L’incendio di Mosca del 1812 e le ipotesi sulla sua origine

Il 13 settembre 1812 durante un consiglio di guerra a Fili Michail Kutuzov ordinò di lasciare Mosca senza combattere. Insieme ai soldati se ne andò dalla città la maggior parte della popolazione. Nel primissimo giorno dell’ingresso dei militari francesi a Mosca scoppiarono degli incendi che durarono diversi giorni consumando la città.

Fonte RIA.ru 18/06/12 Traduzione di Antonino Santoro

L’incendio di Mosca del 1812 durò dal 14 al 18 settembre (2-6 settembre secondo il calendario giuliano) durante l’occupazione dei soldati di Napoleone I a Mosca.

Il 13 settembre (1 settembre secondo il calendario giuliano) 1812 durante il consiglio militare a Fili Michail Kutuzov ordinò di lasciare Mosca senza combattere. Insieme ai soldati se ne andò dalla città la maggior parte della popolazione. Nel primissimo giorno dell’ingresso dei militari francesi a Mosca scoppiarono degli incendi che durarono diversi giorni consumando la città.

Per prima bruciarono le mesticherie, i ferramenta, gli edifici lungo il ponte Jauzk e sulla Sol’janka, intorno all’orfanotrofio, i negozi, le botteghe, il mercato di alcolici, le chiatte con proprietà dei dipartimenti per l’artiglieria e il commissariato.

Il fuoco si espanse gradualmente in tutte le zone di Zamosvkoreč’e, Pjatnickaja, Serpuhovskaja e Jakimanskaja, attraverso il fiume Moscova si riversò nelle zone di Jauzkaja e Taganskaja, avvolse diverse strade di Prečistenskaja, invase il Quartiere tedesco. Nella notte tra il 18 e il 19 settembre (6 e 7 del calendario giuliano) l’incendio raggiunse la maggior potenza. Successivamente l’incendio si attenuò anche se in determinati posti nacquero nuovi focolai che perdurarono sino all’abbandono di Mosca dell’esercito francese.

 

L’incendio distrusse 6532 delle 9158 case, 7153 delle 8521 botteghe e 122 delle 329 chiese. Tra le altre le più colpite furono Kitaj-gorod e Zemljanoj gorod.

Fu incenerita l’università con i suoi archivi, le collezioni, la biblioteca ed anche molte tenute con inestimabili opere d’arte tra cui l’unico esemplare del “Canto delle schiere di Igor'” della collezione Musin-Puškin.

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Alla fine morirono più di 2000 soldati russi i quali essendo feriti gravemente erano stati lasciati (come si era soliti fare a quei tempi) in custodia al nemico data l’impossibilità di una loro evacuazione.

L’incendio permise a Kutuzov di allontanarsi dal nemico il quale da più di una settimana aveva perso il contatto con l’esercito russo, gli permise di far riposare i soldati per un breve tempo e di completare la marcia sulla Kalužskaja verso Tarutino. Le conseguenze furono rovinose per Mosca ed ebbero ripercussioni per i quasi successivi venti anni.

La questione sulle cause dell’incendio di Mosca del 1812 emoziona le menti degli studiosi di storia da più di 190 anni. Le tesi, proposte da diversi autori, accusano o il governatore generale di Mosca Rostopčin o l’esercito nemico o un movimento patriottico di ignoti eroi russi. In diversi periodi vi furono anche versioni che vedevano la partecipazione di Alessandro I e di Kutuzov.

La versione sulla rovina di Mosca per mano dei soldati francesi venne utilizzata attivamente dal governo russo per scopi propagandistici. Già in un messaggio governativo del 29 (17 secondo il calendario giuliano) ottobre 1812 tutta la responsabilità dell’incendio veniva attribuita all’esercito napoleonico e l’incendio stesso venne definito come il frutto di “una mente disturbata”. In uno dei rescritti imperiali del 1812 a nome di Rostopčin si indicava come la distruzione di Mosca avesse rappresentato per la Russia e l’Europa un eroico salvataggio che avrebbe dovuto glorificare il popolo russo nella storia, una conseguenza della provvidenza divina. In un altro rescritto invece si indicavano i francesi quali colpevoli dell’incendio.

