Come sono morti Ivan il Terribile, Stalin e altri reggenti: leggende e realtà

Fonte: anews.com – Traduzione di Francesca Loche

Intorno alla storia della morte di queste figure di stato girano diverse illazioni e fantasticherie, molte delle quali smentite dai ricercatori in epoche diverse. Anews chiarisce cosa c’è dietro le leggende più popolari legate alla morte di coloro che hanno governato la Russia più a lungo.

Ivan IV il Terribile

Leggenda: fu avvelenato da persone a lui vicine o soffocato.

Il sovrano Ivan Vasilevič fu al governo per 50 anni, essendo diventato formalmente reggente a 3 anni e morto a 53. Per i canoni odierni non era un uomo in età avanzata.

Gli storici però dicono che a quell’epoca lo zar era già riuscito a collezionare una serie di malattie (quali sifilide, tofo e cirrosi epatica) e aveva l’aspetto di un vecchio. Inoltre negli ultimi anni aveva preso peso e si muoveva con difficoltà. 

Ivan il Terribile morì il 18 marzo 1584. Secondo una versione (di cui fu testimone il diplomatico inglese Jerome Horsey) la morte raggiunse il reggente davanti a una scacchiera. 

 

Per diverso tempo (fino alla seconda metà del XIX secolo circa) intorno alla morte dello zar aleggiò la leggenda che ad ucciderlo fossero state alcune delle persone a lui più vicine: i boiardi Boris Godunov e Ivan Bel’skij. 

Tra l’altro, pare che proprio con quest’ultimo dovesse giocare quel giorno una partita ma prima di iniziare cadde e morì, stringendo in mano un pezzo degli scacchi. 

“Lo zar portava una vestaglia aperta, una camicia di filo e la calzamaglia, ad un tratto è diventato debole e si è accasciato all’indietro. C’era una grande confusione, tutti gridavano. Alcuni venivano mandati a prendere della vodka, altri a prendere dei medicamenti come acque ai fiori, furono chiamati anche il suo padre spirituale e dei guaritori. In quel momento lo zar spirò”, scrive nei suoi “Appunti sulla Russia” l’inglese Horsey.

La seconda leggenda popolare racconta che fu soffocato, sempre da Godunov e Bel’skij.

Cosa successe in realtà.

Nel 1963 dei ricercatori riesumarono i resti di Ivan il Terribile. Durante lo studio sul corpo dello zar la commissione ha stabilito che non c’era nessuna traccia tipica della morte per soffocamento. Ancora un dettaglio: la quantità di arsenico rinvenuta nei tessuti non superava la norma, mentre si riscontrò il contrario per il mercurio, sostanza con la quale nell’antica Rus’ venivano curate le malattie veneree. 

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Tali dati hanno permesso di formulare una versione secondo la quale lo zar non sarebbe morto per avvelenamento, bensì conseguentemente a una lunga malattia (con molta probabilità la sifilide) complicatasi a causa del mercurio.

In seguito, però, le conclusioni degli studiosi sovietici sono state messe in dubbio. Per esempio, il più importante archeologo del Museo del Cremlino di Mosca, Tat’jana Panova, ha affermato che  la quantità di arsenico presente nei resti dello zar superava di due volte la norma. Da questo si può dedurre che lo zar fu realmente intossicato, ma a poco a poco, somministrandogli più volte dei cocktail avvelenati. 

Pietro il Grande

La leggenda: fu avvelenato con ciguatera (tossina presente in pesci come lo storione – NdT) nel grano saraceno o con delle caramelle.

Pietro I regnò per quasi 43 anni. Gli ultimi anni della sua vita furono resi difficili da un’insufficienza renale e da calcoli. Il reggente morì all’età di 52 anni. 

Una delle versioni più popolari della morte di Pietro vuole che il reggente sia stato avvelenato durante l’ultima cena con della ciguatera nel grano saraceno. Poco prima di questo fatto, a sconvolgere la salute dello zar furono dei nuovi dolcetti dal “ripieno avvelenato” che gli erano stati offerti. 

Possibili colpevoli: la moglie Ekaterina e il principe Aleksandr Menšikov. Una delle crisi peggiori avvenne il 17 gennaio 1725. Pietro si sentì male improvvisamente, non era in grado di urinare e aveva la temperatura alta. Tale condizione fu causata, secondo una versione popolare avvallata da pochi storici, da alcuni dolci avvelenati. 

Secondo il dottore in storia Nina Molevaja, poco prima di ammalarsi, a Pietro vennero fatte assaggiare delle caramelle. Nonostante il giorno dopo questi si sentì meglio, le crisi si verificarono per ancora qualche giorno. 

Nei giorni successivi (pressappoco fino al 28 gennaio) la salute dell’imperatore subì fasi alterne. Il 26 gennaio, sentendosi meglio, espresse il desiderio di lavorare. Quel giorno gli venne portato il grano saraceno con la ciguatera. Qualche ora dopo aver mangiato cadde in preda alle convulsioni e perse conoscenza. Il 28 gennaio l’imperatore morì. 

