I misteri degli ultimi giorni. Come e di che cosa morì Vladimir Lenin

Dopo la morte di Lenin il 21 gennaio 1924, in occasione del lutto, il Secondo Congresso dei Soviet si riunì e venne presa la decisione di far erigere il Mausoleo ai piedi delle mura del Cremlino. Per il 27 gennaio, giorno del funerale del leader, venne costruito un mausoleo provvisorio in legno, secondo il progetto di Ščusev.

Nel 1923 l’aspetto di Lenin suscitava compassione. Foto: Public Domain

“Argumenty i fakty” continua il racconto dell’ultimo anno di vita, della malattia e delle “avventure” della salma del leader mondiale del proletariato.

Nell’anno 1921 apparve il primo segnale della malattia che nel 1923 trasformò Il’ič in un uomo debole e fiacco, e che in poco tempo lo portò alla morte. Il paese stava facendo i conti con le conseguenze della guerra civile ed era già stato annunciato il passaggio dal comunismo di guerra alla Nuova Politica Economica (NEP). Nel frattempo il capo del governo sovietico Lenin, che con le sue parole aveva conquistato il paese, iniziava a lamentare dei dolori alla testa e un’inconsueta stanchezza. In seguito a questi sintomi si aggiunsero un intorpidimento degli arti, che lo portò poi alla paralisi totale, e degli attacchi inspiegabili di eccitazione nervosa durante i quali Il’ič agitava le mani e diceva cose senza senso… Si arrivò al punto in cui Il’ič “conversava” con chi gli stava intorno utilizzando solo queste tre parole: “Ecco-ecco”, “rivoluzione”, “conferenza”.

“Emette suoni incomprensibili”

Dei medici vennero a visitare Lenin fin dalla Germania. Ma nessuno di questi “Gastarbeiter” della medicina e nemmeno i luminari russi riuscirono a formulare una diagnosi. Il’ja Zbarskij, figlio e assistente del biochimico Doris Zbarskij, il quale imbalsamò il corpo di Lenin e che per molto tempo fu a capo del laboratorio del Mausoleo, nonché persona a conoscenza della storia della malattia del leader, descrisse così la situazione nel libro Obekt N˚1: “Alla fine dell’anno (1922- Ndr.) la sua condizione è notevolmente peggiorata, egli non produce discorsi articolati e riconoscibili, ma suoni incomprensibili. Dopo un periodo di relativo sollievo, nel febbraio del 1923 giunge alla paralisi completa del braccio e della gamba destra… Lo sguardo, prima arguto, diventa inespressivo e inebetito. Sono stati invitati con grande dispendio di denaro i medici tedeschi Fierster, Klemperer, Nonne, Minkovskij e i professori russi Osipov, Koževnikov, Kramer, di nuovo senza risultati.

Nel 1923 il Politbjuro andava già avanti senza Lenin. Foto: Public Domain

Nella primavera del 1923 Lenin fu portato – di fatto a morire – a Gorkij (l’attuale Nizhnij Novgorod, ndr). “Nelle fotografie fatte dalla sorella di Lenin (sei mesi prima della morte- Ndr.) vediamo un uomo smagrito dal viso selvaggio e dagli occhi folli, – continua I. Zbarskij – non riesce a parlare, notte e giorno è tormentato dalle zanzare, di tanto in tanto urla… A fronte di qualche miglioramento il 21 gennaio del 1924 avverte un malessere generale, un torpore… Viene visitato dopo pranzo dai professori Fiester e Osipov, i quali non evidenziano alcun sintomo allarmante.  Intorno alle sei di sera però la situazione del paziente peggiora bruscamente, ha delle convulsioni… le pulsazioni sono di 120-130 bpm. Alle 18:30 circa la febbre sale fino a 42,5˚C. Alle 18:50… i medici ne dichiarano la morte.”

Grandi masse popolari hanno preso personalmente a cuore la morte del leader mondiale del proletariato. La mattina del 21 gennaio Il’ič stesso ha strappato la pagina del suo calendario da tavolo. Chiaramente con la mano sinistra: la destra era paralizzata. Nella foto: Felis Dzeržinskij e Kliment Vorošilov sulla tomba di Lenin. Fonte: RIA Novosti.

Cos’è dunque successo a una tra le più straordinarie figure del suo tempo? Come possibili diagnosi i medici hanno parlato di epilessia, alzheimer, sclerosi multipla e addirittura di un’intossicazione da piombo causata dal proiettile sparato da Fanni Kaplan nel 1918. Uno dei due proiettili è stato rimosso dal corpo di Lenin solo dopo la morte. Aveva scheggiato una parte della scapola, sfiorandola leggermente, ed era passato nelle immediate vicinanze delle arterie vitali. Si suppone anche che questo abbia potuto causare la sclerosi prematura della carotide di cui si è capito la portata solo al momento dell’autopsia. Jurij Lopuchin, docente presso l’Accademia Russa delle Scienze Mediche (RAMN) ha riportato nel suo libro alcuni estratti dei verbali: i cambiamenti sclerotici nella carotide interna sinistra di Lenin, nella parte intracranica, erano tali che il sangue non riusciva a scorrere. L’arteria si era trasformata in un solido canale biancastro e denso.

Conseguenze di una gioventù turbolenta?

