La controrivoluzione sessuale

Gli scandali legati agli stupri uccidono l’umorismo e presto distruggeranno la cultura

Accadde tanto tempo fa, ancora sotto Brežnev, durante un qualche incontro nella casa degli attori. Al leggendario registra teatrale Anatolij Vasil’ev fu domandato: “Come deve essere un’attrice per recitare nei vostri spettacoli?” La risposta mi colpì per la sua brevità. Il maestro ci pensò su per un secondo e pronunciò in tutto una parola: “Bella”. La domanda, posta dall’ennesimo laureato dell’istituto teatrale, non era ingenua e la risposta non fu una rivelazione. L’uditorio in sala, composto principalmente da artisti, preferì non attardarsi nella discussione di questo tema: tutto era chiaro.

In linea di principio, e questo la dice tutta, sapienti sat. Ma il giornalismo resiste alle forme

aforistiche. E allora di che cosa parliamo? Negli ultimi mesi il mondo dello spettacolo è stato travolto da scandali sessuali. La stampa è piena di dichiarazioni di noti attori e registi che negano preventivamente di aver compiuto molestie anche se la carriera di alcune star di Hollywood come Kevin Spacey, Charlie Sheen o James Franco, per non parlare del famigerato Harvey Weinstein, è al limite. Per di più, di recente sono state rese pubbliche delle dichiarazioni di sceneggiatori che lamentavano restrizioni alla libertà d’espressione. Quest’ultimo è un sintomo inquietante.

Stiamo un po’ divagando e prendendola da lontano. Il termine “rivoluzione sessuale” è stato introdotto da Wilhelm Reich nell’omonimo libro solo nella prima metà del XX secolo. A dire il vero la rivoluzione sessuale ha avuto luogo per la prima volta nella Russia Sovietica dopo il 1917. in occidente essa è avvenuta alla fine degli anni ‘60 ed è stata accompagnata dalla legalizzazione dell’aborto e del divorzio, ma anche dalla formazione di medici e insegnanti in materia di igiene sessuale. Una conseguenza importante nella maggior parte dei Paesi occidentali è stata l’espulsione dal codice penale delle pene per atti sessuali che per secoli erano stati considerati criminali, in primo luogo l’omosessualità. È interessante notare che, nonostante la libertà proclamata dai bolscevichi, nell’URSS l’articolo sulla “sodomia” fu in vigore dal 1934 al 1993, e fu proprio per questo che fu condannato l’eccezionale regista Sergej Paradžanov (regista sovietico, la cui opera è stata soggetta a fortissime censure da parte delle autorità sovietiche, NdR). 

La secolarizzazione totale ebbe anche delle conseguenze negative. La fioritura dell’industria porno, la trasformazione dello spettacolo nel regno del glamour e l’oggettivazione delle donne posero problemi morali per la società, erodendo i limiti del lecito. Di fatto tutta la seconda metà del XX secolo, rielaborate le conseguenze delle guerre mondiali, fu dedicata all’industria dello spettacolo nell’era del consumo illimitato. L’immagine di una donna che godeva di oggetti della cultura materiale divenne basilare in ogni campagna pubblicitaria. La fioritura del giornalismo patinato ha contribuito alla nuova schiavitù delle donne, sulla base di un’impetuosa ricerca di valori imposti, basati su “bellezza e salute”, eufemismi che coprono ipocritamente le sfumature sessuali. Come diceva Larry Flint, mostratemi la copertina di una rivista patinata dove non ci sia la parola “sesso” in qualche sottotitolo.

Ma torniamo alla Hollywood prebellica. Nel 1930, l’Associazione dei produttori e distributori di film adottò il Codice Hayes, dal nome di un politico repubblicano che guidò l’organizzazione dal 1922 al 1945. I film che trasgredivano il codice non potevano essere noleggiati. I produttori cinematografici erano tenuti a osservare dei principi basilari: non ritrarre l’uso di droghe o divulgare metodi per commettere reati. Era proibito mostrare corpi nudi e danze provocanti. Baci e abbracci erano permessi solo in episodi chiave per la trama e la loro durata e chiarezza erano limitate. Il matrimonio e la vita familiare erano considerati i valori più alti; le relazioni extraconiugali dovevano essere presentate come un comportamento indegno. L’immagine dei matrimoni misti era bandita. Ogni riferimento all’omosessualità era proibito. Anche gli organi sessuali erano assolutamente vietati. Una vasta gamma di parole “oscene” era vietata.