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Cosa successe in realtà.

La versione dell’avvelenamento con la ciguatera non convince gli storici. Tra questi ultimi è diffusa l’opinione della “morte graduale” di Pietro in seguito a una malattia lunga e difficile durante la quale lo zar fu curato non solo da medici di corte, che preferivano usare le erbe, ma anche da specialisti stranieri. 

Per esempio, durante una di queste forti crisi, furono invitati il medico italiano Azarini e il chirurgo inglese William Gorne. Questi stranieri, in particolare, condussero un’operazione per rimuovere l’urina stagnante dalla vescica migliorando molto la situazione del paziente. 

“Pietro I morì lentamente e pubblicamente, in presenza di decine di persone, per un’insufficienza renale causata da anni di calcoli. I referti ufficiali della malattia, stilati da medici europei qualche anno prima della morte, nonché gli appunti dei suoi medici personali che lo avevano accompagnato in villeggiatura dove lo zar andava sempre più spesso negli ultimi anni di vita – racconta Jurii Molin, autore di diversi libri sulla medicina nella storia russa – sono stati conservati . La conseguenza di questi scompensi dovuti ai processi patologici in atto fu l’emorragia cerebrale. Ma nonostante ciò, la storia dell’avvelenamento continua a circolare in modo ostinato! Io sono assolutamente contro questa versione e posso portare come prova molti argomenti medici. Non si è trattato di avvelenamento.”

Ekaterina II

Leggenda: fu assassinata da un nano vendicatore venuto dalla Polonia

L’imperatrice morì a 67 anni, dopo aver governato il Paese per 34 anni. La mattina del 16 novembre 1796 un servitore trovò Ekaterina riversa sul pavimento del bagno. L’imperatrice aveva perso i sensi e mostrava un colorito paonazzo.

Quella stessa mattina, poco prima di recarsi in bagno, la reggente aveva bevuto tranquillamente un caffè e le sue condizioni non apparivano diverse dal solito. Il servo iniziò a sospettare che qualcosa non andasse solo perché Ekaterina impiegava troppo tempo a tornare e dal bagno non proveniva nessun rumore. 

Una leggenda popolare racconta che la mattina presto, negli appartamenti dell’imperatrice (e poi nel bagno), si fosse infiltrato l’assassino – un certo nano polacco mandato a vendicarsi della divisione della Polonia, a seguito della quale quest’ultima aveva cessato di essere un Paese indipendente. 

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Come se l’assassino avesse aspettato Ekaterina in bagno e le si fosse lanciato addosso, non appena la vide entrare, colpendola alla testa. 

Cosa successe in realtà.

L’unica conferma che si ha di tutta la storia con il nano nascosto nel bagno è che Ekaterina fu effettivamente trovata svenuta sul pavimento del bagno e che dalla sua gola provenivano dei suoni gutturali. 

I servi portano l’imperatrice nella sua camera ma non riuscirono a sollevarla per metterla a letto, furono costretti a mettere il materasso a terra.  I medici di corte, dopo aver visitato Ekaterina, conclusero che aveva avuto un ictus e le diedero ancora poche ore di vita. In questo si sbagliarono, Ekaterina morì solo il giorno dopo, in tarda serata. 

Iosif Stalin

Leggenda: fu avvelenato con l’acqua minerale.

Sembra ormai chiaro che la maggior parte delle leggende legate alla morte dei governatori giri intorno alla tesi dell’avvelenamento. Non fa eccezione il padre dei popoli. Secondo una delle storie più diffuse Josif Dzhugašvili, alla guida dell’Urss per quasi 31 anni, morì a 73 anni avvelenato con dell’acqua minerale e non, come vuole la versione ufficiale, a causa di un’emorragia cerebrale. 

I sostenitori di questa tesi portano come prova il fatto che proprio prima di morire Stalin abbia bevuto dell’acqua minerale, la cui bottiglia venne ritrovata sul tavolo della camera dove giaceva privo di coscienza il Generalissimo. Un altro particolare è che Stalin vomitò sangue prima di morire. 

“Non poche pubblicazioni dicono che Stalin non morì di morte naturale. Nonostante fosse un uomo malato. E avesse già avuto qualche ictus. Ma il fatto che abbia vomitato sangue fa pensare che una reazione simile non possa essere stata causata da un semplice ictus”, racconta lo storico Evgenij Spicyn. 

Cosa successe in realtà.

Secondo i referti medici Iosiv Stalin morì a causa di un’emorragia cerebrale preceduta da alcuni ictus. 

La maggior parte degli storici non riconosce la versione dell’acqua minerale, in quanto non esistono prove sufficientemente convincenti che la confermino. Nonostante ciò, gli studiosi non negano la possibilità che Stalin  sia stato aiutato a passare a miglior vita. Se non con l’aiuto del veleno quanto meno mancando di soccorrerlo per tempo. 

 

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione.

francesca.loche@gmail.com

Francesca Loche

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione. francesca.loche@gmail.com