Il Teatro Bol’šoj di Mosca, simbolo della Grande Russia

Ognuno di noi almeno una volta nella vita ha avuto il piacere di immergersi in questo grandioso scenario fiabesco. Il teatro Bol’šoj, situato nella città di Mosca, viene giustamente considerato uno tra i più popolari e famosi teatri russi.

Come è ormai noto a tutti, esso non solo rappresenta il più grande tempio d’arte russo, ma è anche riconosciuto come il simbolo della Grande Russia. Gli amanti dell’arte hanno sognato almeno una volta di poter visitare le sale del teatro o di ottenerne un ruolo nella compagnia. Al suo interno vengono suonate centinaia di opere famose come quelle del grande Mozart, Čajkovskij, Wagner, Rachmaninoff, Bellini, Arenskj, Berlioz, Ravel e di molti altri che sono entrati nel patrimonio culturale mondiale.

Oggi, il Bol’šoj si conserva nella forma risalente al 1856, realizzata dal famoso architetto Albert Cavos.

È bene precisare che il teatro venne ricostruito e aperto nel 1856 (a causa di un incendio nel 1853, ndr). Esisteva infatti già da molto tempo prima.

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Teatro Bol’šoj Petrovskj. Litografia, 1825.

 

Il Teatro Bol’šoj dopo la ricostruzione dell’architetto A. Kavos

Le prime performance degli attori furono presentate al principe Urusov e all’aristocrazia russa nel 1736. Questi, amante del bello portò l’arte a corte. La prima produzione del balletto “La Bottega Magica” fu messa in scena all’interno del teatro del castello, dove attori e attrici svolgevano anche il ruolo di servitori del principe. Il balletto fu diretto dal Direttore Paradiso. La prima si svolse durante la vigilia del capodanno, il 30 Dicembre del 1780. Da quel momento in poi nacque il primo teatro russo. Le Prime davano il tuo esaurito e la nobiltà russa prendeva parte con piacere alle rappresentazioni, in particolare ai balletti popolari.

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La famiglia reale al Teatro Bol’šoj. Artista: Mihály Zichy. Acquerello 1856.

Gli anni passavano e la vita teatrale si evolveva e con essa anche l’immagine del teatro. Ciò fu dovuto al fatto che l’edificio dopo la sua apertura fu sottoposto alle fiamme per ben due volte. Dopo gli incendi, venne ricostruito interamente a partire dalle fondamenta e più volte restaurato. L’ultimo restauro, risalente al 2011, durò sei anni per un ammontare di 700 milioni di dollari. Dopo quest’ultimo, il Bol’šoj vide nascere alcuni problemi. Infatti, in quel periodo i biglietti delle Prime avevano raggiunto somme da capogiro e si poteva visitare il teatro solo tramite un invito speciale. Attualmente i prezzi dei biglietti sono accessibili a tutti. Ognuno di noi può visitarlo per ammirare la sua architettura e godere delle meravigliose rappresentazioni messe in scena dagli artisti.      

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Il teatro è riconoscibile da ogni turista in visita a Mosca per via delle sue colonne e della scultura in bronzo che raffigura il Dio Apollo su un carro a due ruote. Quest’ultima realizzata dal noto scultore russo Piotr Karlovič Klodt.

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Teatro Nazionale Accademico Bol’šoj di Russia. Quadriga di bronzo di Piotr Klodt sopra il portico d’ingresso. Foto: Vel Ajrup.

Risulta difficile menzionare la quadriga senza ricordare lo scandalo avvenuto nel 2014. Come è noto, la banconota da 100 rubli raffigura il teatro e sul lato anteriore la quadriga guidata da Apollo seminudo. (La prima banconota è entrata in circolazione il 1 Gennaio del 1998)

Così, qualora si volesse osservare attentamente (o più semplicemente utilizzare una lente per ingrandire l’immagine), è possibile scorgere l’organo genitale della divinità.  

Il tutto fu portato alla luce nel 2014 (anno in cui la Crimea si univa alla Russia) da un membro della Duma, Roman Ivanovič Kudiakov, facente parte del partito LDPR (ovvero il Partito Liberal Democratico, ndr). Fu così che a partire dal gennaio del 1998, dopo avere ingrandito e rimpicciolito l’immagine più volte, il deputato scoprì improvvisamente nel 2014 (in circostanze sconosciute) la nuda dignità di Apollo. “Oh mio ​​Dio, il denaro è sexy”. Come spiegarlo ai bambini, se anche loro come me, cercassero di ingrandire l’immagine presente sulla banconota?” pensò Roman Ivanovič. A tal proposito inviò una lettera al presidente della Banca Centrale, Elvira Nabiullina, ricordandole quanto riportava la legge federale № 436 “Sulla protezione dei bambini da informazioni pericolose”. Secondo il deputato, la banconota avrebbe dovuto riportare il simbolo del “+18” e propose pertanto di sostituire il disegno dell’antico Dio con i luoghi raffiguranti Sebastopoli.

