E la salma è ancora lì

Fonte: Kommersant, 02/11/2017. Articolo di Ekaterina Grobman e Asia Karnaukhova. Traduzione di Alessandro Lazzari.

 

Il mausoleo di Vladimir Lenin è diventato nuovamente oggetto di discussione

Il leader della Cecenia Ramzan Kadyrov, il deputato della Duma Natalia Poklinskaja e la conduttrice televisiva Ksenia Sobchak si sono espressi a favore della sepoltura del corpo di Vladimir Lenin. Come ci si aspettava l’iniziativa è stata criticata dai comunisti, mentre l’addetto stampa del presidente Dmitrij Peskov ha dichiarato che la questione del riseppellimento non è all’ordine del giorno del Cremlino. Questa non è la prima discussione sul cosa fare con il mausoleo di Vladimir Lenin, l’anno prossimo saranno trent’anni dalla prima.

 

A dare il via all’ennesimo giro di polemiche sulla sepoltura di Vladimir Lenin è stato il 2 novembre il presidente della Cecenia Ramzan Kadyrov. Su Telegram si è espresso a favore della sepoltura del corpo di Vladimir Lenin, così come dei resti del compagno dell’Imam Shamil Hadji Murad che si trovano in un museo di San Pietroburgo. Il deputato della Duma del partito “Russia Unita” Natalia Poklonskaya ha sostenuto l’idea di Kadyrov. “Davvero trovarsi un morto come esposizione per il pubblico può portare nel cuore di qualcuno felicità e sentimenti radiosi?”, ha scritto sulla sua pagina Facebook. A questa coalizione informale si è aggiunta la conduttrice televisiva Ksenia Sobchak che qualche tempo fa ha annunciato la sua candidatura alle elezioni di presidente. Alla domanda su cosa farebbe prima di tutto in caso di elezione, Sobchak ha risposto che “rimuoverebbe il corpo di Lenin dalla Piazza Rossa”. “È una cosa che mi turba profondamente. Credo che quel medioevo nel quale stiamo sprofondando ora sia in parte perché nel XXI secolo nella piazza principale del paese si trova la salma di una persona. Indipendentemente da quali fossero le sue visioni politiche e dal modo in cui sia valutato il suo contributo nella storia del nostro stato”, ha spiegato lei. Successivamente Sobchak ha proposto di indire un referendum sulla questione.

La reazione del Partito Comunista della Federazione Russa, che tradizionalmente si è sempre schierata in difesa del mausoleo di Lenin, è stata praticamente immediata. “Questa decisione è definitiva e non è soggetta a ricorsi. Lenin è stato sepolto in conformità, tra l’altro, con i canoni ortodossi. Si trova nella cripta due metri più in basso del livello della terra. Di queste cripte oggi nel mondo ce ne sono circa un centinaio”, ha affermato il capo del partito Gennadij Zjuganov.

Tra l’altro i comunisti ritengono che la decisione sulla sepoltura possa essere presa solo dal presidente russo con la Duma e il Consiglio federale, poiché la decisione sulla sepoltura era stata presa a suo tempo dall’organo di potere più alto dell’Unione Sovietica. Il segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa Segeij Obuchov ha ricordato che già nel 1998 con un decreto di Boris Elcin si era provato a riseppellire Lenin, ma allora “non trovarono fondamenti legali”. Il leader del “Fronte di Sinistra” Sergeij Udalzov ha dichiarato che in caso di decisione di sepoltura “miglia di comunisti si schiereranno in difesa del mausoleo”.

L’addetto stampa del presidente Dmitrij Peskov ha fatto notare che questo tema “ha già abbastanza risonanza nella società” e che non è all’ordine del giorno del Cremlino.

“Bisogna portare via Lenin ma senza fanatismo”

In effetti la discussione pubblica sulla questione della sepoltura di Vladimir Lenin compirà l’anno prossimo trent’anni. Il regista Mark Zacharov per primo e pubblicamente propose l’idea. Il 21 aprile 1989 in diretta al programma “Vzglyad” (“Punto di vista”) Zacharov disse che “bisogna concedere il perdono a Lenin, seppellirlo umanamente e trasformare il museo in un monumento dell’epoca”. “Mi sembra che a qualcuno sia molto conveniente che Lenin venga maggiormente pubblicizzato, trasformato in una divinità, in un idolo. Affinché preghino su di lui e non pensino se abbia avuto ragione in tutto oppure no. Se oggi Vladimir Il’ič si trovasse a questo tavolo e desse uno sguardo al nostro paese e vedesse tutti questi milioni di sue raffigurazioni, lui, persona che chiedeva a tutti i comunisti una sola cosa, la modestia… Penso che agirebbe molto seriamente, in modo rivoluzionario”, disse Zacharov allora.

