Il trionfo altrui del Pentagono. Gli USA vogliono sottrarre alla Russia la vittoria in Siria

Fonte Ria Novosti 5/12/2017 Traduzione di Antonino Santoro

Decine di aerei ed elicotteri russi migliaia di missioni militari, decine di migliaia di attacchi di caccia bombardieri e missili contro gli estremisti, raid delle forze speciali nelle retrovie avversarie, una mirata liquidazione dei capi delle bande armare, liberazione di città… secondo il Pentagono negli ultimi due anni tutto questo non è semplicemente avvenuto. Martedì Eric Pehon rappresentante ufficiale dell’ente americano della guerra ha affermato senza fare una piega che il contributo della Russia e del regime di Assad nella lotta contro il terrorismo in Siria è “solo una piccola parte dell’operazione contro l’Isis”. I principali successi nella liberazione del paese dai taglia gole dello pseudo califfato sarebbero invece degli USA e dei loro partner della “coalizione internazionale”. Nei documenti di RIA Novosti possiamo vedere come gli americani abbiano davvero combattuto il terrorismo in Siria.

Colpi elettorali

Le forze militari aeree USA iniziarono a condurre delle esplorazioni sulle posizioni dell’Isis in Siria a partire dal 26 agosto 2014. Droni e caccia sconfinavano regolarmente nello spazio aereo del paese diverse volte al giorno e senza alcuna autorizzazione: evidentemente il Pentagono considerava avvilente l’interessarsi all’opinione di Damasco. Sull’inizio della diretta ingerenza militare Barak Obama parlò alla nazione il 10 settembre. Il presidente annunciò l’intenzione di bombardare l’Isis in Siria e di addestrare gli insorti a combattere lo pseudo califfato. Gli aerei e i droni americani iniziarono a condurre i primi attacchi aerei meno di due settimane dopo: il 22 settembre 2014. La coalizione agiva esclusivamente di notte.

Molti analisti hanno evidenziato un curioso dettaglio. Gli americani e i loro alleati molto di rado attaccavano direttamente i guerriglieri, le colonne di mezzi, gli accampamenti, e le basi di addestramento. In compenso, quando nella guerra si intromise la Russia, gli USA cominciarono ad attaccare attivamente le infrastrutture petrolifere, le  centrali elettriche, le installazioni per la purificazione dell’acqua e gli obbiettivi militari fortificati: tutto ciò che l’Esercito governativo siriano potesse utilizzare durante la controffensiva. Oltre a questo, gli americani fin dall’inizio fornirono aiuto ai loro principali alleati “sul terreno”: le formazioni paramilitare curde di autodifesa, l'”opposizione moderata” nella figura dell’Esercito di liberazione siriano e altre formazioni.

Il 20 ottobre 2014 l’Areonautica USA aveva già iniziato il trasporto di medicamenti, equipaggiamenti militari e armi nella città assediata di Koban. Successivamente questi materiali furono consegnati direttamente dagli americani alle postazioni militari dei gruppi che combattevano contro l’Esercito governativo . E proprio alla fine del 2014 e all’inizio del 2015 su internet iniziarono ad apparire numerosi video registrati dai terroristi dello pseudo califfato dove questi distruggevano mezzi blindati dei propri avversari utilizzando dei sistemi di missili anticarro TOW e TOW-2 di produzione USA. E’ chiaro che i guerriglieri dell’Isis avevano intercettato i carichi dei trasporti aerei destinati all’opposizione.

“Prima del nostro intervento militare l’Areonautica militare USA e i loro alleati erano riusciti ad effettuare alcune migliaia di missioni” – ha raccontato a RIA Novosti Sergej Sudakov politologo americanista e professore dell’Accademia delle scienze militari. “

Oggi è marcatamente evidente che gli americani non potevano opporsi alla “proliferazione” dell’Isis nel territorio del paese. Una enorme quantità di bombe veniva gettata letteralmente sul vuoto deserto. In compenso approvvigionavano attivamente di vettovaglie, soldi e armi l'”opposizione moderata” gran parte della quale è composta da organizzazioni terroristiche illegali in Russia. Non possiamo assolutamente parlare di lotta allo pseudo califfato. Negli anni 2014-15 non lo hanno in nessun modo indebolito”.

