Aleksandr Kosolapov: “Creo Meme”

Il corifeo della Sots-art Aleksandr Kosolapov ha raccontato ad Anna Sabova della sua attitudine all’arte

Il Museo di Arte Moderna di Mosca ha inaugurato la mostra “Aleksandr Kosolapov. Lenin e Coca-Cola”. In Russia è la prima mostra retrospettiva personale di un classico della Sots-art. L’artista stesso spiega a Ogonek in quale linguaggio di provocazioni e simboli parla oggi questa arte.

La mostra ha riunito a Mosca 120 opere dell’artista che non solo hanno partecipato alla creazione della Sots-art, ma l’hanno trasformata in un vero e proprio brand. I dipinti di Kosolapov, esposti nei maggiori musei del mondo, sono inconfondibili. Solo nelle sue opere, simili a cartelloni pubblicitari o a variopinte pagine di fumetti, possono paradossalmente coesistere simboli di due realtà incompatibili: Spider-Man si lancia in un salto oltre a Stalin, Lenin di profilo guarda una Coca-Cola, e una selezione di ritratti colorati di Gorbačëv ricordano la Marilyn Monroe di Warhol. Ogni opera che Kosolapov ha creato dopo essere emigrato da Mosca a New York nel 1975 si basa sul gioco combinato simboli della cultura del consumismo americana e l’ideologia sovietica. Questo ci ha permesso di sghignazzare dei tentativi della propaganda sovietica di perfezionare l’arte ufficiale e di mostrare la relazione tra le due ideologie, offrendo al fruitore, secondo l’artista, “un paradiso inesistente.”

“Mickey Malevič” (Микки Малевич) 2006

I dipinti di Kosolapov mantengono lo stesso linguaggio dei paradossi ironici anche ora che una delle ideologie che ridicolizzava ha cessato di esistere. Adesso la provocazione assume solamente una connotazione diversa: su uno sfondo colorato Gorby e Lenin si fanno un selfie con la testa di Topolino e Lenin con Coca-Cola e Malevič sul pacchetto Marlboro sono percepiti come meme su internet. L’artista stesso non si preoccupa di un tale cambiamento: la mostra, che è stata preparata per circa tre anni, è indirizzata anche alle nuove generazioni. Spetta a lui decifrare i codici e discernere il blockbuster nella mostra, spiega Aleksandr Kosolapov.

– Mi sembra che il senso principale di questa mostra sia che qui Kosolapov sia costruito in un modo completamente nuovo. Non mi rivolgo molto ai miei contemporanei in Russia perché molti di loro non avevano accesso all’esperienza che ho ricevuto in America. Ma la mostra è stata preparata da un’altra generazione, più connessa con la vita reale, che ha trovato nei miei lavori nuove caratteristiche in sintonia con esso. Sono contento di questa nuova visione. C’è una teoria secondo la quale il nostro corpo, la nostra sfera biologica, è costruita dai geni mentre il nostro campo sociale e intellettuale deriva dai meme. Capisco che la mia idea di dipinti come cartelloni pubblicitari, che dovrebbero essere percepiti ad alta velocità, sia in concorrenza con altri messaggi dato che questo è più vicino alle persone moderne. La mostra è fatta come un Blockbuster, ed io sono interpretato come un brand: il marchio Kosolapov. Questo è quello che volevo.

Orinatoi che si riferiscono a Duchamp, alla Pravda e a Malevič. Tutto questo è Kosolapov

– Non la preoccupa che negli anni ’70 la sots-art fosse percepita come una provocazione mentre ora come una collezione di brand?

– Non è proprio così. La Sots-art è molto disuguale, caotica e incoerente: in Russia è una cosa, in Occidente un’altra. Spesso mi chiedono: la Sots-art è morta o continuerà a vivere in qualche modo? Guardi i miei primi lavori, ad esempio “Studia, figliolo” (Учись, сынок /Učis’, synok). Se ora mette un ​​sacerdote al posto del soldato e cambia l’iscrizione in “prega, figliolo”, l’opera sarà ancora attuale. Vede, formule o sviluppi esistono comunque se presi correttamente. Ad esempio l’artista cinese Ai Weiwei ha preso un vaso dell’era Qin e ci ha scritto sopra “Coca-Cola”, ovvero ha collegato una cultura ad un’altra. Questa è una citazione diretta del mio lavoro “Lenin e Coca-Cola”. Questo uomo erudito ha fatto lo stesso procedimento nel suo campo. In generale i cinesi hanno ripreso molto da me.

opera sots-art di kosolapov, titolo studia figliolo, 1973
“Studia, figliolo” (Учись, сынок /Učis’, synok) 1973

– Quale corrente è l’erede della Sots-art?

