Lev Davidovič Trockij: il primo per importanza dopo Lenin. Episodi interessanti della sua biografia

“Se a Pietroburgo non ci fossimo stati né io, né Lenin, non ci sarebbe stata nemmeno la Rivoluzione d’Ottobre…” L.D. Trockij

Lejba Davidovič Bronštejn (Lev Trockij) è una figura brillante tanto nella storia della Russia, quanto a livello mondiale. Egli fu anche uno degli organizzatori della rivoluzione d’Ottobre, che molti considerano un colpo di stato, e fondatore dell’Armata Rossa. È stato da poco celebrato il centenario della Rivoluzione e le conseguenze da essa provocate si fanno sentire ancora oggi in tutto il mondo.

Lev trockij foto da giovane
Lev Trockij da giovane

Un’interessante coincidenza è che la data di nascita di Lev Trockij cada proprio nel giorno della Rivoluzione Rossa, il 26 ottobre (secondo il calendario giuliano).
Colui che sarebbe stato l’ideologo della rivoluzione “permanente” nacque nel 1879 nella regione di Cherson (Ucraina), nella cittadina di Janovka del distretto di Elisavetgradskij, quinto figlio di un’agiata famiglia di un proprietario terriero ebreo, che non sapeva neanche leggere. Stando alle memorie del teorico marxista, il padre era un atroce sfruttatore e maltrattava pesantemente i propri lavoratori e i vicini di casa. Ma nel contempo entrambi i genitori di Lejba lavoravano nei campi insieme ai propri braccianti. Nonostante si arricchisse anno dopo anno, la famiglia continuava a vivere in un rifugio interrato con un tetto di paglia.

 

Il primo arresto

Trockij studiò negli Istituti di Scienze Naturali a Odessa e Nikolaev. Avendo una buona memoria e uno sguardo pragmatico, si divideva tra la matematica e l’impegno sociale (proprio in quel periodo diventava popolare l’organizzazione Narodnaja Vol’ja). Allo stesso tempo Lejba era un giovane piuttosto ambizioso, privo di bontà d’animo e senza velleità utopistiche. Fu attratto infine dalle idee di sinistra e divenne un membro del circolo marxista.

Lev Trockij con la moglie Aleksandra Sokolovskaja
Lev Trockij con la moglie Aleksandra Sokolovskaja

Dopo aver terminato l’ultimo anno dell’Istituto di Scienze Naturali nel 1896, entrò all’Università di Novorossijsk e sposò la marxista Aleksandra Sokolovskaja. Egli condivideva in tutto e per tutto le sue idee e nel 1897 creò insieme a lei l’Unione degli operai della Russia Meridionale, ma già dopo un anno gli sposini furono condannati per attività rivoluzionaria e mandati al confino sul fiume Lena, ad Irkutsk, dove rimasero fino al 1902. Nella famiglia del più giovane dei Bronštejn nacquero due bambine. Ma al confino Trockij e sua moglie continuarono la loro attività e diventarono membri del circolo del quotidiano “Iskra” (in russo “La scintilla”, n.d.t.). In seguito egli lasciò moglie e figli e con l’aiuto di compagni simpatizzanti oltrepassò il confine con un passaporto falso. Ma la cosa più rilevante è che il rivoluzionario prese il suo cognome, Trockij, da un sorvegliante di una prigione di Odessa.

 

 

“Pero”, “iuduška” e “prostituta politica”

Fuggito dal confino, il rivoluzionario si recò in Inghilterra. A Londra incontrò Vladimir Ul’janov (Lenin), fece conoscenza con la “vecchia guardia”, G. Plechanov e O. Martov, scrisse articoli per il quotidiano “Iskra”. Per il suo indubbio talento di scrittore prese il soprannome di “Pero” (in russo “penna”, n.d.t.). Ma molto presto Lejba diede prova delle sue ambizioni e, non volendo sottomettersi completamente a Lenin, alla seconda seduta del Partito Operaio Socialdemocratico Russo (POSDR) si unì ai menscevichi. In generale tra Lejba e il capo del proletariato mondiale si sviluppò un rapporto controverso, che si dimostrò tale anche altre volte nei loro contrasti all’inizio degli anni ’20. Proprio in quel periodo acquisirono forza i nomignoli che Lenin gli aveva associato: “iuduška” (in russo “ipocrita”, n.d.t.) e “prostituta politica”.

La Rivoluzione del 1905

Valdimir Lenin e Lev Trockij
Vladimir Lenin e Lev Trockij

Nonostante la condanna, nel 1905 Trockij tornò in patria. Al culmine dei disordini egli capeggiava il Soviet di Pietrogrado e gestiva la rivolta e gli scioperi. Venne arrestato dalle forze speciali dello zar e fu messo in isolamento nella Fortezza di Pietro e Paolo. A differenza dei lager sovietici degli anni ’20-’50, allo sfortunato oppositore del potere zarista e criminale dello stato venne riservato un trattamento rispettoso. Egli scrisse opere contro il governo e le pubblicò senza problemi inviandole al proprio avvocato, che non fu neanche perquisito dalle guardie. Al termine del procedimento giudiziario Lejba fu condannato a vita al confino in Siberia e privato di tutti i diritti civili nel territorio dell’Impero. Ma i suoi compagni lo aiutarono nuovamente a scappare con la seconda moglie oltre il confine, in Austria. Dopo il 1914 Trockij si trasferì a Zurigo e in seguito a Parigi. All’epoca a Parigi c’era un ristorante, “Le Pavillon Montsouris Reastaurant”, dove i futuri promotori del terrore rosso amavano intrattenersi in conversazioni di alto livello intellettuale.  A loro piaceva anche giocare a scacchi al café “La Closerie des Lilas”, dove i camerieri li conoscevano personalmente. In Europa Trockij diventò una figura politica autonoma, scriveva per giornali socialisti, per questo il governo della Repubblica francese lo mandò in esilio negli Stati Uniti. A differenza di oggi, il nostro eroe non necessitava di visti e di denaro obbligatorio sul conto in banca, ma viaggiava senza vincoli tra Europa e Stai Uniti con i soldi dei simpatizzanti rivoluzionari.
Nel 1916 Trockij fu esiliato dalla Francia alla Spagna, dove fu arrestato e nuovamente espulso.
Per tutto il periodo della seconda emigrazione (che durò 10 anni, dal 1906 al 1917), Trockij “gironzolò” all’estero, abitando in ville di famiglia e nei migliori hotel, mangiando esclusivamente al ristorante. Così nel febbraio del 1917 il rivoluzionario si trovava a New York (nel corso di tutta la sua epopea all’estero furono proprio gli USA a esercitare su di lui la maggiore influenza).

