Ridere fra le lacrime: esce la commedia noir “The Death of Stalin”

Il 25 gennaio è uscito nelle sale russe il film “Morto Stalin se ne fa un altro” — commedia noir di Armando Iannucci sulla lotta per il potere ai vertici del partito comunista. La storia si sviluppa nel corso del 1953 — prima e dopo la morte del segretario generale. In Russia la notizia dell’uscita della pellicola ha suscitato reazioni contrastanti. In particolare, i comunisti hanno espresso insoddisfazione per il rilascio — membri del KPRF (il Partito Comunista della Federazione Russa, Ndr) hanno definito il film un “abominio” e un tentativo di “creare divisione” nella società. Ecco che cosa rivela il nuovo lavoro del regista britannico (secondo RT).

scena morto stalin se ne fa un altro
Fermo immagine dal film: i quattro potenziali “eredi” durante il funerale di Stalin

Giovedì 25 gennaio esce nelle sale la commedia noir “The Death of Stalin” (in italiano “Morto Stalin, se ne fa un altro”), che racconta la lotta per il potere al vertice del partito comunista nel periodo dell’agonia e dopo la morte del segretario generale nel 1953.

La storia è liberamente ispirata ai fumetti degli artisti francesi Fabien Nury e Thierry Robin, “La morte di Stalin”. Come regista del film figura il satirico britannico Armando Iannucci, che ha raggiunto un notevole successo grazie alla commedia “In the Loop” (nominata all’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale), alla serie tv “Veep” (sette nomination ai Golden Globe) e “The Thick of It”. Secondo Yann Zenou, fra i produttori della pellicola, nessuno sarebbe stato in grado di “rappresentare in chiave satirica uno dei periodi più bui della storia russa” meglio di Iannucci. Non stupisce che, pur di vedere la partecipazione del regista al progetto, la compagnia cinematografica abbia sopportato le riprese per un anno intero.

Il cast di attori è altrettanto importante: prendono parte al lungometraggio Steve Buscemi (Nikita Chruščëv), Jeffrey Tambor (Georgy Malenkov), Jason Isaacs (Georgij Žukov), Michael Palin (Vyačeslav Molotov) e Olga Kurilenko (Marjia Judina).

Eppure, afferma sulle pagine del The Guardian la critica Simran Hans, la commedia si è rivelata “non tanto nera, quanto cupa”:

“Sembrerebbe che Armando Iannucci, che sta girando una commedia sulla Russia sovietica, non possa desiderare nient’altro. Gli è stata offerta non solo la possibilità di approfittare degli odierni sentimenti anti-russi, ma anche di screditare uno dei più importanti dittatori della storia, in un periodo in cui figure autoritarie, ubriache di potere, governano sotto i nostri occhi. È un peccato che la satira di Iannucci non si riveli abbastanza pungente”. — scrive.

In Russia la notizia dell’uscita del film ha suscitato reazioni contrastanti. In particolare, contro l’emissione del certificato di noleggio del film rilasciato nel KPRF.


“Tutte le persone normali e dotate di senno non potranno che pensare male di questo abominio. Al giorno d’oggi l’approvazione verso figure come Stalin e Lenin sta crescendo, in primo luogo fra i giovani. I “russofobi”, che ci sono anche in Russia, e consentono il rilascio di film come questo, vogliono semplicemente fomentare l’ennesima rottura e creare scompiglio in società, cercando di suscitare malcontento. È la solita storia. Sono i soliti provocatori”, ha dichiarato, in un’intervista alla stazione radio “Govorit Moskva”, il direttore stampa del partito Aleksandr Juščenko.

morto stalin se ne fa un altro film 2018
Il ritrovamento del cadavere

Eventi a libera interpretazione

I creatori del film lo definiscono “una commedia sul regime a libera interpretazione”. La definizione è più che chiara: effettivamente, in linea di massima il film è ispirato ad eventi realmente accaduti, ma il corso del loro sviluppo e soprattutto la reazione suscitata nei personaggi è frutto dell’immaginazione di fumettisti e sceneggiatori. Talvolta, fatti verificatisi in tempi diversi vengono spostati e uniti tra loro: ad esempio, la morte di Iosif Stalin sembra ricollegarsi ad un concerto, che ci viene mostrato nelle prime scene della pellicola (il regista mostra come la stessa performance venga ripetuta due volte per essere registrata, come richiesto dal segretario generale). Secondo la trama Marija Judina, una delle pianiste predilette da Stalin, aggiunge al disco un biglietto in cui critica il regime. Iosif Vissarionovič legge la lettera, ridacchia — e cade a terra privo di sensi.

La scorta decide di non entrare nella sua stanza, e il segretario generale rimane riverso in una pozza della propria urina per un tempo prolungato (secondo le dichiarazioni di alcuni storici, c’è del vero in questa versione). Sulla scena dell’incidente accorrono con urgenza le persone più care a Stalin, che fanno avanti e indietro intorno al corpo, senza sapere come avvicinarcisi senza macchiarsi i vestiti (già a questo punto ci rendiamo conto del ruolo che la finzione artistica ha nel creare comicità). Dopo molto discutere si decide di chiamare un medico.

