“Nessuno mi ha imposto di tradurre, e nemmeno avrebbero potuto”: la traduttrice di Byron e Kipling che vende i suoi libri in metropolitana

Fonte: Bumaga 13.01.2017 -Autrice e foto: Viktorija Vzjatyševa – Traduzione di Eugenio Alimena

Già da qualche anno, presso la stazione della metropolitana “Politechničeskaja” (stazione della linea rossa, a nord di San Pietroburgo, ndt), una signora anziana e di bassa statura vende libri. Si tratta della traduttrice e poetessa Galina Sergeevna Usova, che ha tradotto per i lettori russi Byron, Wordsworth, Kipling e Agatha Christie. Oggi le case editrici rifiutano le sue opere, quindi lei pubblica e vende i libri a sue spese indipendentemente in mezzo al flusso costante dei frequentatori della metropolitana.

Usova ha raccontato alla redazione di “Bumaga” come mai gli ordini delle traduzioni di Agatha Christie e Tolkien, non sono “presi in considerazione”; come reagiscono i passanti quando la incontrano; perché lei ama l’inglese e in che modo riesce, già da tempo, a vendere raccolte di poesia inglese stando in piedi all’uscita della metro.

Come vendono le poesie dei romantici inglesi all’uscita della metropolitana “Politechničeskaja”.

Un’anziana signora col bastone, lentamente si piega per posare la sua borsa sul parapetto accanto alla metropolitana. Rannicchiata, tira fuori dalla borsa dei libri avvolti in una soffice  stoffa e, reggendoli tra le mani, va a posizionarsi all’angolo dell’uscita della metro. Non ha né un cartello né un tavolo, nemmeno cerca di attirare l’attenzione dei passanti, così è difficile capire se venda qualcosa o no. 

“In 15 minuti, dal il mio arrivo, ho già venduto quasi tutto”, dice, sbirciando da sotto il cappuccio di una vecchia giacca scura. “Oggi ho trovato per caso un libricino che era rimasto invenduto: si tratta delle poesie dei romantici inglesi. Byron, Shelley, Wordsworth, Blake. L’hanno appena comprato.

Galina Sergeevna Usova è una poetessa e traduttrice di poesia e prosa inglese. Già da qualche anno è possibile incontrarla all’uscita della metropolitana “Politechničeskaja“, dove si reca per vendere i suoi libri. Dice che questo posto le è molto caro: in primo luogo perché vive qui vicino, in secondo luogo perché presso l’università politecnica lavoravano suo padre e suo fratello. 

Con i suoi 85 anni, ancora pubblica a sue spese tutti i libri, incluse le sue raccolte di poesie e le traduzioni dei poeti inglesi.

“Sapete cos’è Kellomjaki?”, chiede all’improvviso mostrando un libretto dalla copertina arancione.

“Non proprio”.

“Significa no”. Ma di sicuro conoscete Komarovo, quindi fa lo stesso. Dal 1945 al 1948 io e la mia famiglia abbiamo vissuto lì, in dacia (la tipica abitazione di campagna russa in stile rustico “fatta da sé”, ndt), nel bosco giacevano le granate. Ora ve lo mostro… 

Sulla copertina di un libro, c’è una vecchia foto di famiglia a Kellomjaki (come si chiamava Komarovo fino al 1948), dove al padre di Galina venne donata una dacia dopo la guerra. Più tardi, col passare del tempo, lei tornava da quelle parti per riposarsi presso la Casa della creatività degli scrittori. “Molte delle mie poesie in questa raccolta sono legate a quei posti”, dice con voce rauca, gettando, di tanto in tanto, un’occhiata alle persone che escono dalla metro.   

Riguardo alle ordinazioni: in cosa si differenziano le traduzioni “amorose” e quelle di Tolkien.

La famiglia di Galina Sergeevna viveva a Leningrado. Lei ha iniziato a studiare l’inglese quando era ancora una bambina: suo padre era un ingegnere che “suonava splendidamente il pianoforte a coda e che conosceva le tre lingue europee più importanti”, soprattutto lui amava l’inglese e lo studiava insieme alla figliola.

“Questa è la mia lingua. La mia letteratura, la mia poesia e il mio senso dell’umorismo”, dice la traduttrice stupita come se qualcuno lo avesse messo in discussione. “Presso l’Unione degli scrittori si tenevano ottimi seminari sulla poesia francese; io li ho frequentati per un po’ ma poi ho smesso di seguirli perché semplicemente non era la mia sfera”. 