È bene ricordare anche un fatto che avvenne nel 2011, ovvero tre anni prima dello studio dettagliato portato avanti dal deputato. In questo periodo, durante il restauro del Teatro Bol’šoj, i genitali di Apollo furono coperti da una foglia di fico. Che fosse un modo per mandare un messaggio alla banca centrale? Un messaggio che, ad ogni modo non fu colto o che non si volle cogliere… 

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Da allora e dopo la richiesta di modifica della banconota da parte di Kudiakov, nulla è cambiato. Sarebbe stato davvero così conveniente? O la scoperta fu fatta da un membro della fazione sbagliata…?

A sorprendere per la sua magnificenza non è solo l’esterno dell’edificio. L’interno del teatro è infatti di una straordinaria ed immensa bellezza. La sala si compone di cinque grandi file di palchetti, dipinti d’oro e decorati con del velluto rosso. Possiede una capienza di 1768 posti.

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Il palco è molto grande, dotato di un’illuminazione eccellente e di un’ottima acustica, oltre ad essere completamente informatizzato. Al centro di esso è appeso un lampadario di cristallo con un diametro di circa 6 metri, di straordinaria bellezza. Il lampadario pende dal soffitto, sul quale sono state raffigurate alcune muse e divinità greche.

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Il lampadario del Teatro Bol’šoj. Foto: Elena Maslova.

Per decorare il lampadario nel 1863 sono stati prodotti 15 mila pendenti di cristallo, di peso superiore a 260 kg. Tuttavia, durante i lavori di manutenzione, una parte significativa degli addobbi di cristallo è stata danneggiata e persa. Oggi, il peso comprendente gli elementi in cristallo è di circa 2,3 tonnellate.

L’intero programma del Bol’šoj viene costantemente aggiornato. Le pièces per il pubblico vengono messe in scena da numerose compagnie, tra le quali quelle di opera, di balletto e ovviamente dall’orchestra del teatro. Sono molti gli artisti nazionali ed internazionali ad esibirsi divinamente. Assistere alla prima del Teatro Bol’šoj è un piacere assoluto. Dopo tutto, l’arte non conosce tempo e rappresenta ciò che di più prezioso esiste oggi al mondo.

L’era della tecnologia spesso distrae le persone dal teatro così come il conseguente utilizzo di Internet. Nonostante questo, il teatro continua a vivere. L’idea che sta alla base del teatro risulta essere sempre attuale. Esso non ha paura del cambiamento, così come del cinema o della televisione. Per l’uomo che tende alla cultura e all’arte rappresenta un valore fondamentale. Considerato da sempre un passatempo molto interessante, prestigioso e di scoperta. Andare a teatro è importante per sfuggire e riposarsi dalla routine quotidiana oltre che per entrare in contatto con una fonte di pura morale, bellezza, filosofia e per acquisire la pace dello spirito. Inoltre, è interessante osservare le dinamiche che avvengono durante la scena, per esempio i soggetti e le decorazione che cambiano di continuo. Gli attori recitano così bene che si immedesimano totalmente nel personaggio. 

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Andate a teatro. Andate a visitarlo almeno una volta nella vostra vita. Visitate il più grande teatro del nostro paese! Lasciate che la vostra anima si espanda, lasciatela crescere, così da toccare la bella arte. Vi avvicinerete così alla spiritualità, alla perfezione. Qui, al Teatro Bol’šoj, c’è un momento di sincerità in tutto che comprende anche il gioco della recitazione, inteso nella sua profonda interazione con il pubblico. 

Il Bol’šoj continuerà a vivere ed essere sempre attuale fintanto che esisteranno gli intellettuali ed amanti dell’arte. La degradazione di massa che vede protagonista la nostra società non sarà mai in grado di distruggere l’arte, che insegna invece a pensare a molte persone.

Fonte: moiarussia.ru  Articolo del 28/05/17, autore: Andrej R. Traduzione di Emanuela Raga

Classe 1989, studiosa di lingua e letteratura russa, traduttrice e collaboratrice freelance. Mi sono unita al progetto RIT perché anche io condivido l’idea di un’informazione senza filtri, che permetta al lettore di costruirsi un’opinione propria. Contatto: horoshoema@outlook.it

Emanuela Raga

Classe 1989, studiosa di lingua e letteratura russa, traduttrice e collaboratrice freelance. Mi sono unita al progetto RIT perché anche io condivido l’idea di un’informazione senza filtri, che permetta al lettore di costruirsi un’opinione propria. Contatto: horoshoema@outlook.it