Chi era Egor Letov

Il leader del gruppo “Graždanskaja Oborona” (Protezione civile) Egor Letov definiva la lotta con la stagnazione e con l’inerzia l’unica condizione per lo stare al mondo e morì da soldato della controcultura. E non c’era nessuno che lo negasse.

L’infanzia

Letov nacque nelle scuderie in pietra di Kolčak. In senso letterale. In epoca sovietica esse erano state convertite in caserme per militari e il padre di Egor era un militare. I genitori di Igor (questo il vero nome di Letov) si conobbero a Semipalatinsk, nota per i test nucleari lì condotti.

Il fratello di Letov Sergej ricordava: “Io e mio fratello siamo certamente dei mutanti. Avevamo un’insolita composizione del sangue. Abbiamo passato entrambi tutta l’infanzia negli ospedali.”

Quando Egor aveva un anno, i genitori ottennero un appartamento nel villaggio di Čkalovskij e andarono a vivere su Kosmičeskij Prospekt (Prospettiva Cosmica), strada che era un’ex pista dell’aeroporto militare. Cupo quartiere dormitorio, ex-prigionieri come vicini, accoltellamenti continui: condizioni ideali per la crescita del leader della controcultura.

I libri

Quando Letov ritornò a Omsk da Mosca, portò con sé 20-30 chili di libri. Dopo, rimase per mesi nella sua casa, senza parlare con nessuno, leggendo e componendo nuova musica.

L’infanzia, l’adolescenza, la giovinezza di Egor trascorsero sotto il segno della fantascienza. Gli autori preferiti erano Sheckley, Simak (scrittori di fantascienza statunitensi, NdT), Lem (scrittore polacco, autore di “Solaris, NdT), i fratelli Strugackij (scrittori di fantascienza sovietici, NdT), Windham (scrittore di fantascienza inglese, NdT), Harrison (autore di romanzi di fantascienza statunitense, NdT), Bradbury (scrittore statunitense, innovatore del genere fantascientifico, NdT). Letov apprezzava anche Hunter Thompson (giornalista e scrittore statunitense, autore di “Paura e disgusto a Las Vegas”, NdT), Charms (scrittore, poeta e drammaturgo sovietico surrealista, NdT), Miller (scrittore, nonché pittore, statunitense, autore di “Tropico del Cancro”, NdT), ma lo scrittore preferito in assoluto restava Dostoevskij. Il loro non era solo un legame ideologico, ma anche geografico: a Omsk Dostoevskij era stato in esilio.

La musica

Secondo i ricordi di Sergej Letov, durante l’infanzia Egor ascoltava i chansonniers francesi, successivamente i dischi di Led Zeppelin, Beatles, Shocking Blue portati dal fratello. La formazione musicale iniziò con le percussioni (imparò a suonare dal batterista degli “Zvuki Mu” – gruppo rock sovietico fondato all’inizio degli anni ‘80, NdT – Sergej Žukov), poi passò al basso.

La prima esibizione di Letov sul palco ebbe luogo al MIFI (Istituto di Ingegneria e Fisica di Mosca, NdT), come parte del gruppo di Sergej Kurechin “Pop-mechanika nomer dva” (Pop-meccanica numero due).

Egor Letov, pur non avendo avuto una formazione musicale professionale, era molto sofisticato nella musica, era versato nelle opere dei gruppi rock occidentali, il che gli ha permesso di essere destinato a “strappare” le canzoni dello stesso Boris Grebenšikov (influentissimo musicista rock sovietico e russo, fondatore degli “Akvarium”, NdT). Letov individuava le “radici” di Petr Mamonov (musicista rock, attore e poeta russo, NdT) in Captain Beefheart (musicista, cantautore e pittore statunitense, NdT).

Ascoltava King Kongs, Cavestompers, Zombiecops, Powlers, Messerchups, Punk TV, “DK”, “Instrukzija po vyživaniju” (Guida alla sopravvivenza). Letov apprezzava soprattutto Bašlačev (cantante, chitarrista e poeta sovietico, morto presumibilmente suicida, NdT), che definiva senz’altro come un grande poeta. In un’intervista ha ripetutamente affermato (un po’ per scherzo, un po’ seriamente) che il suo gruppo preferito era “Liube” (rock-band sovietica e russa, NdT).

La politica

Negli anni ‘90 Letov fa il suo ingresso in politica. Egor in un’intervista ha affermato di prendere la politica come un’arte, come creatività delle masse.

