Il FSB ha pubblicato i nuovi principi della politica di confine della Russia. Con quali paesi la Russia è in conflitto per i confini?

Il FSB ha pubblicato un disegno di legge del Presidente con la nuova edizione dei “Fondamenti della politica di frontiera della Federazione Russa”. Nel documento si sottolinea che la Russia non ha rivendicazioni territoriali nei confronti di altri paesi e a sua volta respinge qualsiasi sorta di pretesa. I tentativi di modificare i confini citati nella bozza sono da definirsi come le “più gravi minacce agli interessi della Federazione Russa”. Noti esempi di dispute territoriali nei confronti della Russia sono quelle con il Giappone per le Isole Curili meridionali, e con l’Ucraina per la Crimea. Ma l’elenco non si limita a queste sole due dispute.

“Meduza” riporta le storie di tutte le altre rivendicazioni pressoché sconosciute.

ESTONIAIvangorod e Pečory

Secondo la costituzione estone i confini terrestri della repubblica si estenderebbero all’interno delle regioni di Leningrado e Pskov. Di fatti, l’art. 122 cita la demarcazione territoriale stabilita nel trattato di pace di Tartu (1920), ) stipulato con l’allora Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa (RSFSR). Con l’annessione dell’Estonia all’Unione Sovietica (1940), i confini “ugro-finnici” furono ulteriormente ridotti ulteriormente quando le città di Ivangorod e Pečory divennero territori russi (1957).

Dopo la dichiarazione d’indipendenza, il parlamento estone nel 1991 non ha riconosciuto le modifiche apportate ai confini nazionali durante il periodo sovietico. Contestazioni prontamente respinte dal Cremlino. Negli anni ’90 l’Estonia era pronta a rinunciare al riconoscimento della nuova demarcazione, ma insisteva sulla continuità giuridica del trattato di Tartu, e per una menzione a riguardo nei nuovi accordi. Nel 2005 le parti chiusero il trattato sul confine, ma i russi ritirarono la firma dopo che l’Estonia aveva aggiunto unilateralmente un accenno al trattato del 1920 nel preambolo del documento. La Russia temeva che questo riferimento sarebbe potuto diventare motivo di future rivendicazioni territoriali (rendendo quindi vano l’accordo stesso). Formalmente, secondo i diplomatici russi, la validità del trattato di Tartu è cessata nel 1940 con l’entrata dell’Estonia nell’URSS.

Nel febbraio del 2014 i ministri degli esteri esteri dei due paesi hanno firmato un ulteriore trattato sul confine. In esso si dichiarava esplicitamente l’assenza di qualsiasi rivendicazione territoriale. Tuttavia, il docunemento non è stato ancora rattificato: soltanto in Estonia ha passato la prima lettura.

COREA DEL SUD – “Isola” di Noktundo

La Russia non ha confini in comune con la Corea del Sud, ma ciò non toglie che quest’ultima non pretenda un territorio appartenente a Mosca: la cosiddetta “isola” di Noktundo (attualmente diventata una sorta di penisola) collocata alla foce del fiume Tumen. L’oggetto del contenzioso territoriale si trova al confine tra la Corea del Nord e il Primorskij kraj facente parte della regione di Vladivostok. La suddetta isola apparteneva alla dinastia coreana Joseon, ma nel 1860 passò all’Impero Russo secondo quanto stipulato nel trattato di Pechino di quell’anno. Questo documento non fu mai firmato dalla Corea stessa, all’epoca stato-vassallo dei cinesi, che per altro scoprì la cessione post-factum. 

Già all’epoca però, Noktundo non era più un’isola: a causa della secca del ramo settentrionale del fiume Tumen, “l’isola” era attaccata al territorio del litorale russo.

Dal 1883 la Corea ha tentato a più riprese di riottenere la sovranità dell’isola. Dopo la Guerra Civile sia Pyongyang che Seoul rivendicano la sovranità sull’intera penisola coreana. Nel 1990 la Repubblica Popolare Democratica di Corea, che controlla il confine a nord, ha concluso un accordo con l’Unione Sovietica riconoscendo a quest’ultim la totale sovranità sulla l’ex isola di  32 chilometri quadrati. In questo accordo la Corea di Seoul non era nemmeno riconosciuta.