Sull’onda della rivoluzione sessuale, gli studios rifiutarono di rispettare i divieti del Codice Hayes e nel 1967 esso fu cancellato. Inutile dire quali effetti ebbe la rivoluzione sull’arte. Tuttavia, come è noto, la storia ha preso un’altra piega. C’è il sospetto che gli eredi di Hayes stiano cercando vendetta. Io non credo nell’inatteso collasso della moralità, specialmente tra i registi. Ma per prendere il potere bisogna screditare l’avversario. Per gettare discredito, l’umanità non ha ancora elaborato un modo migliore delle accuse di promiscuità sessuale e propensione alla violenza. A oggi, la maggiore vittima è stata il produttore di successo Harvey Weinstein, che è diventato il principale bersaglio degli hater e persona non grata. Un attacco potente è stato subito da Kevin Spacey, tagliato via da scene di vari film. Lasciamo da parte le imprese erotiche di questi gentiluomini, anche se non bisogna dimenticare che durante i crimini da loro commessi nessuno se ne lamentava né pretendeva meriti per essi. Cosa è cambiato? Si è scoperto che la carriera di qualsiasi persona, indipendentemente da qualsiasi cosa, può essere distrutta improvvisamente da uno scandalo mediatico. Si può non tanto attirare l’attenzione sulla sua vita sessuale (non c’è nulla da pescare in questo campo, dati i liberi costumi dei boheme), ma, sputando sulla presunzione di innocenza, accusarla di molestie sulla base di relazioni gerarchiche.

Come può un produttore o regista andare a letto con gli artisti? Gli attori non sono sprovveduti, cosa non sono disposti a fare per avere un ruolo! Chiunque non sia d’accordo con le accuse può essere ostracizzato: ah, lei non crede alle donne violentate? Forse nega anche l’Olocausto? Forse ritiene che i bambini neri siano scimmie, come nei negozi H&M?

Celebrità stuprate: cosa può esserci di meglio per l’industria mediatica? Soprattutto quando si tratta di crimini di vecchia data. Le vittime non hanno più vergogna, sono famose, felici e accasate, dimostrando a tutti a proprio modo di essere riuscite, nonostante tutto, a sopravvivere all’orrore senza troppe perdite. Sono tormentate dai ricordi, sono pronte a calarsi nei panni di vedove nere, ricordando in che modo hanno dovuto spianare la strada al successo.

Certo, in nessun caso staremo dalla parte di chi urla: “è colpa sua, pazza, sapeva cosa stava facendo, voleva salire sullo schermo”, come fanno su tutti i canali TV nei riguardi di, diciamo, la famigerata Diana Šurygina (un’adolescente russa che ha dichiarato di essere stata stuprata durante una festa, NdT). D’altro canto le accuse contro le stelle di Hollywood non sono supportate da nient’altro che le accuse delle “vittime”, il che implica che ci potrebbe non essere stato alcun crimine. Ebbene sì, gli imputati delle celebrità ammettono spesso un corteggiamento perseverante, ma quante vite ha spezzato questa “regina delle prove”? Vale la pena notare che se qualcuno decide che il ruolo in un futuro film/spettacolo è più importante della sofferenza morale e inizia a lamentarsi solo dopo anni, questo solleva sospetti. Sì, mi verrà obiettato che sentimenti di umiliazione e stress non permettono alla vittima di iniziare immediatamente la persecuzione dello stupratore, ma nel caso delle relazioni creative di cui siamo a conoscenza, queste per qualche motivo influenzano il successo delle attrici esclusivamente in modo positivo. La storia mostra diversi casi di attrici che hanno rifiutato fermamente alcune potenti figure del settore e sono state soggette a ritorsioni – l’esempio più eclatante nel cinema russo è Ekaterina Savinova (popolare attrice sovietica, NdT), di cui il potente Ivan Pyr’ev (regista e sceneggiatore russo, ricordato come “il sommo sacerdote del cinema stalinista”, NdT) ha cercato di distruggere la carriera, riuscendoci in parte – ma può una stella accendersi solo ed esclusivamente grazie al patrocinio del regista? Molti sono gli esempi di attrici diventate famose essendo non solo muse, ma anche mogli: è sufficiente ricordare Fanny Ardan e François Truffaut, Joel Cohen e Francis McDormand, Inna Čurikova e Gleb Panfilov (rispettivamente attrice e regista russi, sposati, NdT). Questo elenco può essere esteso a centinaia di nomi.

L'attrice Inna Churikova ed il regista Gleb Panfilov
L’attrice Inna Churikova ed il regista Gleb Panfilov al XIII Festival Internazionale di Mosca

La regia, inclusa quella teatrale, le belle arti, la letteratura, la musica, eccetera, sono in generale tutte legate alla creatività: richiedono, di regola, alti livelli di potenza del creatore – basti ricordare i mostruosi fiaschi dei grandi autori una volta invecchiati (sebbene non senza felici eccezioni).

L’erotismo ha un’influenza molto più forte su un artista che su uno scienziato, su un medico, su un ufficiale di polizia o sul comandante di un sottomarino (sebbene anche qui non senza eccezioni).

