Abbandonare il mondo: un monastero nell’estremo Nord, nell’estremo nulla

Cosa significa vivere in un remoto monastero raramente visitato da turisti e pellegrini stessi.

Il villaggio di Verkola nella zona  Pinežskij nell’oblast’ di Archangel’sk (o Arcangelo, ndr.) è uno di quei luoghi per cui l’espressione russa “medvežij ugol” (angolo dell’orso), ovvero luogo estremamente remoto, trova la sua espressione più pura (cliccate qui per rendervene conto). Taiga, paludi e la stazione ferroviaria più vicina a oltre 50 chilometri. Al di là del fiume Pinega, sulla sponda opposta al villaggio, si trova il monastero maschile Artemievo-Verkosl’skij, fondato per volere dello zar Aleksej Michailovič nel 1648 sul luogo del ritrovamento delle reliquie di Sant’Artemio di Verkola. In estate è possibile raggiungere il monastero solo per mezzo di una imbarcazione. In questo luogo non vi sono né visite guidate, né turisti, né processioni di pellegrini. All’interno del monastero vivono in tutto quaranta persone tra monaci e trudniki, lavoratori dediti alla manutenzione del “monastyr”.  Ognuno ha la sua storia. Ognuno ha la sua strada verso  Dio. Chi è arrivato “per fede”, presa coscienza di questa azione come una scelta personale; chi ha portato con sé “dolori e affanni”, come detenzione, dipendenza, perdita di persone care, casa, lavoro e l’impossibilità di trovare sé stessi nella vita secolare. Il monastero accoglie tutti. Chi arriva per pochi mesi, chi rimane per sempre e prende i voti monastici.

lenta.ru presenta il reportage fotografico di Aleksej Sivkov sulle persone dal difficile passato che sanno cosa significa miseria, gratitudine e Fede.

All’interno del territorio del monastero. In primo piano il trudnik Michail.

«Qui, nel monastero, – dice Michail, – è come essere nell’esercito o in prigione. Come ti comporti con le persone, allo stesso modo le persone si comportano con te».

Viktor, Il mio compagno di cella, ha ventun’anni. Oriundo della città di Cholmogory ( cittadina natale di Lomonosov, distante oltre 250 chilometri da Verkola, ndr) è considerato un “locale”. Terminate le scuole superiori, ha smesso l’apprendistato di falegname nella segheria dove lavorava. All’inizio si è recato diverse volte nel monastero di Sijskij, dopodiché è arrivato sin qui. Si è unito ai lavoratori del monastero per fuggire dall’angoscia e dal senso di vuoto. Le prime due settimane ha frequentato tutte le funzioni religiose, ma col tempo è diventato sempre più complicato conciliarli con l’ubbidienza quotidiana. Viktor è interessato alla politica e crede nel “complotto mondiale”. «Senza idee, – dice – la vita è vuota. Qui invece l’anima si rassicura e le tentazioni sono poche».

La vita nel monastero è sobria. Il giorno del bagno è anche il giorno del bucato poichè non bisogna scaldare la stessa acqua due volte.

Momento del te (čaj) alla sera in una cella.

Prima di andare a letto sono passato per un dare un saluto a padre Serafim (a sinistra) che si stava intrattenendo davanti ad una tazza di tè con i trudniki Aleksandr’e Sergej.

Il monaco padre Innokentij benedice lo stalliere Kirill durante la quotidiana processione attorno al monastero.

La basilica dell’assunzione del monastero Artemievo-Verkol’skij.

Al primo piano della cattedrale si trova un magazzino, dove sono ancora in corso i lavori di restauro. Il secondo piano è già stato riqualificato e qui si svolgono le cerimonie domenicali. La chiesa era stata eretta ancora nel XIX secolo con la partecipazione di Ioann Kronštadskij (o meglio noto come Giovanni di Kronštadt, canonizzato dalla Chiesa Ortodossa russa nel 1964, ndr.), il quale era nato poco distante nella cittadina di Sura. In epoca sovietica la cattedrale è stata razziata dei suoi averi e danneggiata. 

Andiamo nella foresta per preparare la legna da ardere. Il cavallo Irtiš in mezzo ad una pozzanghera. Il trudnik Kirill lo chiama affettuosamente la sua “bestia cocciuta”, e dice che finché non beve non si muoverà di un passo.

Monaco Padre Pëtr.

«Nel mondo “di prima” ero un musicista, un percussionista per la precisione – dice Pëtr. – Al tempo della terza condanna ho conosciuto un padre che veniva spesso nella nostra prigione. Così cominciai a leggere e pensare…». Pëtr è nel monastero già da otto anni e da tre ha preso i voti monastici. All’interno del complesso ricopre i ruoli di zvonar’ (campanaro) e banščik (addetto alla banja).

Mentre si trasporta la legna. Il monastero ne necessita grandi quantità nelle proprie riserve. Sul Pinga la prima neve cade solitamente verso fine settembre, inizi di ottobre. Qui gli inverni sono lunghi e freddi ( media di -13,3° con picchi minimi fino a -40°, ndr.).