“E di nuovo il grottesco: dopo l’eclatante “caso dei medici”, un gran numero di dottori furono sospesi dal lavoro e spediti nei gulag, perciò accorrono al capezzale del generalissimo immobilizzato alcuni specialisti liberati dalle carceri e altri in pensione”.

Il vertice del partito non sa che cosa farsene di Stalin malato. D’altra parte, non appena i medici constatano la morte del segretario generale, si innesca un meccanismo di lotta per il potere: de iure, l’erede designato è il malleabile Georgij Malenkov; in realtà aspirano alla massima carica sia lo sfacciato e brutale Lavrentiy Beria, sia l’apparentemente innocuo Nikita Chruščëv. Ben presto, però, Beria e Chruščëv si scambiano di ruolo: il primo compie miracoli di generosità, dopo aver deciso di fermare la repressione, mentre il secondo non si fa scrupoli pur di impossessarsi dell’apparato statale.

Alcuni dei personaggi di Iannucci generano solo disgusto, ma qualcuno riesce ancora a suscitare simpatia. Ad esempio, nel novero delle figure più o meno positive si può includere il maresciallo Žukov: un soldato semplice, che non ha paura di nessuno (ma comunque prende parte volentieri al complotto per l’eliminazione di Berija). Oppure Malenkov, più preoccupato dalla sua immagine pubblica che dagli intrighi “di palazzo”.

Politici a parte, tra i personaggi centrali del film troviamo i figli di Stalin: Svetlana e Vasiliy. Svetlana (Andrea Riseborough) viene rappresentata come una ragazza fin troppo sensibile e prudente, mentre Vasilij (Rupert Friend) come un giovanotto sconsiderato, irascibile e sciocco, che l’intera elite del partito vuole mettere a tacere. Un’ulteriore figura interessante è quella della pianista Judina, che, se si oppone al regime, lo fa senza troppa convinzione.

La messa in ridicolo dell’operato dei politici è cosa normale per Iannucci. In “Veep” e “The Thick of It”, così come in “Morto Stalin se ne fa un altro”, l’oggetto di scherno per il regista sono loro: gli autori del destino, in grado con un solo decreto di rovinare la vita a milioni di persone, e allo stesso tempo dubbiosi, meschini, ridicoli. Per portare la rappresentazione dei “governanti del dolore” ai limiti dell’assurdo, nella sitcom indossano pigiami come fossero abiti eleganti, sono costretti a correre e fare ostaggi. Iannucci vuole innanzitutto mostrare la loro idiozia, vigliaccheria e totale mancanza di principi. Perciò i personaggi di “The Death of Stalin” sarebbero stati ugualmente adeguati a un film analogo sulla lotta per il potere, anche ambientato in un altro tipo di governo. 

In ogni caso, il comportamento dei personaggi in condizioni di forza maggiore e di necessità di prendere decisioni importanti rappresenta solo un lato della medaglia. Il regista britannico s’impegna a mostrare, attraverso il filtro della satira, il clima politico e sociale di quel tempo. In questo senso, l’oggetto della satira rimane la repressione di massa — episodio davvero doloroso della nostra storia. I creatori del film mettono in evidenza, in chiave comica, come le persone abbiano giustificato Stalin fino all’ultimo, nonostante perdessero i loro cari e tremassero a ogni squillo del campanello. Viene allora da chiedersi se una tale mossa sia consigliabile: sulla scena, con un anziano medico che se la dà a gambe di fronte alle forze dell’ordine, chi capisce da che cosa stia effettivamente scappando potrebbe non divertirsi. Ed è plausibile, allo stesso modo, che la scena interrotta dopo l’improvvisa cancellazione delle sparatorie di rappresaglia porterà molti a rabbrividire di orrore, e non certo ad ammirare l’arguzia degli sceneggiatori.

È evidente come “The Death of Stalin” sia un film controverso, molto duro, senza dubbio in grado di provocare un vero e proprio shock a molti degli spettatori.

Comunque, sembra che fosse proprio questo l’intento del regista:

“Volevamo girare un film non solo divertente, ma anche sconvolgente”, spiega.

D’altra parte, Iannucci dimostra consapevolezza della necessità di un atteggiamento rispettoso e cauto verso la questione: “Milioni sono stati uccisi o sono scomparsi nei gulag, e questo certamente non è e non può essere motivo d’ironia. Non ce ne siamo dimenticati nel corso di tutta la realizzazione del film”.

Ogni spettatore può decidere da sè se il regista sia riuscito ad affrontare con delicatezza il tema della repressione o meno. Non è affatto escluso, tuttavia, che dopo aver visto “The Death of Stalin” possano sorgere un bel po’ di domande. Ad esempio, ci domandiamo se esistano temi inaccettabili anche per la commedia noir — apparentemente il genere più adatto a porre l’attenzione sull’assurdità degli eventi — e se sia possibile ridere di ciò di cui ridere non è concesso, o è in teoria impossibile.

Fonte: russian.rt.com, 20/01/2018 – di Aleksandra Gordeeva, Marianna Čursina, tradotto da Marta Biino