– È possibile interpretare il termine “Sots-art” in modi diversi. Secondo me è una pop art, trasferita sul suolo nazionale. La cultura americana ha creato il prodotto di consumo, mentre la Russia ha creato un prodotto ideologico; anch’esso un prodotto di consumo. Sono processi simmetrici. Quando sono arrivato in Occidente, mi sono accorto che entrambe le forme propaganda creano una vacuità: la vendita di un paradiso inesistente. La grande somiglianza tra la pubblicità capitalista americana e il manifesto totalitario sovietico e post-sovietico consiste nello slogan.

– Fuori dagli Stati Uniti e dalla Russia, dove sono facilmente riconoscibili immagini che usi e dove capiscono i tuoi lavori?

– Il cinese Ai Weiwei li ha capiti splendidamente, mentre la maggior parte dei miei collezionisti è in Europa. In America, dove vivo ora, le vestigia della Guerra Fredda e del maccartismo sono molto profondo. Comprendo bene che l’immagine della falce e del martello provochi loro idiosincrasia, rifiuto ed una dolorosa puntura di natura ideologica. La sede della Coca-Cola a Milano ha il mio lavoro stampato sul muro. Non hanno paura di ritrarre Lenin perché sono italiani, la loro società è stata divisa in comunisti e fascisti. In America invece quando ho creato “Lenin e Coca-Cola” mi volevano processare perché nella loro interpretazione questo design avrebbe potuto spingere i consumatori a pensare che Coca-Cola supporti i comunisti.

– Quindi quando è arrivato in America per la prima volta la prima reazione verso il tuo lavoro è stata un rifiuto?

– No, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. A New York, dove vivo, c’è un ambiente intellettuale vivace, lì non ci sono redneck (come vengono chiamati gli abitanti dell’outback degli Stati Uniti, e soprattutto del Sud – nota Ogonek). Avevo un meraviglioso avvocato che ha scritto una lettera alla società Coca-Cola spiegando che il loro logo è di pubblico dominio e quindi di proprietà pubblica. In effetti tutto ciò che esiste nello spazio sociale – lei, io, tutti noi – è public domain. I nostri volti, le nostre immagini. In generale Coca-Cola avrebbe dovuto dimostrare che gli avevo causato un danno materiale. Alla fine tutto è stato appianato, ma per me è stata un’esperienza brillante: se crei opere aggressive devi essere preparato al fatto che causino una reazione interattiva nella società. In particolare quando la cartolina “Lenin e Coca-cola” è stata pubblicata sulla rivista “From A to Z” è arrivata ad un consigliere presidenziale che la ha messo sul tavolo del presidente degli Stati Uniti. Capisce di cosa si tratta? Un qualche artista underground arriva da Mosca e crea un’immagine che influenza notevolmente la visione del mondo. Una reazione che realmente avviene dalla A alla Z.

ritratto gorbaciov dell'artista russo kosolapov, gorby dorato
“Gorby (d’orato)” (Горби (золотой). 1989

– La sua attitudine al lavoro è in qualche modo cambiata ora? Il mondo è cambiato.

– Sono percepito sempre più come un classico della Sots-art, sul quale è scritto nei libri di testo. La reazione alle opere può essere completamente incomprensibile. Per esempio, alcune riviste trotskiste in Argentina o in Cile hanno chiesto il permesso di stampare “Lenin e Coca-Cola” e hanno scritto che stanno lottando con non so quali compagnie di banane. L’opera d’arte in generale è aperta all’interpretazione, la mia ancora di più. In questo caso io creo un meme che forma un nuovo campo sociale.

– Come ha fatto a conoscere l’arte occidentale contemporanea ancor prima di partire da Mosca? Quali artisti la interessavano di più?