Il governatore generale di Mosca Fëdor Vasil’evič Rostopčin

Tra coloro i quali non hanno avuto dubbi sul fondamentale ruolo che il governatore generale moscovita Rostopčin ebbe nell’organizzazione dell’incendio vi è lo storico russo Dmitrij Buturlin il quale scrisse: “Non potè fare nulla per la salvezza della città che a lui era stata affidata, e quindi decise di raderla al suolo e attraverso la perdita della città creare un vantaggio per la Russia”. Secondo Buturlin, Rostopčin aveva fatto preparare in anticipo le sostanze incendiarie. Per la città furono sparsi dei mercenari incendiari guidati da agenti di polizia camuffati.

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Anche lo storico Aleksandr Mihajlovskij- Danilevskij non aveva dubbi riguardo l’ordine di Rostopčin, reputato l’unico promotore dell’iniziativa, ma aggiungeva che tutta una serie di edifici andò in fiamme a causa dell’impeto patriottico dei moscoviti e poi successivamente a causa del saccheggio dei francesi e di vagabondi russi.

Vi furono anche altri punti di vista. Nel 1836 lo storico Sergej Glinka avanzò l’ipotesi che Mosca bruciò a causa di una serie di circostanze: per provvidenza divina, come ritenne lui, e ad incendiare Mosca fu la “guerra; una guerra incondizionata, una guerra come non ve ne erano mai state, quando la rovina dell’umanità iniziò a camminare tra tuoni e lampi”.

Tra i seguaci della teoria che Mosca fosse andata in fiamme a causa di una serie di circostanze casuali vi fu Lev Tolstoj. Nel romanzo “Guerra e pace” scrisse: “Mosca bruciò a causa dei caminetti, a causa delle cucine, dei falò, della trascuratezza dei soldati nemici, degli abitanti non proprietari di case. Se vi furono degli incendi dolosi (cosa assolutamente questionabile dato che nessuno avrebbe avuto un motivo per appiccare degli incendi e, in ogni caso, sarebbe stato molto difficile e pericoloso), questi incendi non possono essere considerati come la causa dato che anche senza di questi le cose sarebbero andate allo stesso modo”. 

Negli anni sovietici la questione delle cause dell’incendio di Mosca assunse una connotazione politica. Se i primi storici sovietici non dubitavano del decisivo ruolo di Rostopčin, nella storiografia successiva tale problema assunse un’impronta ideologica.

Verso questo problema el corso dei decenni vi è stato spesso un opposto atteggiamento. Negli anni 1920 predominava l’opinione che l’incendio fosse stato organizzato dai russi. Negli anni 1930 Evgenij Zvjagincev propose che la causa fu “la trascuratezza dei francesi nei confronti dell’incendio”. Negli anni 1940 risuonò la posizione di Milica Nečkina secondo la quale, senza fare concretamente alcun nome, l’incendio fu una dimostrazione del patriottismo del popolo russo. Nel 1950 per la prima volta in tempi sovietici comparve una seria ricerca di Ivan Polosin che affermava come l’incendio fosse stata una espressione dell’approccio patriottico dei moscoviti ma la sua principale causa fu l’ordine di Kutuzov. Infine negli anni 1951-1956 si formò la tesi di Ljubomir Beskrovnyj e Nikolaj Garnič su come i francesi avessero deliberatamente dato alle fiamme Mosca. A questi nel 1953 si unirono la Nečkina e Žilin. La medesima tesi predominò negli anni 1960-1970.

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Al giorno d’oggi, secondo tutta una serie di esperti, quando si analizzano le cause dell’incendio di Mosca del 1812 è necessario avere un approccio complessivo. L’incendio ebbe diversi focolai ed è quindi possibile che tutte le versioni siano in un modo o in un altro realistiche.

Nel 2010 il sindaco di Mosca Jurij Lužkov propose di condurre una ricerca speciale con i cui risultati sarebbe stato possibile spiegare la causa dello scoppio dell’incendio del 1812 dato che nei libri di storia, persino in quelli scritti subito dopo la guerra del 1812, sono state data interpretazioni diverse di questo avvenimento. 

 

 

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa.
antosha87sr@gmail.com

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa. antosha87sr@gmail.com

  • Nicola Facciolini

    Non accadrà mai più.