I sintomi della malattia erano abbastanza diversi da quelli di una normale sclerosi vascolare. Inoltre durante la vita di Lenin la sua malattia sembrava per molti versi ricordare i sintomi di una paralisi progressiva causata da lesioni celebrali in seguito a delle complicanze tardive dovute alla contrazione della sifilide. Il’ja Zbarskij osserva che questa diagnosi faceva forza sul fatto che una parte dei medici ingaggiati per curare Lenin erano specializzati proprio sulla sifilide e sul fatto che i farmaci che erano stati prescritti al leader consistevano nella terapia apposita per quella malattia, secondo i metodi del tempo. Questa ipotesi però non è stata confermata e risulta in disaccordo con alcuni fatti. Due settimane prima della morte, il 7 gennaio 1924, per iniziativa di Lenin sua sorella e sua moglie piantarono un albero di Natale per i bambini dei villaggi locali. Il’ič stesso sembrava sentirsi così bene che, seduto sulla sedia a rotelle, prese parte per un tempo abbastanza lungo ai festeggiamenti generali nel giardino d’inverno di quella che era un’ex tenuta signorile. L’ultimo giorno della sua vita strappò con la mano sinistra la pagina del calendario con la relativa data. Alla fine dell’autopsia i medici rilasciarono un certificato speciale che attestava l’assenza di ogni traccia di sifilide. Jurij Lopuchin, riguardo a questo, allude a una nota che aveva letto all’epoca, scritta dal commissario per la salute Nikolaj Semaško e indirizzata al futuro accademico Aleksej Abrikosov, in cui era espressa la richiesta di “prestare particolare attenzione alla necessità di dimostrare l’assenza di tutte le prove morfologiche sul corpo di Lenin di lesioni da sifilide, al fine di conservare la buona immagine del leader”. Sarà stato un modo per far spegnere definitivamente le voci che circolavano, oppure per nascondere qualcosa? “La buona reputazione del leader” rimane ancora oggi un tema delicato. Ma a proposito, non è mai troppo tardi per porre fine alle controversie sulla diagnosi (di interesse scientifico): il tessuto celebrale di Lenin è infatti ancora conservato nell’ex Istituto del cervello.

Costruita in fretta, in tre giorni, la prima struttura del Mausoleo era all’alta all’incirca tre metri. Foto: Ria Novosti

“Potere in salsa comunista”

Già mentre Il’ič era ancora in vita i suoi compagni iniziarono sottobanco la lotta per il potere. C’è chi ritiene che il 18 e 19 ottobre del 1923, l’unica volta in cui Lenin, stanco e parzialmente paralizzato, si era allontanato da Gorkij per recarsi a Mosca, lo avesse fatto in realtà proprio per questa ragione. Ufficialmente aveva raggiunto la capitale per assistere ad una fiera agricola. Ma allora perché si è fermato per un giorno intero nel suo appartamento al Cremlino? Il giornalista N. Valentinov-Vol’skij dopo l’emigrazione negli Stati Uniti scrisse: Lenin cercava tra le sue carte personali dei documenti che potessero compromettere Stalin. Ma, a quanto pare, questi documenti erano già stati fatti sparire da qualcuno.

Inoltre mentre il leader era ancora in vita, nell’autunno del 1923, i membri del Politbjuro iniziarono a discutere animatamente circa i suoi funerali. Era chiaro che la cerimonia doveva essere grandiosa, ma cosa fare del corpo? Cremarlo secondo la moda proletaria e anticlericale, oppure farlo imbalsamare come suggerivano gli scienziati? “Noi al posto delle icone abbiamo appeso le immagini di leader politici e ci impegneremo, per Pachom (il semplice contadino -Ndr.) e per gli strati più bassi della società, a far scoprire loro la gloria di Il’ič in salsa comunista”, ha scritto in una delle sue lettere personali l’ideologo del partito Nikolaj Bucharin. In ogni caso, all’inizio il discorso verteva solamente sulla procedura di commemorazione. Per questo motivo in seguito all’autopsia del 22 gennaio Abrikosov effettuò l’imbalsamazione – temporanea, come avveniva di solito – del corpo di Lenin. “Dopo aver effettuato l’autopsia, introdusse nell’aorta una soluzione, composta da 30 parti di formalina, 20 parti di alcool, 20 parti di glicerina, 10 di cloruro di zinco e 100 di acqua”, spiega I. Zbarskij nel libro.

Il 23 gennaio il feretro con il corpo di Lenin circondato da una grandissima folla di gente, radunatasi nonostante il freddo pungente, venne caricato sul treno funebre (la locomotiva e il vagone sono adesso conservati nel museo ferroviario della stazione Pavelezkij) e trasportato a Mosca nella Sala delle Colonne della Casa dei Sindacati. In quel momento ai piedi delle mura del Cremlino, sulla Piazza Rossa, il terreno ghiacciato era stato smosso in profondità dalla dinamite per la costruzione della cripta e delle fondamenta del primo Mausoleo. I giornali del tempo riportarono che nel mese e mezzo che seguì la morte del leader furono circa 100.000 le persone che visitarono il Mausoleo e che all’entrata del monumento funebre si formava in continuazione una lunghissima fila. Intanto nel Cremlino si cominciava a pensare convulsamente a cosa fare del corpo, il quale all’inizio di marzo incominciava a perdere la sua presentabilità…

 

Fonte: Argumenty i fakty  –  21.01.2014 – di Aleksandr Kolesničenko e Aleksandr Mel’nikov – Tradotto da Marta Terzoli

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