Ecco come, 70 anni fa, iniziò la riforma monetaria in URSS

Il 13 dicembre 1947 il CK VKP (b) (*Orgburo del Comitato centrale del Partito Comunista di tutta l’Unione Sovietica, esistente tra il 1919 e il 1952, NdT) decise di mettere in atto una riforma monetaria e di cambiare il sistema delle tessere per il razionamento. Il giorno dopo uscì la delibera del Consiglio dei Ministri dell’Unione Sovietica e del CK VKP (b), che chiariva i dettagli della riforma.

Il passaggio ufficiale avvenne il 16 dicembre. I vecchi contati furono sostituiti con i nuovi con un cambio di 10 vecchi rubli per 1 nuovo. Anche i conti bancari dei cittadini nella Sberkassa venivano rivalutati col nuovo cambio a seconda del loro ammontare: per i conti fino a 3000 rubli (il 90% dei conti bancari) il cambio era di 1 a 1; per quelli da 3000 a 10000 rubli era di 3 a 2, mentre per i conti che superavano i 10000 rubli il cambio era la metà della somma. Anche i titoli di stato erano soggetti a rivalutazione. Allo stesso tempo vennero abolite le tessere per il razionamento e fu stabilito lo stesso prezzo al dettaglio sia per i prodotti alimentari che industriali, anzi i prezzi di molti prodotti alimentari si abbassarono.

Gli abitanti delle zone centrali dell’URSS ebbero in tutto una settimana per il cambio, mentre a quelli delle zone più lontane e difficili da raggiungere fu concesso un prolungamento fino al 29 dicembre.

Fronte e retro della nuova banconota da un rublo, 1947
I pacchetti segreti da aprire alle 15:00

Al tempo della Grande Guerra Patriottica in Unione Sovietica era stata emessa una gran quantità di denaro. Le spese militari richiedevano una accelerazione continua del flusso di denaro, mentre la produzione di merce di uso comune si era ridotta drasticamente. Il primo gennaio 1946, la somma di denaro nel Paese ammontava a 73,9 miliardi di rubli, 4 volte di più del necessario per una normale circolazione delle  merci. Anche gli speculatori accumularono abbastanza denaro durante quei tempi bui. Tuttavia nel 1946 la riforma monetarie e l’abolizione delle tessere per il razionamento, create per far fronte alla miseria scatenata dalla carestia non riuscirono, e furono posticipate all’anno successivo.

Esempio di tessera per il razionamento del 1946-1947

Pochi giorni dopo l’inizio del cambio, tutti i settori cittadini e di quartiere dell’MVD (*Ministero degli affari interni, NdT) ricevettero pacchetti stampati da aprire categoricamente alle 15:00 del 14 dicembre alla presenza delle più alte cariche della polizia locale e degli amministratori della Sberkassa. I pacchetti contenevano le istruzioni per la gestione del cambio. Per evitare tentazioni e abusi, il giorno dell’apertura fu spostato segretamente a domenica, quando la Sberkassa era chiusa.

Tuttavia queste precauzioni non furono sufficienti. Molti pubblici ufficiali responsabili dell’attuazione della riforma a livello locale risultarono implicati in furti ai conti bancari. Come uno dei capi del Comitato Regionale di Partito, che, con l’aiuto del direttore di una filiale di quartiere della Sberkassa versò illegalmente alla stessa banca soldi per sé, per il figlio e il fratello. Questa “monelleria”, costò al presidente dell’Oblast’ la tessera di partito. Fu mandato a dirigere una piccola fabbrica di abbigliamento.

Se ne approfittarono anche gli scaltri dipendenti degli esercizi commerciali e alimentari sovietici. Compravano le merci con i vecchi soldi per poi rivenderle a prezzi più alti. I lavoratori nel campo della finanza aggiunsero denaro personale (vecchia valuta) all’ente statale finanziario sotto forma di versamenti fiscali e lo ricevettero indietro nella nuova valuta. I cittadini erano infastiditi dalle liste di merce difettosa o molto cara in uscita, che venivano redatte dagli amministratori locali. Tuttavia non era possibile lamentarsi, poiché su quelle liste compariva tutta la dirigenza del quartiere. Circa 20.000 persone durante l’attuazione della riforma furono coinvolte in diversi reati e attività criminali.

La riforma costrinse anche gli abitanti dell’estremo nord e delle regioni più remote dell’Unione Sovietica a mobilitarsi. Per questi non solo arrivare alla Sberkassa, ma semplicemente al più piccolo centro abitato era già un grande problema. Persino gli abitanti delle zone centrali impiegavano moltissimo tempo per arrivare al paesino più vicino in cui si trovava una Sberkassa.