La scommessa sui curdi

Dopo l’intervento in guerra delle Forze aeree russe nell’autunno del 2015 l’aviazione della coalizione in Siria iniziò a comportarsi in molto molto più passivo limitandosi a singole missioni. Ciò nonostante nell’ottobre del 2015 il Pentagono decise di inviare 30 istruttori americani nelle postazioni dell’opposizione siriana per la creazione di una vaga formazione combattente.I precedenti tentativi non avevano avuto successo: 500 milioni di dollari, concessi dall’amministrazione di Barak Obama nel 2014 per l’addestramento e l’armamento dei “moderati” sparirono nelle sabbie del deserto siriano senza lasciar traccia. Tuttavia i consiglieri militari riuscirono ad ottenere un concreto successo: grazie a loro furono create le “Forze democratiche siriane” che univano i siriani ed i curdi alleati degli USA.

Questo non numeroso esercito nell’estate del 2016 con il supporto dell’aviazione americana iniziò un potente attacco nel nord della Siria. Il 13 agosto  l’esercito prese la città di Manbij e nell’autunno dello stesso anno le città di Marea e A’zaz. Successivamente proprio il nord del paese divenne la roccaforte terrestre della coalizione. Più tardi le Forze democratiche siriane parteciparono direttamente alla battaglia per Raqqa ovvero la proclamata capitale dell’Isis. Gli americani considerano la presa di questa città come uno dei loro principali successi nella lotta al terrorismo.

“Guardate bene a come “hanno liberato” Raqqa – racconta Sergej Sudakov. La città è stata esposta a massicci e sanguinosi bombardamenti come lo era stata l’irachena Mosul poco tempo prima. Sia qua che là gli americani non facevano passare i giornalisti vicino alla linea del fronte affinché non potessero mandare in onda la scomoda, per il Pentagono, “illustrazione” delle totali distruzioni. Proprio qui si nasconde la principale differenza del modus operandi bellico tra russi e americani. Ad esempio ad Aleppo l’Esercito governativo e gli specialisti russi organizzarono dei corridori umanitari attraverso i quali potevano uscire i civili. E sottolineo: civili. Gli americani sono stati invece più volte colti nel fatto mentre facevano passare dall’assediata Raqqa i “terroristi moderati” con le armi. Verrebbe voglia di chiedere: ma quali moderati se siamo nella capitale dell’Isis?”

Salvare la faccia

In effetti il Pentagono e la coalizione possono registrare in attivo l’estromissione delle forse dell’Isis dalle regioni settentrionali del paese, la presa di Raqqa e tutta una serie di successi locali in altre province. A sua volta l’Esercito governativo siriano con il sostegno dell’Areonautica militare russa ha ripulito dai terroristi l’intera parte occidentale della repubblica, ha preso sotto il proprio controllo i campi petroliferi di Palmira, al culmine di pesantissime battaglie ha liberato Aleppo, ha occupato Deir ez-Zor e decine di altri centri abitati.

Noi abbiamo fatto molto – riconosce Sergej Sudakov. – Abbiamo organizzato numerosi convogli umanitari, in Siria continua a lavorare un gran numero di nostri medici. Stiamo aiutando il paese a tornare ad una vita pacifica. Il contributo della nostra aviazione è ovviamente inestimabile. E Bashar Assad con assoluta riconoscenza ha ringraziato le nostre forze armate per l’abnegazione con la quale hanno aiutato il suo popolo. Questa non è la nostra guerra ma noi abbiamo aiutato e lavorato bene.Vediamo la nostra vittoria come un aiuto alla popolazione civile. Gli americani come misura del successo vedono l’aiuto ai propri alleati. Ciò che a loro interessa prima di tutto sono la geopolitica e il prestigio”.

L’esperto ha sottolineato che lo sminuire il ruolo della Russia nella pacificazione siriana è un tentativo dell’amministrazione americana di salvare la faccia, rubando una vittoria altrui. Oggi questi successi immaginari servono a Washington come non mai considerando la situazione in altre parti del pianeta. Secondo Sudakov gli USA hanno fatto una gran brutta figura con la storia della questione nucleare nord coreana. Con il lancio dimostrativo dell’ennesimo missile, Pyongyang ha dimostrato a tutto il mondo che gli americani non hanno alcun minimo potere di far pressioni su di loro. Ma gli americani sono disposti a tutto pur di salvare la propria immagine di “polizia del mondo”, persino a rubare una vittoria altrui.

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa.
antosha87sr@gmail.com

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa. antosha87sr@gmail.com