Il presidente scherza: come è cambiato l’umorismo di Vladimir Putin

Forbes riporta le battute più brillanti e memorabili del presidente russo degli ultimi 18 anni

Oggi (14 dicembre 2017, ndt) il presidente russo Vladimir Putin si è intrattenuto per quattro ore con i giornalisti, parlando come sempre di un’ampia varietà di temi. Rispondendo alla domanda del giornalista di VGTRK (Società statale di televisione e di radiodiffusione di tutta la Russia) Sergeij Brilev se l’aumento di spese militari porterà alla riduzione di quelle sociali, Putin ha raccontato “una barzelletta abbastanza attuale”:

Ad un vecchio ufficiale si avvicina il figlio, il padre gli chiede: “Qui c’era un pugnale. Dov’è finito?” – “Non arrabbiarti, l’ho scambiato per un orologio con il ragazzo dei vicini.” – “Mostrami l’orologio, sì, è bello. Ma se domani qui da noi arrivano dei banditi, ammazzano me, tua madre, i tuoi fratelli, violentano tua sorella. Tu cosa gli dici? Buongiorno, sono le 12 e 30 orario di Mosca?”.

Le barzellette e le storielle di Vladimir Putin sono diventate già da molto tempo un particolare genere di comunicazione politica. Con il tempo quest’arte è stata perfezionata: se il primo mandato presidenziale fu un periodo di umorismo aspro e perfino rude che spesso non era destinato ad un ampio pubblico ed era condito con espressioni gergali, al terzo mandato le barzellette hanno iniziato a somigliare più a delle parabole. Si cercano allusioni, significati nascosti, ma molto spesso si tratta di sintesi sarcastiche e pregnanti delle situazioni createsi.

Terzo mandato (2012 – oggi)

“C’è questa barzelletta, di un pessimista e un ottimista. Il pessimista beve del cognac, fa una smorfia e dice: “Puzza di cimice”. Invece l’ottimista cattura una cimice sul muro, la preme, annusa e dice: “Puzza di cognac”. Meglio essere il pessimista che beve cognac piuttosto che l’ottimista che annusa cimici” (durante il discorso al forum internazionale di discussione Valdai, dando un parere sulla situazione internazionale).

“In una scuola della Georgia ad un bambino chiedono: Givi, quanto fa due volte due? Il bambino risponde alla maestra: ma noi stiamo comprando o vendendo?” (ad una conferenza del Fronte Popolare russo a Rostov, nel corso di una discussione sulla rinascita delle scuole specializzate e sull’insegnamento della matematica, alla quale, stando alle parole del presidente, “deve esser dato nuovo respiro”).

“Si incontrano due amici, uno chiede all’altro: allora, come va? Questo risponde che la vita è a righe e che ora per lui c’è la riga nera. Passa del tempo, si incontrano un’altra volta, di nuovo: allora, come va adesso? – Eh, riga nera! – Come può essere, dopotutto l’ultima volta era nera. – Eh, è venuto fuori che la volta scorsa era bianca…” (alla conferenza stampa annuale del 2015, rispondendo alla domanda su quando l’economia russa sarebbe uscita dalla crisi).

“Volete una storiella sull’esercito israeliano? Ad un giovane soldato chiedono: “Se verso di te vengono, diciamo, 20 terroristi, cosa fai?” – “Prendo un Uzi (mitragliatrice israeliana, ndt) e sparo” – “Bravo. E se verso di te vengono dei carri armati?” – “Prendo una granata e mi difendo” – “Bravo. E se arrivano aerei, carri armati e terroristi insieme?” Lui risponde: “Signor generale, ma io combatto da solo nel nostro esercito?” E io vorrei chiedervi: sono forse l’unico che interviene a questa conferenza?” (alla seduta plenaria nell’ambito del forum “Settimana energetica russa” Putin ha scherzato riguardo l’eccessiva attenzione che gli veniva rivolta).

“Un oligarca va in rovina e parla con la moglie. Lui le dice: sai, ci toccherà vendere la Mercedes e comprare una Lada. Ok, va bene. Ci toccherà trasferirci dalla villa sulla Rublyovka (area residenziale molto prestigiosa ad ovest di Mosca, ndt) in un appartamento a Mosca. Va bene, va bene. Tu mi amerai ancora, vero? Lei gli risponde: ti amerò tanto. E mi mancherai anche tanto” (al forum internazionale di discussione Valdai, rispondendo alla richiesta di ricandidarsi a presidente).

Primo ministro (2008 – 2012)

“Tutti questi otto anni ho lavorato duramente come uno schiavo su una galea” (ad una grande conferenza stampa al Cremlino nel 2008).