Il conduttore televisivo di “Vzglyad” Aleksandr Lyubimov ha raccontato a “Kommersant” che la questione fu sollevata casualmente in diretta. “Era una diretta, l’anniversario del compleanno di Lenin”, ha affermato il conduttore. Mark Zacharov ricorda che quell’anno vide un film documentario su una lunga fila di gente per il mausoleo. “Questa cosa mi turbò, così decisi di commentare la situazione alla televisione centrale”, ha raccontato a “Kommersant”. “La reazione alla mia affermazione fu interessante. Ad una delle riunioni di partito dissero: “siamo arrivati al punto che un artista emerito della Russia propone questa terribile idea di seppellire Lenin!”. Più tardi ricevetti due lettere da fabbriche di Mosca dove con votazione unanime mi avevano condannato a morte”.

Nel 1991 l’idea della sepoltura fu appoggiata dal sindaco di San Pietroburgo Anatolij Sobchak. Nel 1993 il sindaco di Mosca Jurij Lužkov si rivolse al presidente Boris Elcin chiedendo di “ripristinare l’aspetto storico della Piazza Rossa”, tuttavia queste proposte non furono ascoltate.

Quattro anni più tardi l’idea piacque allo stesso Elcin. Il 10 giugno 1997 propose lo smantellamento del mausoleo e della necropoli nei pressi delle mura del Cremlino e del riseppellimento del corpo di Lenin. E in un’intervista al quotidiano “Izvestija” nel 1999 promise di creare una commissione per un esame dettagliato della questione, ma a fine anno la discussione cessò. Nello stesso anno in un’intervista a “Kommersant” anche il patriarca Alekseij II si pronunciò a favore della sepoltura del corpo di Vladimir Lenin. “Spero che prima o poi venga creato una sorta di pantheon o luogo di sepoltura dove trasferire tutti i resti delle personalità della rivoluzione che si trovano sulla Piazza Rossa. È amorale vedere che sulla Piazza Rossa si svolgono concerti rock vicino ad un cimitero”, disse il patriarca.

Poco prima delle dimissioni dello stesso Boris Elcin, nel 1999 al capo dell’amministrazione del presidente Aleksandr Vološin venne l’intenzione di realizzare la sepoltura. Era stato pianificato che il corpo sarebbe stato portato segretamente, di notte, al cimitero Volkovskij a San Pietroburgo, dove sarebbero già state celebrate le cerimonie funebri.

Allora intralciò quello che ostacola anche oggi: da un punto di vista giuridico Vladimir Lenin è già sepolto, e la responsabilità penale è una minaccia in caso di profanazione della tomba.

La discussione si rianimò nuovamente nel dicembre del 2000. La frazione politica “Unione delle forze di destra” preparò un progetto rivolto al presidente per la creazione, al posto del mausoleo, di un memoriale al ricordo delle vittime degli sconvolgimenti politici del XX secolo da dedicare sia ai “bianchi” che ai “rossi”. Si propose di seppellire il “cittadino V.I. Ul’janov”. Il Partito Liberal-Democratico russo sostenne l’iniziativa, ma il consiglio della Duma non inserì la questione nell’agenda della seduta, adducendo come scusa la sua inopportunità in quel momento. “Questo problema lo discutemmo seriamente persino al Cremlino, Vladislav Surkov allora comunicava con noi. Non ci furono posizioni di divieto categorico, gli dissero di farlo, di provarci. Ma poi non se ne fece niente, l’inno staliniano e tutto il resto”, ha affermato a “Kommersant” l’ex vicepresidente del gruppo “Unione delle forze di destra” Boris Nadeschdin. Il politico ha ammesso che ora la sua opinione sulla questione è leggermente cambiata: “Allora ero giovane, appassionato, liberale. Adesso capisco che il motivo è che c’è un grande numero di persone per il quale questo simbolo è significativo, sono il 10-15 % degli elettori, i quali votano per il partito comunista. Io continuo a credere anche ora che sia necessario rimuovere Lenin, ma senza fanatismo”.

Tra vent’anni questa cosa non preoccuperà più nessuno.

Contro la sepoltura del corpo di Lenin si schierò a luglio del 2001 Vladimir Putin. Stando alle sue parole, per molte persone avrebbe significato che “si erano inchinati davanti a falsi valori, che si erano prefissati falsi compiti e che la loro vita era stata vissuta inutilmente”. Più tardi nel 2016 Putin si pronunciò più duramente nei confronti di Vladimir Lenin che “ha messo una bomba atomica nell’edificio che si chiama Russia che poi è esplosa. E la rivoluzione mondiale non ci serviva”.