Usova ha terminato gli studi alla Filfak (la Facoltà di filologia, ndt), presso l’università statale di Leningrado, dopo di ché è stata mandata per due anni ad insegnare inglese in una scuola in Carelia (Repubblica a nord di San Pietroburgo, ndt). Per i 20 anni successivi, ha lavorato come insegnante di inglese nelle scuole di Leningrado. “Amavo insegnare. Mi ero abituata a parlare, mi ero abituata alla mia voce ed anche mi ero abituata ad avere un mio pubblico”, Galina Sergeevna parla a voce alta come chi ha difficoltà all’udito, tuttavia scegliendo accuratamente e lucidamente ogni singola parola.

Nonostante il lavoro le piacesse, Usova ha iniziato a prendere sempre meno ore a scuola per dedicarsi alle sue attività predilette: le traduzioni e le poesie (che ha iniziato a scrivere all’età di 16 anni). Tra le sue traduzioni pubblicate, ci sono opere di autori inglesi come Robert Burns, Walter Scott e Rudyard Kipling.

Alla domanda “per chi ha iniziato a tradurre”, Galina Sergeevna ha sollevato le sopracciglia indignata. “Questo non me lo può chiedere nessuno. Chi si è mai chiesto perché il piccolo Puškin scrivesse poesie? Vale lo stesso per me”.    

“Questa è la mia lingua. La mia letteratura, la mia poesia e il mio senso dell’umorismo”

Tuttavia, tra le sue traduzioni figurano anche alcuni titoli tradotti su richiesta delle case editrici, come per esempio “La domatrice” di Agatha Christie (traduzione italiana dal titolo originale “Appointment with Death”, ndt), “Pionieri dello spazio”, e “Il cittadino della Galassia” di Robert A. Heinlein. Inoltre, Galina Sergeevna ha tradotto una buona parte de “Lo Hobbit, andata e ritorno”. Queste traduzioni sono poi state acquistate da molte case editrici, e per queste Galina ha ricevuto un compenso di “venti volte” il loro valore. Ma di questi lavori, la traduttrice ne parla a malincuore, perché dice che tutto quello che ha fatto su richiesta “non conta”.

Interrompendo rapidamente la discussione su Tolkien, Galina Sergeevna tira fuori la raccolta di poesie dell’inglese Henry Lawson. “Ecco, questo l’ho fatto a mio rischio e pericolo.” Lei ha trovato per la prima volta questo libro nel 1959 in una biblioteca, e ancora ne parla come una scoperta letteraria.  

“Questo qui è il mio prediletto. Guardate che occhi!” Dice con ammirazione aprendo il libro alla pagina dove c’è la foto del poeta. “Mi ha immediatamente rapita. Nessuno me lo ha imposto, e nemmeno avrebbero potuto. E quando è stato tradotto da alcuni traduttori moscoviti, beh io non ho mai visto nulla di peggio, perché non lo hanno fatto  per amore ma solo perché gli portava soldi nelle tasche. 

Stampare una tiratura di libri a proprie spese, e venderli stando in piedi davanti alla metro.

A causa del freddo, Galina Sergeevna, va a riscaldarsi all’interno della metropolitana. Non esce ogni giorno dall’atrio: a volte è il tempo che non lo permette, altre volte invece è per la salute.

“Capitano certi ometti che si rivolgono a me con l’intenzione di ferirmi, di farmi del male sottolineando che sono una mendicante infelice”, dice a denti stretti. “Succede che si fermano e dicono: “Sono già tre anni che La vedo qui, che fa? non può vendere in altro modo?”, che razza di domande – rispondo io – certo che posso vendere, ma già adesso ordino nuovi titoli. 

Ci passa accanto una donna in pelliccia con un colbacco bianco, si ferma vicino alla traduttrice e, annuendo verso uno dei libri, dice: ” Questo l’ho già comprato. Semplicemente volevo dirLe che l’ho letto e l’ho trovato davvero molto bello. Ci sono tanti nuovi nomi per me”, ringrazia frettolosamente e sorridendo amabilmente, se ne va. 

“Ecco, vede. Questo genere di incontri accadono spesso”, dice sollevando fiera il capo Galina.

Dopo aver scritto sulla poetessa Tatjana Gnedič, Galina ha iniziato stampare e vendere i suoi libri autonomamente. Usova andava ai suoi seminari per traduttori di poesia inglese. Nel 1976 Tatjana Gnedič è morta. “Ho pensato che scrivere libri su di lei era un mio dovere, perché io so molte cose. E nessun altro oltre a me le sa”, afferma la traduttrice.  

“Non c’è altro modo. Le case editrici non accettano le mie proposte. Dicono di non avere soldi. Io ne ho, e loro no”

Quando un libro era pronto, Usova si aspettava che le case editrici si sarebbero interessate a prenderlo, perché in quel periodo erano diventati popolari gli scritti sugli autori riabilitati, e una di questi era Gnedič. Tuttavia tutte le case editrici li rifiutavano dicendo: “è interessante, ma nessuno lo comprerà”.