Il cielo si è schiarito, ed essendo cosa assai rara in autunno, bisogna sfruttare questa opportunità per finire i lavori all’aperto.

Artëm di Vladimir, tornato dalle arnie, svolge la sua ubbidienza pomeridiana: spaccare la legna per il refettorio.

Il raccolto di carote di alcuni giorni fa è lasciato ad essiccare in una delle stanze dell’edificio del priore. In questo complesso fino a metà anni 90’ si trovava la scuola superiore secondaria di Verkola. Al giorno d’oggi questi locali fungono da alloggio per i pellegrini che si recano al monastero durante le festività.

Presso il monastero sono giunte delle pellegrine. Con l’approssimarsi dell’inverno questo è il momento migliore per aiutare la confraternita a preparare semilavorati di verdure e composte di frutta secca. La presenza femminile desta una certa vivacità nella componente maschile del convento. Persino gli asceti più severi sorridono maliziosi sotto i baffi.

Di sera i confratelli si riuniscono davanti allo schermo del cellulare di Michail. Questo cinema improvvisato riunisce contemporaneamente diverse generazioni. L’altro giorno Vasilij e Viktor hanno guardato “Vacanze romane” di Wyler, oggi invece la rassegna cinematografica prevede la “Jurassic Park”.

Siamo andati nella cappella di Sant’Artemio di Verkola, la quale era stata eretta sul luogo del presunto ritrovamento delle reliquie. Tornando abbiamo preso un’altra strada. Sul ciglio della strada vi erano tre case apparentemente abbandonate, verso le quali si dirigevano tracce fresche sull’erba, probabilmente lasciate da cacciatori in cerca di riposo o da qualche cercatore di funghi. In una casa abbiamo trovato un libro dalle pagine ingiallite dal tempo e dalla copertina gonfia d’umidità,  “Leggende sul comandante” scritto a metà del secolo scorso.

L’interno di una delle case abbandonate. Sembrava che i proprietari avessero lasciato casa solo pochi giorni prima.

Michail ha portato grossi carichi sulla schiena, quindi ha deciso di “riprendersi” facendo esercizi alla sbarra. Ormai è quasi passato un anno da quando il suo patrigno lo ha portato al monastero, lontano dalla vita civilizzata.

Alla sera, davanti ad una tazza di chaj (tè), Vasilij ama raccontare le sue avventure “nel mondo secolare”  che hanno costellato la sua lunga vita, che non si può dire esser stata affatto noiosa.

Cerimonia della domenica

Per la funzione della domenica e per le festività religiose giungono dal fiume gli abitanti di Verkola. Non essendoci una presenza numerosa di fedeli nella cattedrale si ha la possibilità di concentrarsi sulla preghiera. Per non disturbare fotografo da dietro la porta.

Padre Iosif, namestnik (priore) del monastero.

Te deum per i defunti.

Tutti amano i gattini.

Venedikt, Il duchovnik (padre confessore/spirituale) fotografa un altro importante inquilino del monastero, il gatto Monach. Come tutti i confratelli veste sempre di nero e la sua ubbidienza è dar la caccia ai topi. Di lavoro ce n’è in abbondanza.

Cattedrale dell’assunzione del monastero Artemievo-Verkol’skij.

Sulla chiesa vi è una copertura temporanea. La restaurazione si prospetta essere di lunga durata.

Con la sera avanza il freddo.

Michail di Murmansk ricorda che la prima settimana nel monastero era stata particolarmente difficile moralmente e pesante dal punto di vista fisico. Si riprende bevendo della čaga (un infuso di funghi di betulla). «Da tempo volevo vivere in un monastero, e adesso capisco che sono arrivato qua in tempo, – dice. – Altrimenti sarei tornato in prigione in un modo o nell’altro…di nuovo».

Tutte le foto presenti in questo articolo sono state realizzate dall’autore dell’articolo Aleksej Sivkov. NDR. 

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Fonte: lenta.ru , 23/04/2017 – di Aleksej Sivkov tradotto da Simone Ferroni

Veronese dal 1994, ho conseguito una laurea in Lingue e Politica Internazionale all’Università Ca’Foscari di Venezia. Da sempre appassionato della storia e delle dinamiche che riguardano l’Europa Orientale e l’Eurasia, ho avuto modo di entrare in contatto con il multiculturalismo russo ad Astrakhan’ in occasione di un programma overseas. Successivamente ho lavorato a Bruxelles dove mi sono avvicinato alle tematiche riguardanti la geopolitica delle rinnovabili e la politica europea di vicinato.

Simone Ferroni

Veronese dal 1994, ho conseguito una laurea in Lingue e Politica Internazionale all'Università Ca'Foscari di Venezia. Da sempre appassionato della storia e delle dinamiche che riguardano l'Europa Orientale e l'Eurasia, ho avuto modo di entrare in contatto con il multiculturalismo russo ad Astrakhan' in occasione di un programma overseas. Successivamente ho lavorato a Bruxelles dove mi sono avvicinato alle tematiche riguardanti la geopolitica delle rinnovabili e la politica europea di vicinato.