L’Europa si è innamorata di Dovlatov: come è stato accolto il film di Aleksej German alla Berlinale

Al 68esimo Festival del Cinema di Berlino ha avuto luogo l’anteprima del film Dovlatov di Aleksej German Jr.

La prima pellicola cinematografica sullo scrittore rappresenta la Russia nel programma del concorso della prestigiosa rassegna europea. Forse il vero punto interrogativo era legato a come il film sarebbe stato percepito dagli spettatori stranieri, per i quali Sergej Dovlatov è meno noto di Lev Tolstoj, Fedor Dostoevskij e persino di un contemporaneo e amico del personaggio principale come Iosif Brodskij. La corrispondente di RIA Novosti ha assistito all’anteprima e ha visto con i propri occhi se il carisma di Dovlatov fosse riuscito a superare o meno le difficoltà traduttive e le differenze culturali. 

festival berlino dovlatov

Al “Berlinale Palast”, dove vanno in scena le principali anteprime del festival, non si riusciva a passare. Già 15 minuti prima dell’inizio della proiezione, in sala c’era il tutto esaurito. Ci si aspettava di vedere perlopiù i propri connazionali, ma le conversazioni erano in francese, tedesco e inglese. Il film è stato trasmesso con i sottotitoli in queste ultime due lingue. Alla domanda se avessero o meno letto Dovlatov ho ricevuto, come era prevedibile, una risposta negativa dai vicini di posto.

A spiegare il perché dell’interesse di uno spettatore europeo nei riguardi di un film su uno scrittore russo qui poco conosciuto, può bastare lo status del regista Aleksej German Jr., che nel 2015 ottenne a Berlino l’Orso d’Argento per la pellicola Under Electric Clouds. Il cast di attori internazionali rende anche Dovlatov organico ad un festival europeo: il ruolo principale è interpretato dal serbo Milan Marić, a cui fanno compagnia attori polacchi e russi.

La forza del film di Aleksej German Jr. sta proprio nel fatto che non risulta necessario essere ammiratori dell’arte di Dovlatov e studiare tutte le sfumature della sua biografia per godere della visione. In un intervallo di pochi giorni della vita dello scrittore, nella Leningrado ghiacciata del novembre 1971, il regista ha collocato la storia di un’intera generazione, “gli uomini con la schiena dritta”, come li definisce lui.  

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German Jr. dirige un film molto triste e toccante, pieno d’amore per i contemporanei di Dovlatov. Molti di loro sono ancora vivi, visto che quest’anno lo scrittore avrebbe compiuto 77 anni. Anche il regista rievoca gli amici dei propri genitori, che appartenevano alla stessa sfera di quell’intellighenzia artistica di cui faceva parte anche il suo protagonista.

All’anteprima era presente anche Ekaterina, la figlia di Dovlatov. Al termine della proiezione è salita sul palco con una standing ovation insieme ai componenti della troupe cinematografica. Nei titoli di coda German ha ringraziato direttamente la famiglia dello scrittore, che ha avuto parte attiva nei lavori per il film. I creatori del film reputavano importanti non solo i dettagli biografici, ma anche gli oggetti della vita quotidiana. L’unico requisito per gli oggetti utilizzati era quello di appartenere agli anni 70, quindi Dovlatov rappresenta anche l’opportunità di vedere la Leningrado di una volta.   

A giudicare da come gli spettatori sorridessero alle battute ironiche dei protagonisti e applaudissero alla fine, Dovlatov non sembra aver bisogno di traduzioni, né sul piano linguistico, né a livello di codice culturale. Questa è un’opera sul “non incorporarsi” alla società, sulla dissidenza, che in Dovlatov era anche troppa, a partire dall’eccessiva statura fino alla sua prosa ironica e mai abbastanza positiva per gli standard di quell’epoca. Tale incapacità di inserirsi sembrava tormentare non solo lo scrittore, ma anche tutta la sua cerchia.

Le persone si facevano forza a vicenda convincendosi che sarebbero giunti tempi migliori, meravigliosi, in cui i loro libri sarebbero stati pubblicati, i loro film proiettati e la loro musica autorizzata. Ma la routine senza soldi e la necessità di procurarsi le cose più semplici, dai libri e gli elettrodomestici fino alla bambola che tanto sognava la figlia di Dovlatov, toglieva loro ogni certezza. Era una sensazione di inutilità, che straziava le persone di talento, a cui non era permesso realizzarsi e che non si riusciva a combattere neanche con paragoni consolatori: “Nemmeno gli impressionisti venivano apprezzati. Van Gogh morì in povertà”.

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Essere riconosciuti in vita è il tema chiave di questo film. Tutti gli scrittori importanti sono solitamente eroi mitici per i ragazzi a scuola. Dovlatov è una rara eccezione alla regola: egli non è diventato un monumento, la sua prosa vive nella lingua dei giorni nostri, nelle citazioni, grazie alle quali le persone scoprono di essergli affini nello spirito

Il film di Aleksej German Jr. non si sforza di assegnare a Dovlatov un ruolo più serio, confacente a uno scrittore del suo livello. Piuttosto vuole far conoscere allo spettatore l’atmosfera e lo spirito di Leningrado all’inizio degli anni ’70, quando il disgelo era ormai lontano, ma la giovane generazione dell’intellighenzia artistica, ispirata per un breve periodo da una certa libertà, lottava disperatamente per la possibilità di vivere e fare arte onestamente.   

Dovlatov è un film sul compromesso, sui limiti della libertà creativa in una società tutt’altro che libera. “Ci stanno cancellando con la gomma” – dice desolato uno dei suoi personaggi. “Serve grande coraggio per rimanere se stessi, non essendo nessuno” – afferma un altro ancora. Il personaggio di Danila Kozlovskij (attore del film, interpreta Akula, n.d.t.), invece del denaro necessario per comprare la bambola alla figlia, propone a Dovlatov di regalarle un suo film: “Magari fra vent’anni varrà qualcosa”.

Alla fine vent’anni dopo avrebbero cominciato a pubblicarlo in patria, ma lui questo non lo avrebbe mai saputo. Il presentimento di una fine prematura riunito a Brodskij non si fece attendere: Dovlatov morì di attacco cardiaco a 48 anni, Brodskij a 55.  

Il giorno successivo alla proiezione della Berlinale, Dovlatov si è piazzato in seconda posizione nella classifica dei film in concorso, secondo i critici cinematografici. Certo, manca ancora una settimana alla conclusione del festival ma, come giustamente faceva notare Aleksej German Jr., in fin dei conti non è importante se il film riceverà dei riconoscimenti. La vittoria più significativa di Dovlatov sta nel fatto di essere riuscito a mostrare agli spettatori europei un’altra Russia con i suoi straordinari letterati.     

Per saperne di più sulle opere del cinema russo e sovietico, potete visitare la nostra sezione dedicata.

Fonte: RIA Novosti, tradotto da Francesco Iovenitti

 

Traduttore, studioso e appassionato del mondo russo. Nel 2013 ho insegnato italiano agli studenti russi a San Pietroburgo e nel 2015 ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione

Francesco Iovenitti

Traduttore, studioso e appassionato del mondo russo. Nel 2013 ho insegnato italiano agli studenti russi a San Pietroburgo e nel 2015 ho conseguito la Laurea Magistrale in Scienze linguistiche, letterarie e della traduzione