Letov reagì negativamente agli eventi del 1993 (la crisi costituzionale che vide uno stallo politico fra il Presidente russo e il Parlamento russo e che si risolse con l’uso della forza militare, NdT). Egli si trovava addirittura nelle barricate. Suo fratello Sergej ricorda: “Li ha salvati il fatto che le nonnette comuniste che stavano là li maledicevano: «Ne abbiamo abbastanza di capelloni! Andatevene da qui.» E loro si sono offesi e se ne sono andati. Bene, dopo di ciò sono arrivati i carri armati e hanno schiacciato quelle nonnette.”

Egor Letov non è rimasto a lungo in politica, ma non aveva fissato tale obbiettivo per se stesso. Diceva che vedeva come suo compito la creazione di un vettore in cui sarebbero avanzati “nuovi passionari”. Qualunque cosa si dica, ogni politica è un sistema, e Letov evitava qualsiasi sistema. Lui era sempre “contro” ed è rimasto fedele a questo principio.

Il culto

Egor Letov è stato fondamentale per l’underground. Non ha firmato contratti con gli studios, preferendo registrare da se a casa. Gli era cara l’ideologia del “garage rock”.

Non partecipava né alle feste moscovite, né a quelle di Leningrado. La cultura rock russa lo deprimeva, perché di fatto non vi vedeva cultura, ma solo replica, trucco e sete di profitto.

Nonostante la fedeltà al “garage”, a Egor Letov, uno dei pochi nell’arte russa, si è tributato un vero culto, del quale sono testimonianza i graffiti “GrOb” (abbreviazione di “Graždanskaja Oborona, NdT), dei quali sono coperti i muri e le recinzioni delle città russe. Oggi ascoltano Letov adolescenti e professori di scuole, i suoi versi diventano l’ispirazione per tesi di diploma e di laurea.

Le etichette

Quello che Letov amava meno di tutto erano le etichette. Per tutta la vita ha evitato qualsiasi definizione. Si è soliti associare i “Graždanskaja Oborona” al punk-rock russo, ma lo stesso Letov non si angustia con le definizioni, sostenendo che non appena appare un genere, finisce il movimento. Non appena appare una denominazione, un’etichetta, l’arte diventa una merce e viene invasa dalle insegne del mercato.

Secondo la definizione di Jurij Ševčuk, Egor Letov era l’ultima frontiera della libertà, alla quale seguì il caos completo.

Il calcio

Egor Letov era un appassionato fan di calcio. Di se diceva che era “cresciuto col calcio, giocando per tutta l’infanzia da centrocampista”. Durante tutta la sua vita le sue passioni sono cambiate, ma è sempre stato un tifoso professionista. Se ne intendeva di tattiche di gioco, poteva descrivere con vivacità i punti di forza e le debolezze di questa o quella squadra.

La passione più duratura di Letov fu per il CSKA (Central’nij Sportivnij Klub Armii, club calcistico professionale moscovita il cui nome significa “Club Centrale Sportivo dell’Esercito”, NdT). Dev’essere stato colpito dall’influenza del padre militare. Negli ultimi anni iniziò a tifare per il Chelsea. Stranamente, legava la sua simpatia per questo club al nome di Abramovič: “In primo luogo, mi ha colpito il fatto che per la prima volta nella storia del business russo una persona non spendesse soldi nella merda, ma creasse qualcosa di veramente eccezionale praticamente dal nulla e in pochissimo tempo. In secondo luogo, mi piace come gioca il Chelsea, a tutt’oggi è una guerra assoluta in Premier League. Forse non è altrettanto bello e radicale che il Manchester, nondimeno è più violento e senza compromessi. In terzo luogo, mi piacciono molto giocatori come Terry, Lampard, Čech, Drogba (all’epoca giocatori del Chelsea, NdT).”

Nel calcio Letov vedeva di più che un semplice gioco. In un’intervista al giornale Rolling Stone ammetteva: “In generale per me il calcio non è uno sport, è rock’n’roll, punk-rock, una forma estrema di arte, è filosofia, è politica.”

Fonte: Russkaja Semerka 12/08/2016, tradotto da Stefania Persano

 

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Leccese del 1990, mi sono laureata in Lingue Straniere all’Università di Torino. Dopo aver viaggiato molto in Europa, sono approdata in Russia con un contratto estivo come accompagnatrice turistica. Innamoratami di San Pietroburgo, ci sono rimasta un anno e mezzo come insegnante di italiano. Ora insegno a Torino, dove continuo a interessarmi al mondo russo e alla sua prodigiosa lingua.

Stefania Persano

Leccese del 1990, mi sono laureata in Lingue Straniere all’Università di Torino. Dopo aver viaggiato molto in Europa, sono approdata in Russia con un contratto estivo come accompagnatrice turistica. Innamoratami di San Pietroburgo, ci sono rimasta un anno e mezzo come insegnante di italiano. Ora insegno a Torino, dove continuo a interessarmi al mondo russo e alla sua prodigiosa lingua.