TAIWAN – Isola Kutuzov

Come nel caso della Corea del Sud, alcuni territori russi sono rivendicati dalla Repubblica Cinese, la quale de facto non possiede alcun confine con la Federazione Russa. Sia chiaro, qui non ci si riferisce alla Repubblica Popolare Cinese, ma al governo sull’isola di Taiwan, dove a metà del secolo scorso si rifugiò il governo nazionalista.  La Repubblica Cinese non riconosce alcun accordo concluso dalla controparte di Pechino,  e considera il territorio cinese suo di diritto. La Russia non ha riconosciuto ufficialmente la sovranità di Taiwan, ma ad ogni modo sostiene con quest’isola relazioni commerciali.

Uno dei territori contesi è diventata l’isola di Kutuzov, la più grande sul fiume Ussuri. Questa isola passò all’Unione Sovietica all’epoca dello stato fantoccio giapponese Manciukuò. Nel 1991, un accordo tra sovietici e cinesi confermava la sovranità russa sull’isola. La legittimità dell’accordo non è stata riconosciuta da Taipei, ovviamente.

DI NUOVO TAIWAN – Repubblica di Tuva

Un altro territorio rivendicato da Taiwan è la Repubblica di Tuva. Nel 1911 dopo la rivoluzione mongola la Cina perdette il controllo della “Mongolia Esterna” (corrispondente a quella odierna). Durante quel periodo di insurrezione, la nobiltà tuvana si rivolse al governo zarista, e nel 1914 la futura Tuva,  conosciuta come la regione di Tannu (Urjachanskij kraj), divenne un protettorato dell’Impero russo. Nel 1921 una rivolta bolscevica sostenuta dalla Russia istituì la Repubblica Popolare di Tuva, chiamata Tannu Tuva, mentre nel 1944 entrò ufficialmente a far parte della RSFSR . Taiwan non riconobbe la rivoluzione e considerava la Mongolia e Tuva parti integrante del suo territorio. Nel 2002 e nel 2012 il governo d Taiwan ha riconosciuto l’indipendenza della Mongolia, ma non ha proferito parola sulla Repubblica di Tuva.

ANCORA TAIWAN – I 64 villaggi a oriente del fiume Heilongjiang (Amur)

Taiwan rivendica i cosiddetti 64 villaggi a oriente dell’Amur, dove vivono cittadini cinesi, a cui la Cina rinunciò nel 1991. Secondo il Trattato di Aigun (1858) all’impero guidato dalla dinastia Qing (o Menciù) furono concessi i territori appartenenti alla sponda meridionale mentre quelli a Nord sarebbero passati all’Impero russo. Ad ogni modo, numerosi villaggi cinesi che si trovavano sulla sponda orientale furono autorizzati a sottostare all’autorità Manciù, seppur in terra straniera. Tuttavia durante la Rivolta dei Boxer (1900), il bombardamento di Blagoveščensk da parte dei ribelli, che combattevano contro ogni sorta di interferenza straniera negli “affari” cinesi,  spinse le truppe russe a deportare gli abitanti dei villaggi cinesi sull’altra sponda dell’Amur (in quanto sospettati di costituire una quinta colonna). Nella città russa citata poc’anzi, la comunità cinese, che contava oltre 4000 individui, fu  decimata nella attraversata forzata del fiume, (ndr.).

PER LA QUARTA VOLTA TAIWAN – L’isola Bol’šoj Ussurijskij

Taiwan reclama anche la parte orientale dell’isola Bol’šoj Ussurijskij. Nel 1929 l’isola era stata occupata dall’esercito russo durante il conflitto sulla ferrovia orientale cinese, e dal 1967 la Cina ha cercato di riottenere (diplomaticamente) il controllo sull’isola. Finalmente, nel 2004 Pechino è riuscita ad ottenere la parte occidentale del territorio conteso e l’isola Tardabarov (ora Yínlóngdǎo). Ovviamente Taipei reclama l’intera isola, sia dalla Cina che dalla Russia.