“Il demone della rivoluzione”

Lev Trockij con le sue guardie
Lev Trockij con le sue guardie

Durante il soggiorno negli Stati Uniti, Trockij venne a sapere della Rivoluzione di Febbraio e cercò di tornare in fretta in patria. Ma gli inglesi lo arrestarono su una strada nella regione canadese dell’Halifax, come promotore politico e sostenitore dell’uscita della Russia dalla guerra. Solamente l’ingerenza del governo russo provvisorio contribuì a liberare il rivoluzionario. Il 4 maggio Trockij si trovava già a Pietrogrado e venne eletto rappresentante del Soviet di Pietrogrado, dove partecipò attivamente alla conquista del potere dei bolscevichi. Era considerato il principale ispiratore ideologico della Rivoluzione d’Ottobre (Lenin prese l’iniziativa poco più tardi). L’infuocato oratore Bronštejn ispirò le masse alla rivolta e costituì le fila della Guardia Rossa.
Dopo gli eventi di ottobre, fortunati per i bolscevichi, Trockij diventò Commissario del Popolo per gli Affari Esteri, fu proprio lui a prender parte alle negoziazioni con i tedeschi a Brest-Litovsk.
Nonostante non avesse educazione militare, Lev riuscì a instillare una “disciplina di ferro” nell’Armata Rossa, a mantenere l’ordine e a convincere gli ex generali dello zar a gestire i vari reparti. In generale l’esercito si dimostrò abile a combattere e disciplinato.
La gran parte degli storici tende a reputare la guerra civile in Russia come il culmine della carriera di Trockij. Proprio in quel periodo egli si dimostrò uno spietato oppressore, mandando in migliaia alla fucilazione. “Il demone della rivoluzione”, come veniva chiamato Trockij, viaggiava per i teatri delle battaglie della guerra civile sul suo personale treno blindato, dando ordini tutt’altro che banali, preferendo alla tattica e alla strategia lo spietato terrore rosso.
Per natura Trockij era sfrenato, un uomo straordinariamente inflessibile ed energico, il che non gli permetteva di andare d’accordo neanche con chi la pensava allo stesso modo. Tutti quelli che lavoravano con lui ne erano intimoriti e cercavano di girarne alla larga. Dopo i disordini della guerra civile, Trockij fu nominato Commissario del Popolo per le comunicazioni. Ma la politica di opposizione a Stalin condusse rapidamente la sua carriera a un vicolo cieco. Già nel 1929 fu espulso dalla Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa (RSFSR) e privato della cittadinanza sovietica.

L’espulsione

A causa degli episodi sanguinari in tempo di rivoluzione, Trockij non fu in grado di trovare rifugio in Europa: Germania e Svizzera rifiutarono di concedergli asilo politico. Riuscì a vivere in Francia per un breve periodo, in ultima battuta fu esiliato anche dalla Norvegia, sotto pressione del governo sovietico. Riuscì a soggiornare diversi anni in Turchia, tuttavia Lejba aveva paura degli attentati da parte degli ufficiali bianchi, che nel paese erano in gran numero. Più d’una volta Trockij cercò di recarsi negli USA, ma non aiutavano né le amicizie personali, né le richieste ufficiali. Solo il Messico acconsentì nel dare asilo all’esule: Trockij arrivò nel paese nel 1937.
Non pochi problemi procurò l’archivio di Trockij all’amministrazione politica dell’URSS, con documenti compromettenti per Stalin, che egli aveva portato con sé dal paese sovietico. Era riuscito a procurarsi solo una parte dei documenti tramite un agente dell’NKVD, ma tutta quella parte dell’archivio era stata consegnata alla filiale parigina dell’Istituto di Storia di Amsterdam.
Trockij fu vittima di due attentati, il secondo fu compiuto da un agente dell’NKVD nell’estate del 1940. Dopo vent’anni di carcere in Messico, l’assassino fece il suo ritorno in URSS e ricevette anche un riconoscimento come Eroe dell’Unione Sovietica. 

Per approfondire un personaggio complesso come Trockij e comprendere meglio i suoi rapporti con Stalin, vi suggeriamo di leggere questo volume interessante, disponibile online:

Il «Corriere» tra Stalin e Trockij 1926-1929 

libro il corriere tra stalin e trockij

Fonte: moiarossia.ru; tradotto da Francesco Iovenitti

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Traduttore, studioso e appassionato del mondo russo. Nel 2013 ho insegnato italiano agli studenti russi a San Pietroburgo e nel 2015 ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione

Francesco Iovenitti

Traduttore, studioso e appassionato del mondo russo. Nel 2013 ho insegnato italiano agli studenti russi a San Pietroburgo e nel 2015 ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione