Conto alla rovescia: perché in Russia stanno tornando i miliardi

Prossimamente il presidente Vladimir Putin approverà una legge sull’amnistia per i capitali: si tratta di un altro valido argomento per i possessori di attivi non dichiarati per riportare i soldi in Russia da giurisdizioni straniere. Nel frattempo, i patrimoni stanno già tornando a casa, tra l’altro in quantità record. Nel materiale di RIA Novosti il perché questa nuova fase di amnistia può diventare più proficua della precedente.

Il fumo della patria

L’amnistia sarà in vigore dal 1 marzo 2018 e continuerà fino al 28 febbraio 2019. Il progetto di legge è stato preparato in modo operativo e i primi giorni di febbraio è stato approvato dalla Duma. Questa settimana il documento è stato approvato anche dal Consiglio federale.

“La legge quasi non si differenzia dalla precedente. È stato fatto per non doverla armonizzare con il FATF ancora una volta (task force finanziaria contro il riciclaggio di capitali). La procedura è molto complessa e lunga”, ha fatto sapere a RIA Novosti Mikhail Šhapov, il membro del comitato della Duma che si occupa di budget e tasse.

Si tratta del secondo tentativo negli ultimi tre anni da parte delle autorità di creare le condizioni per il ritorno dei capitali. La prima fase di amnistia è durata dal 1 luglio 2015 al 30 giugno 2016. Sono state inoltrate all’incirca 7 mila dichiarazioni fiscali. Tuttavia, valutarne l’effetto è estremamente difficile poichè tutte le dichiarazioni non sono accessibili (l’anonimato era una delle condizioni). Solo il Ministero delle finanze ed il Servizio tributario federale sono a conoscenza della quantità di capitali che sono ritornati.

La prima fase non ha inciso radicalmente sul rimpatrio di capitali, – afferma l’analista di Finam Aleksej Korenev. – Purtroppo, lo stato non ha potuto proporre vantaggi validi a coloro che erano pronti a rischiare di riportare in Russia ciò che era stato esportato.

Secondo la nuova legge, coloro che sfrutteranno la seconda fase di amnistia riceveranno la possibilità di dichiarare i propri attivi e conti all’estero. Non saranno puniti per aver violato la legislazione fiscale e monetaria. Coloro che chiuderanno il proprio business all’estero e trasferiranno i soldi in Russia saranno esentati dal pagamento dell’imposta sul reddito.

Il passaggio principale che contraddistingue la seconda fase dalla prima è che ora si possono dichiarare non solo i conti operativi, ma anche quelli già chiusi. Tre anni fa questa cosa non era stata offerta e i possessori dei capitali rischiavano di essere processati per violazione della legislazione monetaria. Le ammende raggiungevano il 75-100% della somma delle operazioni.

Un’altra differenza è la possibilità di far tornare i soldi a casa usando eurobbligazioni. Quest’anno il Ministero delle finanze pianifica di emettere eurobbligazioni per tre miliardi di euro. E il ministro Anton Siluanov ha già promesso di prestare particolare attenzione agli investitori russi.

Il meccanismo di rimpatrio

Il processo di recupero dei capitali che sono stati esportati dal paese nel corso degli anni è già iniziato. Dall’inizio di quest’anno le agenzie finanziare russe stanno registrando entrate di capitali dall’estero in quantità record.

Il direttore del dipartimento di Sberbank Private Banking Evgenija Tiriukova ha comunicato che, sulla base dei risultati di gennaio, l’afflusso di capitali è cresciuto di tre volte in confronto al periodo analogo del 2017. Stando alle sue parole, si tratta di centinaia di milioni di dollari che i clienti di Sberbank trasferiscono dall’Inghilterra, dalla Svizzera e dall’Austria.

Anche la compagnia di gestione Alfa-Capital ha presentato un rendiconto con una crescita dell’afflusso di capitali dei clienti di quasi quattro volte. In gennaio e nei primi giorni di febbraio sono arrivati più di 11 miliardi di rubli da banche straniere. “Si tratta di un record storico assoluto”, ha comunicato a RIA Novosti il direttore generale della compagnia Irina Krivošeeva.

Anche l’economista della Banca Eurasiatica per lo sviluppo Jaroslav Lisovolik è sicuro dell’aumento delle quantità di capitale russo rimpatriato. “La situazione estera è favorevole, – ritiene Lisovolik. – La politica sanzionatoria degli Stati Uniti sta esercitando una seria pressione psicologica sugli investitori del nostro paese. La paura di trovare il proprio cognome nella lista nera del Ministero delle finanze americano e, di conseguenza, di vedersi confiscare tutto il patrimonio li costringe a diversificare il collocamento degli attivi attraverso il trasferimento di parte dei soldi nella giurisdizione russa. Ed ecco l’amnistia, che è una cosa importante, ma non un argomento sufficiente per i possessori di capitali per riportarli in patria. Sono necessarie nuove iniziative per migliorare il clima d’investimento. Ci si può attendere che il governo prenda le decisioni opportune”.

Grazie a Trump

L’afflusso record di capitale proveniente dall’estero viene direttamente collegato anche alla pubblicazione da parte del Ministero delle finanze americano del cosiddetto “rapporto sul Cremlino”, nel quale sono stati inseriti funzionari russi, direttori di compagnie statali e grandi uomini d’affari.

Anche se una persona non è menzionata nel rapporto, i direttori delle banche straniere possono in qualsiasi momento fare una verifica delle sue entrate negli ultimi vent’anni – riflette la direttrice di Alfa-Capital Irina Krivoševa. – E se sorgono anche dei minimi dubbi, allora i problemi sono garantiti.

Nel frattempo la tensione aumenta. Il segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin ha confermato le intenzioni serie della Casa Bianca. “Stiamo lavorando attivamente su nuove sanzioni. Potete aspettarvele nell’immediato futuro”, ha fatto sapere il ministro nel corso di un’udienza al senato dedicata al bilancio.

Mnuchin ha promesso ai senatori di discutere la questione con i banchieri, precisando in anticipo che l’incontro sarà a porte chiuse. Per ora non è chiaro chi riguarderà la parte segreta del “rapporto sul Cremlino” e cosa di preciso rischino gli uomini d’affari russi.

“Se viene fuori che i loro attivi all’estero corrono il pericolo reale di essere bloccati, il rimpatrio di capitali in Russia potrebbe aumentare di molto”, ha sintetizzato l’analista di Finam Aleksej Korenev.

Fonte: RIA Novosti, 16/02/2018. Articolo di Igor Naumov. Traduzione di Alessandro Lazzari.

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Attualmente sono studente magistrale presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Nel tempo libero insegno italiano a ragazzi russi. Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.

Alessandro Lazzari

Sono nato nel 1993 in provincia di Treviso. Nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Attualmente sono studente magistrale presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Nel tempo libero insegno italiano a ragazzi russi. Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.