Денежная реформа 1947 года, анимированные картинки ...
Fronte e retro della nuova banconota da tre rubli, 1947
Il super shopping del 1947

Il popolo sovietico accolse il cambiamento con un’insolita impennata dei consumi. I negozi di vestiti, calzature, stoffe di Mosca, Leningrado e altre città importanti dell’Unione Sovietica furono invasi da una folla di consumatori. L’incasso quotidiano dello CUM (*Magazzini Centrali Universali, NdT) era in media intorno ai 4 milioni di rubli, mentre negli ultimi giorni di novembre salì fino a raggiungere quasi gli 11 milioni. Gli articoli per l’arredamento, il cui prezzo andava da 50 ai 100 mila rubli andarono a ruba, nonostante il salario medio in Unione Sovietica a quel tempo non raggiungesse neppure i mille rubli.

Il 29 novembre il Consiglio dei Ministri dell’Unione Sovietica stabilì “L’istituzione di un minimo obbligatori di provviste per il commercio senza tessera nella città di Mosca e Leningrado”. Il giorno dopo sulla porta dei grandi magazzini principali di Mosca comparvero le scritte “Chiuso per ristrutturazione” o “Contabilità”, la maggior parte delle sedi fu chiusa, mentre in quelle aperte si vendevano solo merci piccole. Tutti i mercati della capitale e delle aree periferiche furono invasi di persone, di cittadini che accorrevano alla ricerca di merci costose. Secondo le osservazioni del Ministero dell’Interno, le persone che comprarono merci costose fino all’esaurimento furono i commerciati, i procacciatori e i compratori provenienti da luoghi di campagna. La gente si avventava su pellicce di pelo, prodotti di gioielleria e pianoforti come fossero focacce calde, comprava materiali scolastici e cose simili che in un altro momento non avrebbero mai pensato di comprare. Nelle farmacie andarono a ruba bende e medicinali, nei negozi di ottica la gente prendeva i costosi binocoli Zeiss a scatole, spazzarono via persino i prodotti che non era possibile comprare.

Nel sistema di cooperative industriali dell’Uzbekistan gli stravaganti cappelli a calotta, che costavano fino a 350 rubli, prendevano polvere da molto tempo. Furono venduti tutti di colpo, nonostante persino d’estate non ve ne fosse affatto richiesta. Addirittura, molti che li desideravano restarono a bocca asciutta. Un aneddoto su due cittadini presi dalla febbre delle compere rappresenta bene la situazione di quel momento. Alla domanda del primo su che cosa sia riuscito a comprare, il secondo risponde: un vestito e una poltrona. Il primo si congratula col suo interlocutore, ma questi gli dice che non è poi tanto soddisfatto dei suoi acquisti, poiché il vestito che è riuscito a comprare è da palombaro, e la poltrona che si è aggiudicato era da ginecologo.

Una volta svuotati i negozi di vestiti, calzature, stoffe, la folla di acquirenti si gettò sui generi alimentari. Comprarono prodotti a lunga conservazione: salame affumicato, conserve, vodka, balyk (*dorso di pesce rosso salato e essiccato, NdT), tè, zucchero… In risposta alla crescente richiesta, questi prodotti furono temporaneamente ritirati dal commercio. Ma la gente di sera prendeva d’assalto i ristoranti. I clienti ubriachi lasciavano sui tavoli grossi mucchi di soldi con un biglietto: “Guarda qua, quanta carta!”

Ciò nonostante, dare fondo alle scorte di denaro risultò difficile persino per i cittadini più intraprendenti. Secondo i calcoli della Banca di Stato, dopo la riforma nelle mani della popolazione restarono circa 4 miliardi di vecchi rubli.

FONTE: Argumenty i Fakty, 13/12/2017 – di Oleg Černikov, Traduzione di Marta Natalini

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Sono nata a Recanati. Mi sono laureata in Lingua e letteratura russa all’Università di Macerata. Ho trascorso un periodo a San Pietroburgo e ho vissuto a Lipsia. Con la lingua russa è stato “amore al primo suono”. Da allora grazie ai viaggi e alla letteratura, alla musica e a fortunati incontri ho continuato ad osservare e seguire la Russia, con le sue contraddizioni e il suo fascino. Partecipare a questo progetto significa per me avvicinarla sempre un po’ di più, parola dopo parola. Nella vita insegno, traduco e scrivo canzoni.

Marta Natalini

Sono nata a Recanati. Mi sono laureata in Lingua e letteratura russa all'Università di Macerata. Ho trascorso un periodo a San Pietroburgo e ho vissuto a Lipsia. Con la lingua russa è stato "amore al primo suono". Da allora grazie ai viaggi e alla letteratura, alla musica e a fortunati incontri ho continuato ad osservare e seguire la Russia, con le sue contraddizioni e il suo fascino. Partecipare a questo progetto significa per me avvicinarla sempre un po' di più, parola dopo parola. Nella vita insegno, traduco e scrivo canzoni.