I successivi cinque anni passarono relativamente tranquilli per il mausoleo. Ma nell’ottobre del 2005 a favore della sepoltura si espressero il regista Nikita Michalkov, il plenipotenziario del presidente nel Circondario federale centrale (una delle otto “macroregioni” in cui è suddivisa la Russia, ndt) Georgij Poltavchenko (oggi governatore di San Pietroburgo), la governatrice di San Pietroburgo Valentina Matvienko (oggi speaker del Consiglio federale) e il primo vice speaker della Duma Lyubov Sliska. Michalkov si richiamò al fatto che l’ultima volontà dello stesso Vladimir Lenin sarebbe stata quella di essere sepolto accanto alla madre. Non ci sono però conferme di queste ultime volontà: a tal proposito nell’agosto del 1997 l’assistente del presidente russo Georgij Saratov inviò una richiesta ufficiale di conferma al Centro russo per la conservazione e lo studio dei documenti di storia contemporanea, ma la risposta fu negativa.

Nel 2005 il governatore di Uljanovsk Sergeij Morozov propose di seppellire Vladimir Lenin nella sua terra natale, nella necropoli dell’ex monastero maschile di Pokrov, dove giace suo padre Il’ja Ul’janov.

Nell’aprile del 2006 fu l’Istituto di storia dell’Accademia russa delle scienze a consigliare di eliminare il mausoleo. Nella loro lettera gli studiosi motivarono questa raccomandazione con il fatto che “l’attività di Lenin ha indirizzato il paese in vicolo cieco sociale, economico e spirituale”. Allora il membro del presidium del consiglio generale di “Russia Unita” Andreij Isaev dichiarò che Vladimir Lenin sarebbe dovuto esser seppellito nei successivi due anni.

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Il Segretario del Partito Comunista russo Gennadij Zjuganov depone dei fiori accanto al mausoleo.

Nuove controversie su un affare vecchio

L’ultimo risveglio sul tema del mausoleo risale ad aprile 2017. Un gruppo di deputati della frazione del Partito Liberal-Democratico russo e di “Russia Unita” hanno presentato alla Duma un disegno di legge che prevede una procedura di riseppellimento delle personalità storiche. La norma riguarderebbe anche il corpo di Vladimir Lenin. Come hanno proposto gli autori del progetto di legge, nei casi in cui non siano i parenti più stretti a voler seppellire il corpo delle personalità storiche, deve essere creata una commissione interministeriale sotto il controllo del governo federale. Mezzora dopo la presentazione del disegno di legge i parlamentari di “Russia Unita” hanno annunciato che non l’avrebbero sostenuto e hanno annullato le loro firme. Il vicesegretario del consiglio generale del partito, il deputato della Duma Evgenij Revenko ha dichiarato che i membri del partito cercano di approvare leggi “indirizzate a rafforzare l’armonia nella società, non a dividere”.

Il vicepresidente del partito “Jabloko” (“Mela”) Sergeij Ivanenko fa notare che si discute della sepoltura di Vladimir Lenin costantemente dal momento della caduta dell’Unione Sovietica. “L’argomento contro, in linea di massima, è sempre stato lo stesso, ovvero che non bisogna offendere i sentimenti di coloro che credono in Lenin. Il potere è sempre stato contro perché qualsiasi discorso su possibili disordini gli mette agitazione”, ha affermato a “Kommersant” Ivanenko, sottolineando che “Jabloko” di conseguenza si schiera a favore della desovietizzazione, quindi a favore della sepoltura del corpo del capopopolo.

Poco tempo fa Valentina Matvienko ha espresso il parere che il riseppellimento avverrà quando la società “raggiungerà il consenso su questo tema” e ha ricordato che c’è una generazione per la quale il nome del capo del proletariato mondiale è molto significativo e che “queste persone hanno il diritto di contare sul rispetto verso le loro convinzioni e i loro ideali”.

Un’alternativa è stata proposta dal direttore del Consiglio per i diritti umani Michail Fedonov che crede che il mausoleo sulla Piazza Rossa dovrebbe diventare un museo.

“A Parigi c’è l’Hôtel des Invalides, dove c’è la tomba di Napoleone. È un museo, non un posto dove rendere omaggio. Nessuno si reca all’Hôtel des Invalides per porre una corona sulla tomba di Napoleone”, ha detto il direttore del Consiglio per i diritti umani. Egli ha fatto anche notare che per la creazione di questo museo non servirebbe cambiare niente, il corpo rimarrebbe nel mausoleo.

Stando all’opinione dello storico e collaboratore principale dell’Accademia presidenziale russa dell’economia nazionale e della pubblica amministrazione Sergeij Bespalov, oggi per il governo il problema del corpo di Vladimir Lenin non è in discussione. “Oggi, diversamente dagli anni Novanta, sono in molti a sostenere la sepoltura. Tuttavia, il potere parte dal fatto che non ci sono motivi per aumentare la propria popolarità con questi metodi”, sintetizza Bespalov.

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Il corpo di Vladimir Lenin all’interno della cripta.

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Attualmente sono studente magistrale presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Nel tempo libero insegno italiano a ragazzi russi. Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.

Alessandro Lazzari

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Attualmente sono studente magistrale presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Nel tempo libero insegno italiano a ragazzi russi. Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.