È in quel momento che Usova decise di pubblicare libri autonomamente. Questo grazie ad una borsa premio municipale che riuscì ad ottenere, e ad un compenso economico che le diedero a seguito della svalutazione del rublo.  Il libro fu stampato nel 2003. “In primo luogo, comprarono tutte le copie. Poi uscì un’ulteriore tiratura che andò anch’essa a ruba; vendemmo tutte le copie, non ne rimase nessuna se non la mia personale”, dice Usova alla quale, lei racconta, molti ancora si rivolgono chiedendo di quel libro sulla Gnedič. 

Galina Sergeevna vende tutti i suoi libri al prezzo di 150-200 rubli (al cambio attuale, circa 3 euro, ndt): un prezzo economico rispetto all’editoria. Tutto il ricavato delle vendite va alle nuove edizioni. “È necessario perché non c’è altro modo. Le case editrici non accettano le mie proposte. Dicono di non avere soldi. Io ne ho, e loro no”, dice con un sogghigno. 

Dice di stampare all’anno due o tre libri. Per una tiratura, dice, se ne vanno 72 mila rubli (al cambio attuale, poco più di 1000 euro, ndt). “Ma poi tutto questo sforzo è ripagato”, aggiunge lei. Stando ai dati della casa editrice “Dean”, che le da una mano, Usova pubblica libri con una tiratura di 500 copie. 

In tutto, la traduttrice ha pubblicato 25 libri, 20 dei quali a proprie spese. Per il romanzo su Byron – l’altro grande amore di Galina Sergeevna – la poetessa è stata sostenuta economicamente da un accademico di Mosca che le ha donato del denaro in quanto molto interessato al suo lavoro. Inoltre viene aiutata anche da volontari, i quali hanno creato una pagina sul social network VKontakte (“Galina Usova, poetessa, perevodčik”, ndt), e un sito attraverso il quale vendono i suoi libri. 

 “Questo non me lo può chiedere nessuno. Chi si è mai chiesto perché il piccolo Puškin scrivesse poesie? Vale lo stesso per me”.

Guardando all’occhio affaticato e malaticcio di Galina Sergeevna, immagino che ormai lei non traduca più. Dopo aver ascoltato la mia domanda per la seconda volta, mi interrompe bruscamente dicendo: “Certo che traduco! Perché “ormai no”? Perché dovrei smettere?”. Ad ogni modo, Galina preferisce non dare informazioni precise riguardo ai suoi impegni editoriali oggi.

Inoltre, Galina torna regolarmente sulle sue prime traduzioni per rivederle. “Se le leggo, e vedo che sono felici, allora significa che sono ottime traduzioni anche se fatte 30 anni fa. Quando compri un libro, devi sapere che è stato prima scritto, poi è stato rivisitato…su ogni traduzione si può raccontare un’intera storia”, riassume pensierosa. 

 

 

Nato a Belvedere Marittimo, in Calabria, è cresciuto a Cosenza dove si è formato fino alla licenza liceale. L’esperienza universitaria romana, presso La Sapienza, gli ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e fisici, portandolo oltreoceano e oltre Urali spinto dallo studio, dal lavoro e da pura curiosità. Terminati gli studi di specializzazione in lingua e letteratura russa (dedicati soprattutto alla poesia del ‘900), attualmente vive e lavora a San Pietroburgo, dove si concentra principalmente sull’insegnamento e sulla diffusione della lingua italiana, mantenendosi contemporaneamente attivo in progetti personali e pubblici.
Alla domanda “perché hai scelto il russo?”, risponde senza molti giri di parole “perché, in un senso abbastanza stretto, fa parte della mia storia”.

Eugenio Alimena

Nato a Belvedere Marittimo, in Calabria, è cresciuto a Cosenza dove si è formato fino alla licenza liceale. L'esperienza universitaria romana, presso La Sapienza, gli ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e fisici, portandolo oltreoceano e oltre Urali spinto dallo studio, dal lavoro e da pura curiosità. Terminati gli studi di specializzazione in lingua e letteratura russa (dedicati soprattutto alla poesia del '900), attualmente vive e lavora a San Pietroburgo, dove si concentra principalmente sull'insegnamento e sulla diffusione della lingua italiana, mantenendosi contemporaneamente attivo in progetti personali e pubblici. Alla domanda "perché hai scelto il russo?", risponde senza molti giri di parole "perché, in un senso abbastanza stretto, fa parte della mia storia".