Già da tempo nessuno contraddice Freud e a pochi verrà in mente di negare l’importanza della sublimazione creativa. Ricordate come apparivano castrati dalla censura sovietica i film stranieri, o provate a ritagliare mentalmente dai capolavori tutte le scene di sesso e violenza. Immaginate gli autori come angeli senza sesso che guardano le donne non come un oggetto, ma come un “partner alla pari”. Se parliamo di cinema russo, tornerete nel migliore dei casi all’epoca di un qualche “Ironija sud’by 2” (sequel del film di culto sovietico “Ironija sud’by”, NdT) e lo riguarderete fino alla noia. Ricordo le infinite “Indagini condotte da esperti” sulla TS sovietica (Tsentral’noe Televidenie, organizzazione sovietica responsabile delle trasmissioni televisive e radiofoniche, NdT), dove il crimine più terribile era il furto della carta da parati dal magazzino o la spedizione illegale di rifiuti dalla discarica. È per questo che una campagna decisiva contro gli “stupratori” con grida di “tutti addosso a lui!” viene notoriamente accolta nel nostro paese.

La nuova presunta vittima Harvey Weinstein, Mimi Haleyi in una conferenza stampa, tenutasi avvocato nel New York Palace

D’altra parte, occorre dire che i cosiddetti scandali di Hollywood sono parte del quadro generale di violenza sessuale (e di altra natura) che ha colto il nostro mondo immorale, costruito su una sfrenata ricerca della “felicità”. Le star sono semplicemente oggetti più eclatanti su cui focalizzare l’attenzione. Ecco che prima, per esempio, gli americani hanno combattuto per l’abolizione della schiavitù e i diritti delle persone di colore, e ora che è stata raggiunta l’uguaglianza, è necessario lottare per i diritti sessuali delle donne. Quindi, se qualcuno un giorno, da qualche parte, volesse flirtare con una giovane donna, allora fategli ottenere, come nel prossimo futuro accadrà agli svedesi, un permesso scritto dalla sua partner. Solo non capisco, perché dobbiamo parlare degli uomini? Questa è tipica oppressione sessuale. Si scopre che noi, come in quella barzelletta, non ci preoccupiamo delle incongruenze?

I tempi accelerano rapidamente. Ciò che è stato ritenuto dall’umanità per secoli, oggi sta cambiando sotto l’influenza dei media e della potenza di Internet letteralmente in un paio di giorni. La cultura rischia di colare a picco. Non si può scherzare sul colore della pelle, sull’identità nazionale, sul diversamente dotato fisicamente e intellettualmente. Ora non si potrà scherzare sulla vita sessuale. E senta, come sta la santa inquisizione? Ma ciò che è più sorprendente, il vento sferzante della moralizzazione soffia dal lato da cui sono arrivate tutte le conquiste rivoluzionarie degli ultimi 50 anni: dalle profondità dell’istituzione culturale apparentemente più libera del pianeta, cioè la Fabbrica dei Sogni. Bene, bene, andiamo, signori, vestiamoci di nero e abbaiamo insieme: giù le mani! Basta con queste battute idiote! Siamo guidati dalla filantropia!

A giudicare dal modo in cui si evolve la situazione, non è lontano il giorno in cui non solo le leggi del nuovo Medioevo domineranno, ma lo stesso atto sessuale sarà messo al bando. E non è nemmeno che, secondo uno scherzo comune, il sesso dovrebbe essere vietato, perché da esso nascono terroristi internazionali. Difendere le donne dagli abusi è solo un aspetto della difesa dei diritti umani. Tra un centinaio di anni, se le cose vanno così, qualsiasi contatto sessuale tra due rappresentanti della razza umana sarà considerato violenza. Dopo tutto, in fin dei conti è così, etologi e psicologi lo confermeranno: altrimenti non ci sarebbe la differenziazione sessuale né la verginità femminile. Si apprenderà a clonare le persone, come si è già appreso a concepirle in una provetta. E poi sarà la fine della cultura moderna.

Fonte: Lenta.ru 17/01/2018, tradotto da Stefania Persano. Articolo originale scritto da Igor’ Igrizkij

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Leccese del 1990, mi sono laureata in Lingue Straniere all’Università di Torino. Dopo aver viaggiato molto in Europa, sono approdata in Russia con un contratto estivo come accompagnatrice turistica. Innamoratami di San Pietroburgo, ci sono rimasta un anno e mezzo come insegnante di italiano. Ora insegno a Torino, dove continuo a interessarmi al mondo russo e alla sua prodigiosa lingua.

Stefania Persano

Leccese del 1990, mi sono laureata in Lingue Straniere all’Università di Torino. Dopo aver viaggiato molto in Europa, sono approdata in Russia con un contratto estivo come accompagnatrice turistica. Innamoratami di San Pietroburgo, ci sono rimasta un anno e mezzo come insegnante di italiano. Ora insegno a Torino, dove continuo a interessarmi al mondo russo e alla sua prodigiosa lingua.