaja 15, dove, secondo la testimonianza di Faddej Bulgarin (giornalista e scrittore
polacco naturalizzato russo, sostenitore della politica autoritaria dello zar Alessandro I e del suo successore Nicola I, NdT), “pranzavano” i funzionari e i ministri. In questo ristorante capitava ripetutamente lo stesso Puškin, e fu proprio lì che conobbe Georges d’Anthes.
Tuttavia il poeta scelse per Onegin il gettonato ristorante di Pierre Talon su Nevskij Prospekt. Il ristorante occupava la casa di Kosickovsky sul ponte della polizia. Qui, sempre secondo quanto scritto da Bulgarin, si potevano “pienamente soddisfare le vostre esigenze gastronomiche”. Ed effettivamente Puškin fornisce un’intera lista di piatti popolari in questo ristorante: roast-beef, tartufo, torta di Strasburgo con paté.
All’inizio del 1825 Talon diede notizia sui giornali del suo ritorno in Francia. In effetti, subito dopo la sua partenza al suo posto aprì un altro ristorante francese, Felié. Puškin si recava anche lì.

Pistola “Lepage”

Cavalcavano. Comanda al servo di seguirlo
con le fatali canne di Lepage…

Ed ecco di nuovo Puškin mette una nota in calce al marchio “Lepage”, la quale recita “Un glorioso armaiolo”. Mastro Le Page era veramente “glorioso”. L’azienda di armi Lepage – successivamente Fauré Le Page – era stata fondata a Parigi già nel 1717 e restò nelle mani di un’unica famiglia per circa 200 anni – fino al 1913. Il fondatore dell’azienda si chiamava Louis Pigni, ma lui lasciò in eredità gli affari al marito di sua moglie Pierre Le Page, e proprio con questo nome il marchio divenne famoso in tutta Europa. L’azienda aveva molti clienti, alcuni dei quali provenienti dai più
alti strati sociali: forniva armi anche al re francese Luigi XV e al noto comandante Moritz di Sassonia.
Puškin parla già del suo contemporaneo Jean Le Page (nipote di Pierre). A lui ordinarono armi alcuni governanti Francesi: Luigi XVI, Napoleone (prima da console, poi da imperatore), Luigi XVIII. Anche durante la Rivoluzione Francese non si è fatto a meno di Le Page: durante la presa della Bastiglia e nella Rivoluzione di Luglio del 1830 le sue armi furono distribuite al popolo.
E Lenskij “scelse” per il duello le pistole dell’azienda che produceva armi lussuose e di qualità. Lo stesso Aleksandr Puškin possedeva queste armi. Si ritiene che un paio di pistole sia stato fatto per Puškin su suo ordine poco prima del duello con d’Antés. Proprio da quest’arma raffinata fu ucciso il poeta.

(Le traduzioni dei versi di Puškin sono tratte dall’edizione italiana curata da Eridano Bazzarelli
per BUR)

Leccese del 1990, mi sono laureata in Lingue Straniere all’Università di Torino. Dopo aver viaggiato molto in Europa, sono approdata in Russia con un contratto estivo come accompagnatrice turistica. Innamoratami di San Pietroburgo, ci sono rimasta un anno e mezzo come insegnante di italiano. Ora insegno a Torino, dove continuo a interessarmi al mondo russo e alla sua prodigiosa lingua.

Stefania Persano

Leccese del 1990, mi sono laureata in Lingue Straniere all’Università di Torino. Dopo aver viaggiato molto in Europa, sono approdata in Russia con un contratto estivo come accompagnatrice turistica. Innamoratami di San Pietroburgo, ci sono rimasta un anno e mezzo come insegnante di italiano. Ora insegno a Torino, dove continuo a interessarmi al mondo russo e alla sua prodigiosa lingua.