– Era praticamente impossibile studiarli, ho semplicemente avuto una grande educazione classica prima in una scuola d’arte, poi alla Stroganovka (la Università Statale di Mosca di Arti e Industria Stroganov, NdR). Ma si entra nella vita, si capisce che tutto ciò che eri capace di fare e che sapevi prima è una zavorra, un carico inutile. Il sistema sovietico aveva creato un’istruzione di alto livello, ma l’aveva creato per servire commesse ideologiche. Guidando attraverso Mosca e vedevo i monumenti: commesse ideologiche. La gente continua a creare questa propaganda anche ora! Ho reagito molto presto a questa zavorra e ho iniziato a sviluppare un altro spazio culturale. Ero interessato a Andy Warhol, Jasper Jones, alla Pop Art americana. Quando emigrai volevo entrare nel centro della cultura mondiale, essere al centro di tutti questi processi…

– E questo centro non era l’Europa?

– In Europa questo centro era assente da lungo tempo. L’intero processo culturale è stato fortemente deformato, al giorno d’oggi abbiamo un’arte che serve il mercato monetario. Murakami (Takashi Muratami, artista contemporaneo giapponese, la sua mostra “Will be a gentle rain” è ora al Garage) e Jeff Koons sono successi commerciali, su cui è facile far circolare grandi somme di denaro. Tutte queste sculture sono fortemente connesse all’economia e al pensiero dell’Occidente, si asserviscono ad un testo ideologico.

– Recentemente nel Museo Storico tedesco di Berlino è stata inaugurata una mostra sulla rivoluzione del 1917 a cui partecipa anche la sua opera. Cos’è la rivoluzione come fenomeno artistico?

– Ci sono state molte rivoluzioni. Quanto a quella russa, spazzò via la filosofia borghese, la vita quotidiana, cercò di stabilire un nuovo atteggiamento verso la parola e il quadro. Molti videro l’opportunità di creare un nuovo mondo, ma la costruzione dei creativi (Majakovskij, Chlebnikov, Malevič) non coincise con la costruzione dei personaggi politici. Le autorità si resero presto conto che quelli che non erano suoi compagni di viaggio, apparve il realismo socialista, Gerasimov, iniziarono a limitare tutto. Il movimento dei dadaisti, i surrealisti fanno parte di una rivoluzione, sono anch’essi una lotta con la coscienza borghese. Come è successo anche nel movimento hippie. Oggi la rivoluzione è il riconoscimento dei matrimoni omosessuali, la lotta contro il razzismo, contro la discriminazione, la lotta per una nuova ecologia. Semplicemente ogni società ha nuovi obiettivi.

Opera di kosolapov Lenin e la Coca-cola, 1982
“Lenin e la Coca Cola” (Ленин и кока-кола). 1982

– Non pensa che gli anni sovietici siano stati un’epoca più feconda per la pittura?

– Assolutamente no. Come ho detto, se ti danno da mangiare la kaša allora poi e con la kaša che devi lavorare. There is no free lunch (in inglese nel testo, Ndr).Coscientemente o inconsciamente, gli artisti sono stati educati dai creatori dei modelli ideologici. Naturalmente hanno creato grandi film, capolavori… domenica ho acceso la tv, davano il film Krjučkov: alcune guardie, i giapponesi li attaccano, un grande film, attori del Teatro d’arte di Mosca…l’idea principale è quella di prepararsi in generale alla guerra. E così in tutti i film sovietici, nei drammi… Io credo che questa sia una crisi sociale che si riflette nell’arte.

– Lavora con le immagini dei politici moderni come ha fatto con le immagini di Lenin e Gorbačëv?

– Ho un’opera che cercato di creare come scultura, ma finora non è stata realizzata. È un trio: Obama, Bin Laden e Topolino. Mi piacerebbe realizzare questa immagine in bronzo. Se come artista Sots-art ho creato una formula per rappresentare la vita politica moderna. Il mio vicino dice: “Crea la stessa opera ma con Putin, Trump e Topolino”. Vede, in questa formula si può inserire ciò che si vuole.

“Malevich — Marlboro”. 1997

– Ha qualche dipinto sulle pareti di casa?

– Le mie pareti sono vuote, non sono il custode del mio lavoro, sono un artista professionista. Gli altri artisti mi infastidiscono, non colleziono i loro quadri.

 

Fonte: Kommersant 4/12/2017

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Marcello De Giorgi

Nel giugno 2015 ho creato Russia in Translation con lo scopo di fornire traduzioni in lingua italiana di articoli dalla stampa russa.

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