Come venne eseguita la Sinfonia N. 7 di Šostakovič nella Leningrado sotto assedio

Fonte: izbrannoe.com 09/09/2017 – tradotto da Valeria Tocci

Dmitrij Šostakovič iniziò a comporre la Sinfonia N. 7 “Leningrado” nel settembre 1941 quando intorno alla città sulla Neva si chiudeva l’anello del blocco. In quei giorni, il compositore inoltrò la richiesta di essere inviato al fronte. Invece, gli fu ordinato di prepararsi per essere inviato alla “grande terra” e ben presto venne mandato con la sua famiglia a Mosca e poi a Kujbyšev. Lì il compositore il 27 dicembre terminò la sinfonia.

La prima della sinfonia ebbe luogo il 5 marzo 1942 a  Kujbyšev. Il successo fu così schiacciante che il giorno successivo una copia della partitura fu recapitata a Mosca in aereo. La prima esecuzione a Mosca si tenne nella Sala delle Colonne della Casa delle Unioni Sindacali il 29 marzo 1942.

I maggiori direttori d’orchestra  in America come Leopold Stokowski e Arturo Toscanini (radio-NBC Symphony Orchestra di New York), Sergei Koussevitzky (Boston Symphony Orchestra), Eugene Ormandy (Philadelphia Symphony Orchestra), Arthur Rodzinskij (Orchestra Sinfonica di Cleveland) si rivolsero alla società di tutta l’Unione delle relazioni culturali con l’estero (VOKS) con la richiesta di inviare urgentemente in aereo negli Stati Uniti quattro copie della musica della “Sinfonia N.7” di Šostakovič e la registrazione su pellicola dell’esecuzione della Sinfonia in Unione Sovietica. Riferirono che la “Sinfonia N.7” sarebbe stata preparata simultaneamente da loro e i primi concerti si sarebbero tenuti lo stesso giorno; un caso senza precedenti nella vita musicale degli Stati Uniti. La stessa richiesta giunse dall’Inghilterra.

Dmitrij Šostakovič con un casco da pompiere sulla copertina della rivista Time, 1942

La partitura della sinfonia fu inviata negli Stati Uniti con un velivolo militare e la prima esecuzione della Sinfonia “Leningrado” a New York fu trasmessa dalle radiostazioni di Stati Uniti, Canada e America Latina. La ascoltarono circa 20 milioni persone.

Ma con particolare impazienza nella Leningrado sotto assedio aspettavano la “loro” Sinfonia N.7. Il 2 luglio 1942  il ventenne pilota tenente Litvinov sotto il fuoco continuo dei cannoni tedeschi, rompendo l’anello di fuoco, consegnò nella città sotto assedio farmaci e quattro volumi di spartiti con la partitura della Sinfonia N.7. Presso l’aerodromo erano già in attesa degli spartiti e li portarono via come il gioiello più prezioso.

Karl Eliasberg

Ma quando Karl Eliasberg, direttore capo del Radio Comitato dell’Orchestra Sinfonica di Leningrado aprì il primo dei quattro quaderni della partitura, si incupì: anziché le solite tre trombe, tre tromboni e quattro corni in Šostakovič c’era due volte tanto. Aveva aggiunto anche i tamburi! Inoltre, Šostakovič aveva scritto sulla partitura: “La partecipazione di questi strumenti nell’esecuzione della Sinfonia è obbligatoria”. E “obbligatoria” scritto in grassetto sottolineato. Divenne chiaro che con i pochi musicisti che ancora  rimanevano nell’Orchestra, la Sinfonia non si poteva eseguire. E inoltre i musicisti avevano suonato al loro ultimo concerto nel dicembre del 1941.

