Un capolavoro casuale. Come è nata “La morte del cigno” della Pavlova

Il 4 gennaio 1908 esattamente 110 anni fa, la leggendaria Anna Pavlova eseguiva per la prima volta la coreografia de “La morte del cigno” che per decenni è stato il biglietto da visita della ballerina.

Un giorno, mentre eseguiva il suo cavallo di battaglia “La morte del cigno” davanti al pubblico di Parigi, Anna Pavlova ricevette uno dei premi più importanti che un’artista del balletto possa sognare: dopo il termine della coreografia in pochi secondi nella sala regnò un silenzio assoluto, il pubblico rimase affascinato dalla leggiadra performance della ballerina e poi fece la sua fragorosa standing ovation. Quel giorno, la Pavlova ballò il cigno tre volte. Il pubblico accoglieva sempre con incredibile entusiasmo Anna in questo ruolo perché era incredibilmente brava.

Amici d’infanzia

“La morte del cigno” fu messo in scena appositamente per la Pavlova dal suo collega Michail Fokin. I due avevano studiato insieme presso la scuola di teatro imperiale, si conoscevano fin dall’infanzia e spesso ballavano in coppia. Quando Fokin cominciò a cimentarsi come regista, trovò nella Pavlova la perfetta esecutrice dei suoi progetti. Anna accettava facilmente le reincarnazioni, a seguito delle quali a volte sul palco era addirittura irriconoscibile, senza ricorrere a trucchi tecnici. Una volta per il balletto “Egyptian night” Fokin chiese ad Anna di mettere sul corpo una speciale vernice per somigliare a una ragazza orientale, poi estese la lunghezza di occhi e sopracciglia con una matita. Queste semplici manipolazioni in pochi minuti trasformarono la Pavlova nella sua eroina Thaore. Per quei tempi, tali esperimenti erano una novità.    

Sorprendentemente, anche per Anna, non si sarebbe potuto trovare un coreografo più adatto. Raramente Anna apportò modifiche al progetto iniziale delle produzioni di Fokin, a differenza di altre a cui prese parte. Se la Pavlova non capiva la relazione logica dei movimenti e il disegno della danza in generale, apportava correzioni senza ombra di imbarazzo adattando la coreografia a se stessa.

Improvvisazione

All’inizio del 1908 il coro del teatro dell’opera imperiale chiese alla Pavlova di partecipare al loro concerto di beneficenza, che doveva essere tenuto all’Assemblea dei nobili. Per questo evento la ballerina aveva programmato di mettere in scena un breve balletto e chiese a Fokin di aiutarla a scegliere la musica adatta. Il coreografo a quel tempo aveva la passione di suonare il mandolino e studiava diligentemente “il cigno” di Camille Saint-Saëns, pertanto propose alla Pavlova proprio questa composizione. Inoltre Fokin disse che la delicata silhouette della Pavlova era stata creata per questo ruolo. Anna appoggiò l’idea e ancora una volta si rivolse a Fokin con una richiesta, questa volta di fungere da coreografa del balletto.

Per la coreografia, che anche anni più tardi sarà eseguita da molti dei maggiori ballerini in tutto il mondo, il coreografo impiegò solo pochi minuti. Praticamente tutto dall’inizio alla fine era frutto di  improvvisazione. Michail danzava davanti a Anna, lei dietro di lui. Quindi la Pavlova iniziò a provare ad eseguire il balletto da sola e Fokin le suggeriva come posizionare correttamente le braccia. Di conseguenza, furono in grado di impiegare in questi due minuti e mezzo una tecnica perfetta ed un’espressività tale da creare il balletto di maggior successo della Pavlova. A proposito, Saint-Saëns fu molto sorpreso da una così tragica lettura della sua opera, dal momento che secondo la sua idea il cigno nel finale non muore.

la ballerina russa anna pavlova nel balletto la morte del cigno
Anna Pavlova in “la morte del cigno”

La morte del cigno

L’interpretazione della Pavlova de “La morte del cigno” ha sempre suscitato ammirazione e scroscianti applausi. È possibile che l’incredibile successo in questo ruolo sia dovuto anche al fatto che la ballerina amava molto questi uccelli nella vita reale. Stabilitasi a Londra, la ballerina comprò una casa spaziosa in tipico stile inglese con un prato e un lago artificiale nel quale nuotavano i famosi cigni della Pavlova. Con uno di loro, il beniamino Jack, la ballerina aveva una foto  incredibilmente toccante in cui l’uccello sembra abbracciare la padrona con il suo lungo collo. 

La morte improvvisa della ballerina fu uno shock per i suoi fan in tutto il mondo. Particolarmente toccante fu il commiato alla Pavlova a Londra durante il concerto della società “Camargo”: durante l’intervallo tra il primo e il secondo tempo, il direttore d’orchestra Konstantin Lambert annunciò al pubblico che in memoria di Anna Pavlova, l’orchestra avrebbe eseguito “la morte del cigno”. La musica riecheggiò, sul palco buio apparve una luce proiettata da un riflettore che iniziò a muoversi come se a ballare fosse la ballerina stessa. Mentre il balletto proseguiva, tutto il pubblico si alzò in piedi, per rendere tributo al talento incredibile della Pavlova.  

Fonte: Argumenty i fakty, 04/01/2018; tradotto da Valeria Tocci

Se vi interessa l’argomento del balletto vi suggeriamo La scuola russa di danza classica. Metodo Vaganova: una documentazione approfondita e diretta sulla scuola russa e sul metodo Vaganova, il più conosciuto e apprezzato a livello internazionale.

 

 

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Ho studiato lingue e letterature straniere (russo e inglese) presso l’università di Roma “La Sapienza” laureandomi con una tesi sulle traduzioni russe de “Le città invisibili” di Italo Calvino dopo aver trascorso un periodo di studio a San Pietroburgo. Subito dopo la laurea sono partita per Vladimir, una delle splendide città che compongono l’Anello d’Oro, dove ho lavorato come insegnante di italiano a stranieri nell’ambito di un progetto promosso dalla Camera di Commercio di Roma. Dopo aver conseguito la certificazione DITALS II ho proseguito l’esperienza di insegnamento a Roma e in seguito nel Regno Unito dove ho lavorato anche come traduttrice. Sono contenta di partecipare al progetto di RIT per condividere la passione per il mondo russo e per contribuire a far conoscere le innumerevoli sfaccettature di questo meraviglioso paese.

Valeria Tocci

Ho studiato lingue e letterature straniere (russo e inglese) presso l'università di Roma "La Sapienza" laureandomi con una tesi sulle traduzioni russe de "Le città invisibili" di Italo Calvino dopo aver trascorso un periodo di studio a San Pietroburgo. Subito dopo la laurea sono partita per Vladimir, una delle splendide città che compongono l'Anello d'Oro, dove ho lavorato come insegnante di italiano a stranieri nell'ambito di un progetto promosso dalla Camera di Commercio di Roma. Dopo aver conseguito la certificazione DITALS II ho proseguito l'esperienza di insegnamento a Roma e in seguito nel Regno Unito dove ho lavorato anche come traduttrice. Sono contenta di partecipare al progetto di RIT per condividere la passione per il mondo russo e per contribuire a far conoscere le innumerevoli sfaccettature di questo meraviglioso paese.