“Alla Lubianka (palazzo di Mosca noto per essere la sede dei servizi segreti e un tempo anche prigione, ndt) arriva una spia e dice che vuole consegnarsi. Gli viene chiesto: è una spia di quale paese? America? Allora vada nella stanza cinque. Lì gli chiedono: Lei è una spia americana, ha delle armi? Se sì, vada alla stanza sette. Nella stanza sette gli chiedono: ha mezzi di comunicazione speciali? Se ne ha, vada nella stanza venti. Lì gli chiedono: ha un qualche compito? – Sì, ce l’ho. – Ecco allora vada, lo porti a termine e non disturbi le persone che lavorano” (sui problemi di burocrazia e concussione in Russia).

“Ad un generale chiedono: vostro figlio può diventare generale? – Certo. – E maresciallo? – Ma il maresciallo ha già suo figlio” (risposta alla domanda del direttore del college Wellesley del centro Davis Marshall Goldman sul perché il figlio del capo dei servizi segreti russi Nikolaj Patrušev lavori alla “Rosneft”).

Secondo mandato (2004 – 2008)

“Se una nonna avesse altre, determinate caratteristiche sessuali, sarebbe un nonno” (sulla possibile introduzione di sanzioni contro l’Iran).

“Il compagno lupo sa chi mangiare” (commento sul budget militare americano, 25 volte maggiore di quello russo).

“Porti il mio saluto al suo presidente! (A Moshe Katsav, presidente israeliano dal 2000 al 2007. – Forbes). Si è rivelato un uomo potente. È venuto fuori che ha violentato dieci donne! Non me lo sarei mai aspettato da lui! Ci ha sopresi tutti! Noi tutti lo invidiamo!” (stando alle parole dell’inviato del quotidiano “Kommersant” Andrej Kolesnikov).

“Nessuno dei leader del G8 è contro la partecipazione attiva della Russia in questo circolo. Nessuno vuole che il G8 si trasformi in un raduno di gatti grassi” (sulla partecipazione della Russia al forum internazionale del G8 che unisce i governi dei principali paesi del mondo).

Primo ministro e primo mandato (1999 – 2004)

“Gli aerei russi stanno colpendo e colpiranno in Cecenia solamente le basi dei terroristi. Daremo la caccia ai terroristi ovunque. Se li cattureremo in bagno, li ammazzeremo nel cesso” (commento sul bombardamento dell’aviazione russa sulla città di Groznyj nel 1999).

“La Russia può risollevarsi sulle ginocchia e picchiare forte, come deve” (ad una riunione del governo dedicata alle operazioni antiterroristiche nel Caucaso Settentrionale e al picco di terrorismo in Russia).

“Abbiamo un paese con grandi possibilità non solo per i criminali, ma anche per lo stato” (alla riunione del Consiglio di Sicurezza).

“Conosco Boris Abramoviĉ (Berezovskij. – Forbes) da molto tempo, è una persona instancabile… che nomina e rovescia sempre qualcuno. Che faccia pure. I pericoli esistono per tenere le persone in guardia” (ad una conferenza stampa al Cremlino nel 2001).

“Se ad una persona va bene tutto, è un completo idiota. Ad una persona sana con una mente normale non può sempre e tutto andar bene” (sul proprio rapporto con il governo).

“Se vuole davvero diventare un radicale islamico ed è pronto a farsi circoncidere, la invito a Mosca. Noi abbiamo un paese multiconfessionale, e abbiamo specialisti anche di questo tema. Ed io gli consiglierò di effettuare questa operazione affinché non le cresca più niente” (risposta ad un giornalista francese sull’utilizzo di mine e granate in Cecenia).

“Penso piuttosto che lo stato abbia in mano un manganello con il quale picchia una sola volta. Ma in testa. Noi l’abbiamo solo preso in mano e questo è stato abbastanza per attirare l’attenzione” (dall’intervista al quotidiano “Le Figaro”, 26 ottobre 2000).

“Se i cervelli fuggono, vuole dire che ci sono. E questo è già un bene. Significa che sono di ottima qualità, altrimenti non sarebbero serviti a nessuno e non sarebbero fuggiti” (ad un incontro con i vincitori del Concorso russo per le composizioni scritte).

Fonte: Forbes, 14/12/2017. Articolo di Alekseij Sivašenkov e Varvara Pertsova. Traduzione di Alessandro Lazzari.

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Nel giugno del 2018 ho discusso la mia tesi magistrale sulle strategie di investimento delle multinazionali italiane in Russia presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.

Alessandro Lazzari

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Nel giugno del 2018 ho discusso la mia tesi magistrale sulle strategie di investimento delle multinazionali italiane in Russia presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.