Dopo l’ inverno di carestia del 1941 nell’Orchestra erano rimaste solo 15 persone quando ne era richiesto più di un centinaio. Dal racconto di Galina Leljuchino, flautista dell’ Orchestra composta durante l’assedio: “Per radio annunciarono che tutti i musicisti erano invitati a partecipare. Era difficile camminare. Avevo lo scorbuto e i piedi mi facevano davvero male. All’inizio eravamo in nove, ma poi arrivarono più persone.  Trasportarono su una slitta il direttore Eliasberg, perché  era debole a causa della fame. Convocarono anche gli uomini dalle linee del fronte. Invece delle armi dovettero prendere in mano strumenti musicali. La Sinfonia richiedeva notevoli sforzi fisici, soprattutto le parti dei fiati — un carico enorme per la città dove già era difficile respirare.” Eliasberg trovò il batterista Žavdet Ajdarov in un obitorio, dove notò che le dita del musicista si muovevano leggermente. “Sì, è vivo! “. Barcollando per la debolezza, Carl Eliasberg visitò gli ospedali in cerca di musicisti. Dal fronte trascinarono i musicisti: un trombonista dalla compagnia mitragliatrice, un suonatore di corno dal reggimento antiaereo. Un violista fuggì dall’ospedale, un flautista fu portato su una slitta, aveva perso le gambe. Il trombettista arrivò con gli stivali di feltro, nonostante fosse estate: i piedi gonfi a causa della fame non entravano in altre scarpe.

Il clarinettista Victor Kozlov ricordò: “Alla prima prova, alcuni musicisti non furono fisicamente in grado di salire al secondo piano, ascoltarono di sotto. Talmente tanto erano stati tormentati dalla fame. Ora è impossibile persino immaginare un tale svuotamento. Le persone non potevano stare sedute, per quanto erano ridotte pelle e ossa. Dovettero stare in piedi durante le prove.”

Il 9 agosto 1942  nella Leningrado sotto assedio La Grande  Orchestra Sinfonica sotto la direzione di Karl Eliasberg (di nazionalità tedesca) eseguì la settima sinfonia di Dmitrij Šostakovič. Il giorno della prima esecuzione della settima sinfonia di Dmitrij Šostakovič fu scelto non accidentalmente. Il 9 agosto 1942 i tedeschi avevano l’intenzione di occupare la città — stavano addirittura preparando gli inviti al banchetto nel ristorante dell’hotel “Astoria”.

Il giorno dell’esecuzione della sinfonia tutte le forze dell’artiglieria di Leningrado furono gettate nelle postazioni nemiche. Nonostante le bombe e gli attacchi aerei, nella Filarmonica erano stati accesi tutti i lampadari. La sinfonia fu trasmessa alla radio, così come dagli altoparlanti della rete urbana. La ascoltarono non solo i residenti, ma anche le truppe tedesche che assediavano Leningrado, le quali credevano che la città fosse praticamente morta.

Dopo la guerra, due ex soldati tedeschi, che avevano combattuto nei pressi di Leningrado, rintracciarono Eliasberg e gli confessarono: “Allora, il 9 agosto 1942, ci rendemmo conto che avremmo perso la guerra.”

 

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Ho studiato lingue e letterature straniere (russo e inglese) presso l’università di Roma “La Sapienza” laureandomi con una tesi sulle traduzioni russe de “Le città invisibili” di Italo Calvino dopo aver trascorso un periodo di studio a San Pietroburgo. Subito dopo la laurea sono partita per Vladimir, una delle splendide città che compongono l’Anello d’Oro, dove ho lavorato come insegnante di italiano a stranieri nell’ambito di un progetto promosso dalla Camera di Commercio di Roma. Dopo aver conseguito la certificazione DITALS II ho proseguito l’esperienza di insegnamento a Roma e in seguito nel Regno Unito dove ho lavorato anche come traduttrice. Sono contenta di partecipare al progetto di RIT per condividere la passione per il mondo russo e per contribuire a far conoscere le innumerevoli sfaccettature di questo meraviglioso paese.

Valeria Tocci

Ho studiato lingue e letterature straniere (russo e inglese) presso l'università di Roma "La Sapienza" laureandomi con una tesi sulle traduzioni russe de "Le città invisibili" di Italo Calvino dopo aver trascorso un periodo di studio a San Pietroburgo. Subito dopo la laurea sono partita per Vladimir, una delle splendide città che compongono l'Anello d'Oro, dove ho lavorato come insegnante di italiano a stranieri nell'ambito di un progetto promosso dalla Camera di Commercio di Roma. Dopo aver conseguito la certificazione DITALS II ho proseguito l'esperienza di insegnamento a Roma e in seguito nel Regno Unito dove ho lavorato anche come traduttrice. Sono contenta di partecipare al progetto di RIT per condividere la passione per il mondo russo e per contribuire a far conoscere le innumerevoli sfaccettature di questo meraviglioso paese.