CINA – I monti dell’Altai

Nell’estate del 2012 il governo della repubblica dell’Altai ha dichiarato che la Cina aveva proposto di spostare i suoi confini all’interno dei territori russi: “Si verificherebbe quindi l’annessione di oltre 17 ettari di territorio russo”. Dopo un pò di tempo il servizio stampa ha eliminato le stima della dimensione del territorio conteso. La controversia era nata durante la realizzazione di provvedimenti congiunti circa la demarcazione del confine sino-russo nella regione dei monti Altai. Il delegato ufficiale del governo cinese ha spiegato che la questione aveva carattere puramente tecnico: una volta ogni 10 anni avviene una ispezione congiunta sul dato terreno di confine e ogni parte utilizza metodologie e attrezzature di misurazione diverse, perciò le divergenze nelle valutazioni sono inevitabili.

Nell’autunno del 2012 le parti hanno concordato di installare due ulteriori indicazioni di confine “per  una più accurata designazione di questa sezione di confine di difficile definizione”. Nell’estate del 2013 la Russia e la Cina dovevano condurre ulteriori misurazioni e decidere il futuro della linea di confine. Ad oggi, 2018, non è ancora chiaro cosa si sia deciso circa il destino dei 17 ettari contesi. Nel 2016 la Russia e la Cina hanno pubblicato una dichiarazione congiunta riguardante la conclusione della prima ispezione dei confini statali. Le parti hanno sottolineato che i risultati delle verifiche “riportano dei mutamenti nel terreno che sono avvenuti dopo la demarcazione del 1999.

ABCASIA – Il villaggio di Aibga

L’Abcasia vuole ricevere la parte russa del villaggio di Aibga e i suoi territori adiacenti. La parte rivendicata (155 abitanti) si trova sotto la municipalità della città di Soči, ed è divisa dall’altra metà abcasa (26 abitanti) dal fiume Psou. Prima che i confini tra le due repubbliche venissero delineati  a livello fluviale (1929), il villaggio era collocato all’interno dei confini della RSFSR, il cui limes era da ricercarsi ben al di sotto del Psou. Mentre i russi consideravano Aibga ancora all’interno della municipalità di Soči, gli abcasi ritenevano che il villaggio fosse stato diviso in due parti. Con l’inizio del conflitto abcaso-georgiano, il confine con la Russia era effettivamente stabilito lungo il fiume Psou.

Il governo non formalmente riconosciuto dalla comunità internazionale non rinuncia  a  rivendicare determinati territori proprio nei confronti del suo principale partner commerciale, nonché alleato militare più importante. Durante le olimpiadi di Soči le guardie di frontiera russa avevano ulteriormente intensificato i controlli sui confini con la repubblica caucasica. Dopo la fine dei giochi si decise di non cedere alle richieste. Nell’autunno 2017 il Presidente del parlamento abcaso ha protestato verso i colleghi russi circa gli arresti di pastori abcasi nella zona di Aibga.

Fonte: meduza . Di 23/01/2018 – di Denis Dimitriev tradotto da Simone Ferroni

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Veronese dal 1994, ho conseguito una laurea in Lingue e Politica Internazionale all’Università Ca’Foscari di Venezia. Da sempre appassionato alla storia che riguardano l’Europa Orientale e l’Eurasia, ho avuto modo di entrare in contatto con il multiculturalismo russo ad Astrakhan’ in occasione di un programma overseas. Successivamente ho lavorato a Bruxelles dove mi sono avvicinato alle tematiche riguardanti la geopolitica delle rinnovabili e la politica europea di vicinato.

Simone Ferroni

Veronese dal 1994, ho conseguito una laurea in Lingue e Politica Internazionale all'Università Ca'Foscari di Venezia. Da sempre appassionato alla storia che riguardano l'Europa Orientale e l'Eurasia, ho avuto modo di entrare in contatto con il multiculturalismo russo ad Astrakhan' in occasione di un programma overseas. Successivamente ho lavorato a Bruxelles dove mi sono avvicinato alle tematiche riguardanti la geopolitica delle rinnovabili e la politica europea di vicinato.